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lunedì 21 settembre, 2020

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Osservare Falerone è come ritrovarsi di fronte ad un quadro, lì fermo a farsi contemplare e a rilasciare un’antica aura di tradizioni e storia che conserva dentro di sé. Visitare Falerone è come riavvolgere il nastro del tempo e ritrovarsi in un villaggio di qualche secolo fa.

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©Giulia Cecchi

Cosa vedere a Falerone

Ancora oggi il Paese ospita numerose testimonianze storiche. Un esempio è la collezione dei circa 300 reperti archeologici raccolti oggi nel Museo Archeologico “Pompilio Bonvicini”. La struttura, collocata a ridosso della Chiesa di San Fortunato in Piazza della Libertà, offre l’opportunità di rivivere le diverse fasi storiche del territorio tramite l’esposizione dei ritrovamenti che vanno dall’epoca picena alla dominazione longobarda.

Si ha così la fortuna di ammirare, per citarne alcuni, una statua di Cerere acefala risalente all’età antonina, un’erma acefala di Eracle, un possente torso maschile di scuola ellenistica, e gli antichi manufatti rinvenuti nella remota città romana Falerio Picenus (odierna frazione di Piane di Falerone), costruita dopo il 29 a.C. per volere dell’imperatore Ottaviano Augusto.

Discendendo per le strade rurali si scorge l’incantevole Chiesa di San Paolino, sita sulla sommità di una collina a dominare la quieta e amena campagna. Risalente al XII secolo, conserva nelle sue pareti simboli che testimoniano la presenza dei cavalieri templari in questa chiesa. Tali simboli sono il “Nodo dell’Apocalisse”, raffigurante i quattro elementi (Fuoco, Acqua, Terra, Aria) e la Triplice Cinta Druidica, purtroppo cancellata dai numerosi interventi di restaurazione, che simboleggia l’omphalos della zona, ossia un luogo centrale di energie fisiche, telluriche, magnetiche e cosmiche che possono essere rafforzate da un raggruppamento di persone legate in preghiera.

È impressionante pensare che riferimenti e simbolismi di questo genere possano essere nascosti in una chiesa rurale di un anonimo paese marchigiano. Eppure l’intera regione Marche trabocca di storia, che si mostra in tutte le strade, le chiese, le torri, e i reperti dei suoi villaggi.

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©Giulia Cecchi

Un borgo di altri tempi

Borghi come Falerone, oltre alla storia, conservano anche una quotidianità tipica di un’epoca ormai già trascorsa nelle grandi città.

Proseguendo tra le campagne, ci si accorge di come qui il tempo sembra essersi fermato. L’intero ambiente pare esser rimasto immune al progresso e alle tecnologie che oggi convivono con noi ogni giorno.

Si ode in lontananza un trattore all’opera tra le colline. Seduta di fronte alla sua casa, un’anziana signora procede attentamente nella lavorazione a maglia di una coperta di lana, probabilmente destinata alla sua nipotina. Tra i viali le vecchie nsarache (pettegole) del paese si zittiscono al passaggio di una sconosciuta, pronte ad esaminarla per spettegolarne in seguito.

Ovunque si rivive un’aria di altri tempi, unica e tradizionale come solo nelle Marche la si può trovare. E qui a Falerone, la si assapora nella quotidianità, nelle feste popolari come la “Contesa della Nzegna”, una rievocazione che celebra la storia e le usanze della comunità locale, nei dolci tipici come lu Serpe, e in tutte le chiese e i parchi archeologici millenari.

È quest’atmosfera, quest’antico e piacevole sapore di passato, che rende Falerone una splendida perla meritevole di essere scoperta.

 

Articolo di: G. Cecchi

Redattore

Commenti

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  • Robert
    Robert

    Bellissimo articolo, queste zone sono come descritte , bel lavoro vogliamo altri articoli cosi

    Ott 12, 2017, 4:28 pm
    Rispondi
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