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giovedì 13 maggio, 2021

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In Italia esistono luoghi dove realtà ed immaginazione si perdono in un vortice d’ineguagliabile misticismo. È il caso di Craco, antico borgo disabitato che spicca sulle alture circondate dai tipici calanchi, nel cuore della Basilicata, a pochi passi da Matera. Un luogo al contempo affascinante e tenebroso, che da qualche tempo ha subìto un processo di riscoperta e promozione turistica, tanto da renderlo una mèta imperdibile per i visitatori interessati ad addentrarsi nei territori lucani.

“Paese fantasma”

Viene definito “paese fantasma”, come ce ne sono tanti altri nella nostra penisola, ma ad oggi possiamo dire che sia tornato a vivere. È lunga, antica ed a tratti dolorosa la storia di Craco, piccolo borgo in provincia di Matera, rimasto lì, imperioso e solenne su di un’altura, immerso fra campi di grano sconfinati e circondato dai caratteristici calanchi, profondi solchi scavati nel terreno lungo il perimetro di un rilievo.

Nella sua particolarità e nella tipicità delle sue vicende storiche, Craco è oggi una delle mète più ambite dai visitatori che si addentrano nella variegata terra lucana, attratti dalla sua bellezza e dalle leggende che la circondano. La comunità ha sfortunatamente dovuto abbandonare il borgo nel 1963, poiché una frana l’ha praticamente distrutto e reso inaccessibile, costringendo gli abitanti a trasferirsi nel nuovo comune di Craco Peschiera.

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Ciò che resta sono alcune antiche case abbarbicate sulla roccia, posizionate attorno alla torre normanna che domina la scena.

Coloro che l’hanno visitata giurano di aver sentito le voci degli antichi abitanti risuonare in lontananza, insieme ai rintocchi delle campane delle antiche chiese oggi squarciate e rese spettrali dalla frana; quasi a voler mantenere in piedi una storia millenaria, quella di un cuore che ha smesso di battere ma è rimasto lì, intatto, laddove il tempo si è fermato.

Ad oggi un intelligente processo di rilancio turistico ha permesso di aprire al pubblico l’antico borgo di Craco, su prenotazione ed attraverso un percorso di visita guidata in sicurezza che consente di addentrarsi nel fulcro della città fantasma.

La storia

Le interpretazioni relative alle origini del nome e quindi dello stesso insediamento di Craco, sono varie e controverse. La prima e più accreditata è quella che vede la sua denominazione risalire al 1060 e provenire da Graculum, ossia “piccolo campo arato”, in riferimento ai campi di grano che si trovano nell’area circostante. Tuttavia, le prime tracce di presenza umana sono state rinvenute poco lontano dal centro storico e consistono in tombe dell’VIII secolo a.C., prima che l’area passasse sotto il controllo di un ordine ecclesiastico italo-bizantino.

Il complesso dell’antico borgo diroccato ha invece origini cronologicamente collocate fra il 1154 ed il 1168, finché non si è sviluppato come nucleo militare di grande importanza durante il regno di Federico II. Già nel 1276 Craco è un centro universitario, un elemento di rilievo che viene identificato anche nei resti architettonici rimasti in città.

Sfortunatamente, il paese è noto anche per essere stato uno degli storici scenari che hanno fatto da sfondo al fenomeno del brigantaggio: prima nel 1807 e poi nel 1861, Craco viene attaccata da bande di briganti, fra distruzione, morte e lotte nel corso delle quali la storia narra che un gruppo di briganti siano stati fucilati sotto il campanile della chiesa Madre.

A partire dai primi decenni del Novecento si palesa e si fa man mano più reale la minaccia imminente di una tragica catastrofe: a causa della particolare ubicazione del paese e della composizione del territorio, quella collina sabbiosa e argillosa segnata da voragini e spaccature sempre più profonde, il destino e la storia fecero il loro corso. Nel 1963 la colossale frana interruppe per sempre la vita di Craco e costrinse la popolazione a fuggire dalle proprie case, rifugiandosi a valle, nel nuovo comune di Craco Peschiera.

Oggi, il vento, le voci degli antenati, i tenebrosi resti originari, i ricordi di una storia senza tempo, sono le uniche cose che restano di Craco, la città fantasma.

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Craco artistica e culturale

Nonostante la sua triste fine, Craco è ancora lì, depositaria di un passato che i visitatori interessati percepiscono ed apprendono con stupore.

Già ad una prima occhiata in lontananza, si viene catturati dalla sua mistica bellezza ed invogliati a toccarla con mano. L’ingresso è protetto da un grande cancello, dal quale si accede al viale che apre il percorso di visita di Craco vecchia. L’itinerario è oggi possibile grazie alla messa in sicurezza, che infatti prevede l’accesso solo ad alcuni percorsi guidati, dove vi è l’obbligo per i visitatori di indossare un caschetto, come protezione da possibili cedimenti di alcune architetture lesionate.

Si percorre in questo modo il corso principale del paese, fino a giungere a ciò che rimane dell’antica piazza principale ed al resto delle vie del centro. Chiudendo e riaprendo gli occhi durante il cammino, sembra quasi di poter rivivere i giorni in cui i palazzi nobiliari che dominavano la città nel XV secolo erano attivi e fiorenti, come ad esempio Palazzo Grossi, nei pressi della Chiesa Madre, con i suoi affreschi floreali.

Un altro luogo storico con cui è possibile entrare a contatto durante il tour è Palazzo Carbone, un edificio monumentale risalente alla fine del Quattrocento, che nel Settecento è stato ristrutturato e rinnovato stilisticamente.

Dopo aver posato lo sguardo su quello che una volta era Palazzo Maronna, ecco che si arriva al nucleo storico ed artistico di Craco, il torrione, risalente al XIII secolo. Occupa una posizione dominante e viene indicato dagli abitanti del posto come “il castello”, sebbene ad oggi si conservino solamente l’originario portale d’ingresso e la splendida torre.

Affacciandosi da una delle finestre della torre lo sguardo si perde lungo i campi, le praterie ed i caratteristici calanchi, quei solchi profondamente scavati nel terreno argilloso che rappresentano una vera peculiarità per il territorio.

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Craco nel cinema

La configurazione di questo luogo, così particolare e scenografica, le sue architetture semi scheletriche e l’atmosfera surreale fanno di Craco vecchia un set cinematografico perfetto, molto ambito soprattutto pellicole cinematografiche di un vario genere.

L’antico centro di Craco ha visto prendere forma diverse proiezioni, già a partire dalla fine degli anni ’70 del secolo scorso: registi italiani e non, rapiti dalla suggestività e dal magnetismo di un luogo dove il tempo sembra non essere trascorso, hanno individuato in questo paesaggio il luogo perfetto per le loro sceneggiature.

Il primo, celebre film girato a Craco è stato Cristo si è fermato ad Eboli (1978) di Francesco Rosi, proseguendo poi con King David (1985) di Bruce Beresford, Il sole di Notte (1990) dei fratelli Taviani, da Ninfa Plebea (1996) di Lina Wertmüller e da La Lupa (1996) di Gabriele Lavia. Alla fine degli anni ’90 troviamo poi Terra Bruciata (1999) di Fabio Segatori e l’indimenticabile The Passion di Mel Gibson nel 2004, che ha scelto Craco come ambientazione per la scena dell’impiccagione di Giuda.

Non solo Craco vecchia

Craco vecchia è un must, nulla da obiettare. Ma nel momento in cui ci si trova in quest’area territoriale, vale la pena proseguire il tour nelle bellezze circostanti, per ammirare ciò che queste terre lucane custodiscono.

Fuori dalla Craco antica si trovano il convento francescano e la Chiesa di San Pietro Principe degli Apostoli, edificati nel 1630 circa; della Chiesa oggi rimane solamente la parte absidale.

La Chiesa Madre dedicata a San Nicola, poi, colpisce per il suo maestoso ingresso, una caratteristica che si ritrova anche nel campanile, realizzato su tre ordini architettonici e sormontato da una cupola esterna, da maioliche e da una struttura campanaria a vela.

Dirigendosi più a nord di Craco vecchia, è possibile ammirare la Chiesa della Madonna della Stella, risalente alla prima metà del XVII sec e la cui facciata principale possiede una porta in legno finemente lavorato, della metà del XIX secolo. Fino ad oggi si è conservato l’altare maggiore, in marmo intagliato ad intarsi, oltre ad un cancello in ferro battuto posto tra la navata e il presbiterio.

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La struttura ha risentito della rovinosa frana che ha investito l’area di Craco, tantoché, originariamente, occupava uno spazio senza dubbio maggiore di quello che è ora visibile. Ritornando poi sulla strada statale, attirano l’attenzione i resti della piccola Chiesa di Sant’Eligio, preziosa poiché, nonostante gli eventi, conserva tuttora parte di un prezioso affresco raffigurante la Crocifissione con i Santi, risalente al ‘500.

Insomma, Craco sembra essere oggi uno dei più affascinanti paesi fantasma della nostra penisola. Un centro disabitato ma mai del tutto abbandonato, dove storia e leggenda si fondono e danno vita ad un paesaggio unico e sconvolgente allo stesso tempo, indimenticabile per chi decide di percorrere questo itinerario nell’affascinante Basilicata.

Articolo di Michela Ludovici (profilo LinkedIn)

M. Ludovici
Michela Ludovici
Cresciuta in un paese della Bassa Sabina e laureata con lode alla Sapienza di Roma, mi porto dentro la passione per tre cose: la libertà, l’avventura e la conoscenza. Roma è il mio grande amore, i viaggi ed i libri sono la mia dipendenza. Da piccola sognavo di fare la scrittrice e da adolescente di girare il mondo, oggi cerco di unire le due cose, vivendo in simbiosi con la mia macchina fotografica. Amo il mare ma non riesco a non perdermi lungo i sentieri di montagna e nei musei di qualche grande città d’arte. Credo che, nella vita non si finisca mai di studiare e d’imparare...e raccontare storie ci aiuta a vivere vite sempre diverse, con entusiasmo e passione!

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