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venerdì 05 giugno, 2020

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C’era una volta un vino straordinario, chiamato Vernaccia. Si dice fosse il vino più nobile della Sardegna. Il suo colore era dorato, all’olfatto era intenso ma allo stesso tempo armonico, fine e delicato. Si potevano cogliere profumi di mandorle e nocciole unite a scorze d’arancia, albicocche secche, vaniglia, muschio e sottobosco. Il buon Vernaccia veniva invecchiato in botti di castagno o rovere, generalmente riempite al 75-80% del loro volume, al fine di consentire la formazione del “flor”, un velo di lieviti in superficie che, grazie alla sua azione sull’alcol etilico e l’acido acetico, donavano al vino i suoi caratteristici profumi. Questo vino rappresenta una delle maggiori tradizioni enogastronomiche di Sardegna. 

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Vernaccia

La leggenda

La leggenda racconta che fosse nato dalle lacrime di Santa Giusta da Othoca, che avrebbe generato la bevanda per curare la malaria che infestava la zona ricca di paludi. Le lacrime, cadute dal cielo, diventarono piccole viti che in breve tempo si riempirono di grappoli. Da quei grappoli nacque la Vernaccia di Oristano, all’epoca chiamata “Vernacula”, ovvero “del luogo”. I suoi acini infatti possono crescere e maturare solamente in una ristrettissima area geografica in cui viene coltivato: la bassa valle del Tirso, in provincia di Oristano.

E… che acini…che grappoli! Piccoli, di scarse dimensioni e di forma tondeggiante, la loro buccia era molto sottile e di colore giallo oro. Non poteva essere altrimenti per dar vita ad un vino così unico e miracoloso!

Un giorno di un inverno del tempo che fu, il non più giovanissimo Vernaccia, incontrò per caso la giovane Mostacciolo, nata povera…forse non del tutto desiderata ma che, ben presto, sarebbe stata destinata a divenire la principessa dei dolci di Oristano…ma lei questo ancora non poteva saperlo…

Come nacque il Mostacciolo di Oristano

Si sa, le malelingue sono ovunque, si sussurrava in giro che una giovine donzella del luogo, innamorata di un giovine nobile oristanese, intendesse preparare dei deliziosi dolci a base di farina, lievito madre, zucchero e limone ma…ahimè, la giovane innamorata si scordò completamente del dolce impasto. Passò circa un mese prima che alla fanciulla tornasse in mente il suo incompiuto lavoro. Madonnina del Rimedio! Come rimediare alla smemoratezza di una giovine innamorata? Allora via… ad aggiungere cannella e limone…forse qualcosa si poteva salvare. Ella accese il forno con della buona legna, diede a quello strano impasto una forma romboidale, con l’aiuto di appositi legnetti e via… in cottura; nel frattempo pensò di preparare una leggera glassa, giusto così, per decorare un po’. Signori, non crederete alle vostre orecchie, occhi e palato, ma fu così che nacque il più saporito e tenero dolce che la città di Oristano avesse mai potuto sognare. La principessa dei dolci tipici fu appunto chiamata Mostacciolo di Oristano.

Non sapremo mai se la giovine fanciulla poté coronare il suo sogno d’amore con il nobile oristanese, ma sappiamo con certezza che tra il principe dei vini Vernaccia e la saporita e dolce Mostacciolo fu grande amore. 

Vissero insieme anni di grande passione, invitati d’onore nei migliori salotti della città, presenti nelle tavole di grandi intellettuali e nobili del Luogo, la loro unione sembrava durare per sempre.

Ma, come spesso accade, alcune mode passano e altre arrivano… Fu così che nuovi vini e nuove bevande, considerate più eleganti e all’avanguardia, fecero sì che il grande vino Vernaccia diventasse démodé. Il Principe sconsolato, incominciò a frequentare solo alcuni luoghi, talvolta malfamati, allontanandosi sempre più dall’amata Mostacciolo.

E si, il grande principe dei vini dal nome Vernaccia, il primo vino D.O.C. della Sardegna, grande vino da meditazione, era oramai quasi dimenticato e caduto in miseria. 

Mostacciolo soffriva ma anch’Essa doveva adeguarsi ai tempi: “abbreviamo la lievitazioneeee”, urlavano i Mastri Dolciai, “inseriamo il lievito di birraaaa”…”dobbiamo produrre velocementeee”. Povera principessa, lentamente stava perdendo la sua anima e, il suo destino, sarebbe stato fingere di essere ciò che nel dolce cuor suo, non era, ma nulla poteva fare per evitarlo. I tempi evolvono.

Passarono giorni, mesi, anni, troppi anni, e soltanto poche persone avevano ancora la memoria e la gioia di assaporare il nettare miracoloso che solo il grande principe poteva offrire. Finché un giorno i veri amatori del buon vino si accorsero nuovamente che Vernaccia non era semplicemente un vino ma..un ottimo vino. 

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©lestradedelvino.com

Il nobile Vernaccia finalmente poté tornare nei salotti importanti della città, con accanto la sua amata Mostacciolo. E…per non rischiare di ritornare ad essere dèmodè, scelse di frequentare anche i moderni bar e ristoranti, di accompagnarsi ad antiche e nuove pietanze, a cibi nati dalle sapienti mani di importanti chef, alla creatività e all’amore della nuova generazione di fanciulle, donzelle e dame.

Accanto a lui sempre la buona Mostacciolo, fiera del suo Principe, la quale riconquistata la sua nobile e dignitosa, pur fortuita, origine, ancora oggi non smette di stupire i palati di chi ne gusta e assapora l’essenza.

Forse ora potremmo finalmente dire:…”e vissero per sempre felici e contenti”. 

Già da molti anni, tra l’autunno e l’inverno, si svolge ad Oristano un concorso a premi, tutto dedicato al vino Vernaccia.

L’Associazione “Cavatappi d’Idee”, mette a confronto artisti e dilettanti che intendono proporre una loro opera dedicata alla Vernaccia, con fotografie, dipinti, ceramiche, testi, poesie, ricette…insomma viva la creatività e l’inventiva, l’importante che il Principe risulti sempre vincitore. 

Lo scopo è la riscoperta e la valorizzazione del vino Vernaccia e delle tradizioni Eno-gastronomiche della città. 

M. Luisa Marongiu

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