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venerdì 03 dicembre, 2021

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Passeggiando per le strade del centro storico di Palermo, è d’obbligo una visita alla famosa piazza Marina, celebre per il suo piccolo ma lussureggiante giardino Garibaldi, al cui interno è presente il Ficus macrophylla culumnaris, piantato nel 1864 definito oggi  il più grande albero d’Europa.

Proprio dall’altro lato del giardino, sorge il maestoso Palazzo Chiaramonte- Steri, che colpisce il viandante per la sua imponenza e grandiosità. Oggi il palazzo è sede del rettorato dell’Università di Palermo e polo museale. All’interno delle sue magnifiche stanze si tengono spesso convegni e conferenze. Le sue forme austere e la sua attuale funzione, nascondono una storia e un passato affascinante e, spesso, anche sinistro.
Varcando la soglia del gigantesco portone in legno troverete ad accogliervi un gruppo di guide, pronte a mostrarvi le bellezze del palazzo. Un tempo anche io sono stata una di loro e la sua storia e i suoi segreti mi hanno talmente affascinata che ricordo questa esperienza con profonda emozione e nostalgia.
A tal proposito, cercherò di condurvi tra quelle mura proprio come facevo allora con il mio gruppo di visitatori quindi, lettore, cominciamo.

Il palazzo sorge nello storico quartiere della Kalsa, in quella che un tempo era una zona paludosa bagnata dalle acque del fiume Kemonia che, insieme al fiume  Papireto, attraversava  la città di Palermo dividendola in quattro parti. Adesso entrambi i fiumi sono quasi del tutto interrati in seguito all’opera di risanamento e ampliamento del centro abitativo. Nel 1307 Manfredi I Chiaramonte fece  iniziare i lavori di costruzione di quella che sarebbe stata la sua più grande dimora. La famiglia Chiaramonte, da cui prende il nome il palazzo, discendeva probabilmente dai de Clermont di Francia, giunti in Italia dalla Piccardia con i Normanni. Parte del ramo di questa si stabilì in Sicilia dove divenne una delle famiglie più potenti ed influenti del XVI secolo e questa costruzione rappresenta il simbolo del culmine della loro potenza.
Vista la prossimità del porto e l’idea che la famiglia voleva dare di se, l’edificio fu costruito con una struttura quadrata che ricorda quella di una fortezza e il suo nome Steri, infatti, deriva da Hosterium che significa appunto palazzo fortificato.

Quello che oggi noi vediamo è il risultato dell’alternarsi di numerosi proprietari e dei svariati usi che questi ne hanno fatto nel corso dei secoli. Dopo i Chiaramonte, infatti, dal XV secolo fino al 1517 fu la residenza dei Viceré spagnoli, poi sede della Regia Dogana e dal 1600 al 1782 il palazzo  divenne la sede della cosiddetta Santa Inquisizione che, come sappiamo e come avremo modo di scoprire durante la nostra visita, di santo aveva ben poco.
Dopo il restauro degli anni Cinquanta da parte dell’’architetto Carlo Scarpa, il palazzo ha assunto la sua attuale funzione.

Dall’ingresso, ci spostiamo verso il cortile interno, passando sopra i sotterranei del palazzo che si scorgono dall’alto, attraverso un piccolo corridoio  con il pavimento in vetro ma, non preoccupatevi, è resistente!
Da qui possiamo comprendere come l’influenza di questa famiglia si riversi anche nell’arte. Tutto il palazzo è imperniato  di quello che è stato definito Stile chiaramontano, caratterizzato da applicazioni in pietra bianca di Comiso con modanature a zig zag tipiche dell’architettura anglo-normanna, che rivestono portali, bifore e trifore a sesto acuto, con innesti tipici dell’arte islamica, il tutto perfettamente amalgamato in uno stile esclusivamente siciliano.
Il suo cortile interno è un primo esempio di questo stile, circondato da una serie di colonne i cui capitelli sono tutti uno diverso dall’altro, ognuno raffigurante motivi floreali, foglie e tra questi troviamo anche lo stemma della famiglia Chiaramonte, una sorta di monte a cinque punte con sfondo rosso dove, probabilmente, ogni punta rappresentava una casata di appartenenza. Oggi tutti i loro stemmi non sono più visibili, in quanto, con l’arrivo dei Viceré spagnoli, si è voluto cancellare ogni traccia della presenza dei loro predecessori. Un unico stemma rimane ancora visibile, il quale si trova sullo stipite del portone d’ingresso della sala dell’ultimo piano del palazzo.

Dal cortile si sale poi al primo piano attraverso una scalinata particolarmente ripida con dei gradoni molto alti. Il palazzo è composto di soli due piani ma, la sua altezza, infatti, farebbe pensare ad una struttura di almeno tre o quattro piani. Evidentemente i Chiaramonte erano una famiglia molto ginnica e propensa all’attività fisica!
Fortunatamente, oggi, il palazzo è dotato di un ascensore che, abbattendo le barriere architettoniche, permette anche a chi ha problemi motori di poter effettuare la visita anche se, purtroppo, ancora non in maniera completa.

Il primo piano accoglie la Sala Magna, una delle sale più belle del palazzo, la cui particolarità sta nel suo soffitto. Si tratta di un soffitto in legno di 28 metri per 8, realizzato in soli tre anni nel 1380 da tre artisti siciliani che ci hanno lasciato le loro firme e la data di costruzione del soffitto su una delle travi in fondo alla sala. Il soffitto rappresenta un’enciclopedia illustrata della letteratura medievale che può essere letta come un vero e proprio libro. Si trovano raffigurate scene dell’Antico Testamento, cicli di battaglie epiche, episodi della vita di Re Artù e Carlo Magno, scene d’amore di Tristano e Isotta, scritte, temi geometrici e vegetali. In merito alla funzione di questa sala vi sono diverse ipotesi, ma l’ipotesi più accreditata fa della Sala Magna la sala di rappresentanza per eccellenza. Lo dimostra la presenza di diversi stemmi dipinti alla base di ogni trave e la presenza di scene più prettamente maschili come scene di guerra o di caccia. L’intento di Manfredi III Chiaramonte era quello di mostrare la propria  potenza e ricchezza ai nobili dell’epoca e rappresentava anche un monito per questi a rimanere al proprio posto e ad obbedire.

La sala merita di essere visitata anche perché accoglie al suo interno il più celebre dipinto di Renato Guttuso “La Vucciria” realizzato nel 1974, rappresenta con crudo realismo uno spaccato della vita popolare nell’omonimo e non distante mercato della città.

Dopo aver ammirato le bellezze di questa sala, ci spostiamo verso il secondo ed ultimo piano, verso la “Sala delle Capriate”, anche questa si contraddistingue per il suo soffitto ligneo  caratterizzato dalle capriate che sorreggono il tetto da cui prende il nome. Osservando bene il soffitto e, lasciandosi influenzare dalla vista del mare dalle finestre di questa stanza, si ha l’impressione di trovarsi sulla testa il fondo di una nave capovolta. Forse anche questo un modo per mostrare la propria potenza anche nei commerci marittimi.

Sempre alla finestra di questa sala abbiamo la possibilità di tornare indietro nel tempo. Immaginiamoci nel XVI, il piano della marina totalmente sgombro e privo dell’attuale giardino, per secoli teatro di spettacoli solenni come giostre, tornei, cavalcate ma anche teatro di spettacoli più macabri. Dalla facciata del palazzo pendevano delle gabbie nelle quali venivano esposte le teste mozzate dei nobili considerati scomodi. La famiglia Chiaramonte era tanto potente quanto poco avvezza alle contestazioni. Come si suol dire “chi di spada ferisce di spada perisce”, Andrea Chiaramonte, l’ultimo esponente della famiglia, fu decapitato dai Viceré spagnoli e il suo corpo, si dice, fu gettato proprio da quella finestra da cui siamo affacciati come monito verso tutti i possibili usurpatori del potere. Anche gli spagnoli gente poco incline al dialogo.

Così si conclude, tragicamente, una parte della storia dello Steri, intrinsecamente legata a quella della famiglia Chiaramonte e così io vi lascio, momentaneamente, a riassaporare e digerire quello che fino ad ora avete avuto modo di vedere e conoscere prima di passare alla seconda parte della nostra visita che vedrà come protagonista principale la Santa Inquisizione spagnola.

Qualche informazione pratica.

  • Costo del biglietto: intero € 8 – ridotto € 5
  • Durata della visita: un’ora e mezza circa.
  • In inverno è consigliabile portare con se un ombrello per gli spostamenti all’interno della struttura.
  • Girare da soli per il palazzo non è consentito, sia perché sono presenti importanti opere d’arte, sia perché vi perdereste la spiegazione della sorprendente storia di questo luogo.
G. Moscato

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