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giovedì 27 febbraio, 2020

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Gruppo Massiccio delle Panie (lato Garfagnana)

Per capire al meglio qualsiasi luogo è importante considerarne l’origine: la storia. Decina di milioni di anni fa sull’attuale zona dove sovrastano le Alpi Apuane c’era il mare: la spinta delle masse continentali in continuo, lentissimo movimento, provocò degli strati orizzontali nel fondo marino verso la superficie, provocando immani pieghe.
Le rocce emerse furono in seguito frantumate dai ripiegamenti e dall’azione meteorica delle acque, del gelo e dell’insolazione scolpendo pian piano un’imponente catena montuosa. Poi, dopo la storia, c’è il viaggio: l’esplorazione.

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Gruppo Massiccio delle Panie (lato versilia)

Le Alpi Apuane sono il tetto della toscana; formate da una massiccia catena montuosa che si sviluppa per una lunghezza di 55 km circa ed una larghezza sui 23 km. Dalla Piana di Lucca risalendo il fiume Serchio sino alla Garfagnana, Mediavalle e Lunigiana, raggiungendo infine la Versilia, Massa e Carrara.
La cima che si impone, e ce che si colloca quasi al centro di questa catena montuosa, è senza alcun dubbio la Pania della Croce: la regina delle Apuane.
Non è la cima più alta, ma è quella più imponente; con i suoi 1859 m. gode di un panorama a 360° gradi dalla quale si può osservare la Garfagnana e la costa tirrenica. Nelle giornate terse si spazia dal Monviso alla Corsica fino all’Isola d’Elba e con un buon binocolo si può scorgere addirittura il campanile di Giotto a Firenze.
Rappresenta la cima più alta del gruppo delle Panie: un notevole massiccio montuoso visibile da quasi tutta la Toscana, soprattutto la parte Nord-Occidentale (da Firenze all’Isola d’Elba).

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Gruppo Massiccio delle Panie (vista dal m.Forato)

Una delle vie più transitate per raggiungere la cima è il sentiero CAI n. 7 che parte dalla Loc. Piglionico, sopra Molazzana una frazione di Gallicano (LU). Imboccato il sentiero si entra in un bosco di faggi e, costeggiando il fianco della Pania Secca, prima procede in falsopiano e poi si inerpica lungo una vallata, sempre dentro la faggeta, costeggiando un rudere e, qualche volta, anche una carbonaia, fino a pervenire ai pendii prativi sottostanti l’Uomo Morto, tratto di montagna posto fra le due Panie che ricorda il volto di una persona coricata e la cui massima altitudine è il “Naso” (1677 m.), detto anche “Puntone di Mezzo al Prato“.

Giunti al Rif. Rossi proseguiamo la salita e in pochi minuti si perviene alla Focetta del Puntone, posta al centro del massiccio delle Panie e dove si incrociano i sentieri CAI n. 7, 139 e 126: prendendo il 126 ci inoltriamo nella Valle dell’Inferno, orrida pietraia che conduce con erta salita al Callare della Pania (1750 m.). Sul fianco sinistro della Valle dell’Inferno si apre una buca, detta “Buca della neve“, dove a causa della scarsa esposizione vi rimane la neve ghiacciata per quasi tutto l’anno e dove venivano a prenderla da Cardoso per portarla ai centri turistici della riviera
versiliese in tempi in cui i frigoriferi erano ancora proprietà di pochissimi.
Raggiunto il Callare prendiamo a sinistra per il sentiero di vetta che, in pochi minuti, ci porta in cima alla Pania della Croce (1859 m.). Senza contare le soste da quando parti da Piglionico ci vogliono circa 3h di cammino per giungere in vetta.

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Pania della Croce

Inoltre, la Pania della Croce fa parte anche della mitologia montanara che trova le sue maggior ispirazioni dall’Omo Morto: data la sua forma antropomorfa questo “puntone” è il tratto distintivo del Gruppo delle Panie. Si racconta, che tanti e tanti anni fa, la Pania della Croce non era unita alla Pania Secca e tra le due vette vi erano vasti prati dove i pastori conducevano ogni estate i loro greggi a pascolare. Ogni giorno una pastorella vi si recava guardando l’orizzonte, aspettando l’amato partito in mare e mai più tornato.
Un giovane pastore confidò alla pastorella il suo sincero e profondo amore e cercò di capire la ragione della sua tristezza, invitandola a confidargli le sue pene. La pastorella raccontò la storia del suo sfortunato amore e come non potesse ricambiare gli affettuosi gesti e le gentili parole. Allora il giovane pastore decise di salire sulla vetta della Pania della Croce rivolgendosi a Dio e che gli venisse suggerito il modo per far dimenticare alla fanciulla il suo amore. Gli fu rivelato che l’unico sistema, sarebbe stato quello di impedire alla pastorella la vista del mare.
Questo avrebbe richiesto però un enorme sacrifico: il giovane si lasciò così guidare dalle mani di Dio stendendosi a terra e lasciare che il suo volto venisse trasformato in quello di un gigante di pietra che avrebbe unito le due Panie, nascondendo così la vista del mare.
Il giovane pastore per amore della fanciulla accettò e, da quel giorno, il suo volto fu impresso tra le montagne e venne ricordato da tutti come “l’uomo morto” (per i Garfagnini “L’Omo Morto”).

Della montagna non si scoprirà mai tutto, solo particolari o dettagli. Perché chi davvero ama la montagna apprezza sia la storia e le sue storie.

Copyright foto: Michael Gaddini

Articolo di: M. Gaddini

Redattore

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