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Storia e tradizione di un'arte marziale cinese

Da: giovedì 01 giugno, 2017
A: sabato 30 settembre, 2017

Negli ultimi decenni nel mondo occidentale accanto agli sport tradizionali quali calcio, nuoto, pallavolo,  si sono accostate le arti marziali, tra queste vi è il kung fu.

Il kung fu più che sport, semplice esercizio fisico è un arte marziale, stile di vita, percorso che porta alla disciplina ed alla ricerca dell’armonia interiore.

La traduzione letterale di kung fu è “essere meritevole”.

Al fine di essere meritevoli ed acquisire il kung fu nel modo più naturale possibile bisogna superare i propri limiti con dedizione ed impegno e soprattutto credere che nulla è impossibile se si pratica costantemente.

La pratica del kung fu si fa risalire all’epoca Ming (1368-1644) anche se è stato ritrovata una stele in pietra del 728 d.c. in cui si menziona la partecipazione di alcuni monaci a capo di un’armata nella battaglia di Hulao.

Molti degli stili oggi esistenti di kung fu si fanno risalire tra la fine della dinastia Ming e l’inizio della dinastia Qing quindi intorno al 1644.

Nel 1911 con la nascita della Repubblica Popolare Cinese sorgono le prime scuole pubbliche e la prima palestra statale a Nanchino nel 1928.

Nel 1948 la Commissione Cinese per l’educazione Fisica crea il Wushu con lo scopo di creare uno sport dalle radici tipicamente cinesi.

Gli stili più diffusi di kung fu sono: Taijiquan, Shaolinquan, Chut Sin Tang Lang, Baguazhang, Mizongquan, Yingzhaoquan, Tongbeiquan, Bajiquan, Wing Chun, Hong Gar, Choy Lee Fut.

Ciascuno stile di kung fu ha le sue forme, esse sono sequenze di movimenti a mani nude o con armi. Le forme sono utili a memorizzare i movimenti tipici dello stile e renderli naturalmente fluidi affinché l’esecuzione sia efficiente.

Gli stili vengono divisi tra stili del nord e stili del sud, e tra stili interni e stili esterni. La prima suddivisione dipende dalle differenze tecniche, il nord si caratterizza per movimenti ampi e fluidi, posizioni basse e larghe, uso frequente di calci e salti, il sud si caratterizza da tecniche corte e potenti , posizioni alte e strette, uso ridotto dei calci e dei salti, intenso utilizzo delle braccia.

La seconda invece dipende dall’atteggiamento nel combattimento, Shaolin venne detta scuola esterna in quanto si affida all’impeto durante l’attacco, mentre quella interna del maestro Wang Zhengnan privilegia la difesa, le proiezioni ed i colpi ai punti vitali.

Esistono molte leggende sui maestri e la creazione degli stili, le più note riguardano Bodhidharma e Zhang Sanfeng.

Si dice che il primo, monaco indiano, ottenne l’illuminazione dopo nove anni di meditazione in una grotta presso il monastero di Shaolin.

Dopo la sua morte alcuni monaci trovarono in una parete della grotta uno scrigno con un suo manoscritto con esercizi per rinforzare il corpo. I monaci li seguirono e svilupparono un’arte marziale che utilizzarono per difendersi da briganti e belve.

Zhang Sanfeng invece era un eremita taoista del monte Wudang, si racconta che una notte sognò l’imperatore oscuro e Marziale – dio del  monte Wudang- che gli insegnò un pugilato col quale nei giorni seguenti uccise da solo più di cento banditi. Altri racconti narrano che creò un’arte marziale a seguito di aver visto un combattimento tra una gru ed un serpente.

A partire dagli anni ’60 del XX secolo il kung fu ha cominciato ad essere esportato nel mondo occidentale, aiutato dalla cinematografia che narrava avventure di eroi buoni contrapposti a cattivi tenuti a bada con calci e pugni tipici del kung fu.

Protagonista assoluto di questi film era Bruce Lee attore di Hong Kong giunto ad Hollywood e prematuramente scomparso nel 1973 in circostanze ancora da definire.

Egli divenne un’icona del cinema marziale e capostipite di una generazione di attori che portarono in scena l’arte marziale come Sammo Hung, Jackie Chang, Jet Li, Tony Jaa, Donnie Yen ecc.

Ovviamente la pratica reale dell’arte non è quella vista nei film che con le riprese e gli effetti speciali esaltano capriole e proiezioni  che sicuramente i più assidui praticanti riescono a fare ma non nella maniera eccessiva che si evince dai film.

La caratteristica fondamentale del kung fu è l’adattamento delle tecniche ad ogni tipologia di fisico, ciò fa sì che la forza bruta non sempre abbia la meglio, altrimenti la maggioranza dei maestri e praticanti i quali non sono eccessivamente corpulenti non potrebbero difendersi da attacchi di coloro che sono più grandi e grossi.

Quindi il kung fu si può dire che è rivoluzionario in quanto permette a chiunque senza eccedere nella fisicità di portare a casa il risultato che non è quello di litigare a destra ed a manca ma bensì di sentirsi bene con se stessi, acquisire sicurezza in se stessi ed utilizzare le tecniche solo in caso di estrema necessità.

A Crotone,città calabrese bagnata dal Mare Ionio nei mesi estivi a partire da Giugno fino a Settembre, è possibile imbattersi in un gruppo di praticanti che capitanati dal maestro Rosario Simbari si esercitano sul porto di Crotone nella pratica delle tecniche dello stile Chut Sing Tang Lang (Mantide Religiosa delle Sette Stelle) alla luce del tramonto. L’allenamento all’aria aperta favorisce il contatto con l’energia degli elementi naturali e favoriscono l’equilibrio dell’individuo.

A. Davide Scerra

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