“ Innamorati dell’Italia attraverso i racconti dei nostri viaggiatori ”

domenica 24 ottobre, 2021

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Non c’è alcun dubbio che la penisola italiana sia sinonimo di bellezza. Si potrebbe sostenere che tutto nel bel paese sia davvero bellissimo. Dai suoi innumerevoli capolavori ospitati in musei, chiese e persino municipi in tutto il paese. La sua cucina e il vino che ha conquistato il mondo. Dalle Alpi ai mari turchesi della Sicilia. Dalla sua gente così appassionata, calorosa e piena di vita: non c’è davvero un altro posto come questo sulla terra. Ha almeno un luogo in competizione in ogni concorso di destinazione di viaggio preferita nel mondo. Ma forse la prima cosa che viene in mente quando si riflette sulla bellezza italiana non sono i suoi alberi. Sì, i suoi magnifici alberi. È ovvio che una cultura che apprezza la bellezza in ogni suo aspetto della vita tiene tesoro anche la natura.

L’organizzazione italiana, la Giant Trees Foundation, il cui slogan è Alle radici del mondo c’era un albero, e solo gli alberi possono salvarci! sponsorizza eventi durante l’anno tra cui un concorso intitolato “L’albero dell’anno”. I quattro incredibili esseri erano in corsa per l’Albero italiano dell’anno 2019. Il vincitore, ormai lo possiamo anche dire, è stato la magnifica Quercia di Tricase. Anche se il concorso è ormai passato per questi 4 alberi, mi sembra più che giusto continuare a raccontare la loro storia perché ognuno di loro, nella sua saggezza guadagnata nel corso dei secoli, ha assistito al passaggio di imperatori, invasori stranieri, lancio di bombe, bambini e amanti che si rifugiano sotto i rami. Ognuno potrebbe dettare il proprio romanzo se solo fosse in grado di parlare.

Il Gigante gentile: la “Quercia di Fossalta”

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Il primo ci porta nel nord Italia, a Portogruaro (vicino a Venezia). Chiamato dalla gente del posto come “la vecja” (quella vecchia), si stima che questa maestosa quercia abbia circa 600 anni di vita. Mentre la Serenissima Repubblica di Venezia stava raggiungendo la sua massima potenza, “la vecja” era un semplice alberello. È alto sedici metri e ha una circonferenza di nove. Sorprendentemente, è vuoto all’interno, ma questo fragile gigante rimane in piedi nonostante l’enorme quantità di peso che deve sopportare. Uno dei suoi curatori lo descrive in modo così bello e tenero sul suo blog.

È come una nonnina bella arzilla, vivace di intelletto e con gli occhi attenti, che ti parla di mondi passati e di saggezze antiche, che con le sue mani, grinzose e gentili ti prepara il caffè, ma lo vedi da lontano che fa fatica a tenersi sulle sue gambe ormai stanche e con le ossa gracili e delicate. Così la “mia” vecchia quercia, mi accoglie tra i suoi rami, mi parla e mi sussurra, e, come una mia vecchia zia, ogni volta che la vedo mi ricorda, un po’ triste ma anche serena per una vita vissuta con estrema dignità e pregna di amore e incontri importanti, che si avvicina comunque alla fine dei suoi giorni. La guardi, la vecchina, e cerchi di aiutarla, senza invadere troppo la sua intimità e la sua suscettibilità. Ma non sai mai, ogni volta che la lasci, se sarà l’ultima volta che la vedi.

Il Gigante gentilela “Quercia delle Checche”

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Il nostro secondo gigante gentile ci porta nella provincia di Siena, nella Val d’Orcia in Toscana: uno dei paesaggi più fotografati sulla terra.

La quercia “Cecena” è stata senza dubbio oggetto di migliaia di istantanee e dipinti durante i suoi 350 anni di vita stimati. Si innalza per venti metri da terra nel cielo toscano. I suoi rami si estendono verso l’esterno di oltre venticinque metri. Il nome deriva dalle gazze che sono solite riunirsi sotto la sua enorme ombra.

“Checche” non era sempre indipendente, ma un tempo faceva parte di una foresta di querce. Le sue dimensioni imponenti le hanno permesso di sopravvivere al taglio. Ha avuto l’onore di essere riconosciuto come il primo monumento “verde” in Italia. Recentemente colpito da un fulmine e dopo aver perso un ramo enorme, il suo curatore descrive amorevolmente l’intervento.

Saremo solo io e Lei, la grande quercia e io, e potremmo parlarci senza tutto questo caos. Ci sono quaranta tre gradi quando salgo tra le braccia del gigante. Mi parla piano, dolorante e ferita. Osservo intorno i danni del fulmine, le ferite vecchie, quelle antiche e quelle nuove. I suoi 350 anni portati con dignità e serenità. “Sono stanca, tanto stanca” “Anche io, piccola. Mi spiace molto, non credo di poterti aiutare” “Lo so. Ma a volte si ha solo bisogno di compagnia”. Quando scendo piango. Chiudo il cellulare. Non voglio parlare con nessuno. Inforco la moto e cerco un pozza di acqua dove poter sparire.

Il Gigante gentile: il “Leccio dell’Etna”

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Sì, è giusto. Etna. Come il vulcano. Se ti stai chiedendo come un albero possa sopravvivere per centinaia di anni sulle pendici di un vulcano attivo, la semplice risposta è la tenacia.

700 anni, alto venti metri e cinque metri di circonferenza, questo colossale essere si trova all’interno del Parco dell’Etna in Sicilia. La sua chioma si espande incredibilmente a quaranta metri e sovrasta gli alberi meno fortunati nel percorso del flusso di lava. Si dice che abbia i rami più lunghi di qualsiasi albero su tutto il pianeta.  Alcuni dicono che è stato favorito dagli dei del fatto che nacque su una collina elevata e leggermente lontano dalle correnti bollenti che altrimenti l’avrebbero bruciato molto tempo fa.

Come un gigante guerriero che esce dal fumo della battaglia o un micidiale mostro mitologico che agita mille mani o ancora come la terribile Medusa che con i suoi capelli ti avvinghia.

Così viene descritto su gianttrees.org. Garantisce il nostro rispetto per la vita che ha vissuto, quasi viaggiando in profondità nella foresta per visitare un saggio mago, sarai in grado di rendere omaggio a questo albero nel Parco dell’Etna sul Sentiero Ilice di Carrinu. L’escursione di quasi quattro chilometri è descritta come “facile” sul sito ufficiale del parco .

Il Gigante gentile:  la vincitrice, la “Quercia Vallonea di Tricase”

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Il Salento nella Puglia, nel tacco dello stivale italiano. Ospita alcuni degli ulivi più antichi del mondo. La Quercia Vallonea di Tricase è l’albero più antico del Salento. Si stima che abbia tra i 700 e i 900 anni. I suoi 700 metri quadrati di fogliame molto folto sono supportati dal suo massiccio tronco che ha una circonferenza di oltre quattro metri.

Per fortuna, questo albero è candidato per diventare patrimonio nazionale dell’UNESCO.

I salentini sono estremamente orgogliosi di tutti gli aspetti della loro eredità. L’importanza di questo albero è un’ulteriore prova di ciò che una popolazione ingegnosa può fare con ciò che la natura ha dato loro. Dalle sue ghiande viene prodotto un tannino naturale che fu usato per conciare le pelli. La leggenda narra anche che Federico II trovò rifugio sotto la sua enorme chioma durante la sua visita a Barletta.

 

Speriamo che tutti e quattro possano continuare a prosperare per molti anni a venire dando ombra, tranquillità, e tregua a noi semplici esseri umani. 

 

C. Piredda

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