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sabato 24 ottobre, 2020

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La Riserva naturale del Monte Labbro è uno di quei luoghi che non possono lasciare indifferenti neanche gli spiriti più disincantati. Su questo monte, che sembra essere nato per non legarsi mai con il resto del paesaggio circostante, si sono animate le vicende di Davide Lazzaretti, “profeta contadino” come lo definisce la tradizione storiografica del luogo, uomo fuori dal suo tempo, come questo sperone di roccia calcarea pare essere fuori dalla Toscana più blasonata.

Il Parco faunistico

La Riserva si trova nel comune di Arcidosso, in provincia di Grosseto, è tutelata dalla Regione Toscana e comprende il Parco faunistico del Monte Amiata e il Monte Labbro

Il parco faunistico è nato per tutelare le specie animali e quelle della flora, tipiche del territorio, in special modo daini, caprioli, cervi, mufloni e lupi appenninici, animali che vivono in un habitat fatto di boschi di castagni, cerri, aceri e macchie di biancospino, ginestre, ginepro e tiglio, prati di Viole Etrusche e cardi selvatici.

Insieme agli animali selvatici, nel parco trovano spazio anche altre specie, quelle tipiche dei cortili delle fattorie toscane, i cavalli, le galline, i conigli, le anatre e i “Micci amiatini”, una razza di piccoli asinelli locali, caratterizzati da una croce di colore scuro sul manto grigio.

Il Monte

Questi simpatici animali si possono incontrare se si decide di ascendere al Monte Labbro, lʼaltro protagonista della Riserva. Il Monte Labro o Labbro, a seconda di come lo vogliono chiamare gli abitanti della zona, è alto 1.193 mt, uno sperone di roccia calcarea in netto contrasto con il Monte Amiata suo unico avversario allʼorizzonte. Il resto del paesaggio, le colline delle provincie di Siena e Grosseto, la Maremma toscana ma anche quella laziale, che come il mare, dalla cima del Labbro sembra essere ad una manciata di passi da noi.

Alle pendici del Labbro campi coltivati e una natura selvaggia che sembra impossibile da domare.

Il Monte Amiata si può ammirare benissimo dalla cima del Labbro ed è verde dei suoi boschi di castagni e faggi, anche in una estate tanto torrida.

David Lazzaretti

Eppure lʼuomo cʼè riuscito a vivere su questa piccola montagna. Adesso si intravedono solo poche aziende agricole sparse nella campagna ma la storia che si può apprendere anche visitando il Centro studi David Lazzaretti, che ha la sede del suo museo nel Castello Aldobrandesco di Arcidosso, racconta di pastori e agricoltori coraggiosi che nei secoli fino alla prima metà del novecento hanno abitato questi luoghi. 

Lo stesso Davide Lazzaretti aveva vissuto questa terra aspra, era figlio di un “barrocciaio” di Arcidosso e, come il padre, intraprese questo mestiere di trasportatore di merci, tra il Monte Amiata e le zone circostanti, cʼera bisogno nella povertà della seconda metà del 1800, di approvvigionarsi merci, in luoghi che ancora oggi risultano lontani dalle maggiori vie di comunicazione. Tutto questo, prima che diventasse il “Cristo dellʼAmiata”, un profeta, un visionario. Un uomo che visse la propria fede in senso estremo e che per essa trovò presto la morte, sul suolo del suo paese, per mano armata, durante una processione del suo “popolo”.

La fede cattolica in lui prese vita con visioni e pensieri profondissimi, questi lo condussero alla fondazione di una nuova prospettiva religiosa e sociale. Fondò così la chiesa Giurisdavidica, una comunità in cui la condivisione e il lavoro contadino collettivo erano gestiti da un gruppo di uomini e donne alla pari. Questo non mancò di spaventare e mettere in allarme la Chiesa centrale di Roma e da qui lʼinizio della fine per Lazzaretti, fino allʼepilogo più tragico.

In estate, esattamente la notte del 14 agosto, ancora oggi, gli ultimi, pochissimi seguaci della Chiesa Giurisdavidica si recano sul monte e celebrano una messa, fanno una piccola processione, ultimi stralci di un rito antico, un rito del fuoco anche, come raccontano, che sulla cima di questo aspro monte, dove sopravvivono i ruderi, della cappella, della scuola e della torre che furono della comunità, legano le tradizioni pagane della campagna alla liturgia religiosa.

Un luogo mistico

Eʼ un luogo mistico il Monte Labbro. Ha unʼaria solitaria e anche le piante e gli animali che lo abitano sembrano avere attorno a se la stessa aura di mistero. Nel silenzio della camminata che dal parcheggio porta fino alla torre Giurisdavidica, si possono incontrare non solo i placidi Micci amiatini, ma si può anche essere sorvolati da rapaci come i Nibbi o le Poiane, che silenzioni solcano il cielo scrutando il terreno sassoso alla ricerca di qualche piccola preda. Gli stessi fiori che si incontrano sono spinosi eppure bellissimi, resistono alla calura estiva, come ai venti gelidi che dʼinverno sferzano sul pendio.

Ma questa Riserva merita anche una visita notturna, se per i più coraggiosi la speranza è quella di incontrare uno dei lupi selvatici che popolano la zona, per altri lʼinteresse sta più in alto. Eʼ con gli occhi verso il cielo che molti ammirano una delle bellezza più incredibili di questo luogo, le stelle.

Situato in mezzo alla provincia di Grosseto infatti, il massiccio del Monte Labbro, offre la possibilità di ammirare un cielo quasi completamente oscuro, la città del capoluogo non è sufficientemente grande per produrre luce che ostacoli la visione e tutto intorno la Maremma e lʼAmiata fanno altrettanto.

La quantità di stelle che da quassù è possibile ammirare è strabiliante e forse anche per questo non ci si stupisce che, in questo luogo, lo spirito si innalzi, sopra le cose terrene e arrivi a sfiorare il divino.

Galleria di foto a cura di Valentina Bottinelli.

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V. Bottinelli

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