Idee per il Weekend: i consigli di dooid

 

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Il fine settimana si avvicina e tu non sai ancora che cosa fare in questi giorni? Ecco per te una lista completa degli eventi in programma in tra venerdì, sabato e domenica in Italia! Ecco i consigli di dooid e tante idee per il weekend! 

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Festival delle Tradizioni Popolari. Anche a Petralia, il Folk come stile di vita!

È proprio così, il Folk non è solamente tradizione ma è uno stile di vita! È come una droga, se entri nel tunnel non riesci più ad uscirne. Non ci provi nemmeno a smettere e se, per una qualche ragione, sei costretto ad allontanartene ne senti la mancanza. Dopo un po’ ti abitui anche a farne a meno ma, non appena in lontananza, da chissà dove, senti il suono acuto e inconfondibile di un organetto che allegramente intona uno scottish oppure ancora il suono più melodioso e suadente di una mazurka francese accompagnato da una chitarra classica che rende il tutto più armonico e coinvolgente, già ti rendi conto che i tuoi piedi non rispondono più al tuo corpo ma alla musica. 

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Petralia Sottana, vista dal Convento dei padri riformati

Il Festival delle Tradizioni Popolari – Ballo Pantomima della Cordella a Petralia Sottana ne è un esempio. Si tratta del XXXV Raduno Mediterraneo del Folklore Internazionale che si tiene ogni anno nel periodo di Agosto in questa splendida località posta all’interno del Parco delle Madonie. Durante la tipica festa del ballo della Cordella si rievocano le antiche tradizioni contadine celebrate come auspicio per un fecondo raccolto e vita matrimoniale agli sposi. La festa si sviluppa in quattro intense giornate che racchiudono eventi e laboratori dalla mattina fino a tarda sera. 
Nella mattina e nel primo pomeriggio si concentrano incontri e workshop, mentre la sera è dedicata ai concerti.
Si passa dalla tradizione popolare siciliana con concerto dei friscalettari e il divertente ballo della contradanza, alla tradizione popolare campana, nello specifico dell’area Sommese, con laboratori di tamburo a cornice e di ballo sul tamburo che rientra nel genere della meglio conosciuta tammurriata, fino ad arrivare alle tradizioni popolari francesi, anche qui con workshop di danze e laboratori di canto e ballo per bambini.

Folklore-petralia-sottana-eventiL’ultimo giorno è quello dove si svolge la festa vera e propria che consiste nella rievocazione del matrimonio tradizionale siciliano, con la cerimonia in chiesa, il corteo nuziale che dal paese sfila fino alla pineta che sormonta tutta Petralia Sottana, per concludersi con la festa con il tipico ballo della Cordella in un tripudio di nastri colorati  intrecciati da dodici coppie di ballerini al ritmo dell’allegro suono dei tamburini.
Durante queste giornate la città cambia aspetto, si anima, trovi persone di tutte le età che riempiono le strade, vedi le facce dei bambini soddisfatti e fieri del vestito tradizionale che indossano, ragazzi che con orgoglio ed entusiasmo partecipano da protagonisti agli eventi del proprio paese. Ci sono sfilate di gruppi folkloristici locali e ospiti internazionali, cucine dal mondo, presentazione di libri ed in fine i concerti. Ma non è la fine! Non basta mai. Si prende una cassa, si collega ad un telefono, si trova una piazza libera, qualche ballerino e si riparte. Forse si inizia in pochi, 6, 8 persone, ma man mano che la musica va avanti, qualche passante si ferma a guardare, sorride nel vedere la dolcezza di una mazurka, si diverte ad osservare l’energia e l’entusiasmo zompettante di una polska o una burrée, si lascia travolgere dalla vivacità e spensieratezza di uno scottish ed è lì che inizia il climax inesorabilmente crescente del ballo popolare.

petralia-folk-festival-2018Ti cattura e ti travolge nel suo vortice.
È uno scambio indispensabile di energie! Ne perdi tante, ti rendi conto di essere stanchissima ma, quelle energie che perdi nel corpo ti vengono tutte restituite nello spirito dal tuo compagno di ballo, dalla gente che ti balla attorno, dalla musica, dalla giovialità del momento, dalla voglia di ballare fino allo sfinimento, di fare amicizia e di volare..vedrai che il corpo non sentirà più la stanchezza.

I nuovi arrivati possono inizialmente essere scettici, imbarazzati perché non conoscono i passi o le persone con cui si balla, è normale, è sempre così, per questo il circolo circassiano allenta la tensione, scioglie il corpo, ti confonde, ti diverte. Sei inesorabilmente coinvolto. Quando la musica parte i ballerini corrono freneticamente in cerca del partner con cui iniziare la danza. Manca un uomo (le donne sono sempre più degli uomini). Cerca tra la folla che guarda un volontario. Non lo trovi. Ne trascini uno contro la sua volontà. Oppone resistenza. Lo rassicuri frettolosamente che i passi sono facili e che li imparerà nel giro di pochi giri, ad ogni cambio partner. Si inizia, è teso ed imbarazzato, tentenna, i passi sono incerti, sbaglia, capisce, si riprende, sorride perché ha capito il passo, lo ripete, ne sbaglia un altro, impreca ma ci riprova, ci riesce, si entusiasma, si diverte, si appassiona. A fine ballo, quando lo ritrovi, scopri un’altra persona, sudata, stanca ma sorridente con la voglia di farne un altro e di imparare nuovi passi

Non c’è età. Tutti ballano con tutti. È pura magia.

Leggi gli altri articoli sulla zona di PalermoHimeraPorticello

foto copyright: www.radunodelfolklorepetralia.it

MANIFESTAZIONE ARTIGIANATO VIVO A CISON DI VALMARINO

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Cison di Valmarino

Dal 5 al 15 agosto  a Cison di Valmarino in provincia di Treviso, tra Follina e Vittorio Veneto, si tiene una manifestazione di artigianato – ARTIGIANATO VIVO – che dalla sua nascita nel 1980 attrae migliaia di turisti non solo veneti e italiani ma anche stranieri. Si parla di un’affluenza di 400.000 persone nella scorsa edizione.

Il paese di Cison – inserito da 3 anni nel club dei BORGHI PIU’ BELLI D’ITALIA – diventa per 11 giorni un centro d’eccellenza dell’artigianato.                                                           

200 espositori  con i loro stand occupano i vicoli, i giardini, i portici e le piazze, presentano i loro prodotti, fatti rigorosamente a mano secondo la tradizione italiana e mantengono viva l’arte del “saper fare” con le mani, che in quest’epoca di trasformazione tecnologica si va via via perdendo.

In concomitanza con la manifestazione, la Proloco organizza una serie di eventi collaterali quali concerti, spettacoli di animazione, mostre e incontri letterari.

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Castello Brandolini

PARLIAMO DI CISON DI VALMARINO

Come dicevo, l’affluenza turistica è altissima anche perché tutto il territorio merita una vacanza di almeno qualche giorno e la Manifestazione Artigianato Vivo diventa un ‘occasione per esplorare questa zona bellissima.  

Cison di Valmarino si trova nella Valmareno, una vallata dominata dalle fortificazioni del Castello Brandolini, – XII secolo – diventato da anni un hotel di lusso.

I Conti Brandolini, da uomini d’armi che erano in epoca feudale, diventarono successivamente signorotti dediti all’ economia, lasciando un’impronta indelebile in tutto il  borgo.

Il cuore del centro storico è Piazza Roma, dominata da Palazzo Marcello – antica villa veneta dei dogi veneziani Marcello, famosi vincitori della battaglia di Lepanto – e dalla Loggia.

Noterete, camminando per Cison che, quasi tutte le case d’epoca, hanno le imposte rosse o marron: un rosso che qui si chiama “Rosso Brandolini”.

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Antiche Cantine Brandolini

Un altro esempio di restauro di edifici feudali, è costituito dalle “Antiche Cantine Brandolini”. Il fabbricato appare già, nelle sue linee fondamentali, nelle carte del XV secolo. E’ sempre stato un luogo particolarmente importante per la vita del paese: eretto dalla famiglia Brandolini venne destinato inizialmente a scuderia e poi riadattato alla produzione vinicola e alla conservazione dei prodotti agricoli. Ciò dimostra che lo sviluppo della viticoltura nell’area collinare–pedemontana avvenne in epoca lontana grazie alla forte domanda proveniente da Venezia e da tutto il territorio veneto.

Già nel 1440 la Valmareno si specializzò nella coltivazione della vite…e ancora oggi tutta l’economia della zona è basata sulla produzione di vino, in special modo il Prosecco. 

Nemmeno a dirlo, questa è una zona in cui le degustazioni enogastronomiche sono tra gli interessi preferiti dei turisti. Tra le specialità: lo spiedo

Cison-artigianato-vivo-2018Rolle di Cison di Valmarino

Non si  può andare a visitare Cison di Valmarino, senza passare anche per Rolle, piccolissimo centro circondato dai vigneti di Prosecco. lI poeta Andrea Zanzotto l’ha definito “una cartolina inviata dagli dei”. Il periodo più affascinante per fare un’escursione a Rolle è senz’altro l’autunno quando le colline si infiammano di rosso.

Ma dell’escursione nelle terre del prosecco e di un altro itinerario da non perdere vi parlerò in un successivo articolo.

Copyright foto Borgo più bello d’Italia + Antiche Case Brandolini + Rolle: Carla La Rocca

Copyright foto Palazzo Marcello: villevenetecastelli.com 

Copyright foto Castelbrando dall’alto: hotelcastelbrando.com

Cosa vedere a Perugia: itinerario di un giorno nel capoluogo umbro

Lo splendido capoluogo umbro riserva ai suoi visitatori panorami mozzafiato e un’atmosfera magica con le sue stradine medievali. Inoltre, durante la tua visita, potrai gustare le specialità del luogo di una bontà unica. Perugia è ricca di tesori artistici e monumentali, ed è proprio per questo che è definita città museo. Percorriamo insieme le vie di questa cittadina medievale e andiamo a scoprire che cosa vedere a Perugia in questo itinerario di un giorno!

Fontana Maggiore 

Nel cuore della città troviamo Piazza IV Novembre, al cui centro è posta la Fontana Maggiore. Nata dal disegno di Nicola e Giovanni Pisano, la fontana è formata da due vasche di pietra rosa e bianca, con al centro una conca di bronzo. Da essa emergono tre ninfe con in mano un’anfora da cui esce l’acqua. Le due vasche concentriche sono completamente differenti tra di loro oltre che per le dimensioni: la prima è adornata da colonnine su cui sono raffigurati personaggi della storia della città, mentre la più grande sotto di essa è decorata fa cinquanta formelle dal tema agricolo. 

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Cattedrale di San Lorenzo 

La facciata e la fiancata della Cattedrale, sono rimaste incomplete nonostante i lavori di costruzione siano finiti nel lontano 1490. La Cattedrale di San Lorenzo si presenta di lato su Piazza IV Novembre. I colori della fiancata laterale (marmo bianco e rosa) riprendono quelli della Fontana Maggiore. L’ingresso principale della Cattedrale, caratterizzata da un portale barocco, si affaccia su Piazza Danti. All’interno ci troviamo difronte a tre grandi navate divise da pilastri e bellissime decorazioni ad opera anche di nomi celebri. Se il vostro interesse è profondamente artistico, nel chiostro della Cattedrale troverete il Museo Capitolare.

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Palazzo dei Priori: sede della Galleria Nazionale dell’Umbria

Sul lato opposto del Duomo di Perugia, rimanendo sempre in Piazza IV Novembre, troviamo Palazzo dei Priori. Dalla piazza parte una scalinata che conduce alla Sala dei Notari: qui sono conservati magnifici affreschi di fine Duecento. 

Negli ultimi piani di questo palazzo, vi risiede la prestigiosa Galleria Nazionale dell’Umbria. Qui vi sono conservate opere che vanno dal XIII al XIX secolo, messe in ordine cronologico. Lo spazio in cui sono esposte le opere è abbastanza ristretto, quindi la visita sarà diversa da tutti i grandi musei, sia italiani che europei, proprio per questo susseguirsi continuo di opere. Fra tutti i capolavori conservati in questa Galleria spiccano i lavori di Duccio di Buoninsegna, Piero della Francesca, Beato Angelico, Pinturicchio e Perugino.

Per maggiori info, gli orari di apertura e i biglietti visita il sito ufficiale

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Chiesa di San Severo

Venendo da Piazza Danti e proseguendo su Via Raffaello arriverai in una piazzetta dove si trova la Chiesa di San Severo. La chiesa ospita nella sua cappella un ciclo di affreschi raffiguranti la Trinità realizzati da uno dei pittori più importanti nella storia dell’arte: Raffaello. Il ciclo di affreschi fu poi completato da un altro celebre pittore italiano, ovvero da Perugino. 

L’acquedotto di Perugia

Anticamente la Fontana Maggiore era alimentata da questo acquedotto che portava l’acqua dal Monte Pacciano al centro della città. L’aspetto straordinario di questo acquedotto è che nel 1245 riusciva a portare l’acqua, in una città piena di dislivelli come Perugia, senza pompe. L’utilizzo è cessato circa a metà del 1800, ma oggi offre uno dei migliori percorsi da seguire per fare una fantastica passeggiata della città. Il punto più bello e più caratteristico è senza dubbio quello che va verso Piazza IV Novembre, chiamata Porta Sant’Angelo

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Cosa mangiare a Perugia

La cucina perugina è semplice, genuina e di qualità. Sulle tavole umbre troverete quindi prosciutti, salumi, formaggi e carni veramente eccezionali! Uno dei piatti più rinomati della cucina tradizionale è la faraona alla leccarda. Tante ricette del luogo contengono il tartufo. Anche in fatto di dolci non si scherza in Umbria: il pinoccate (dolce tipico a base di pinoli) e il torcolo (dolce dalla forma di ciambella che contiene uvetta e canditi) sono senza dubbio i più famosi e ghiotti!

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Durante la tua visita in Umbria, non perdere:

Assisi

Lago Trasimeno 

Torgiano

 

 

Sulla Riviera di Ponente, cosa vedere a Savona in un giorno

Savona è una bellissima città e provincia della Liguria. Questa parte della costa ligure viene spesso chiamata la Riviera di Ponente (in contrapposizione alla Riviera di Levante dove si trovano le Cinque Terre). È una delle mete estive preferite da piemontesi e lombardi entusiasti per farsi un bel bagno nelle acque limpide. A parte le splendide spiagge e il mare, Savona ha il giusto mix di storia, arte e cultura che la rendono una fuga perfetta per un weekend oppure in un solo giorno. È molto ben collegata con i mezzi pubblici e si gira benessimo a piedi. Scopriamo cosa vedere in un giorno a Savona!

Altra bella notizia è che la stazione ferroviaria si trova proprio nel cuore della città. È anche un importante porto per varie compagnie da crociera tra cui Costa.

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Fortezza del Priamar

A soli 5 minuti a piedi dalla stazione, la prima tappa è la Fortezza del Priamar, una fortezza militare della Repubblica di Genova che risale al 1542. Per costruire questa imponente struttura furono distrutti numerosi edifici storici risalenti al medioevo. Oggi parte della Rocca ospita il Museo Archeologico di Savona con alcuni dei reperti scavati dalla Fortezza stessa dall’età romana al medioevo. Visita il sito ufficiale per ulteriori dettagli e orari.

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La Vecchia Darsena

Dopo la visita al museo, dirigiti verso la Vecchia Darsena, che è ancora il cuore pulsante di Savona. Qui si nota la meravigliosa coniugazione tra l’antico e nuovo, e si percepisce il profondo legame dei Savonesi al mare. E’ il momento ideale per fare una pausa colazione o merenda di metà mattinata in uno dei tanti bar. 

La Torre Leon Pancaldo 

Raggiungi la Torre Leon Pancaldo, una torre medievale risalente al 1392. Questa torre alta 23 metri prende il nome dall’esploratore Leon Pancaldo, nato a Savona e che seguì Magellano nel suo primo viaggio intorno al mondo. (Si ritiene che anche Cristoforo Colombo fosse originario di Savona.) Quando i genovesi distrussero le mura della città nel 1527, la torre rimase in piedi.

Il Museo della ceramica

E “guardando sempre in avanti”, andiamo verso il Museo della Ceramica. Forse non lo sai, ma Savona è specializzata in ceramica da 600 anni ed è stata uno dei centri più importanti del Mediterraneo per questa arte. Quattro piani di esposizioni attraversano l’artigianato dal XV secolo fino ai giorni nostri. Visitare il sito ufficiale per info sugli orari e biglietti.

Se vuoi dedicare ancora del tempo qui, visita la Pinacoteca ubicata nello stesso palazzo.

Il Duomo e la Cappella Sistina di Savona

La Cattedrale di Nostra Signora Assunta fa parte del complesso monumentale che comprende la Cappella Sistina, il Museo del Tesoro e gli appartamenti di Papa Pio VII. Come suggerisce il suo nome “monumentale”, qui si potrebbe tranquillamente passare l’intera giornata! La cattedrale risale al XVI secolo con molteplici modifiche architettoniche apportate in seguito soprattutto durante il periodo barocco. Contiene anche alcune reliquie di San Valentino.

Papa Sisto IV commissionò a Savona la Cappella Sistina insiema a quella più famosa di Roma. Consiglio di non saltare queste pareti affrescate in modo spettacolare completate alla fine del 1400. Fu rifatta a metà del 1700 in stile rococò.

La Torre Brandale

Dal complesso del Duomo, fai un’ultima tappa alla Torre del Brandale e al Palazzo degli Anziani (che insieme formano il Complesso del Brandale). Questo è un museo a sé stante con più sale contenenti preziosi manufatti, stemmi e affreschi del XIV secolo. La torre alta 50 metri risale probabilmente al 1178.

L’enorme campana conosciuta come la Campanassa pesa 1.500 kg e viene suonata all’ora e alla mezz’ora. Puoi salire fino in cima per una vista mozzafiato a 360 gradi sulla costa ligure da Genova a Portofino. Si accede con visita guidata solo il sabato mattina.

Visitare il sito ufficiale A Campanassa per ulteriori dettagli.

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Cenare a Savona

Ora che la tua giornata è giunta al termine, concediti una deliziosa cena in stile savonese prima di tornare alla stazione. Sia la panissa che la farinata sono entrambe specialità a base di farina di ceci uniche della zona e sono anche vegane e gluten free! La burrida, una zuppa di stoccafisso, è assolutamente da provare essendo uno dei piatti più tipici di questa zona. I ravioli ripieni di erbe, verdure e persino pesce sono un altro primo piatto da provare.

E ora che hai visto tutti i principali luoghi d’interesse di questa meravigliosa città, per la prossima volta ti puoi godere del suo mare! 

Altri luoghi da visitare in provincia di Savona: le Grotte di Toirano

 

Cosa vedere a Capalbio, la piccola Atene toscana

Nell’entroterra toscano, immerso nel verde collinare, ma vicinissimo al mare, si trova un piccolo borgo: Capalbio. Tra piccoli, ma deliziosi negozietti e viuzze antiche, Capalbio è uno dei luoghi più suggestivi della Toscana che regala emozioni ad ogni visita. Curiosi di sapere che cosa vedere a Capalbio? Allora andiamo!

accesso pedonale capalbio

Un piccolo cenno storico

Soprannominato “Piccola Atene” per via della ricchezza sia in ambito storico artisico che paesaggistico, Capalbio ha origini molto antiche, che affonda le sue radici in epoca etrusca e romana. Questo periodo storico ha lasciato il segno nell’impianto originario del piccolo borgo. Il periodo più florido giunse sotto il dominio dei conti Aldobrandeschi e degli Orsini, per poi passare nel 1416 sotto il dominio senese, che conferì maggiore lustro al borgo. Purtroppo, dal XVI secolo in poi, Capalbio conobbe degli anni bui fino ad essere riscoperto nei giorni odierni.

Il centro di Capalbio

Al tuo arrivo

A dare il benvenuto a Capalbio, appena fuori dall’arco di ingresso, troviamo un monumento particolare: la statua di “Nanà Fontaine”. L’opera appartiene alla scultrice Niki de Saint Phalle, nientepopodimeno l’artista che ha realizzato anche il famosissimo Giardino dei Tarocchi, che si trova a pochi km dal borgo di Capalbio. Da Piazza Belvedere, come suggerisce il nome, si può godere di un bellissimo panorama, location eccezionale per un aperitivo con vista!

Al centro storico di Capalbio si accede unicamente a piedi anche perchè l’unicità che lo caratterizza sono proprio i piccolissimi e antichi vicoli che si intrecciano all’interno delle mura; quindi una volta varcata la soglia in Via 4 Novembre, incorniciata da un arco, avrai due opzioni: perderti per il labirinto di viuzze lasciandoti sorprendere da questo piccolo borgo oppure passeggiare sulle mura antiche ammirando il panorama. Da qui si possono ammirare la costa tirrenica con l’Isola del Giglio e il Monte Argentario, ma proseguendo il giro, troverai ad attenderti un paesaggio collinare tipico della maremma. Capalbio è il luogo di fusione tra mare e collina.

Un altro punto di accesso nel cuore del paese è Porta Senese, che si trova poco più avanti una volta superata Piazza Belvedere.

nanà fontaine capalbio

Piazza Magenta

Questa piazzetta è veramente un gioiellino e pare essere uscita dalle favole. Qui si respira un’atmosfera unica, con balconi fioriti, casette in pietra, il saliscendi delle stradine e ad abbracciare il tutto la doppia cinta muraria suddivisa in due livelli nata da protezione. La vista che si ha salendo le scalette a sinistra entrando in Piazza Magenta è veramente pazzesca!

Piazza Magenta Capalbio

La Rocca Aldobrandesca

Nel cuore del centro storico e punto più alto di tutto Capalbio, si trova Rocca Aldobrandesca. Al suo interno ospita delle sale finemente decorate, tra cui una sala interamente dedicata a Giacomo Puccini dove ancora oggi è prensente il suo pianoforte utilizzato dal musicista durante i suoi periodi a Capalbio. Un altro elemento fondamentale della rocca è la possibilità di raggiungere la cima per godere della vista di tutto il borgo e i dintorni.
L’ingresso alla Rocca Aldobrandesca ha il costo di 2€.

Rocca Aldobrandesca Capalbio

Pieve di San Nicola

Davanti alla Rocca, si trova una piccola chiesetta a navata unica del XII secolo, dove è possibile ammirare degli affreschi bellissimi tra cui la Madonna in Trono con il Bambino.

Cosa vedere nei dintorni di Capalbio

Giardino dei Tarocchi

Come già detto, ad appena 10km di distanza da Capalbio, troviamo il famoso Giardino dei Tarocchi, una tappa assolutamente da non saltare durante il tuo soggiorno qui. Il parco è completamente all’aperto ed è perfetto anche per i bambini.
Il Giardino è aperto solo nel pomeriggio dalle 14,30 e la visita si prenota a questo link al costo di 14€.

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Altre destinazioni

A meno di 20km da Capalbio, è possibile visitare il borgo di Orbetello e raggiungere il Monte Argentario. Arte, cultura, cucina tipica, ma anche mare!

Se invece siete alla ricerca di un po’ di relax, le Terme di Saturnia distano appena 30km.

 

Che cosa aspetti?
Prenota subito all’Hotel la Fonte del Cerro a Saturnia

Punto strategico nella Maremma Toscana per raggiungere in breve tempo sia il mare che le città del tufo e della Tuscia. L’Hotel in perfetto stile toscano si trova a pochi passi dalle terme di Saturnia e offre un’ottima colazione con i prodotti tipici provenienti dalla proprio azienda agricola.

Partendo dalla nostra struttura potrai visitare…

a 4km

Montemerano

22km

Pitigliano
a 37km Capalbio
a 38km  Il Giardino dei Tarocchi
a 42km Monte Amiata
a 50km Costa Argentario
a 52km Bolsena
a 56km Porto S. Stefano, Isola del Giglio
a 66km Montefiascone
a 65km  Civita di Bagnoregio
a 65km Tuscania e Tarquinia

 

 

 

 

Melfi, la bellissima città medievale in Basilicata

La Basilicata è una delle più intriganti e autentiche regioni dell’intera penisola italiana. Matera, la “Città dei sassi”, è sicuramente diventata una delle destinazioni più desiderabili, ma poiché i turisti continuano a cercare luoghi fuori dai sentieri battuti, ecco che arriva sul palco…Melfi, un borgo medievale in collina nella provincia di Potenza. Arrivare qui non è così facile e più che probabile, nessuno dei tuoi amici ne avrà mai sentito parlare, ma è proprio questo che la rende così meravigliosa.

La storia di Melfi

Nonostante il suo centro storico sia palesemente medievale, non lasciarti ingannare dal suo aspetto. L’uomo è presente in questa zona della Lucania fin dal Neolitico. Ci sono almeno due teorie sulle origini di Melfi: una ritiene che sia stata fondata dai Greci, e l’altra dai Romani. Occupata sia dai Bizantini che dai Longobardi, il massimo splendore di Melfi fu durante la dominazione normanna.

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Cosa vedere a Melfi

Ad un’altitudine di 530 metri e alla base del vulcano spento di Monte Vulture, il centro storico è racchiuso nelle originarie mura medievali con torri.

Il Castello normanno

Senza ombra di dubbio, la caratteristica più importante e l’attrazione turistica numero uno di Melfi è il suo magnifico castello normanno. In gran parte ancora intatto, è uno dei più grandiosi di tutto il Sud. Costruito alla fine dell’XI secolo in pietra calcarea e mattoni, il castello ha ospitato nei secoli numerosi eventi storici ed è stato la porta di accesso tra la Campania e la Puglia.

Oggi ospita il museo archeologico del Vulture e melfese e uno dei reperti romani più pregiati dell’Italia meridionale, il Sarcofago di Rapolla (165 d.C.).

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La Cattedrale

Il Duomo, o la Cattedrale di Santa Maria Assunta, fu costruito nel 1153 dai Normanni. Dopo un devastante terremoto, la chiesa fu ricostruita prevalentemente in stile barocco, e dell’originario edificio rimane solo il campanile. All’interno troverai uno splendido affresco del XIII secolo, La Madonna col Bambino.

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Chiesa rupestre di Santa Margherita

Se vuoi vivere davvero qualcosa di unico e veramente fuori dai sentieri battuti allora non puoi perderti la chiesa rupestre di Santa Margherita a pochi chilometri da Melfi. Questa chiesa rupestre ad un’unica aula fu scavata nella roccia vulcanica probabilmente intorno all’anno 1000 dai monaci basiliani. Fu magnificamente affrescata tra il XIII e il XIV secolo e non fu riscoperta fino al 1899. Puoi visitarla con una guida esperta contattando la Pro Loco di Melfi.

Enogastronomia e cultura

Se ti capita di visitare in autunno, puoi gustare uno dei prodotti alimentari più famosi di Melfi: le castagne. Questa particolare varietà si chiama Varola e si dice che siano state portate qui da Federico II dalla Turchia. Oggi vantano dell’etichetta IGP per la loro qualità superiore e sapore unico.

Melfi organizza ogni anno, il terzo fine settimana di ottobre, la sagra della castagna con tutti i tipi di piatti a base di castagne tipo Varola e un mercatino con altri prodotti tipici.

Non dimenticare di portare via almeno una bottiglia del pregiato vino della zona, Aglianico di Vulture, ottenuto dall’uva Aglianico coltivata in questo terreno ricco e vulcanico.

Come arrivare a Melfi

Come già accennato, raggiungere Melfi è problematico senza un’auto. L’aeroporto più vicino è a 100 km a Bari. È collegata dalla ferrovia sulla linea Foggia-Potenza, ma avresti comunque bisogno di un’auto se hai intenzione di vedere altri luoghi d’interesse della zona, come il magnifico borgo di Venosa. Questo piccolo sforzo per arrivarci ne varrà veramente la pena, non ti pentirai di aver visitato Melfi!

 

Piramidi di Segonzano: Passeggiata tra i giganti di terra

Affacciato sul versante settentrionale della Valle di Cembra, il piccolo abitato di Segonzano gode non solo di una vista privilegiata sull’incantevole paesaggio terrazzato della valle, ma anche della presenza di un fenomeno geologico tutt’altro che comune: le cosiddette Piramidi di terra di Segonzano.

piramidi-di-segonzano-immaginiFormatesi circa 50.000 anni fa grazie all’opera di erosione delle acque correnti sulla superficie di un deposito morenico lasciato dalle lingue dei ghiacciai del Wurm, le Piramidi di Segonzano si presentano oggi come degli alti conglomerati di terra consolidati costituiti da depositi di argilla, sabbia, ciottoli e blocchi porfirici. A tali blocchi in particolare è dovuta l’origine delle piramidi: il loro peso infatti ha reso il suolo sottostante più compatto e protetto dalla pioggia e dagli altri agenti atmosferici, rallentandone quindi l’erosione rispetto al terreno circostante.

piramidi-di-segonzano-cosa-vedereLa forma più tipica delle piramidi, che raggiungono in alcuni casi i 40 metri di altezza, è dunque quella con il blocco di porfido in cima, che, assomigliando ad un cappello, ha fatto sì che venissero ribattezzate dai locali con l’appellativo di “Omeni di Segonzan” (uomini di Segonzano). Altre forme piramidali presenti sono quella a cresta e quella a torre priva di cappello, le quali però risultano essere meno resistenti e maggiormente a rischio di deterioramento.

La passeggiata suggerita per entrare in contatto con questi suggestivi giganti di terra dura un paio d’ore e si compie seguendo un comodo sentiero che, partendo dal parcheggio sottostante, si snoda all’interno di una valletta che porta comodamente sotto le piramidi in diversi punti panoramici.

Questo percorso risulta essere particolarmente adatto per chi voglia unire la scoperta di un incredibile fenomeno originato dall’impetuosa forza della natura con il desiderio di una tranquilla camminata nella quiete dei boschi di latifoglie.

Leggi di più sui luoghi da visitare in provincia di Trento.

Copyright foto articolo: visittrentino.it; fotopaesaggi.it

 

Al lupo, al lupo! I lupi in Garfagnana e nelle Apuane

Al lupo! Al lupo!!” – Fino allo scorso secolo questo grido poteva significare solo una cosa: “Allerta, c’è un pericolo!!!” – Senza parlare dei mostri citati nei racconti o raffigurati nei libri: l’uomo lupo o il licantropo. Basti pensare al detto “in bocca al lupo!” la risposta più comune è “crepi!!!”. Purtroppo, il lupo non ha mai avuto una buona nomea.

Affascinante Creatura

Si tratta di una delle creature più antiche e affascinanti che esistano al mondo. Non solo, tralasciando le leggende popolari che lo descrivono come un mostro, il lupo ha una complessa e forte struttura sociale. Vivono in branco e in branco cacciano, allevano la prole e difendono il territorio, in maniera integrata e coordinata.

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Nelle battute di caccia, dopo essersi strofinati i musi a vicenda (una sorta di rito atto a riscaldare lo “spirito del corpo”) i lupi partono in fila indiana. Individuata la preda, si alternano nell’inseguimento della preda (caprioli, cervi, alci) sino a ridurla allo stremo e poi attaccarla in massa. Stiamo quindi parlando di un animale molto intelligente e astuto.

Problemi creati dall’uomo non dal lupo

Ma mentre la caccia del lupo e per fini di sopravvivenza per l’uomo è divenuto col tempo un hobby! A causa della caccia grossa da parte dell’uomo la fauna selvatica si è vista diminuire drasticamente nelle foreste e nei boschi. Questo è accaduto in tutto il mondo, non solo in Italia ed è uno dei motivi principali che ha portato il lupo a cercare cibo altrove, ad esempio, puntando il bestiame: capre, pecore, agnelli. Visti come abbondanti e facili prede il lupo è stato quasi costretto a questa scelta. Una scelta conveniente, ma essenziale!

Quindi, per un problema causato dall’uomo, il lupo ha iniziato sempre di più a cacciare il bestiame provocando non pochi problemi. Allora l’uomo, per rincarare la dose, ha trovato il giusto pretesto per combatterlo portato il lupo quasi all’estinzione sterminandolo senza pietà. Ma forse in pochi sanno che la presenza del lupo, in natura, è fondamentale!

I lupi di Yellowstone

Poco tempo fa lessi su National Geographic che nel 1995, quattordici lupi furono inseriti nel parco di Yellowstone per il ripopolamento e fu allora che accadde una sorta di miracolo. Tutto iniziò quando i lupi iniziarono a dare la caccia ai cervi. La loro presenza ha fatto sì che i cervi evitassero alcune parti del parco, così facendo le zone erbose iniziarono a rigenerarsi. Le foreste di pioppi e di salici rifiorirono. Gli alberi e i cespugli portarono più bacche e insetti, di conseguenza, diverse specie animali si sono spostate nel parco.

Infatti il rigoglio degli alberi attirò altre specie, quali: il castoro, precedentemente estinto nella regione, che costruirono diverse dighe che fornirono un habitat perfetto per le lontre, topi muschiati e simili. Aumentarono anche il numero dei conigli, dato che i lupi in breve scacciarono anche i coyote, questo portò anche ad una maggioranza di falchi, volpi rosse e tassi. I lupi crearono un maggiore equilibrio tra preda e predatore, riuscendo a far aumentare di numero alcune specie, e mutando negli anni l’intero ecosistema di Yellowstone. Hanno letteralmente cambiato la geografia fisica del parco.

I lupi nelle Apuane

Tornando nel nostro bel paese, in Toscana, precisamente a Seravezza (LU) pochi anni fa, verso la fine del 2014, il lupo è tornato a popolare le Apuane; dopo cento anni dalla scomparsa dell’animale dalle nostre Alpi. Oggi, il Parco delle Apuane comunica che la presenza del predatore sta aumentando e diventa sempre più stabile.

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La coesistenza

Prendiamo questo messaggio come un occasione per coesistere con queste meravigliose creature e non come l’ennesimo pretesto per puntargli contro il dito gridando: “Al lupo! Al lupo!!” e imbracciare i fucili. Pensiamo a come il lupo sia fondamentale in natura, come tante altre specie che, come lui, godono purtroppo di una brutta reputazione. Forse sarebbe il caso di riconoscere i nostri errori e fare qualche passo indietro.

Infine, la prossima volta che qualcuno vi dirà “In bocca al lupo!” voi rispondete semplicemente con un “Grazie!”.

Leggi di più sui luoghi delle Apuane toscane

 

Articolo di M. Gaddini

 

Copyright foto articolo: depositiphoto.com (foto 1); petleyrieri.it (foto 2)

Vacanza Green: L’Orto Botanico di Padova tra antichità e scienza

“L’Orto Botanico di Padova è all’origine di tutti gli orti botanici del mondo e rappresenta la culla della scienza, degli scambi scientifici e della comprensione delle relazioni tra natura e cultura. Ha largamente contribuito al progresso di numerose discipline scientifiche moderne, in particolare la botanica, la medicina, la chimica, l’ecologia e la farmacia.”

Con queste motivazioni il Comitato del Patrimonio dell’umanità (World Heritage Committee) ha inserito l’Orto Botanico di Padova nel Patrimonio mondiale UNESCO come bene culturale.

L’Orto Antico

Come scritto, l’Orto è il più antico al mondo e l’unico che ha mantenuto la stessa ubicazione e architettura dalla sua nascita, avvenuta nel 1545.
La sua funzione era la coltivazione di piante medicinali che in quell’epoca costituivano la grande maggioranza dei “semplici” ossia di quei medicamenti che provenivano direttamente dalla natura. Per questo motivo i primi orti botanici vennero denominati “giardini dei semplici”.

All’epoca della fondazione dell’orto, la cura delle malattie era molto “empirica “. Ci si affidava al medico, identificato spesso dal popolo come un mago stregone che prescriveva salassi e l’assunzione di bevande a base di erbe medicinali.
Era facile sbagliare l’identificazione delle piante usate in terapia dai celebri medici dell’antichità che erano i punti di riferimento di questa disciplina: primo fra tutti Galeno, medico dell’ antica Grecia che tra il II e III secolo dopo Cristo, compose rimedi medicamentosi “personalizzati” miscelando vari estratti di erbe e sostanze in concentrazioni opportune.
Fu il precursore del farmacista il cui lavoro preminente fino al 1930 fu quello della preparazione in farmacia o nel suo laboratorio nel retro del negozio di prodotti medicinali su indicazione del medico.
Avete presente le antiche farmacie con quei meravigliosi vasi contenenti varie specie di erbe?

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Il primo “custode” dell’Orto Botanico – ad oggi si chiama PREFETTO – istituì un horto medicinale facendo coltivare circa 1800 specie di piante, proprio per permettere agli studenti di farmacia di imparare “sul campo” a riconoscere le piante medicinali.
All’entrata del giardino veniva consegnato loro un foglio con una piantina divisa in 4 settori con il posizionamento delle varie piante prive del loro nome.
I futuri farmacisti, per dimostrare la loro competenza, dovevano scrivere i nomi scientifici corrispondenti alle singole specie. Non facile.
L’orto era arricchito da piante provenienti da diverse parti del mondo, che per la loro rarità e il costo delle medicine che da esse si ricavavano, era oggetto di continui furti.
Per questo motivo, attorno al quadrato che componeva l’orto antico suddiviso a sua volta in 4 quadrati piu’ piccoli e inscritto in una corona circolare, venne eretto un muro di protezione.
Le specie vegetali provenivano per lo più dai paesi dove la Serenissima Repubblica di Venezia aveva i suoi possedimenti, ossia fino a Costantinopoli.

Anche per questa ragione Padova ha avuto un ruolo privilegiato nell’introduzione e studio della botanica. Bisogna dire che al momento della creazione dell’Orto Botanico, Padova era già famosa nel mondo per il suo Ateneo dove si studiava l’applicazione medica e farmacologica delle piante.

Proprio in questi giorni l’Universita’ di Padova – il Bo – festeggia i suoi 800 anni di vita. Fondato nel 1222 è da sempre considerato tra i più antichi e prestigiosi atenei del mondo.
Includetelo nella vostra visita.
Per chi fosse interessato, ecco 2 siti di riferimento:

www.800anniunipd.it
Il Bo Live

Alberi- Collezioni- Ambienti

L’Orto Antico ospita una grande varietà di piante suddivise per categorie e specie: 3500 specie diverse rappresentano una parte significativa del mondo vegetale.
Sono presenti “alberi storici” il più antico dei quali è la Palma di San Pietro messa a dimora nel 1585, un ginkgo del 1750 e una magnolia del 1786.

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Le piante sono divise anche per collezioni tematiche in base a caratteristiche comuni pur non appartenendo alla stessa specie: le piante insettivore, le piante medicinali e velenose, le piante dei Colli Euganei e rare e le piante introdotte.
Molto interessante anche la ricostruzione degli ambienti naturali dove crescono le piante:
macchia mediterranea, roccera alpina, ambiente d’acqua dolce, piante succulente, serra tropicale detta anche serra delle orchidee.

Il Giardino della Biodiversità

Una parte particolarmente spettacolare dell’Orto Botanico di Padova è il Giardino della Biodiversità, costruzione moderna, minimalista che presenta dentro alcune serre, ambienti terrestri che simulano le condizioni climatiche delle diverse aree del pianeta: all’interno di ogni area vedrete le piante che caratterizzano quel particolare bioma.
Vi renderete conto immediatamente della ricchezza o della povertà presenti in ognuna di queste fasce climatiche.
1300 specie sono presenti nella Zona tropicale, zone sub aride, nelle zone temperate e in quelle aride.
Un viaggio ideale attraverso la vegetazione della Terra: dall’America all’Africa, al Madagascar all’Asia, all’Europa Temperata all’Oceania.

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All’esterno del giardino delle biodiversità, i laghetti delle piante acquatiche, molto spettacolari!

Per prepararvi alla visita dell’Orto e per conoscere meglio le piante che incontrerete nel percorso, comunque ricco di pannelli illustrativi e interattivi, vi consiglio il sito:

www.ortobotanicopd.it

 

Articolo di: C. La Rocca

Venzone: Un borgo fortificato del ‘300 in Friuli

Se non hai mai sentito parlare del borgo di Venzone non sei il solo. Questo borgo collinare nel Friuli-Venezia Giulia non è nel radar della maggior parte dei turisti, ma in questo articolo spero di dimostrare che dovrebbe esserlo. Recentemente inserito nella prestigiosa lista dei “Borghi più belli d’Italia”, Venzone ha tutto ciò di cui potresti aver bisogno per un weekend perfetto.

Un po’ di storia

Sebbene Venzone possa essere nuovo per te, di certo non è un novizio nella storia europea. Grazie alla sua posizione strategica, era una tappa obbligatasi sulla strada a nord, dai Celti nel 500 aC ai Romani che ne fecero un importante pit stop. Era infatti sulla via Julia Augusta che collegava Aquilea all’attuale Austria. Solo nell’anno 923 dC risalgono le  prove concrete che Venzone sia un centro urbano. Nel 1258 Venzone aveva una doppia cinta muraria fortificata, un fossato e ben cinque castelli. Si tratta dell’unica città fortificata del XIII secolo rimasta in tutto il Friuli ed è stata riconosciuta tale nel 1965.

Appena undici anni dopo, nel 1976, l’intero centro storico di Venzone venne completamente demolito da un devastante terremoto. Misurava 6,4 della scala Richter e il monte San Simeone, a pochi chilometri da Venzone, ne era l’epicentro.

Maggior punti d’interesse

Casa Marcurele: Entrando da Porta di sotto, sarà alla vostra destra. E’ l’edificio più antico di Venzone, risalente all’XI secolo.

Palazzo degli Scaligeri and Palazzo Zinutti: Edifici del XIII e XIV secolo con balconi decorati.

Il Duomo: Una cattedrale romanico-gotica edificata nel 1338. Questo magnifico edificio sopra ogni altro è una vera testimonianza della volitiva gente friulana e del lavoro di ricostruzione avvenuto dopo il terremoto del 1976. Nel caso particolare della cattedrale, oltre 9.500 pietre furono numerate e accuratamente riposte nella loro esatta posizione originaria. Ci sono voluti quasi vent’anni per completare il progetto di ricostruzione. Era un puzzle di proporzioni epiche!

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Fai particolare attenzione al bellissimo organo che fu restaurato nel 1996 ma era originale del maestro organaro Callido e risale al 1792.

La Cappella di San Michele davanti alla chiesa risale all’anno 1200 ed è oggi sede di un museo delle mummie. Una quarantina di mummie datate dal XIV al XIX secolo furono portate alla luce durante un progetto di costruzione della Cattedrale. La loro mummificazione naturale era dovuta ad uno specifico tipo di muffa che disidratava e preservava i corpi. Oggi ci sono un totale di cinque mummie in mostra.

Piazza Municipio: L’edificio del Palazzo Comunale risale al XIV e XV secolo e conserva i numerosi stemmi delle famiglie regnanti di Venzone.

Palazzo Orgnani Martina: Questo palazzo nobiliare del ‘700 è considerato il più bell’esempio dell’epoca a Venzone. All’interno troverai anche il museo del terremoto, Tiere Motus, che racconta la storia della distruzione del terremoto del 1976 e dello sforzo di ricostruzione.

Chiesa di San Giovanni Battista: Questa è una chiesa del XIV secolo che non è stata ricostruita dopo il terremoto.

Porta San Genesio: L’unica porta completamente ricostruita risalente al XIV secolo.

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La natura

Appena fuori le mura della città, puoi goderti numerosi sentieri attraverso il Parco Naturale delle Prealpi Giulie compresa l’antica Via Celtica. Collega una serie di chiese e conventi datati dal X al XVIII secolo con viste mozzafiato sulle montagne e sul fiume Tagliamento.

Eventi e cultura

Due dei più grandi eventi di Venzone sono una settimana di festa in onore di Santa Lucia (13 dicembre) e la Festa della zucca in ottobre. Questa è un’ottima occasione per assaggiare alcune delle ricette tradizionali di Venzone tra cui la trippa e il pane e i dolci a base di farina di miglio.

Quando visitare

Qualsiasi periodo dell’anno è il momento giusto per visitare Venzone, ma l’autunno e l’inverno sono particolarmente belli e ti mettono in una posizione strategica per praticare tutti i tipi di sport invernali sulle Alpi Carniche e Giulie. Leggi di più nel nostro articolo su Tarvisio.

Fuga romantica nella perla della Sicilia: Ortigia

Fare un weekend in Sicilia non solo è possibile, ma è più bello di quanto ci si può aspettare. Almeno per me, umbra doc, la Sicilia è stata una scoperta e la prima volta che l’ho visitata ne sono rimasta incantata, per questo ho deciso di tornarci per una fuga romantica in un soleggiato weekend di Settembre. Come meta ho scelto l’isola di Ortigia.

Siracusa è una città antichissima, patria di artisti e filosofi e la sua parte vecchia, Ortigia appunto, è un concentrato di bellezza e trasuda storia da ogni mattone.

Dai due ponti che la collegano a Siracusa, si arriva subito al Tempio di Apollo, il più importante monumento dell’isola e uno dei più antichi di tutta la Sicilia, le cui rovine, circondate da un giardino curatissimo, costituiscono l’ingresso della città e sono solo l’inizio del viaggio nel tempo che Ortigia è in grado di offrire ai suoi visitatori. Nella piazzetta antistante vengono spesso organizzati incontri e concerti e noi stessi abbiamo avuto la fortuna di poter ascoltare musica dal vivo la sera del nostro arrivo, mentre di fronte al Tempio c’è forse il bar migliore di Ortigia, dove è possibile godersi gli squisiti (e immensi) cannoli o fare la colazione tipica con brioche e granita, un toccasana per lo spirito e una gioia per il corpo nelle torride giornate estive.

Proseguendo verso il centro dell’isola si hanno due scelte: percorrere la via principale, grande e piena di negozi griffati, fino alla fontana di Diana, o inoltrarsi per la più caotica Via Cavour che, se percorsa tutta, si apre sulla famosa Piazza del Duomo. Personalmente consiglio quest’ultima, perché piena di negozietti, bancarelle, ma soprattutto di ristoranti e bar che permettono di respirare la vera atmosfera di Ortigia. Non c’è niente di più bello, infatti, che perdersi tra i vicoli e i ronchi e lasciarsi trasportare dai profumi delle prelibatezze siciliane che provengono da ogni angolo.

La piazza principale di Ortigia, Piazza del Duomo, è un bellissimo spanciamento lastricato che si apre improvviso in mezzo alla ragnatela di viuzze che la circondano. Non è difficile ritrovarsi a passeggiare lungo di essa sulle note di qualche melodia proposta da uno dei tanti artisti di strada, mentre si osserva la maestosità del Duomo, che è uno spettacolo architettonico tra i più belli d’Italia. Se la facciata è barocca, come tutta la Sicilia sud-orientale, al suo interno è ancora possibile vedere i resti dell’antico tempio greco sul quale è stato costruito.

Passare davanti a questa meraviglia ogni sera e rimanerne sempre incantata mi ha fatto capire che la bellezza, quella vera, è immortale. Da qui si attraversa quella che ho ribattezzato “via degli artisti” a causa delle tante bancarelle di prodotti artigianali presenti e si arriva alla terza bellezza storica: la Fonte Aretusa. Si tratta di un laghetto semicircolare formato da una sorgente di acqua dolce, una delle tante presenti a Siracusa, la cui particolarità, oltre alla sua vicinanza con il mare dal quale si trova solo a qualche metro di distanza, è la presenza di una folta vegetazione di papiri che, si dice, siano gli unici nati spontaneamente in Europa. Forse a causa della leggenda che aleggia in questo luogo, quella di Aretusa e Arfeo, o dell’improvviso esplodere dei papiri nel crocevia di strade, si rimane incantati nell’osservarla.

Ora si può scegliere di proseguire per il lungomare verso la punta estrema dell’isola e visitare il Castello Maniace, di epoca medievale, o tornare indietro e camminare lungo il nuovissimo porto, magari sotto il fitto viale alberato che lo costeggia. In quest’ultimo caso, ci si trova a passare in un piccolo parco sovrastato da giganteschi ficus che offrono un piacevole riparo dalla calura estiva. Il mio consiglio è quello di sedersi e ascoltare il fragore dei tanti uccelli che nelle limpide giornate di sole popolano le fronde di questi imponenti alberi, concedendosi una pausa dal mondo.

Come si intuisce, le bellezze di Ortigia sono a cielo aperto, basta semplicemente girovagare per la città e a ogni angolo si troveranno scorci e paesaggi unici; se poi si guarda, il mare ci si rende davvero conto dell’angolo di paradiso nel quale ci si trova. L’ingegno ortigiano è arrivato anche qui, poiché sebbene le coste siano rocciose e inaccessibili, tranne una piccola spiaggetta, sono stati costruiti dei solarium che permettono l’ingresso in acqua.

Un discorso a parte va fatto per il cibo: mangiare male a Ortigia è pressoché impossibile. Non si contano i locali nei quali si può gustare la vera cucina siciliana e apprezzarne l’eccelsa qualità.

Alla fine del nostro mini viaggio siamo ripartiti con la pancia e il cuore pieno, già consapevoli che il nostro era solo un arrivederci e non un addio!

Continua a scoprire Ortigia, attraverso gli affascinanti racconti di chi l’ha visitata!

Articolo e foto di: G. Sdei

La fuga perfetta: Murano, piccolo e incantevole

Se sei già stato a Venezia, magari più di una volta, allora potrebbe essere il momento di scoprire qualcosa di nuovo in laguna! Ti proponiamo il bellissimo isolotto di Murano. Famoso soprattutto per il suo vetro soffiato a mano, Murano è pieno di fascino ed è la fuga perfetta.

Il fascino di Murano

Murano ha una lunga storia ricca come quella di Venezia. Si guadagnò la reputazione di lavorazione artigianale del vetro quando la Serenissima Repubblica ordinò a tutti i vetrai di trasferire le loro botteghe nella isola di Murano nell’anno 1291. Si resero conto che mantenere le fornaci a Venezia rappresentava un pericolo di incendio troppo grande. Venezia è nota per la sua eccezionale lavorazione del vetro soffiato fin dai tempi dei romani.

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Le case colorate

A questo punto ti stai chiedendo cosa hanno a che fare le case dai colori vivaci con il vetro. La teoria più plausibile per spiegarlo deriva probabilmente dalle loro antiche tradizioni di pesca, non dalla produzione del vetro. Si ritiene che per distinguere la propria casa i pescatori le dipingevano di colori vibranti e subito riconoscibili, anche visibili nella fitta nebbia della laguna. Oggi, le sfumature di blu, rosa, giallo, arancione, viola e verde sono una parte importante del charme del borgo.

Cosa vedere a Murano

A parte i colori, la prima cosa che ti sembrerà interessante è che Murano è posizionata come una Venezia in miniatura, ha persino il suo Canal Grande. C’è un bel po’ da vedere qui per un’isola così piccola.

Chiesa di San Pietro Martire

Uno dei suoi punti salienti è sicuramente la Chiesa di San Pietro Martire dove troverai numerosi pezzi d’arte preziosi che furono qui nascosti per essere custoditi durante le incursioni di Napoleone. Qui hanno lasciato il segno grandi artisti veneziani come Giovanni Bellini, Bartolomeo Vivarini, Paolo Veronese, Jacopo e Domenico Tintoretto. La costruzione originale risale alla metà del 1300 ma un devastante incendio la rase completamente al suolo nel 1474. La chiesa come appare oggi è il risultato della sua ricostruzione nel 1511.

Basilica dei Santi Maria e Donato

La Basilica dei Santi Maria e Donato è un capolavoro veneto-bizantino di travolgenti proporzioni. Se pensi che l’esterno sia impressionante, aspetta di vedere i mosaici all’interno. Sia i pavimenti che l’abside centrale contengono pregevoli mosaici realizzati da maestri artisti veneziani formatisi in stile bizantino a partire dal XII secolo.

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Il Museo del vetro

Ora il motivo per cui la maggior parte delle persone visita Murano: il suo caratteristico vetro artigianale. Il Museo del vetro racconta la grande storia artigiana di Venezia dal XIII secolo ad oggi con centinaia di esemplari unici. Aperto tutti i giorni dalle 10 alle 18. Visitare il sito ufficiale del museo per ulteriori dettagli. 

La Cattedrale del vetro

Santa Chiara, la Cattedrale del vetro è una fornace e vetreria ubicata nell’ex Cattedrale di Santa Chiara. È uno degli edifici più antichi di Murano e ha visto personaggi del calibro di Casanova e molti dei Dogi di Venezia. Oggi puoi visitare questo magnifico spazio e assistere a una dimostrazione dal vivo della soffiatura del vetro. Santa Chiara ospita anche numerosi eventi privati ​​tra cui matrimoni e balli in maschera durante il periodo di Carnevale. Visitare il sito ufficiale per dettagli.

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Come arrivare

Murano è molto facile da raggiungere da Venezia con i mezzi pubblici di Venezia, ACTV. È possibile acquistare i biglietti in anticipo online sul sito ACTV