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lunedì 25 maggio, 2020

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Venafro, piccolo paese ai confini con il Lazio e la Campania, vanta secoli di storia recente e passata che, partendo dall’epoca sannitica e romana, attraversa il medioevo ed il Rinascimento fino ad arrivare alle numerose testimonianze della Seconda guerra mondiale. Un susseguirsi di epoche affascinanti che, grazie al rinvenimento di numerosi reperti, hanno regalato all’intero Molise quei preziosi tasselli utili alla ricostruzione di un percorso storico articolato e travolgente.

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The Pandone castle of Venafro

Il Castello Pandone

Arrivando nel centro abitato, il visitatore si trova abbracciato dai monti del Matese e dalle Mainarde che fanno da sfondo al Castello Pandone: orgoglio venafrano. Inserito tra i 20 castelli più belli d’Italia, esso si erge maestoso ai piedi del Monte Santa Croce e deve il suo nome alla famiglia, originaria di Capua, che vi abitò dal 1443 fino al 1528.

Le basi del maniero poggiano su strutture megalitiche di età sannita, ma è in età longobarda che fu potenziata la fortezza con l’elevazione di un recinto quadrangolare con almeno due torrioni. Nel 1443 Francesco, il capostipite della famiglia Pandone, ottenne il castello direttamente da Alfonso d’Aragona come riconoscimento delle sue valorose imprese militari in difesa del Regno di Napoli. Egli ampliò il fossato e fece costruire, sul lato meridionale del castello, una braga merlata con aperture circolari per i cannoni. Dopo la sua morte Venafro fu ereditata prima da Scipione e poi da Carlo che, ammalatosi nel 1498, nominò erede il figlio Enrico, il quale trasformò il castello in un elegante Palazzo signorile.

I Cavalli

Figlio di Ippolita d’Aragona, Enrico fu educato sin da bambino all’arte della cavalleria, diventando così abile guerriero e sempre più innamorato dei suoi cavalli. Una grande passione che egli ha voluto immortalare sul piano nobile del castello, infatti le pareti erano affrescate con circa 25 ritratti dei migliori cavalli delle sue scuderie. Cavalli ritratti a grandezza naturale, con la particolare tecnica dell’affresco su intonaco a rilievo, che il conte Enrico Pandone regalava o vendeva ai suoi nobili amici.

Oggi ne sono rimasti solo 9 perché, dopo la famiglia Pandone, il castello fu abitato anche da altre famiglie della nobiltà meridionale (come i Lannoy, i Peretti-Savelli, i di Capua) le quali inevitabilmente modificarono alcune sale del castello. Molti cavalli sono stati asportati con l’uso dello scalpellino e le loro sagome coperte da altri strati di intonaci.

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Sotto i cavalli vi è un’iscrizione che ne indica la razza, l’età e la data degli affreschi, realizzati dal 1521 al 1527, ultimo anno di vita del conte Enrico. Egli, passando dalla parte aragonese a quella angioina, fu giustiziato a Napoli nel 1528 per tradimento.

Oggi si possono ammirare nel loro splendore la sala dei cavalli da passeggio e la sala dei cavalli da guerra dove imponente, in fondo alla parete, spicca il cavallo che Enrico regalò all’Imperatore Carlo V d’Asburgo nel 1522. E poi la torre longobarda del X secolo, la sala del teatro ed il bellissimo salone di rappresentanza luogo di feste e banchetti.

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Le Sale

Al secondo piano le sale del Museo che accolgono, oltre a sculture e tele molisane, anche tele provenienti dal Museo di Capodimonte, da Palazzo Barberini (Roma) e dal Palazzo Reale di Caserta. Opere che vanno dall’età longobarda fino al ’600 e ‘700 napoletano.

Nel primo salone del museo vi è una delle opere più preziose di Venafro: il Polittico della Bottega di Nottingham risalente al XV secolo che, scolpito interamente nell’alabastro, mette in mostra la passione di Cristo. Particolare la volontà degli artisti di rappresentare i “cattivi” col viso dipinto di nero e i “buoni” col viso chiaro, col colore naturale dell’alabastro. Nessun richiamo razzista ma solo l’intento di rappresentare il malvagio con l’oscurità.

Avanzando nelle sale, balza all’occhio la maestria degli artisti formatisi nelle botteghe napoletane, tra i quali spiccano Nicola Maria Rossi, Simone Papa e Andrea Viso con opere venafrane ricche di simbologia religiosa.

Poi le statue lignee di santi, la sala dei bozzetti di Oratino, la sala dei Caravaggeschi dove risaltano con fasci di luci e giochi di sguardi le tele di Andrea Vaccaro, Francesco De Rosa, Francesco Cozza.

Proseguendo lungo il percorso si entra nell’«Oro di Napoli», la sala dove sono esposte le opere di due dei più importanti artisti della fine del ‘600 e del ‘700 napoletano: Francesco Solimena e Luca Giordano.

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Paintings in the museum

Nelle ultime sale si possono ammirare quadri con Natura morta, quadri che si rifanno al Neoclassicismo e i paesaggi settecenteschi realizzati dai cosiddetti vedutisti che amavano raffigurare paesaggi ripresi dal vero. Poi fotografie, disegni e xilografie di Romeo Musa, un artista emiliano che nella metà del ‘900, stando in Molise per lavoro, ha raffigurato nei suoi quadri paesaggi, castelli e torri della regione.

Alla fine del percorso, si entra in una piccola sala dove è esposta una foto di Robert Capa, uno dei fotografi di guerra più famosi del mondo, che qui ritrae una donna di Venafro nei pressi del Castello Pandone durante la Seconda Guerra Mondiale. In questa stessa sala è possibile ascoltare l’intervista ad un’anziana donna di Filignano, paese confinante con Venafro, sui momenti più drammatici del periodo bellico.

Tutto questo e molto più vi aspetta nel bellissimo Castello Pandone di Venafro!

Info Utile:

Museo Nazionale di Castello Pandone: Via Tre Cappelle, 86079, Venafro (IS)
Tel.: 0865 904698
Orario di apertura
da Martedì a Sabato: dalle 8.15 alle 19.25
Domenica e Festivi: dalle 8.15 alle 19.25
Lunedì: chiuso

Prezzo biglietti:
Minori di 18 anni: Biglietto Gratuito
Da 18 a 25 anni: biglietto di € 2,00
Biglietto intero: € 4,00
Biglietto integrato (Castello Pandone + Museo Archeologico di Venafro): € 5,00

 

 

 

 

 

 

 

 

copyright foto:  castellopandone.beniculturali.it

A. Raucci

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