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Allegri festeggiamenti e un funerale, tradizioni del carnevale in Abruzzo

Da: domenica 24 febbraio, 2019
A: martedì 05 marzo, 2019

Il periodo più colorato dell’anno è arrivato e con lui i sanpietrini delle piazze italiane vengono ricoperti da variopinti coriandoli.

Il Carnevale, dal punto di vista storico, è considerato come periodo di festa e rinnovamento tanto che fin dal Medioevo era chiamato con l’appellativo di festa di pazzia.

Secondo la tradizione cattolica, invece, il periodo carnevalesco precede l’inizio della Quaresima, in preparazione alla Pasqua. Proprio il nome di questa festività si fa coincidere con il periodo Quaresimale, in quanto potrebbe collegarsi con la tradizione di consumare un abbondante banchetto di addio alla carne, durante la sera prima del mercoledì delle ceneri.

Il carnevale in Abruzzo prende un’altra sfumatura legata al duro lavoro dei campi. Il periodo carnevalesco, infatti, stava a indicare la conclusione del lungo e rigido inverno e il dolce risveglio della primavera e delle miti temperature particolarmente adatte alle tradizioni agricole e pastorali.

Oltre alle quotidiane attività, mascherine colorate e allegri costumi invadono le piazze delle principali città per trasformare un normale martedì di fine inverno in una giornata di spensieratezza per bambini e adulti.

Il Carnevale di Francavilla al mare, anche conosciuto come carnevale d’Abruzzo, è il più longevo della regione e si festeggia tradizionalmente dal 1948.

I carri allegorici che sfilano per le strade del paese sono sapientemente costruiti e decorati da maestri carta pestai che danno sfogo alla loro fantasia rifacendosi ad avvenimenti politici, culturali o storici.

La festosa parata, però, non può dimenticare la maschera simbolo del carnevale d’Abruzzo, ovvero Patanello. Patanello è oramai parte integrante di Francavilla al mare, in provincia di Chieti, e del suo Carnevale.

Vissuto tra la fine dell’800 e l’inizio del 900, Zi Patanè era un ciabattino abruzzese che ricopriva anche l’incarico di sacrestano in parrocchia. Amante del buon vino e delle osterie, Patanello era famoso in paese per i suoi scherzi goliardici.

Proprio grazie alla sua personalità e al suo allegro carattere, non passò inosservato agli occhi del pittore napoletano in villeggiatura sulla costa abruzzese, che decise di dipingere una maschera carnevalesca proprio ispirandosi a Patanello.

Una caricatura che ancora oggi inaugura la parata del carnevale più antico d’Abruzzo.

Allegria e colori sì, ma anche tetra atmosfera. Il carnevale in Abruzzo si tinge anche di nero. A Montorio al Vomano, in provincia di Teramo, si festeggia la morte del Carnevale.

Questa tradizione risale alla fine degli anni 20 del ‘900 quando alcuni ragazzi della zona, non condividendo le severe regole del regime che proibì i festeggiamenti del carnevale, decisero di indossare abiti funebri e dar vita, il giorno delle ceneri, al funerale del Carnevale. Un corteo che si snoda per le vie del paese ma che di triste ha ben poco.

Come qualsiasi festa che si rispetti in Abruzzo, anche il Carnevale porta con sé i suoi dolci tipici. Immancabile e onnipresente, l’elemento che accomuna i dolci carnevaleschi abruzzesi, è l’olio per friggere queste piccole e deliziose specialità. La cicerchiata, tipica e più comune nelle zone della provincia di Chieti e Pescara, è composta da piccole palline fritte e unite tra di loro con il miele caramellato e ricoperta, come coriandoli, da confettini colorati. Le frappe o anche chiamate chiacchiere sono invece sfoglie rettangolari fritte e poi cosparse con abbondante zucchero a velo.

In conclusione, legato al carnevale e alla regione Abruzzo, da ricordare la celebre filastrocca scritta da Gabriele D’Annunzio. All’interno delle rime del celebre poeta abruzzese ci sono tutte le festose immagini classiche della festa: le frittelle, le risate e il vino ma anche un chiaro riferimento al rito del mercoledì delle ceneri quando il sacerdote, imponendo le ceneri sul capo dei fedeli, dice: “Ricordati che sei polvere e polvere tornerai”.

Carnevale vecchio e pazzo
s’è venduto il materasso
per comprare pane, vino,
tarallucci e cotechino.

E mangiando a crepapelle
la montagna di frittelle
gli è cresciuto un gran pancione
che somiglia a un pallone.

Beve e beve e all’improvviso
gli diventa rosso il viso,
poi gli scoppia anche la pancia
mentre ancora mangia, mangia…

Così muore il Carnevale
e gli fanno il funerale,
dalla polvere era nato
ed in polvere è tornato.

foto copyright: www.facebook.com/carnevaledabruzzo, www.ilturista.info, www.visitterredeitrabocchi.it

A. Falasca

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