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lunedì 24 giugno, 2019

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Usanze ancora vive e sentite da tramandare alle nuove generazioni

Tante sono le tradizioni che accomunano le regioni d’italia nel periodo natalizio, alcune diverse tra loro e altre molto simili.

tradizioni-di-natale-in-abruzzoL’Abruzzo, con le tue montagne innevate e le strade dei paesini che s’illuminano delle lucine natalizie, è ricco di tradizioni ancora vive e sentite soprattutto dalle persone più anziane che le tramandano alle nuove generazioni.

Il rito del ceppo ne è un esempio. Questa antica tradizione consisteva nel bruciare un ceppo, scelto e messo da parte precedentemente già al momento della provvista della legna, e farlo ardere dalla notte della Vigilia di Natale fino alla notte di Capodanno, senza far spegnere la fiamma.
natale-tradizioni-in-abruzzoIl ceppo in fiamme, tecchia in dialetto abruzzese, simboleggia, infatti, l’anno che volge al termine e che porta con se tutte le situazioni e gli avvenimenti negativi accaduti nel corso dell’anno. Questo rito rappresentava un evento molto importante per ogni famiglia abruzzese, che si riuniva per l’accensione, recitando una formula di buon auspicio, ad alta voce “Si rallegri il ceppo, domani è il giorno del pane. Ogni grazia di Dio entri in questa casa. Le donne facciano i figlioli, le capre caprette, le pecore agnelletti, abbondi il grano e la farina e si riempia la conca di vino”. Al termine di questo fuoco propiziatorio, la cenere veniva sparsa nel terreno per renderlo più fertile.

Un’altra usanza legata al fuoco (leggi anche “La Notte dei Faugni“)  è radicata nel piccolo borgo di Tufillo, in provincia di Chieti. La farchia, un tronco lungo e dritto che può raggiungere anche i 20 metri, è la protagonista di questo magico evento. Ad essa vengono aggiunti anche altri piccoli tronchi con lo scopo di formare un grosso fascio da ardere, tenuto insieme da cerchi di ferro.

Una volta pronta, il pomeriggio del 24 dicembre, la farchia viene trascinata attraverso il centro storico e raggiunge la chiesa di Santa Giusta quando ormai è notte inoltrata. 

Durante il cammino, i portatori del tronco si fermano per rifocillarsi e fare festa con dolci, vino e musica. A mezzanotte, nella piazza della chiesa di Santa Giusta, il parroco dà fuoco alla grande farchia mentre i fedeli assistono a questo spettacolo intonando canti natalizi.

La squilla, invece, rappresenta un evento ormai parte integrante delle festività di Lanciano, in provincia di Chieti. Le origini di questa tradizione vanno, infatti, dal 1588 al 1607 quando l’arcivescono Tasso, il 23 dicembre, raggiungeva, scalzo, la chiesa dell’Iconicella dal suo palazzo. Il nome di questa consuetudine deriva proprio da una campanella (la squilla) che veniva suonata dall’arcivescovo durante i 3 km di cammino. Il pellegrinaggio voleva simboleggiare il cammino dei pastori che si dirigevano verso la grotta di Betlemme.
Attualmente, il suono della campana nel giorno 23 dicembre sta a significare l‘inizio delle festività natalizie. I fedeli, durante il pomeriggio, ripercorrono il cammino dell’arcivescovo Tasso dalla Piazza Plebiscito fino alla chiesa dell’Iconicelle.

Il Natale in Abruzzo rappresenta la festa che più si ricollega alle tradizioni e al passato dove i veri valori sono tramandati attraverso i racconti degli anziani, di generazione in generazione.

Copyright foto: travelblog.it; www.italiaemagazine.it

A. Falasca

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