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martedì 26 gennaio, 2021

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Sperone del Pizzo Maggiore

Ieri, dopo circa tre mesi, sono tornato in montagna. Ho trovato una giornata libera e non c’ho pensato due volte. Ho fatto lo zaino, ho preso la mia fedelissima Canon, e sono partito!!

Da più di un anno esploro le Alpi Apuane, con lunghe passeggiate, scalando pareti rocciose, raggiungendo vette, e ogni volta mi torna sempre in mente il motivo per cui lo faccio. Principalmente perché mi piace farlo, e questo basterebbe, però c’è anche un altro motivo: il silenzio! Non fraintendetemi, se vai in montagna odi molti suoni: il cinguettio degli uccellini, il gracchiare delle cornacchie, il richiamo delle poiane, Il fruscio dello scorrere dell’acqua del ruscello o di una fonte naturale, poi c’è il vento che agita i rami e le foglie, e così via.

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Scorcio dalla foce del Cardeto

Quindi, il silenzio di cui parlo è anche accompagnato da questi suoni, poi quando giungi in vetta ecco che avviene la magia. Improvvisamente non vi è più nessun suono. Niente di niente!
Ammiri il paesaggio come sospeso nel vuoto. Ovviamente devi oltrepassare i mille metri d’altitudine sennò questa “magia” non avviene. Nell’uso comune la montagna si distingue dalle colline e dall’altopiani se il rilievo supera i 500/600 metri, quindi consiglio a tutti di oltrepassare i mille metri se si vuole vivere questa esperienza
visiva/uditiva.

Tornando alla mia scampagnata di ieri; era davvero troppo tempo che non mi concedevo un’intera giornata in montagna, sulle Alpi Apuane. Questa volta ho optato per il M. Pisanino. Vi starete chiedendo: in Garfagnana, quindi in provincia di Lucca, c’è un monte che si chiama “Pisanino”?
Eh sì, la leggenda narra di due soldati pisani, accusati di tradimento, che fuggirono verso la Garfagnana. Inseguiti dalle truppe pisane, uno di loro morì. L’altro arrivò ferito presso un’abitazione in cui vivevano un uomo e sua figlia, che si presero cura di lui. Il soldato non disse il proprio nome e allora cominciarono a chiamarlo “il pisanino“. La giovane ragazza si innamorò del soldato, il quale, nonostante le sue cure, morì. Lo seppellirono poco distante dall’abitazione e la ragazza tutti i giorni andava a piangere sulla tomba. Ogni sua lacrima si trasformò in una pietra e in poco tempo si formò il più alto monte delle Apuane, chiamato appunto il “Pisanino”.

alpi-apuane-trekking-grottaDa Lucca ci si arriva giungendo a Piazza del Serchio sino al lago di Gramolazzo, prima di Minucciano, e poi percorrendo una stretta via sterrata che ti conduce al Rifugio Val Serenaia. A quel punto parcheggi l’auto e ti trovi hai piedi del monte. Si tratta di una montagna imponente, difficile da scalare.
Inizialmente ti trovi immerso in un bosco fittissimi di faggi, noci, aceri, e dopo circa un’ora di salita il bosco sparisce alle tue spalle. Si apre uno scenario unico: speroni, creste rocciose, roccia nuda, in alcuni punti scoscesa, quasi a picco. Sono talmente estasiato dal panorama che mi fermo a fotografarlo oppure mi piazzo lì su di un lembo di roccia e semplicemente osservo.

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Esplorando una grotta

Giunto a circa 1700 m. sul Pizzo d’Altare mi rendo conto che è troppo tardi per raggiungere la vetta del Pisanino e decido di tornare indietro. Troppo occupato ad ammirare il paesaggio, ha fotografarlo, che in quel momento perdo l’attimo e il tempo vola.

Nella discesa mi rendo conto di come le valli fossero così scavate, scoscese, imperfette ma allo stesso tempo perfettamente costruite, dove il terreno è stato lavorato nel tempo. È lì, dove tutto dev’essere.

Torno all’auto soddisfatto della giornata e mi volto dando un ultimo sguardo al Pisanino, lo saluto, dandogli appuntamento alla prossima volta.

Copyright foto: Michael Gaddini

Articolo di: M. Gaddini

Redattore

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