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giovedì 21 febbraio, 2019

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Roccascalegna è un piccolo borgo della provincia di Chieti in Abruzzo che da secoli custodisce “la Rocca”.
Questo avamposto longobardo si trova in una posizione dominante sulle antiche case, come sospeso nel vuoto, accompagna il visitatore già all’ingresso del paese. Il nome stesso Roccascalegna ha a che fare con questo antico castello: Roccascalegna deriva infatti da “Rocca con scala di legno”, quella scala che dal paese porta direttamente alla torre del castello e oggi anche visibile nello stemma comunale.

Fondato dai longobardi nel XII secondo, precisamente nel 1160, il castello aveva una doppia funzione: quella di controllo della sottostante Valle del Rio Secco e quella di difesa come conseguenza dell’arrivo dei Bizantini sulle coste dell’Adriatico. Inizialmente la struttura era composta solamente da una torre di avvistamento e successivamente il complesso fu ingrandito fino a prendere le sembianze dell’odierno assetto.

La Rocca, così chiamata dai paesani, vide però l’alternarsi di fasi di oblio e abbandono. Il primo restauro, dopo un periodo di dimenticanza, ci fu nel 1525 per poi ricadere in un periodo di oscurità fino al 1705, quando venne aggiunta la rampa di accesso diretto alla struttura e vennero fatti alcuni lavori di restauro.
Ma la data che segna il ritorno allo splendore della rocca è il 1985, quando la famiglia Croce Nanni dona il castello al comune che compie una massiva risistemazione conclusasi nel 1996.

Oggi la struttura difensiva è visitabile ed accessibile dal centro del paese attraverso una gradinata dove è ancora possibile vedere i resti del vecchio ponte levatoio.

I locali della Rocca accessibili custodiscono una sala delle torture ma anche una sala delle armi dove è possibile vedere una riproduzione del lanciafiamme bizantino. Questa macchina costruita da legno, bronzo e cuoio era infatti in grado di lanciare il “fuoco greco”, l’arma segreta dell’esercito bizantino.
Questa particolare miscela infiammabile, ancora oggi di composizione sconosciuta, aveva un particolare: non era possibile spegnere questo fuoco con l’acqua (che aveva sulla miscela un effetto contrario) bensì solamente utilizzando aceto o urina, segreto che a quel tempo era tutt’altro che conosciuto.

roccascalegna abruzzo

Oltre al lanciafiamme e alle varie armi di tortura, la Rocca ospita anche un’antica presenza.
Gli amanti delle leggende e dei fantasmi non devono perdersi questa storia… Corvo De Corvis, barone che abitava (e abita) le stanze del castello, fu ribattezzato così per la sua innata cattiveria e perfidia, arrivata al punto tale che impose ai suoi vassalli di venerare un corvo nero!

Era il 1646 quando il Barone De Corvis reintrodusse qui la prassi medioevale dello Jus Primae Noctis: ogni novella sposa doveva passare la prima notte di nozze con lui, invece che con il suo sposo. Ma una notte, giunto il momento di coricarsi, una sposa accoltellò De Corvis con uno stiletto, direttamente nel suo cuore. In quel momento Corvo, con la mano piena di sangue, cercò di aggrapparsi ad una roccia e lasciò li la sua impronta insanguinata. Nei giorni successivi molti cercarono di lavar via la sua mano dalla roccia ma nessuno ci riuscì, tanto che ancora oggi molti affermano di vederla ancora impressa lì.                 

Il barone, però, sembra non aver lasciato solamente la sua impronta al castello. Nelle notti di tempesta e di forte vento, molti sostengono di sentire uno stormo di corvi che pr eannuncia il ritorno di Corvo De Corvis nel suo castello in cerca della pace eterna.

majella-abruzzo-roccascalegnaQuindi, se non avete paura di incontrare il malvagio barone che abitò il castello, oltre alla visita del castello vale la pena anche fare un salto nel paese sottostante senza dimenticare le varie chiese presenti e godere della vista sulla Majella da una posizione privilegiata.

 

 

 

Copyright foto: Anna Falasca, (foto Majella) www.abruzzo-vivo.it

Articolo di: A. Falasca

Redattore

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