Idee per il Weekend: i consigli di dooid

 

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Il fine settimana si avvicina e tu non sai ancora che cosa fare in questi giorni? Ecco per te una lista completa degli eventi in programma in tra venerdì, sabato e domenica in Italia! Ecco i consigli di dooid e tante idee per il weekend! 

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I nostri itinerari

 

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Le nostre strutture

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Festival delle Tradizioni Popolari. Anche a Petralia, il Folk come stile di vita!

È proprio così, il Folk non è solamente tradizione ma è uno stile di vita! È come una droga, se entri nel tunnel non riesci più ad uscirne. Non ci provi nemmeno a smettere e se, per una qualche ragione, sei costretto ad allontanartene ne senti la mancanza. Dopo un po’ ti abitui anche a farne a meno ma, non appena in lontananza, da chissà dove, senti il suono acuto e inconfondibile di un organetto che allegramente intona uno scottish oppure ancora il suono più melodioso e suadente di una mazurka francese accompagnato da una chitarra classica che rende il tutto più armonico e coinvolgente, già ti rendi conto che i tuoi piedi non rispondono più al tuo corpo ma alla musica. 

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Petralia Sottana, vista dal Convento dei padri riformati

Il Festival delle Tradizioni Popolari – Ballo Pantomima della Cordella a Petralia Sottana ne è un esempio. Si tratta del XXXV Raduno Mediterraneo del Folklore Internazionale che si tiene ogni anno nel periodo di Agosto in questa splendida località posta all’interno del Parco delle Madonie. Durante la tipica festa del ballo della Cordella si rievocano le antiche tradizioni contadine celebrate come auspicio per un fecondo raccolto e vita matrimoniale agli sposi. La festa si sviluppa in quattro intense giornate che racchiudono eventi e laboratori dalla mattina fino a tarda sera. 
Nella mattina e nel primo pomeriggio si concentrano incontri e workshop, mentre la sera è dedicata ai concerti.
Si passa dalla tradizione popolare siciliana con concerto dei friscalettari e il divertente ballo della contradanza, alla tradizione popolare campana, nello specifico dell’area Sommese, con laboratori di tamburo a cornice e di ballo sul tamburo che rientra nel genere della meglio conosciuta tammurriata, fino ad arrivare alle tradizioni popolari francesi, anche qui con workshop di danze e laboratori di canto e ballo per bambini.

Folklore-petralia-sottana-eventiL’ultimo giorno è quello dove si svolge la festa vera e propria che consiste nella rievocazione del matrimonio tradizionale siciliano, con la cerimonia in chiesa, il corteo nuziale che dal paese sfila fino alla pineta che sormonta tutta Petralia Sottana, per concludersi con la festa con il tipico ballo della Cordella in un tripudio di nastri colorati  intrecciati da dodici coppie di ballerini al ritmo dell’allegro suono dei tamburini.
Durante queste giornate la città cambia aspetto, si anima, trovi persone di tutte le età che riempiono le strade, vedi le facce dei bambini soddisfatti e fieri del vestito tradizionale che indossano, ragazzi che con orgoglio ed entusiasmo partecipano da protagonisti agli eventi del proprio paese. Ci sono sfilate di gruppi folkloristici locali e ospiti internazionali, cucine dal mondo, presentazione di libri ed in fine i concerti. Ma non è la fine! Non basta mai. Si prende una cassa, si collega ad un telefono, si trova una piazza libera, qualche ballerino e si riparte. Forse si inizia in pochi, 6, 8 persone, ma man mano che la musica va avanti, qualche passante si ferma a guardare, sorride nel vedere la dolcezza di una mazurka, si diverte ad osservare l’energia e l’entusiasmo zompettante di una polska o una burrée, si lascia travolgere dalla vivacità e spensieratezza di uno scottish ed è lì che inizia il climax inesorabilmente crescente del ballo popolare.

petralia-folk-festival-2018Ti cattura e ti travolge nel suo vortice.
È uno scambio indispensabile di energie! Ne perdi tante, ti rendi conto di essere stanchissima ma, quelle energie che perdi nel corpo ti vengono tutte restituite nello spirito dal tuo compagno di ballo, dalla gente che ti balla attorno, dalla musica, dalla giovialità del momento, dalla voglia di ballare fino allo sfinimento, di fare amicizia e di volare..vedrai che il corpo non sentirà più la stanchezza.

I nuovi arrivati possono inizialmente essere scettici, imbarazzati perché non conoscono i passi o le persone con cui si balla, è normale, è sempre così, per questo il circolo circassiano allenta la tensione, scioglie il corpo, ti confonde, ti diverte. Sei inesorabilmente coinvolto. Quando la musica parte i ballerini corrono freneticamente in cerca del partner con cui iniziare la danza. Manca un uomo (le donne sono sempre più degli uomini). Cerca tra la folla che guarda un volontario. Non lo trovi. Ne trascini uno contro la sua volontà. Oppone resistenza. Lo rassicuri frettolosamente che i passi sono facili e che li imparerà nel giro di pochi giri, ad ogni cambio partner. Si inizia, è teso ed imbarazzato, tentenna, i passi sono incerti, sbaglia, capisce, si riprende, sorride perché ha capito il passo, lo ripete, ne sbaglia un altro, impreca ma ci riprova, ci riesce, si entusiasma, si diverte, si appassiona. A fine ballo, quando lo ritrovi, scopri un’altra persona, sudata, stanca ma sorridente con la voglia di farne un altro e di imparare nuovi passi

Non c’è età. Tutti ballano con tutti. È pura magia.

Leggi gli altri articoli sulla zona di PalermoHimeraPorticello

foto copyright: www.radunodelfolklorepetralia.it

MANIFESTAZIONE ARTIGIANATO VIVO A CISON DI VALMARINO

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Cison di Valmarino

Dal 5 al 15 agosto  a Cison di Valmarino in provincia di Treviso, tra Follina e Vittorio Veneto, si tiene una manifestazione di artigianato – ARTIGIANATO VIVO – che dalla sua nascita nel 1980 attrae migliaia di turisti non solo veneti e italiani ma anche stranieri. Si parla di un’affluenza di 400.000 persone nella scorsa edizione.

Il paese di Cison – inserito da 3 anni nel club dei BORGHI PIU’ BELLI D’ITALIA – diventa per 11 giorni un centro d’eccellenza dell’artigianato.                                                           

200 espositori  con i loro stand occupano i vicoli, i giardini, i portici e le piazze, presentano i loro prodotti, fatti rigorosamente a mano secondo la tradizione italiana e mantengono viva l’arte del “saper fare” con le mani, che in quest’epoca di trasformazione tecnologica si va via via perdendo.

In concomitanza con la manifestazione, la Proloco organizza una serie di eventi collaterali quali concerti, spettacoli di animazione, mostre e incontri letterari.

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Castello Brandolini

PARLIAMO DI CISON DI VALMARINO

Come dicevo, l’affluenza turistica è altissima anche perché tutto il territorio merita una vacanza di almeno qualche giorno e la Manifestazione Artigianato Vivo diventa un ‘occasione per esplorare questa zona bellissima.  

Cison di Valmarino si trova nella Valmareno, una vallata dominata dalle fortificazioni del Castello Brandolini, – XII secolo – diventato da anni un hotel di lusso.

I Conti Brandolini, da uomini d’armi che erano in epoca feudale, diventarono successivamente signorotti dediti all’ economia, lasciando un’impronta indelebile in tutto il  borgo.

Il cuore del centro storico è Piazza Roma, dominata da Palazzo Marcello – antica villa veneta dei dogi veneziani Marcello, famosi vincitori della battaglia di Lepanto – e dalla Loggia.

Noterete, camminando per Cison che, quasi tutte le case d’epoca, hanno le imposte rosse o marron: un rosso che qui si chiama “Rosso Brandolini”.

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Antiche Cantine Brandolini

Un altro esempio di restauro di edifici feudali, è costituito dalle “Antiche Cantine Brandolini”. Il fabbricato appare già, nelle sue linee fondamentali, nelle carte del XV secolo. E’ sempre stato un luogo particolarmente importante per la vita del paese: eretto dalla famiglia Brandolini venne destinato inizialmente a scuderia e poi riadattato alla produzione vinicola e alla conservazione dei prodotti agricoli. Ciò dimostra che lo sviluppo della viticoltura nell’area collinare–pedemontana avvenne in epoca lontana grazie alla forte domanda proveniente da Venezia e da tutto il territorio veneto.

Già nel 1440 la Valmareno si specializzò nella coltivazione della vite…e ancora oggi tutta l’economia della zona è basata sulla produzione di vino, in special modo il Prosecco. 

Nemmeno a dirlo, questa è una zona in cui le degustazioni enogastronomiche sono tra gli interessi preferiti dei turisti. Tra le specialità: lo spiedo

Cison-artigianato-vivo-2018Rolle di Cison di Valmarino

Non si  può andare a visitare Cison di Valmarino, senza passare anche per Rolle, piccolissimo centro circondato dai vigneti di Prosecco. lI poeta Andrea Zanzotto l’ha definito “una cartolina inviata dagli dei”. Il periodo più affascinante per fare un’escursione a Rolle è senz’altro l’autunno quando le colline si infiammano di rosso.

Ma dell’escursione nelle terre del prosecco e di un altro itinerario da non perdere vi parlerò in un successivo articolo.

Copyright foto Borgo più bello d’Italia + Antiche Case Brandolini + Rolle: Carla La Rocca

Copyright foto Palazzo Marcello: villevenetecastelli.com 

Copyright foto Castelbrando dall’alto: hotelcastelbrando.com

Villa Margon a Trento: Un tesoro nascosto a pochi passi dalla città

Villa-margon-orariPosizionata sulle pendici del monte Bondone, pochi chilometri a sud della città di Trento, Villa Margon costituisce una delle più belle residenze nobiliari di tutto l’arco alpino e rappresenta il luogo ideale per brevi e rilassanti passeggiate.

La villa fu edificata durante la prima metà del XVI secolo per iniziativa della famiglia Basso e successivamente divenne proprietà di antiche casate nobiliari della zona, quali i Fugger, i Lodron e i Salvadori, che la utilizzarono prevalentemente come dimora estiva e di villeggiatura.

L’edificio si caratterizza per la presenza di un porticato sormontato da eleganti loggiati  ispirati alle ville veronesi del Rinascimento e, all’interno, per una serie di importanti sale affrescate, rappresentanti la vita dell’imperatore Carlo V, che sembra siano state eseguite proprio in onore dello stesso Carlo V, ospite della villa durante gli anni del Concilio di Trento.

Il fascino del luogo è amplificato dal paesaggio di rara bellezza entro il quale la villa è immersa e che, nel suo alternarsi di boschi, vitigni e soleggiate radure, rilassa il passante inducendolo in uno stato di quiete quasi meditativa. Non di rado la meraviglia si accresce grazie all’incontro silenzioso con caprioli, scoiattoli e leprotti che popolano quest’area poco frequentata dalle persone.

laghetto-villa-margon-orariLa passeggiata suggerita per arrivare a Villa Margon richiede circa un’ora di tempo e si diparte dal centro dell’abitato di Ravina, sobborgo di Trento raggiungibile anche con autobus di linea (12 e 14). Dalla chiesa il percorso prosegue a sinistra per una stradina asfaltata in salita, che si addentra gradualmente in un bosco di faggi e carpini. Superato il paese la strada continua poi con andamento più morbido, regalando in alcuni tratti ampi sguardi panoramici sulla Valle dell’Adige e sull’imbocco della Val Lagarina. Infine, in prossimità della villa, diventa possibile lasciarsi condurre tranquillamente dalle indicazioni presenti ed addentrarsi nella suggestione bucolica di un piccolo gioiello immerso nel capolavoro della natura.

Il parco e l’area circostante sono destinati al libero accesso del pubblico secondo l’atto di cessazione (1971) voluto dal barone Teofilo Alessandro Salvadori rispettato dagli attuali proprietari.

Per tutte le info, visita il sito web ufficiale.

Copyright foto articolo: trentino.cultura.it.

Passeggiare lungo le alzaie del Sile a Treviso

L’itinerario che vi propongo oggi è, a mio avviso, tra i più piacevoli nelle vicine di Treviso – capoluogo della Marca Trevigiana bagnato dal Sile – per chi desidera trascorrere qualche ora a contatto con un ambiente naturale che si è preservato nel tempo.

Se siete in visita a questa affascinante città non potete perdervi la ciliegina sulla torta!

Ma partiamo da una breve descrizione del luogo:

Il Parco Naturale Regionale del Fiume Sile si estende su un territorio che comprende 11 comuni tra le provincie di Padova, Treviso e Venezia. Quindi non serve vivere a Treviso per godere di questo ambiente naturale perché l’escursione può prendere il via da diversi punti. Io sono partita dalle porte di Treviso, dalla “Strada Alzaia”.

Il fiume che da il nome al parco, nasce in località Casacorba di Vedelago e le sue sorgenti si chiamano “fontanassi di Casacorba”: qui la superficie del terreno, costituita da torba, permette al fiume Piave che scorre nel sottosuolo, di risorgere spontaneamente.

Radicchio-passeggiate-lungo-il-sileIl Sile è dunque un fiume di “risorgiva”, nasce cioè in pianura da “polle” di acqua limpida e potabile, ricca di sostanze minerali, di temperatura tra i 12°e 14°. E’ quest’acqua di risorgiva che viene utilizzata per la coltivazione del famoso Radicchio di Treviso IGP, del Radicchio Variegato di Castelfranco Veneto e dell’Asparago di Badoere!

 La vegetazione presente lungo la “fascia delle risorgive”, ma anche lungo tutto il percorso, è costituita da prati asciutti, prati umidi, vegetazione di tipo palustre, piante sommerse e natanti: un vero paradiso per una fauna stanziale che nidifica in questo Parco protetto e anche per molti uccelli migratori che provengono dal nord europa e sostano per riposarsi.

E’ presente una colonia di aironi – airone cinerino, airone guardabuoi, garzette – che attira l’interesse di molti birdwatchers e amanti della fotografia, oltre ad un gruppo di oche migranti che ho avuto la fortuna di vedere. E’ proprio nel periodo primaverile che si possono osservare le folaghe, le gallinelle d’acqua e le morette – anatre tuffatrici molto rare – con una miriade di pulcini appena nati al seguito. Che meraviglia!

Da non perdere assolutamente per gli amanti della bicicletta e delle passeggiate:

Il GIRASILE è un percorso a mobilità lenta (a piedi, in bicicletta, in barca) che attraversa tutto il Parco del Sile dalle sorgenti a Caposile. Ci sono ben 7 itinerari che si possono percorrere in quest’area e che permettono di conoscere i 4 “Tesori del Sile”:

Il Girasile “nel Gusto” per approfondire il collegamento tra questo fiume e le produzioni tipiche agricole che ho già citato. Accoglienti trattorie per degustare il meglio della cucina trevigiana.

Il Girasile  “nella Natura” che tocca diverse oasi naturalistiche – oasi naturalistica del Mulino di Cervara.

Il Girasile “nell’Arte“, che collega le aree architettoniche e archeologiche di Altino, le strade romane – Via Claudia Augusta e via Annia – il “Cimitero dei Burci“, i singoli mulini e le fornaci.

Il Girasile “nell’acqua” che descrive un tragitto fluviale incantevole.

ciclopedonale-passeggiate-lungo-il-sileVi consiglio il percorso ciclo-pedonale delle “Restere” per un’escursione a piedi o in bicicletta. Non è molto lungo e fattibile anche dai bambini.

Le Antiche Restere erano le strade sterrate lungo gli argini del fiume Sile utilizzate in passato per trascinare i “burci“- pesanti imbarcazioni in legno per il trasporto delle merci – nella risalita del fiume fino al punto dello scarico delle merci. Il burcio  era tirato mediante funi da cavalli, buoi e uomini posti sulle strade (le restere) ai lati dell’imbarcazione. Se il burcio era molto carico venivano impegnati fino a 12 animali.

cimitero-burci-passeggiate-lungo-sileE’ proprio in direzione di Casier, allegro paesino lungo il percorso che giunge a Caposile, che si incontra il “Cimitero dei Burci”, il luogo in cui queste barche vennero affondate nel 1970 e sostituite dal trasporto in gomma.

Oltre il percorso ciclo-pedonale, è possibile percorrere il tragitto via acqua, in canoa, in imbarcazioni ecologiche o affittando una houseboat che vi condurrà nella Laguna di Venezia per una vacanza di più giorni. Indimenticabile!

Copyright foto articolo: Carla La Rocca

Caccamo: il Borgo Medievale a Palermo

Città poco battuta dai percorsi turistici tradizionali siciliani, Caccamo rappresenta, a mio avviso, una chicca che purtroppo non tutti conoscono o hanno il tempo di conoscere. Non sono molti, quindi, i forestieri che si incontrano fra le strade del borgo e quei pochi in cui ci si imbatte hanno probabilmente qualche parente in zona oppure hanno avuto la fortuna di conoscere qualcuno dei dintorni che lo ha spinto a visitarlo. Solitamente è una delle tappe in programma quando qualche amico “polentone” viene a farci visita ed è proprio quello che voglio fare adesso con voi.

Forse alcuni di voi leggendo Caccamo avranno probabilmente pensato a Felice, uno dei tanti personaggi interpretato da Teo Teocoli negli anni novanta. In realtà Caccamo è anche un piccolo borgo medievale di poco più di 8.000 abitanti che sorge su un costone roccioso nella provincia di Palermo a circa 500 m sul livello del mare. Per raggiungerlo, bisogna percorrere la Termini – Caccamo, una strada che, dalla città di Termini Imerese, si snoda come un serpente fino a raggiungere Caccamo. La sua conformazione, caratterizzata da numerosi tornanti si presta perfettamente alle gare automobilistiche. È stata infatti per anni la tappa di una crono scalata e che periodicamente viene riproposta ancora oggi nel periodo di agosto. Vi consiglio però di evitare di provare anche voi l’ebbrezza della guida in stile rally!

Una volta raggiunto il paese, basta salire lungo il corso principale che porta fino al centro storico, prima del quale è consigliabile parcheggiare la macchina e proseguire a piedi. Si fa presto infatti a raggiungere il Castello feudale, il più grande della Sicilia e simbolo della città, attorno al quale ruota tutta la sua storia. La sua posizione strategica domina tutta la vallata del fiume San Leonardo e la sua maestosità rispecchia la potenza e la ricchezza dei signori di un tempo.

Ci sono diverse leggende legate a questo castello che lo rendono ancora più affascinante e suggestivo. Tra quelle più note vi è quella che racconta la storia della figlia di un Signore del castello innamorata di un soldato. Quando i due furono scoperti, il padre fece giustiziare il ragazzo e rinchiudere la figlia in un convento dove morì di dolore. Si dice che, da allora, lo spirito della ragazza durante ogni luna piena vaghi per il castello con un melograno invitando, con una filastrocca, chi si imbatte nello spirito a mangiare tutti i chicchi, senza toccare il frutto con le mani e senza farli cadere a terra con l’auspicio di trovare come compenso un tesoro.
Proprio alle pendici del castello, dove un tempo sorgevano i granai, si trova il ristorante – pizzeria  ‘A Castellana famoso, oltre che per la sua pizza e per i suoi piatti tipici della tradizione siciliana, anche per il suo arredamento interno, tutto in stile rurale con attrezzi e strumenti legati alla tradizione agricola.

Sempre legata al castello è una delle manifestazioni più importanti del paese, ovvero “La Castellana di Caccamo”: si tratta di un lungo corteo nel quale si ricordano i nobili che si sono susseguiti nel corso di otto secoli. La manifestazione è costituita da un lungo corteo che vede sfilare i signori con costumi d’epoca seguiti da dame, cavalieri, soldati, trombettieri e paggi con gli stemmi delle varie. Tradizione vuole che una bella ragazza caccamese venga insignita del titolo di “Castellana” e, simbolicamente, prenda possesso del Castello avendone affidate le chiavi.

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Continuando a salire per il corso principale, sulla destra, scendendo una scalinata, si trova la bellissima chiesa di San Benedetto alla Badia. Il suo aspetto esterno poco appariscente spinge spesso i visitatori frettolosi a passare oltre ma lascia a bocca aperta quelli più curiosi, che si spingono oltre il suo portone a scoprire questo gioiello di arte barocca. Nella zona sottostante la chiesa, vicino l’antico macella della città, potrete avere l’ebbrezza di passare attraverso uno dei vicoli più stretti d’Italia di soli 63 centimetri. Se avete intenzione di attraversarlo, sarebbe il caso di farlo prima di assaggiare le prelibatezze che il borgo offre. 

Caccamo è infatti famosa nel circondario per la sua salsiccia. Particolarmente conosciuta è quella della “Antica Macelleria Canzone”, una macelleria storica, fondata nel 1918, che prepara la salsiccia dei tipi più svariati: con il pistacchio, le noci e addirittura il miele dell’ape nera sicula prodotto dall’apicoltore Carlo Amodeo della vicina Termini Imerese. Tipica è la sagra della salsiccia che si tiene ad ottobre, in occasione della quale gente da tutta la provincia si riversa per le strade girovagando per i vicoli del borgo con uno sfizioso “paninu ca sasizza” in mano in mezzo ad un tripudio di fumo, sapori e odori che si spandono tra le strade medievali del borgo.

Dopo il nostro sali e scendi per le vie del borgo è d’obbligo un momento di relax, quindi riprendiamo la macchina e partiamo alla volta del lago Rosamarina, posizionato a circa 3 km dal centro. Si tratta in realtà di uno dei più grandi laghi artificiali della Sicilia, creatosi dopo la costruzione della diga che rappresenta la più importante risorsa idrica della città di Palermo. Il complesso della diga offre molte opportunità di svago e relax per grandi e piccini. L’impianto è infatti attrezzato per escursioni, sport acquatici come la canoa, pesca e campeggio.

Ovviamente per i più “stanchi”, c’è la possibilità di ordinare un cocktail al bar e di sorseggiarlo a bordo piscina ammirando il seducente spettacolo del lago al tramonto ripensando a quel bel giovane caccamese conosciuto al bar che sicuramente si chiamerà Giorgio.. come il 90% degli abitanti di Caccamo!

Nettuno: storia, mare e relax alle porte di Roma

Siamo in una località marittima sul litorale laziale. Nettuno è una piccola cittadina, giovane, allegra, ricca di locali e ristoranti che si concentrano sia al porto turistico, che sul lungo mare, ma anche nelle stradine centrali e soprattutto nel borgo medievale.
È forse quest’ultimo la maggiore attrattiva che si popola soprattutto di sera quando dai numerosi ristoranti tra le mura provengono profumi di cucina mediterranea. Per i lettori più appassionati, vi è una libreria, aperta anche nelle ore serali, ma non mancano gelaterie e yogurterie per rinfrescare il palato passeggiando tra i vicoli illuminati di luci soffuse.

litorale-laziale-nettuno-comuneSono due le scalinate principali che conducono dal borghetto al porto: una si diparte dalla piazzetta principale su cui spicca una delle torri, mentre l’altra è più interna e passa accanto alla Fontana Vecchia, illuminata da giochi di luci colorate e visitabile su richiesta con tour nell’acquedotto sotterraneo indossando il caschetto come veri speleologi.

Il porto turistico, dominato dal palazzetto della Guardia Costiera, accoglie decine e decine di barche – dai motoscafi, alle barche a vela agli yacht più lussuosi – disposte in fila lungo gli attracchi che donano una visione architettonica prevedendo sullo sfondo il Santuario di Nostra Signora delle Grazie e di Santa Maria Goretti e il monumentale, nonché particolare, Hotel Scacciapensieri.

Nettuno-internoNettuno si anima soprattutto durante i mesi estivi in cui i villeggianti e i locali possono ritrovarsi ai numerosi eventi organizzati dalle associazioni territoriali, ammirando i fuochi d’artificio in riva al mare, passeggiando tra le bancarelle di vestiti, libri e oggettistica, oppure assistendo il 15 di agosto alla processione della Madonna sulle acque marine.
Essendo una cittadina sul litorale, il turismo che si rileva è prevalentemente quello balneare, ma non manca chi fa tappa proprio a Nettuno per visitare il suddetto Santuario, meta religiosa, oppure i luoghi di commemorazione in onore dei caduti della Seconda Guerra Mondiale, quale il Monumentale Cimitero Americano (American War Cemetery).

Forte-sangallo-daylight-nettunoInfine l’ultimo baluardo turistico della cittadina è costituito dal Forte Sangallo, costruito tra il 1501 e il 1503 da Antonio da Sangallo su volere di Cesare Borgia a scopo difensivo. Al suo interno è ospitato il Museo dello sbarco e il Museo Antiquarium con la sezione paleontologica e romana aperto e visitabile secondo il calendario stabilito dal Comune. Il sito accoglie manifestazioni culturali e artistiche. Proprio di fronte, vi è invece la chiesa di San Francesco, risalente al XIII secolo ed eretta su una precedente struttura romana. Al suo interno è conservata una tela del pittore Andrea Sacchi, risalente al 1624.

forte-sangallo-comune-nettunoChi ama le scampagnate nel verde, invece, potrà trovarsi a proprio agio spostandosi poco oltre Nettuno città, verso l’estesa zona militare, dilettandosi con una passeggiata rigenerante al laghetto Granieri, al Bosco Foglino oppure visitando la spiaggia di Torre Astura, da pochi anni riaperta al pubblico, che offre visuali spettacolari al tramonto con l’omonima torre costruita intorno al 1200 e passata di proprietà tra diverse famiglie nobili, tra cui i Caetani, i Colonna e gli Orsini.

Copyright foto 1-4: Cristina Cumbo

Copyright foto 5 e 6: comune.nettuno.roma.it

Copyright galleria di foto: Cristina Cumbo + come.nettuno.roma.it

Infreschi: il paradiso a portata di mano

baia-infrechi-escursione“I Mari del Sud”: spesso con quest’espressione la mente vola verso luoghi lontani ed esotici. Eppure, a volte non serve fare il giro del pianeta per trovarli: ci sono angoli del Bel Paese che hanno lo stesso appeal, la stessa, grande bellezza … e sì, sono a Sud!

In Campania, precisamente nella parte più meridionale di questa regione splendida, c’è uno di questi angoli: il suo nome è Area Marina Protetta di Costa degli Infreschi e della Masseta.

Con questa denominazione si intende il tratto di costa che, dalla Punta dello Zancale a nord e Punta Spinosa a sud, in territorio di pertinenza dei comuni di Camerota e San Giovanni a Piro, in provincia di Salerno, comprende Punta degli Infreschi e Porto Infreschi, un’insenatura che si apre lungo le ripide pareti rocciose del litorale orientale di Marina di Camerota.

L’area è un tesoro nel tesoro, in quanto l’Area Marina Protetta rientra completamente nel  territorio del Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni, dichiarato dall’UNESCO Patrimonio dell’Umanità.

Tutta la costa è un susseguirsi di spiagge, insenature, rade, sorgenti d’acqua sottomarine, di grande interesse naturalistico e rara bellezza. Per questa ragione la spettacolare Area Marina Protetta è una delle più importanti di tutto il Mediterraneo, dove altissima è la biodiversità: la Costa degli Infreschi è infatti una delle zone meno urbanizzate dell’intera Italia meridionale. Proprio in virtù del grado di eterogeneità ambientale unico, è stata dichiarata Sito d’Importanza Comunitaria (SIC) sottoposto a Protezione Speciale.

Le sue acque limpidissime creano una tavolozza di colori che virano dal turchese al cobalto, al giada, al verde smeraldo, toni che variano anche in virtù delle sorgenti di acqua dolce, che dalle cavità ipogee sbucano in mare, dando all’acqua una diversa temperatura a seconda del punto di immersione. La qualità delle acque è garantita dalla massiccia presenza di Posidonia Oceanica, e i fondali pullulano perciò di specie rare, rarissime e altrove a rischio estinzione: i molluschi Dizoniopsis micalii, Granulina boucheti, i piccoli policheti Lumbrinereis nonatoi e Syllis truncata cryptica, la pinna nobilis, il bivalve più grande del Mediterraneo, che vive, appunto, laddove trova estesi posidoneti. E poi ancora la lampreda marina (Petromyzon marinus), alcune specie di cernie come la cernia bianca (Epinephelus aeneus), la cernia dorata (Epinephelus alexandrinus) e la cernia nera (Epinephelus caninus). Non è per niente difficile avvistare delfini, attratti dall’abbondanza di pesce. Da ricordare inoltre che questa zona si trova sulle rotte migratorie di numerose specie di uccelli, e qui alti si vedono volare il Cormorano, il Gabbiano reale, il Gabbiano corso, il Gabbiano roseo, il Mignattino, la Gavina, il Beccapesci e il Martin Pescatore.

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Le tantissime grotte presenti lungo tutta la linea di costa rivelano fenomeni di carsismo erosivo, tanto più interessanti, da un punto di vista geologico, se si pensa che le rocce carbonatiche poggiano su strati più profondi, caratterizzati da vulcanismo residuo: l’area è infatti situata a circa 40 miglia dai vulcani sottomarini di Monte Palinuro e Monte Marsili, uno dei più grandi vulcani sottomarini attivi dell’intero Mediterraneo, sulla cosiddetta “linea dei vulcani”, che unisce il Vesuvio e la zona flegrea all’Etna, passando anche per le Isole Eolie. Tra le più belle, Grotta Azzurra, Grotta del Noglio, Grotta degli Infreschi e la più conosciuta Grotta dell’Alabastro, accessibile attraverso un percorso subacqueo che è un vero paradiso per gli appassionati di immersioni.

L’incantevole paesaggio così creato, dove continuamente spiagge ed anfratti cedono passo a cale e grotte, oltre all’indubbio valore naturalistico ha un altissimo valore storico – antropologico.

Queste grotte, infatti, raccontano una storia che comincia con la comparsa dell’uomo stesso su questo pianeta. Presenza che non si è mai interrotta, dalla Preistoria alla Storia ai nostri giorni.

Oltre mezzo milione di anni fa, erano rifugio dell’Homo Camerotaensis, coevo dell’Uomo di Neanderthal: alcuni resti vennero ritrovati nel 1954. D’altra parte, tutta la costa presenta importantissime tracce preistoriche: particolarmente degne di menzione, la Grotta della Cala o dell’Uomo preistorico e la Grotta delle Noglie, raggiungibile solo via mare. Vicino Capo Grosso, sempre intorno agli anni ’60, è stata scoperta una duna fossile, che ha restituito resti del periodo Paleolitico e Neolitico. A poca distanza, è emersa invece un’acropoli greca, databile al VII –VI sec.a.C.

In epoca romana, poi, il porto naturale di Infreschi era al centro delle rotte navali mediterranee, e l’ampia Grotta degli Infreschi, situata nell’angolo settentrionale dell’insenatura, con la sua fonte di acqua dolce e fredda era usata come una sorta di frigorifero ante litteram.

Il toponimo “Infreschi” deriva  dai vari “Linfreschi”, “Li freschi”, “Amforisca” usati a partire dal Medioevo: quest’ultimo, specialmente, fa riferimento all’Anfresca, luogo dove veniva lavorata l’argilla con la quale si realizzavano manufatti, prodotti ancora oggi.

Per visitare questi posti, il modo migliore è la barca: molti punti sono infatti  raggiungibili solo via mare, e ogni giorno partono escursioni verso Infreschi dai porti di Palinuro, Marina di Camerota e Scario. È possibile inoltre seguire un sentiero che porta alla Spiaggia del Marcellino e all’imponente bellezza del Vallone del Marcellino, con le sue guglie di pietra che si innalzano verso il cielo e il suo folto bosco di lecci.   

I viaggiatori che decideranno di lasciarsi sopraffare dalla rara bellezza di luoghi come Cala Bianca, Spiaggia del Pozzallo, Cala Santa Caterina, Piscina degli Iscolelli, Spiaggette della Masseta, orto botanico naturale del Marcellino, Baia Infreschi con la Cappella di San Lazzaro… andranno via con la sensazione di aver fatto tappa in un autentico paradiso terrestre.

 

Cosa vedere ad Aosta: itinerario di un giorno

Adagiata in mezzo alle Alpi, custodita dai giganti, troviamo la più piccola città d’Italia: stiamo parlando della magnifica Aosta. Seppur piccola, questa cittadina è un piccolo gioiello alpino e motivo di grande vanto per il nostro Bel Paese. Andiamo quindi a scoprire che cosa vedere ad Aosta in un giorno.

Un po’ di storia

Aosta è conosciuta anche con il nome di Roma del Nord. Questo nomignolo deriva dalle sue antichissime origini, giust’appunto, romane. La cittadina fu costruita con lo scopo di rafforzare e confermare il controllo romano nel Nord Italia. Aosta porta ancora ad oggi queste testimonianze.

Arco di Augusto

Appena arriverete in città vi troverete di fronte l’Arco di Augusto. Questo è il simbolo indiscusso dell’Aosta romana. L’Arco di Augusto è tra i più importanti resti romani del capoluogo. Decorato da rilievi, fu costruito nel 25 a.C. per commemorare le vittorie delle truppe romane. L’arco si trova in prossimità del fiume Buthier e si trova sulla via delle Gallie che un tempo univa Italia e Francia.

Ponte Romano

Venendo dalla Bassa Valle, incrocerete il Ponte Romano. Il ponte attraversa l’antico torrente Buthier. Il torrente, nel corso del Medioevo, ha cambiato sede. Il Ponte Romano è perfettamente conservato al punto da rendere ancora visibili gli alloggiamenti delle travi che in passato lo sorreggevano. Le credenze popolari attribuiscono la sua costruzione al diavolo.

Porta Praetoria

Superato l’Arco di Augusto, ci si imbatterà subito in Porta Praetoria. Essa è la monumentale porta situata nella parte orientale della città di Aosta. Perfettamente conservata, la Porta si presenta al visitatore con due serie di tre archi: uno più grande al centro e due minori ai lati. L’arco centrale era destinato ad accogliere i carri, mentre i due laterali per far passare i pedoni. Sopra gli archi si trovano i torrioni, dove le sentinelle passeggiavano avanti e indietro per far da guardia alla comunità. Porta Praetoria è probabilmente la più grande porta romana mai rinvenuta.

Teatro Romano

Proseguendo, vicino alla Porta si trova il Teatro Romano. È uno dei maggiori capolavori di architettura romana. Ciò che purtroppo resta è la facciata dell’edificio, caratterizzata da arcate e finestre tipiche dell’arte di questo periodo storico. Anche dell’interno del teatro è rimasto poco: delle numerose scalinate destinate ad accogliere il pubblico oggi restano solo sei gradini inferiori e due più grandi che erano destinati all’orchestra. Dietro di essi, si trovava l’edificio scenico. Sono pervenute solo le fondamenta. Gli studiosi pensano che nel Teatro Romano di Aosta si potessero accomodare a godersi gli spettacoli alcune migliaia di persone.

Da qui, non potete assolutamente perdere la vista al Cripto Portico Forense. Si tratta di un’altra testimonianza di stampo romano. Esso era il punto di collegamento tra i due tempi dedicati a Giove e all’imperatore Augusto e a Giunone e Minerva.

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Piazza Èmile Chaunoux

Portando avanti la passeggiata per il centro storico di Aosta, giungerete poi alla piazza principale della cittadina, nonché cuore della stessa: Piazza Èmile Chaunoux. Essa si trova proprio nel zona centrale e un tempo si chiamava piazza Carlo Alberto. Inseguito, venne intitolata ad un martire trucidato nel periodo nazifascista. Sulla piazza si affacciano importanti edifici come ad esempio il Municipio (Hôtel de Ville) e la casa di Xavier de Maistre. Qui risiede anche lo storico Caffè Nazionale, proprio sotto i Portici del Municipio. Il Caffè nazionale sorge a metà Ottocento sui resti del convento di San Francesco e ancora oggi conserva la sala circolare in stile gotico.

Le chiese di Aosta

Prima fra tutte è l’indiscussa Cattedrale di Aosta. Si tratta di uno scrigno di tantissimi tesori artistici, come ad esempio affreschi e mosaici. Affianco alla chiesa si trova il Museo del Tesoro di Aosta e il chiostro.

Un altro monumento più bello di Aosta è senza dubbio la Collegiata di Sant’Orso. In stile medievale, è caratterizzata dalla presenza di un chiostro istoriato con delle colone capitellate. Su di esse si trovano delle illustrazioni del Vangelo e del Vecchio e del Nuovo Testamento. 

Assolutamente da non perdere è anche la Basilica Paleocristiana di San Lorenzo, annessa all’omonima chiesa. Fu costruita per ospitare le salme dei primi vescovi della cittadina. Ciò che oggi si può visitare, altro non sono che i resti di questa Basilica, distrutta da un incendio. 

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Area megalitica di Saint-Martin-de-Corléans

L’area megalitica di Saint-Martin-de-Corléans è uno dei siti archeologici più interessanti di Europa. Con importanti testimonianze che vanno dal Neolitico ad oggi. L’area è visitabile ed è presente anche un museo con un particolare percorso espositivo.

Se desideri maggiori informazioni su orari, biglietti o sull’area megalitica in generale, visita il sito della regione

Cosa mangiare ad Aosta

La cucina di Aosta è caratterizzata da sapori semplici, ma decisi. Tra i piatti tipici del luogo spiccano i chnéfflene, simili a gnocchi fatti di pastella e immersi nella fonduta con panna e speck. Un classico di questa zona è assolutamente la polenta e da non sottovalutare il risotto con la fontina e le castagne. Nel tavole valdostane un must assoluto, dovuto al clima freddo montano, è assolutamente la zuppa: tantissime le varietà, gli ingredienti e i gusti.

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Aosta è una magnifica cittadina da visitare in qualsiasi periodo dell’anno. In estate, è perfetta per coloro che cercano fresco, relax e vogliono passare del tempo in mezzo alla natura incontaminata. In inverno, si trasforma completamente e diventa un luogo magico soprattutto nel periodo natalizio. Soprattutto grazie al paese stesso che pare uscito dal mondo delle fiabe, ma anche per i magnifici mercatini locali di Marché Vert Noël.

Costa Viola: le spettacolari acque della costa meridionale calabra

Andiamo a scoprire un altro angolo paradisiaco della costa italiana. Stiamo parlando di quella chiamata Costa Viola. Si tratta di un tratto di litorale nella Calabria meridionale che comprende prevalentemente la provincia di Reggio Calabria. Si estende per circa 35km di fronte allo Stretto di Messina. Le spiagge che ne fanno parte sono luoghi meravigliosi poco frequentati, dove regna la quiete e natura incontaminata. Costa viola si suddivide in quattro principali località: Scilla, Bagnara Calabra, Palmi e Seminara.

Caratteristiche di Costa Viola

Il nome di questo luogo deriva indubbiamente dalle sfumature violacee che assume qui il mare. Un ambiente magnifico che passa dalla montagna al mare in un batter d’occhio. Il crinale roccioso dell’Aspromonte, dominano su questo tratto di costa finendo poi a strapiombo sulle acque viola che bagnano la costa. Una fitta macchia mediterranea ricompre quest’area e per coronare il panorama, all’orizzonte si vedono chiaramente le Isole Eolie e lo stretto di Messina. Le correnti di quest’ultimo sono la ragione per cui le acque qui siano limpide e trasparenti. Molto diffusa, specialmente a Scilla, è la pesca del pesce spada, praticata da migliaia di anni. La Costa Viola è anche sede di miti e leggende: sullo stretto, durante le giornate molto calde, c’è l’illusione che la costa sicula si avvicini a quella calabra. Questo fenomeno, paragonabile a una sorta di miraggio, viene chiamato fata morgana.

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Le località

SCILLA– È una delle più conosciute tra le mete elencate nella zona a livello turistico. Questa località è ben attrezzata ad accogliere i turisti offrendo loro ogni tipo di confort. Scilla inoltre fa parlare di sé anche per cultura e leggende, oltre che per la sua inestimabile bellezza. (leggi anche Cosa vedere a Scilla: la terra dei miti).

BAGNARA CALABRA- Sorge ai piedi dell’Aspromonte, in mezzo a due speroni rocciosi. Questa località vanta di una lunga spiaggia sabbiosa il cui mare diventa di color violaceo. Se stai cercando un luogo dove alloggiare durante la tua visita in Costa Viola, questa è la location perfetta. Nel corso degli anni, Bagnara Calabra è diventata una vera e propria città balneare, ricca di residenze estive e di strutture recettive pronte ad accogliere viaggiatori da ogni dove.

PALMI– Questa città è stata colpita per ben due volte nel corso della storia da forti scosse sismiche (la prima nel 1783 e la seconda nel 1908). Oggi la cittadina è completamente costruita seguendo i criteri antisismici, in modo da contenere al meglio possibile i danni dei terremoti. Sebbene molto del patrimonio artistico e culturale di questo luogo sia andato distrutto, Palmi conserva ancora le sue antiche tradizioni e un panorama mozzafiato conosciuto con il nome di “balcone sul Tirreno”.

SEMINARA- Questa cittadina, dal canto suo, è conosciuta per essere il luogo che ospita più opere di scultura del ‘500 in Calabria, anche se purtroppo il terremoto ha colpito anche questa zona, distruggendo parte di questo patrimonio artistico. Seminara è un luogo quasi magico: questo borgo si presenta immerso al verde della macchia mediterranea. Il mare e le spiagge qui sono di una bellezza unica. I fondali danno molto da vedere agli amanti delle immersioni. Le spiagge, fine e dorate, sono accoccolate in mezzo alle rocce e alle grandi scogliere, il tutto bagnato da un mare cristallino con le sfumature violacee tipiche di questa zona.

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Cosa fare in Costa Viola

Le attività da fare in questa zona sono veramente innumerevoli e adatte a tutti. Oltre a visitare le bellissime località di mare e i centri storici dei borghi e dei paesi che vi sorgono, ci sono molte attività da praticare all’aria aperta. Consigliate le escursioni in canoa in zona Scilla, dove un ente competente vi noleggerà le canoe e vi indicherà strepitosi itinerari da seguire. Se invece preferite camminare, la scogliera sul versante Sant’Elia offre sentieri di trekking che si snodano tra Bagnara Calabra e Palmi. Vi ritroverete immersi nella natura incontaminata con il mare da un lato e la collina dall’altro. Feste e sagre sono praticamente all’ordine del giorno nelle quattro località principali di Costa Viola, dove oltre al divertimento e all’accoglienza tipica del sud, potreste assaggiare piatti tipici e sapori caratteristici della Calabria.

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La Costa Viola è veramente un pezzo di paradiso che Madre Natura ci ha regalato in Italia. Che aspetti? Organizza ora la tua visita in Calabria!

Cosa vedere a Terni in Umbria

La città di Terni si trova nel sud dell’Umbria quasi al confine con il Lazio. Dalle rovine romane alle meravigliose cascate, l’intera provincia di Terni merita una visita. La cosa migliore è che non è quasi mai sovraffollata di turisti! Conosciuta sia come la “Città dell’acciaio” che come la “Città degli innamorati”, ecco una semplice guida su cosa vedere durante la visita.

Il Centro storico di Terni

Il nostro tour inizia con un passato molto distante nell’epoca Romana. Ancora visibile e visitabile vi è l’anfiteatro. Alcune delle mura originarie sono ancora intatte mentre altre porzioni mostrano distintamente le aggiunte apportate nel corso dei secoli successivi.

Gran parte di Terni è stata gravemente danneggiata durante la seconda guerra mondiale perché era un’importante città industriale responsabile della produzione di acciaio che purtroppo la rendeva un obiettivo primario.

La Cattedrale di Santa Maria Assunta di Terni fu edificata su una chiesa del primo romanico. La maggior parte di ciò che vediamo oggi fu realizzato tra il XV e il XVI secolo. All’interno, troverai un magnifico organo che si pensa sia il progetto del grande Gian Lorenzo Bernini.

Un’altra chiesa da non perdere è quella di San Salvatore. Considerata anche romanica con aggiunte successive, le origini di San Salvatore risalgono in realtà all’epoca romana. Gli scavi hanno portato alla luce una domus romana e altri importanti reperti. L’interno è splendidamente affrescato.

Se ti stavi chiedendo perché Terni è anche conosciuta come la “Città degli Innamorati”, è perché è la città natale di San Valentino. Nato a Terni nel 226 dC, Valentino fu martirizzato a soli 42 anni lungo la strada romana, la Via Flaminia.

La storia vuole che il suo corpo fu riportato proprio a Terni, la sua città natale, e sepellito dove oggi troviamo la grande Basilica di San Valentino (anche se i suoi reperti non si trovano più qui). La facciata vista da oggi fu completata durante la XIX secolo. 

Archeologia

L’antico sito e città romana di Carsulae è un altro must e si trova a pochi chilometri dal centro storico di Terni. Gli scavi mostrano che questa antica città risale al III secolo a.C. e probabilmente prosperò fino al V secolo d.C. I biglietti sono disponibili online sul sito ufficiale.

La Natura

Il nome latino di Terni era Interamna che significa “tra due fiumi” e fa riferimento al fiume Nera e al torrente Serra.

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Le Cascate delle Marmore sono tra le più belle d’Italia e detengono il record di cascate artificiali più alte del mondo. Sebbene non siano naturali, il loro salto di 165 metri nel fiume Nera è a dir poco spettacolare. Pensare che le cascate fossero l’ennesima opera dell’ingegneria romana nel III secolo è sbalorditivo. Ancora oggi la sua forza è utilizzata per generare energia idroelettrica. Le cascate si trovano all’interno del Parco Fluviale del Nera, dove si può praticare il trekking, rafting, ed equitazione sopratutto durante i mesi estivi. 

Il Lago di Piediluco dista  a soli 15 km da Terni. Il borghettino di meno di 600 abitanti si affaccia sul lago naturale. Da non perdere la bella Chiesa di San Francesco eretta nel 1338 in onore della visita del santo al paese. Oggi Piediluco si trova sul percorso noto come la Via di San Francesco.

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La magnifica fortezza Albornoziana risale alla metà del 1300 e offre una fantastica vista sul lago, sulla vallata circostante e sulle montagne. Piediluco è tutto l’anno sede di allenamento della squadra olimpica di canottaggio e nei mesi estivi è possibile praticare canoa, kayak, windsurf, pesca e vela.

Consigliamo…
L’Agriturismo Santa Serena a Cerreto di Spoleto a solo un’ora da Terni!

Dalla struttura puoi visitare…

a 30 km

Spoleto
a 68 km  Assisi
a 120 km  Gubbio
a 20 km  Parco Nazionale dei Monti Sibillini
a 85 km  Perugia
a 25 km  Cascia
   

 

 

 

 

 

Trieste: il mare in città

Trieste, soprattutto d’estate, è meta di molti turisti attirati dalla storia e dell’atmosfera mitteleuropea che vi si respira, dai numerosi monumenti e musei, dai caffè letterari e dalle viuzze costellate di negozietti artigiani e osterie.

Ma per i “locals”, come si auto-definiscono i suoi abitanti, Trieste d’estate significa soprattutto una cosa: fuggire al mare, senza peraltro allontanarsi dalla città.

Oltre alla splendida costiera che si estende fino a Sistiana, i luoghi preferiti dai triestini sono i “bagni” (stabilimenti balneari) presenti direttamente in città o appena fuori dai confini cittadini, comodamente raggiungibili in autobus.

Per chi non vuole spostarsi dal centro, i bagni “Lanterna” e “Ausonia” sono facilmente raggiungibili anche a piedi e offrono esperienze particolari e molteplici attività, tanto che è prassi consolidata andare al lavoro muniti di borsetta con costume da bagno e asciugamano, per fiondarsi al mare appena finito.

Il bagno “Lanterna” è uno dei più amati dai triestini, che lo chiamano “El Pedocin” (i pedoci in triestino sono le cozze, che colonizzano tutta la costa) e lo frequentano anche nella stagione invernale. La principale caratteristica di questo bagno, che lo rende unico in Italia, è che sopravvive la divisione netta tra la spiaggia destinata alle donne e quella degli uomini: all’ingresso, dopo aver pagato un ticket di 1.00 €, le signore si dirigono a sinistra e gli uomini a destra.

Pedocin-stabilimenti-balneari-triesteUn muro di un paio di metri garantisce la completa privacy delle due spiagge, e vi è pure una rete che entra in acqua per evitare “incursioni” via mare. Qui le donne di Trieste si ritrovano per chiacchierare in pace e giocare a carte, mentre le mamme possono rilassarsi senza temere che i bambini si allontanino troppo; gli uomini da canto loro si godono le partite a scacchi e le accese discussioni sulle ultime notizie pubblicate sul “Piccolo”, il giornale di Trieste.

Sebbene il mare qui non offra la profondità tipica della scogliera triestina, trascorrere un paio d’ore al Pedocin è un’esperienza unica e sicuramente divertente, tanto che vi hanno girato anche un documentario: “L’ultima spiaggia”, presentato al Festival di Cannes nel 2016.

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Ausonia

Per chi vuole rimanere più sul “classico”, l’Ausonia è uno stabilimento balneare in grado di soddisfare tutti i gusti: pontili in legno e terrazze per prendere il sole, accesso al mare direttamente dalla spiaggette di sassi, piattaforme per i tuffi, piscine con acqua di mare, spogliatoio, baretto e ristorante vista mare. In più, cosa che la gente del posto adora, da giugno ad agosto è possibile accedere a corsi di yoga,  thai-chi, zumba, danza country ecc. e farsi fare un massaggio in riva al mare grazie alle associazioni benessere della città che mettono a disposizione le loro competenze –ad offerta libera- per far conoscere la propria attività. Per chi vuole solo “curiosare” o godersi una birretta fresca o uno spritz (acqua frizzante e vino, con le varianti locali che prevedono il pompelmo o l’aranciata al posto dell’acqua), una parte dello stabilimento con accesso al mare è accessibile gratuitamente.

Il consiglio quindi è quello di “ritagliare” nelle vostre giornate di visita uno spazio per fare un tuffo, magari ponendola come meta finale di una passeggiata che partendo da Piazza Unità d’Italia (la più grande piazza d’Europa direttamente aperta sul mare), e passando davanti al Salone degli incanti, sede di numerose esposizioni artistiche, vi porti a percorrere tutte le “rive” (così viene chiamata la strada che costeggia il mare) fino a raggiungere prima il bagno Lanterna e poi l’Ausonia. Quasi obbligatoria una tappa intermedia al museo Revoltella, con un’interessante collezione di arte moderna.

Al rientro, facilissimo trovare in zona un posticino dove cenare, scegliendo tra la ricchissima proposta di ristoranti di pesce, cucina tipica in stile austriaco e pizzerie presenti lungo tutte le “rive”.

Copyright foto 1: discover-trieste.it

Copyright foto 3: macridetoni.it

Continua a leggere notizie su questa bellissima città del Fiuli Venezia Giulia!

Visitare Calangianus: un piccolo paese nel cuore della Gallura

A nord est della Sardegna, nella zona della Gallura e immerso in mezzo agli alberi da sughero tipico della tradizione di questa terra, ecco che troviamo il piccolo paesino di Calangianus. Scopriamo di più!

Dove si trova Calangianus

Calangianus è un paese situato a 560 metri sul livello del mare, in un altopiano che del Monte Limbara, fa parte del Parco Naturale Regionale, occupa una superficie di 13.000 ettari. Fa parte della provincia Olbia-Tempio e dista da Olbia appena 35 chilometri. In meno di mezz’ora di auto, si possono raggiungere le spiagge e le località più famose della Costa Smeralda.

Il centro storico di Calangianus

Il centro storico è formato da viuzze su cui si affacciano costruzioni in granito a vista. Gli edifici sono in genere a più piani e formano un reticolo viario irregolare, tipico dei vecchi centri della Gallura. È certo che si tratta di un paese antichissimo, esistente già in periodo medioevale. Il primo documento in cui si attesta l’esistenza risale al 1162, quando in una bolla del Papa Alessandro III, si cita la cappella di Santi Jacobi de Calegnano.

Nel centro storico, in una raccolta piazzetta, si trova la parrocchiale Santa Giusta del 1500. Annessi alla chiesa si trovano gli oratori del Rosario e di Santa Croce, dove è custodito un pregiato dipinto dell’Assunzione del pittore Andrea Lussu. Nell’oratorio del Rosario, si trova un interessante museo di arte sacra dove tra i tanti oggetti in esposizione si possono ammirare dipinti del 700. A breve distanza dalla parrocchiale, si trova la chiesa di Sant’Anna. Risalente al 1665 e interessata da recente restauro, è un vero gioiello costruito con granito a vista. Nella parte bassa del paese, a pochissima distanza dalla piazza principale detta Piazza del Popolo si può ammirare la chiesa di Santa Maria Degli Angeli, con annesso convento dei cappuccini, risalente al 1700.

La produzione di Calangianus

Le attività produttive sino al 1800 furono l’agricoltura e la pastorizia. A partire dal 1800 ad opera di un facoltoso imprenditore locale ebbe inizio l’attività di estrazione, raccolta e lavorazione del sughero, ancora oggi attività primaria che si sviluppa maggiormente a livello industriale, per la realizzazione di tappi e prodotti diversi usati in edilizia; a livello artigianale, si possono visitare alcuni laboratori in cui si produce una vasta varietà di oggettistica; non a caso Calangianus, viene insignita del titolo di Capitale italiana del Sughero. A tale proposito e bene segnalare l’esistenza di un museo del sughero, che si può ammirare nei suggestivi locali del citato Convento settecentesco. Tra le altre attività che nel tempo hanno dato lustro al paese non si può non citare l’attività estrattiva e lavorazione del granito. 

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Sagre ed eventi a Calangianus

Molti gli eventi legati alla tradizione e ai prodotti tipici locali. Sopratutto per quel che riguarda l’allevamento di bovini che primeggiano a livello nazionale e internazionale. Tali sagre, che prevalentemente si svolgono nel periodo estivo, attraggono ogni anno turisti italiani e stranieri che lasciano le vicine spiagge per assaporare queste delizie della terra sarda.

Tantissime poi le feste a sfondo religioso o folcloristiche che invadono le stradine del paese e che rallegrano le giornate degli abitanti e dei turisti. Come ad esempio la festa della Madonna delle Grazie e la festa di Santa Caterina ad aprile o la festa del Capidanu a settembre.

Tutte le feste religiose, da qualche anno, trovano la partecipazione costante della Confraternita di Santa Croce, che dopo circa sessanta anni ha ripreso la sua attività, partecipando a tutti i riti solenni compresi quelli della settimana Santa.

Per la festa del Santo Natale, ormai da diversi anni, l’associazione turistica CONTIAMOCI, organizza il presepio vivente. In questa occasione vengono rievocati gli antichi mestieri e gli antichi abiti. Il tutto si sviluppa in uno scenario incantevole e in locali diversi del centro storico. L’evento che richiama la presenza di migliaia di visitatori.

Altro su Calangianus

Calangianus non è solo sughero e granito. Nel suo territorio si trovano diverse avviate cantine per la produzione di vini eccellenti, dove spicca il famoso Fermentino di Gallura. Prodotto in terreni e ambienti adatti, il prodotto di queste terre è talvolta meritevole di riconoscimenti di vario genere di alto livello. L’elevato numero di bottiglie prodotte è ormai conosciuto e apprezzato in tutte le parti del mondo.

Nel territorio calangianese si trovano diversi nuraghi qualcuno in piedi, altri semi diroccati risalenti all’età del bronzo. In località Pascaréddha si trova la tomba dei giganti risalente al periodo prenurargico e, nelle immediate vicinanze, si può ammirare la “Funtana di li Paladini” risalente alla stessa epoca.

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Articolo di Giovanni Piredda