Idee per il Weekend: i consigli di dooid

 

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Il fine settimana si avvicina e tu non sai ancora che cosa fare in questi giorni? Ecco per te una lista completa degli eventi in programma in tra venerdì, sabato e domenica in Italia! Ecco i consigli di dooid e tante idee per il weekend! 

Nord Italia

Centro Italia

Sud Italia

 

I nostri itinerari

 

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Le nostre strutture

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Festival delle Tradizioni Popolari. Anche a Petralia, il Folk come stile di vita!

È proprio così, il Folk non è solamente tradizione ma è uno stile di vita! È come una droga, se entri nel tunnel non riesci più ad uscirne. Non ci provi nemmeno a smettere e se, per una qualche ragione, sei costretto ad allontanartene ne senti la mancanza. Dopo un po’ ti abitui anche a farne a meno ma, non appena in lontananza, da chissà dove, senti il suono acuto e inconfondibile di un organetto che allegramente intona uno scottish oppure ancora il suono più melodioso e suadente di una mazurka francese accompagnato da una chitarra classica che rende il tutto più armonico e coinvolgente, già ti rendi conto che i tuoi piedi non rispondono più al tuo corpo ma alla musica. 

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Petralia Sottana, vista dal Convento dei padri riformati

Il Festival delle Tradizioni Popolari – Ballo Pantomima della Cordella a Petralia Sottana ne è un esempio. Si tratta del XXXV Raduno Mediterraneo del Folklore Internazionale che si tiene ogni anno nel periodo di Agosto in questa splendida località posta all’interno del Parco delle Madonie. Durante la tipica festa del ballo della Cordella si rievocano le antiche tradizioni contadine celebrate come auspicio per un fecondo raccolto e vita matrimoniale agli sposi. La festa si sviluppa in quattro intense giornate che racchiudono eventi e laboratori dalla mattina fino a tarda sera. 
Nella mattina e nel primo pomeriggio si concentrano incontri e workshop, mentre la sera è dedicata ai concerti.
Si passa dalla tradizione popolare siciliana con concerto dei friscalettari e il divertente ballo della contradanza, alla tradizione popolare campana, nello specifico dell’area Sommese, con laboratori di tamburo a cornice e di ballo sul tamburo che rientra nel genere della meglio conosciuta tammurriata, fino ad arrivare alle tradizioni popolari francesi, anche qui con workshop di danze e laboratori di canto e ballo per bambini.

Folklore-petralia-sottana-eventiL’ultimo giorno è quello dove si svolge la festa vera e propria che consiste nella rievocazione del matrimonio tradizionale siciliano, con la cerimonia in chiesa, il corteo nuziale che dal paese sfila fino alla pineta che sormonta tutta Petralia Sottana, per concludersi con la festa con il tipico ballo della Cordella in un tripudio di nastri colorati  intrecciati da dodici coppie di ballerini al ritmo dell’allegro suono dei tamburini.
Durante queste giornate la città cambia aspetto, si anima, trovi persone di tutte le età che riempiono le strade, vedi le facce dei bambini soddisfatti e fieri del vestito tradizionale che indossano, ragazzi che con orgoglio ed entusiasmo partecipano da protagonisti agli eventi del proprio paese. Ci sono sfilate di gruppi folkloristici locali e ospiti internazionali, cucine dal mondo, presentazione di libri ed in fine i concerti. Ma non è la fine! Non basta mai. Si prende una cassa, si collega ad un telefono, si trova una piazza libera, qualche ballerino e si riparte. Forse si inizia in pochi, 6, 8 persone, ma man mano che la musica va avanti, qualche passante si ferma a guardare, sorride nel vedere la dolcezza di una mazurka, si diverte ad osservare l’energia e l’entusiasmo zompettante di una polska o una burrée, si lascia travolgere dalla vivacità e spensieratezza di uno scottish ed è lì che inizia il climax inesorabilmente crescente del ballo popolare.

petralia-folk-festival-2018Ti cattura e ti travolge nel suo vortice.
È uno scambio indispensabile di energie! Ne perdi tante, ti rendi conto di essere stanchissima ma, quelle energie che perdi nel corpo ti vengono tutte restituite nello spirito dal tuo compagno di ballo, dalla gente che ti balla attorno, dalla musica, dalla giovialità del momento, dalla voglia di ballare fino allo sfinimento, di fare amicizia e di volare..vedrai che il corpo non sentirà più la stanchezza.

I nuovi arrivati possono inizialmente essere scettici, imbarazzati perché non conoscono i passi o le persone con cui si balla, è normale, è sempre così, per questo il circolo circassiano allenta la tensione, scioglie il corpo, ti confonde, ti diverte. Sei inesorabilmente coinvolto. Quando la musica parte i ballerini corrono freneticamente in cerca del partner con cui iniziare la danza. Manca un uomo (le donne sono sempre più degli uomini). Cerca tra la folla che guarda un volontario. Non lo trovi. Ne trascini uno contro la sua volontà. Oppone resistenza. Lo rassicuri frettolosamente che i passi sono facili e che li imparerà nel giro di pochi giri, ad ogni cambio partner. Si inizia, è teso ed imbarazzato, tentenna, i passi sono incerti, sbaglia, capisce, si riprende, sorride perché ha capito il passo, lo ripete, ne sbaglia un altro, impreca ma ci riprova, ci riesce, si entusiasma, si diverte, si appassiona. A fine ballo, quando lo ritrovi, scopri un’altra persona, sudata, stanca ma sorridente con la voglia di farne un altro e di imparare nuovi passi

Non c’è età. Tutti ballano con tutti. È pura magia.

Leggi gli altri articoli sulla zona di PalermoHimeraPorticello

foto copyright: www.radunodelfolklorepetralia.it

MANIFESTAZIONE ARTIGIANATO VIVO A CISON DI VALMARINO

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Cison di Valmarino

Dal 5 al 15 agosto  a Cison di Valmarino in provincia di Treviso, tra Follina e Vittorio Veneto, si tiene una manifestazione di artigianato – ARTIGIANATO VIVO – che dalla sua nascita nel 1980 attrae migliaia di turisti non solo veneti e italiani ma anche stranieri. Si parla di un’affluenza di 400.000 persone nella scorsa edizione.

Il paese di Cison – inserito da 3 anni nel club dei BORGHI PIU’ BELLI D’ITALIA – diventa per 11 giorni un centro d’eccellenza dell’artigianato.                                                           

200 espositori  con i loro stand occupano i vicoli, i giardini, i portici e le piazze, presentano i loro prodotti, fatti rigorosamente a mano secondo la tradizione italiana e mantengono viva l’arte del “saper fare” con le mani, che in quest’epoca di trasformazione tecnologica si va via via perdendo.

In concomitanza con la manifestazione, la Proloco organizza una serie di eventi collaterali quali concerti, spettacoli di animazione, mostre e incontri letterari.

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Castello Brandolini

PARLIAMO DI CISON DI VALMARINO

Come dicevo, l’affluenza turistica è altissima anche perché tutto il territorio merita una vacanza di almeno qualche giorno e la Manifestazione Artigianato Vivo diventa un ‘occasione per esplorare questa zona bellissima.  

Cison di Valmarino si trova nella Valmareno, una vallata dominata dalle fortificazioni del Castello Brandolini, – XII secolo – diventato da anni un hotel di lusso.

I Conti Brandolini, da uomini d’armi che erano in epoca feudale, diventarono successivamente signorotti dediti all’ economia, lasciando un’impronta indelebile in tutto il  borgo.

Il cuore del centro storico è Piazza Roma, dominata da Palazzo Marcello – antica villa veneta dei dogi veneziani Marcello, famosi vincitori della battaglia di Lepanto – e dalla Loggia.

Noterete, camminando per Cison che, quasi tutte le case d’epoca, hanno le imposte rosse o marron: un rosso che qui si chiama “Rosso Brandolini”.

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Antiche Cantine Brandolini

Un altro esempio di restauro di edifici feudali, è costituito dalle “Antiche Cantine Brandolini”. Il fabbricato appare già, nelle sue linee fondamentali, nelle carte del XV secolo. E’ sempre stato un luogo particolarmente importante per la vita del paese: eretto dalla famiglia Brandolini venne destinato inizialmente a scuderia e poi riadattato alla produzione vinicola e alla conservazione dei prodotti agricoli. Ciò dimostra che lo sviluppo della viticoltura nell’area collinare–pedemontana avvenne in epoca lontana grazie alla forte domanda proveniente da Venezia e da tutto il territorio veneto.

Già nel 1440 la Valmareno si specializzò nella coltivazione della vite…e ancora oggi tutta l’economia della zona è basata sulla produzione di vino, in special modo il Prosecco. 

Nemmeno a dirlo, questa è una zona in cui le degustazioni enogastronomiche sono tra gli interessi preferiti dei turisti. Tra le specialità: lo spiedo

Cison-artigianato-vivo-2018Rolle di Cison di Valmarino

Non si  può andare a visitare Cison di Valmarino, senza passare anche per Rolle, piccolissimo centro circondato dai vigneti di Prosecco. lI poeta Andrea Zanzotto l’ha definito “una cartolina inviata dagli dei”. Il periodo più affascinante per fare un’escursione a Rolle è senz’altro l’autunno quando le colline si infiammano di rosso.

Ma dell’escursione nelle terre del prosecco e di un altro itinerario da non perdere vi parlerò in un successivo articolo.

Copyright foto Borgo più bello d’Italia + Antiche Case Brandolini + Rolle: Carla La Rocca

Copyright foto Palazzo Marcello: villevenetecastelli.com 

Copyright foto Castelbrando dall’alto: hotelcastelbrando.com

Il borgo di Montecarlo in provincia di Lucca: un gioiello medievale

A soli 25 km a est di Lucca si trova il pittoresco borgo collinare di Montecarlo. Potresti non averne sentito parlare fino ad ora, ma in realtà diventò abbastanza famoso nel 1333. La sua ricca storia, il famoso vino e il bellissimo paesaggio circostante la rendono una visita imperdibile se stai vagando per la Toscana alla ricerca di gioielli nascosti. Ma, parliamo sul serio…tra le colline toscane c’è l’imbarazzo della scelta.

Le origini di Montecarlo

montecarlo-lucca-toscana-fortezzaIn questa posizione strategica esisteva già un insediamento e una fortezza tra gli allora territori di Lucca, Pisa e Firenze nel 1200. Furono il re Giovanni di Boemia e suo figlio Carlo IV (che sarebbe poi diventato imperatore) ad aiutare i paesani della zona a combattere contro i fiorentini.

In onore di Carlo, la nuova città eretta fu denominata Mons Karoli, divenuta poi Montecarlo. La grande fortezza fu edificata con aggiunte apportate nel XVI secolo da Cosimo I dei Medici. Ora è di proprietà privata.

Cosa vedere a Montecarlo

Il centro storico murato è molto piccolo e concentrato, il che lo rende perfetto se hai solo un paio d’ore e vuoi allontanarti dalle zone più turistiche della Toscana. Sorseggiando un bicchiere di vino (Colline Lucchesi e Montecarlo DOC), assaggiando l’olio d’oliva Lucca DOP sul pan toscano o magari un cremoso gelato artigianale, stai sicuro che sentirai rilassato. Non scordarti di scegliere un souvenir in ceramica dipinto a mano.

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La fortezza, o la Rocca del Cerruglio, merita una visita, ma richiede un biglietto. Anche i suoi giardini sono incantevoli e ben tenuti.

Come in tutta l’Italia, le chiese abbondano e Montecarlo non fa eccezione. La sua chiesa principale della Chiesa Collegiata di Sant’Andrea risale al 1333. La patrona del paese, la Madonna del Soccorso, è raffigurata nell’affresco all’interno della cappella e fa riferimento alla leggenda che narra dell’apparizione della Madonna nella fortezza durante la battaglia contro Pisa.

È interessante notare che il campanile della chiesa è stato volutamente costruito per essere più basso in altezza in modo da non fornire una vista nella fortezza rivelando i loro segreti difensivi.

Piazza Carrara ospita il Monumento ai Caduti sia nella prima che nella seconda guerra mondiale. C’è anche una bella vista panoramica qui con una mappa in terracotta.

Da non perdere nella zona immediata

Stiamo per svelarti un segreto che molti toscani non conoscono nemmeno: un luogo assolutamente magico a solo un paio di chilometri dal centro storico di Montecarlo. Dovrai essere disposto a camminare o guidare lungo una strada non asfaltata, ma ne vale la pena.

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Circondato dalla debole protezione di nient’altro che una staccionata di legno si trova la magnifica Quercia delle Streghe. Questa non è una quercia qualsiasi, ma cresce in questo luogo da oltre 600 anni. I suoi rami si estendono per ben 40 metri e alcune sono state amorevolmente appoggiate per sostenersi nella sua vecchiaia. Il suo tronco massiccio ha un diametro di 4 metri e sebbene sia difficile da vedere, la sua chioma raggiunge circa 20 metri nel cielo toscano. Questo è il tipo di albero che vorresti potesse parlare e raccontarti tutti i segreti che ha visto mentre le sue foglie frusciavano al vento leggero negli ultimi sei secoli. (Se ami gli alberi giganti, dai un’occhiata anche a questo articolo).

Il punto successivo è la Pieve di San Piero in Campo, una chiesa romanica che originariamente risale al IX secolo, ma che è principalmente il risultato della ricostruzione dal XII secolo in poi. È aperta solo su appuntamento (abbiamo trovato questo link e le informazioni di contatto).

Avrai bisogno di un’auto per raggiungere Montecarlo e ci sono numerosi agriturismi nelle immediate vicinanze se scegli di pernottare.

Foto di: 1) montecarloditoscana.it; 2) Croosadabilia, CC BY-SA 4.0 <https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0>, via Wikimedia Commons; 3) Di SonOfMySorrow – Opera propria, CC BY-SA 4.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=91583322

 

 

 

 

Vacanze nel Salento – Cosa vedere a Gallipoli

 

Il Salento, ma ancor di più Gallipoli, non è solo mare, bellissime spiagge con stabilimenti balneari e vita notturna. Gallipoli è anche arte e cultura. Perciò andiamo alla scoperta di che cosa vedere a Gallipoli con una breve guida e qualche cenno storico.

Cosa vedere a Gallipoli: il Salento oltre il mare

Conosciuta come “la perla dello Ionio”, Gallipoli è Patrimonio UNESCO dal 2015. Il nome antico ‘Anxa’ risale alla magnifica Magna Grecia (presumibilmente denominata Kallípolis -città bella- da cui deriverebbe poi il nome moderno). Sorge lungo la costa occidentale del Salento. Il nome è tutto un programma poiché la città unisce perfettamente antico e moderno. Il centro storico di Gallipoli, fiero custode di bellezza e tradizione, trasmette ai viaggiatori provenienti da terre lontane il calore e l’accoglienza della vecchia terra, crocevia di popoli che hanno lasciato le loro tracce in questo angolo di paradiso.

L’origine della città risale ai Messapi, successivamente divenne colonia romana e fu un efficace avamposto per via della sua strategica posizione sul mare. L’arte classica, nata dall’unione di queste due culture, si respira in ogni pietra del centro storico. La sua bellezza artistica è testimoniata non soltanto dalle chiese in stile ellenico e barocco, ma anche dalla tradizione culinaria che si può assaporare grazie ai numerosi ristoranti e alle trattorie.

Nel medioevo fu saccheggiata dai Goti e dai Normanni. Fu proprio in questo periodo che venne conquistata dagli Angioini, il cui passaggio è testimoniato dal magnifico castello angioino, comunemente chiamato anche Castello di Gallipoli, che sorge su una scogliera proprio all’entrata della città vecchia.

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Nel 1484 Gallipoli cadde sotto il dominio della Serenissima Repubblica di Venezia e successivamente, nel XVI secolo, divenne parte del Regno delle Due Sicilie. Tutto ciò fa di Gallipoli una delle mete più ambite di tutta Italia.

Oltrepassando il ponte, ci si ritrova nella zona moderna della città dove si può fare una passeggiata rilassante lungo la litoranea o, alternativamente per gli amanti dello shopping, il celebre “Corso Roma”, lungo il quale sorgono negozi di ogni tipo e rosticcerie con i tipici prodotti salentini: rustici, pasticciotti e calzoni.

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Gli eventi estivi a Gallipoli

Nel mese di luglio si celebra la festa di Santa Cristina. In questa occasione viene allestita la villa con luminarie e bancarelle. L’usanza della ‘cuccagna a mare’ vede i partecipanti sfidarsi in una gara di equilibrio e abilità nel tentativo di catturare una bandierina posta in cima ad un palo scivoloso ricoperto di grasso. In questo periodo si può anche degustare la “scapece”, antico alimento dei pescatori composto da pesce marinato in aceto e zafferano.

Gallipoli è veramente una perla rara di bellezza e cultura, antica città messapica, madre di fieri uomini di mare, che osserva silenziosamente da secoli il tramonto che si rispecchia nell’acqua delle sue coste e che ognuno deve aver ammirato almeno una volta nella vita.

Se con questa piccola guida vi abbiamo incuriosito, non esitare a visitare questo magico luogo ricco di sfaccettature! 

Cosa-vedere-a-Gallipoli

E quando visiti il Salento…
Prenota presso Lu Cantoru B&B a Marina di Pescoluse!

 

Dalla struttura puoi visitare…

a 10km 

Presicce
a 12km  Santa Maria di Leuca
a 40km  Gallipoli
a 55km  Otranto
a 70km  Lecce
   
   

 

 

 

 

 

photo copyrights: perledipuglia.it, lecceprima.it, maggialetti.it

 

 

 

 

Le spiagge più belle della Toscana

La Toscana è ricca di spiagge meravigliose. Dagli stabilimenti balneari dotati di ogni comfort alle piccole spiaggette immerse nella natura, in Toscana c’è posto per tutti. Ecco alcune delle spiagge più belle della Toscana da visitare nel corso di questa lunga e calda estate.

Viareggio, Lucca

Viareggio-mappa-spiagge-toscanaViareggio è la più vicina a Firenze ed è facilmente raggiungibile con i mezzi pubblici (ogni ora parte un treno da SMN per un costo medio di circa 9 euro a persona) o in macchina. Famoso per il Carnevale, in estate diventa il punto di riferimento per i vacanzieri che amano le feste e il divertimento, con locali, ristoranti e negozi aperti fino a notte fonda. Le spiagge sono sabbiose e molto ampie, quasi tutte occupate da stabilimenti balneari dotati di ogni comfort: dal classico materassino e ombrellone, fino al gazebo multi-accessoriato con tanto di cameriere e servizio a tavolo. Le spiagge libere sono pochissime, bisogna guidare fino a Pietrasanta per trovarne una. L’atmosfera però è eccezionale, una piccola Ibiza in miniatura che ogni estate fa divertire migliaia di visitatori.

Follonica, Grosseto

Calette-mappa-spiagge-toscanaIntorno a Follonica ci sono diverse spiagge e calette, facilmente raggiungibili a piedi o in bicicletta. Una delle più conosciute è Cala Violina, così chiamata perché, se calpestata, la sabbia emette un fruscio molto simile al suono di un violino. La spiaggia si raggiunge dopo aver parcheggiato al piazzale a pagamento, subito dopo una lunga camminata attraverso il bosco, seguendo il sentiero ben segnalato. È consigliabile arrivare la mattina, sopratutto in agosto, perché la spiaggia non è grandissima e tende a riempirsi molto presto. Assicuratevi di portare con voi i viveri necessari per la giornata; c’è un piccolo bar ma è abbastanza caro e non è sempre aperto, meglio essere organizzati che ritrovarsi in difficoltà. La Spiaggia di Carbonifera si trova a circa 5 km dal centro di Follonica e prende il nome dalla torre ottocentesca che tuttora domina la spiaggia: un tempo scalo commerciale per la distribuzione del carbone, adesso è un interessante luogo simbolico e protagonista indiscusso di numerose foto su Instagram. La spiaggia è ampia e sabbiosa e si raggiunge con una camminata di 100 mt dal parcheggio attrezzato. Il fondale è molto basso, perfetto per i bambini. In questa zona gli stabilimenti balneari si alternano con la spiaggia libera, inoltre ci sono diverse strutture in cui gli amici a quattro zampe sono più che benvenuti.

San-vincenzo-mappa-spiagge-toscanaSan Vincenzo, Livorno

A San Vincenzo, in provincia di Livorno, la spiaggia si trova a ridosso del centro urbano, perfetta per le famiglie con bambini piccoli, ma non mancano le zone incontaminate e ricche di natura selvaggia. Il mare è di un meraviglioso blu scuro e il fondale non è molto alto. Il mare di San Vincenzo ha vinto per dieci anni consecutivi, a partire dal 2006, la famosa Bandiera Blu – riconoscimento che viene conferito alle migliori località costiere europee. Se avete portato con voi il vostro amico a quattro zampe, a San Vincenzo ci sono diverse Dog Beach attrezzate, in cui i cani sono liberi di godersi la spiaggia e la brezza fresca.

Piombino, Livorno

A Piombino, in provincia di Livorno, le spiagge sono bianche e il mare cristallino. Le spiagge sono perlopiù libere ma ci sono numerosi chioschi lungo la costa che offrono un ottimo servizio di ristorazione e noleggio attrezzature, dal classico lettino alla tavola da surf. In questa zona ci sono numerosi camping e strutture alberghiere adatte ad ogni esigenza, anche il costo per l’accesso agli stabilimenti non è molto alto. Un posto da visitare in zona è il Nano Verde, situato nel cuore del Parco costiero della Sterpaia. È molto frequentato grazie al mare cristallino, la buona musica e i deliziosi mojito preparati nel piccolo chiosco, che offre anche snack, taglieri e altre golosità. Una tappa irrinunciabile per chi vuole godersi il mare in un ambiente giovane, spensierato e festaiolo (quanto basta).

 

Copyright foto 1: Gianluca su flickr.com (https://flic.kr/p/4kKmL4); 2: Michele su flickr.com (https://flic.kr/p/6ALQfL); 3: Alan su flickr.com (https://flic.kr/p/8AjzoL); 4: Dia su flickr.com (https://flic.kr/p/ggZHrY)

Cosa vedere a Messina: l’estate è servita!

 

Un cielo terso, un sole splendente e un mare luccicante. Questa è solo la premessa per un’estate da gustare sulla spiaggia siciliana. Messina, per natura, si offre come sito balneare sia per coloro che vogliono passare le proprie vacanze in tranquillità, che per coloro che preferiscono coniugare il relax al divertimento. Ecco una piccola guida su cosa vedere a Messina nel periodo estivo!

what-to-do-sicily-messina-capo-peloroAffascinante come pochi, è Capo Peloro. Punta nord orientale della Sicilia, si incontra con il mar Ionio e il mar Tirreno. La sua spiaggia spaziosa, il mare trasparente e l’incantevole vista sullo Stretto messinese è una splendida cornice per passare una piacevole giornata. 

Messina propone anche altre spiagge che si affacciano sulle inconfondibili acque dello Stretto: sempre nella zona nord della città, vi è la fascia ionica che offre vari siti balneari dal medesimo fascino.

Per tutti coloro che invece si trovano nella zona sud della città, dopo aver fatto acquisti nei centri commerciali di Tremestieri, potranno ristorarsi nelle acque della zona di Santa Margherita.

Se si volesse invece cambiare paesaggio, perché non affacciarsi sul litorale tirrenico dal quale ammirare un romantico tramonto?

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Qualsiasi sia la vostra scelta non rimarrete certamente delusi da questa incantevole regione. Potrete passare la giornata nella porzione di spiaggia che avete accuratamente scelto, dove piantare il vostro ombrellone e spiegare i vostri teli da mare, o appoggiarvi ai diversi lidi con i loro vari servizi. Oppure dedicarvi alla cultura visitando il centro storico di Messina. Vero e proprio capolavoro di architettura è il campanile del duomo di Messina, sarebbe un vero peccato perderselo!

Se la vostra vacanza prevede anche qualche attività particolare, è possibile dedicarsi alla “pescaturismo”. Andare in mare con dei pescatori, maestri nella pesca del pesce spada, su imbarcazioni che solo nello Stretto potrete trovare, ossia la feluca. Potrete pescare con loro e gustare anche il frutto del vostro lavoro!

tramonto-messina-mare

Al calar del sole potrete scegliere di continuare con un buon gelato e una passeggiata in riva al mare o intorno ai laghi di Ganzirri. Potrete assaggiare degli ottimi piatti a base di pesce locale nei ristoranti della zona. La città offre varie opportunità culinarie. Lasciarvi tentare dai famosi arancini e provate la tradizionale focaccia messinese.

Di cosa vedere a Messina se ne potrebbe parlare per delle ore, ma la soluzione migliore è andare a vivere in prima persona questa terra!

 

 

 

copyright foto: (foto 1) commons.wikimedia.org ;(foto 2, 3) Marica Santoro 

 

 

Il Parco Tematico: Italia in Miniatura

Se soggiornate lungo la Riviera Romagnola sulla costa adriatica, è molto probabile che non potrete visitare tutte le meravigliose architetture, le antiche rovine e le più belle città d’arte del paese. Non preoccuparti perché una visita in Italia in Miniatura ti farà vedere tutto ciò! Proprio come rivela il nome, è un piccolo parco a tema dove sono state ricreati oltre 270 dei meravigliosi monumenti e siti italiani in uno spazio abbastanza compatto. Il loro slogan è “Dove i piccoli si sentono grandi”, ma non lasciarti ingannare: anche se visiti senza bambini, ti piacerà sicuramente questo parco! Pensa a come Las Vegas sia riuscita a ricreare grandi meraviglie e monumenti del mondo su una scala enorme – ora immagina di essere ridotta a un piccolo parco adorabile, ma ben progettato.

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Da Piazza di Spagna a Piazza San Pietro al Duomo di Firenze alle Alpi della Valle d’Aosta – tutte le 20 regioni italiane sono rappresentate in tutto il loro splendore. Ci sono numerosi punti in cui puoi posare per foto o selfie, con sfondi che sembrano completamente reali! Esiste anche un’area dedicata ai famosi siti europei chiamata Europa in Miniatura.

Se non hai mai potuto visitare Venezia, o forse non hai avuto la possibilità di fare un giro in gondola, ora è la tua occasione! Il parco ha una replica di Piazza San Marco che può contenere 280 persone con  il giro in gondola incluso nel prezzo del biglietto. Altre attrazioni sono: una scuola guida per bambini, un “cannonacqua” e una monorotaia, le rapide di un fiume sopra dei tronchi di una Vecchia Segheria, o provare un percorso di liane sospese e ponti tibetani (non incluso nel prezzo del biglietto), oppure un’esperienza cinematografica 7D (non inclusa).  E non finisce lì! C’è una luna park della scienza e il mondo dei pappagalli con specie provenienti dal tutto il mondo.

italia-in-miniatura-acquaSituato nella provincia di Rimini, a soli 20 minuti a sud di Cervia in auto, sarebbe perfetto per una giornata o anche per una gita di mezza giornata. Il parco è interamente all’aperto ed è perfetto da visitare in una calda giornata di primavera. Ricordati di portare la protezione solare, il cappello e un cambio di vestiti per i più piccoli!

Consultare il sito ufficiale del Parco per tutte le info e le date di apertura durante il mese di settembre.

Posso dire onestamente che io e la mia famiglia siamo stati benissimo in questo parco molto semplice, ma ben pensato e che è stata una bella pausa dalla folla. Sono sicura che adorerai l’Italia in Miniatura!

 

 

foto copyright: italiainminiatura.com

 

L’Oasi LIPU e l’arte contemporanea di Casacalenda

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Per coloro che vogliono immergersi in un posto ammirevole dove la natura incontaminata consente di rilassarsi e rigenerarsi è consigliata una giornata presso l’Oasi LIPU di Casacalenda: un’area situata nel bosco Difesa caratterizzata da un querceto collinare con ruscelli e sorgenti che permettono la sopravvivenza di diverse specie floristiche e faunistiche.

casacalenda-oasi-lipuTra la flora e la fauna

Tra le specie faunistiche citiamo il tasso, il capriolo, gli anfibi come la salamandrina dagli occhiali e un centinaio di specie di uccelli tra cui l’ululone dal ventre giallo e il pecchiaiolo che volano tranquilli grazie al divieto di caccia. Tra la flora alcune orchidee pregiate ed una varietà di fiori multicolori che fanno dell’oasi uno spettacolo da non perdere specialmente nei mesi primaverili quando i sentieri sono invasi da un centinaio di specie di coloratissime farfalle.

Per gli appassionati dell’ambiente l’Oasi LIPU organizza alcuni eventi dedicati alle varie espressioni della natura, dai canti degli uccelli alle fioriture del bosco, dalle attività didattiche per i bambini alle giornate dedicate alle farfalle.

oasi-lipu-casacalendaIl borgo di Cascalenda

Casacalenda si caratterizza anche per il piccolo borgo medievale ricco di storia, cultura e tradizioni. Passeggiando tra i suoi vicoli si potranno scorgere pregevoli chiese settecentesche, palazzi ducali e scalinate.

Affascinante la Galleria Civica d’Arte Contemporanea che ha sede nel palazzo comunale e ospita opere di famosi artisti contemporanei che si contraddistinguono per le tele colorate e per la disposizione di alcuni oggetti moderni in punti specifici delle sale comunali. Nel palazzo, inoltre, si può ammirare il museo multimediale del Bufù e la Galleria del Giro del Cigno, gara ciclistica di valenza nazionale che va assumendo proporzioni sempre più considerevoli.

casacalenda-museo-apertoMuseo all’aperto

Spettacolare il museo all’aperto Kalenarte, progetto originale e unico per tutta la regione dove artisti provenienti da tutto il mondo hanno realizzato opere incantevoli e cariche di valore simbolico, tra queste citiamo nuovamente la Cromoscala, il Guardiano del Bosco ed il Poeta di Casacalenda. Kalenarte nasce come progetto di arredo urbano per valorizzare l’intero territorio.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

copyright foto: moliseweb.it, lipu.it, MAACK Massimo Palumbo

 

 

 

 

Palmanova, la “Città Stellata” del Friuli-Venezia Giulia

palmanova-stellata-cittaForse molti non sanno che, nella parte sud-orientale del Friuli Venezia Giulia a pochi chilometri da Udine e Gorizia, sorge un’incredibile cittadina dalla pianta poligonale regolare a forma di stella chiamata Palmanova, vera “stella in Terra” edificata dalla Serenissima col probabile intento di erigere una città-fortezza a protezione dalle incursioni turche e austriache. Sebbene si creda che la sua forma stellata derivi dal sogno fatto da un pastore addormentatosi nel punto in cui la città sarebbe nata (oppure da una ragnatela caduta al cospetto di alcuni provveditori che, ispezionando quell’area, si erano rifugiati in una preesistente cappella in loco a seguito di una pioggia improvvisa), è possibile che l’incipit del suo progetto costruttivo sia dovuto al genio di Leonardo Da Vinci il quale, come storicamente accertato, vista la straordinaria connotazione dell’opera in fieri giunse effettivamente sul posto per un sopralluogo o una valutazione sul da farsi, ma a quanto pare non poté sobbarcarsene gli oneri in quanto già occupato da altre incombenze a Milano.

palmanova-piazza-citta-stellataProgettata e costruita dai Veneziani a partire dal 1593 al fine di renderla il baluardo di un’urbanistica geometricamente perfetta, Palma (così era stata inizialmente chiamata) rispecchiava egregiamente il modello rinascimentale di “città ideale” quale trasposizione dalle rigorose concezioni filosofico-edilizie degli antichi Greci e Romani e, per via della sua privilegiata posizione al di sotto della linea dell’Orizzonte atta a conferirle il carattere di inespugnabile roccaforte, venne adibita ad accogliere e accentrare le genti della Repubblica di Venezia. Eppure a disattendere ciò che era stato pianificato ci si mise il beffardo destino e, a edificazione ultimata, finì che nessuno volle abitare in quella città così inconsueta e lontana dagli schemi abitativi convenzionali. Perciò al governo non rimase altra scelta che popolarla con prigionieri provenienti da Venezia.

Se oggigiorno i musei (quello Civico Storico e quello Storico Militare) e il Duomo Seicentesco affacciato sulla Piazza Grande forniscono ampie testimonianze della sua storia e della sua struttura, le frasi incise sui sei lati del basamento posto al centro della piazza incarnano il carattere dei suoi abitanti, passati anche attraverso le dominazioni francesi e austriache. Vi si legge, per esempio: “Non fare al tuo prossimo cosa che tu non vorresti fatta a te”, ma anche “Popolo godi dei tuoi diritti ma non dimenticare mai i tuoi doveri”.

palmanova-citta-stellata-chiesaPalmanova (dall’originaria “Palma”, in accezione di vittoria e “nova”, suffisso presumibilmente aggiunto da Napoleone Bonaparte) è monumento nazionale sin dal 1960 e dal 2017 risulta nel sito “Opere di difesa veneziane tra XVI e XVII secolo: Stato da Terra-Stato da Mar Occidentale” quale patrimonio dell’Unesco in quanto, assieme alle città croate Sebenico e Zara, alla montenegrina Cattaro nonché alle nostrane Peschiera del Garda e Bergamo, è riconosciuta tra le sei città che meglio esemplificano i sistemi di difesa urbani all’epoca della Serenissima.

Ma poi, com’è bella questa “città stellata”!

Visitare Palmanova è ritrovarsi letteralmente in una stella a nove punte: tra nove bastioni, una piazza d’armi perfettamente esagonale (Piazza Grande) da cui partono come raggi sei arterie stradali, tre cerchie murarie di epoche diverse e altrettante “porte” di accesso alla città (rivolte rispettivamente a Cividale, Udine e Aquileia) ci si sente davvero al sicuro.

E nel vagabondare qua e là è sempre facile imbattersi in qualche stuzzicante evento…

palmanova-ponte-aquileia-citta-stellataI mesi di maggio (con “Sapori di Storia, Storia di Sapori”) e di ottobre (con la “Fiera dei Sapori Friulani”) portano in città i gusti dell’enogastronomia più genuina; l’intera estate è invece foriera di mostre, cinema, musica, degustazioni e concorsi con “Guarda Che Luna, note immagini e brindisi a Palmanova”; luglio e settembre sono dedicati alle rievocazioni storiche in costume, mentre l’ultimo fine settimana di novembre ospita il Gran Galà di Fine Stagione Alfa Romeo.

Perdersi per le vie di Palmanova è inevitabile, ma necessario: la sensazione di disorientamento che se ne ricava è surrealmente piacevole. E rimarca la consapevolezza di essere in un posto unico in Europa quanto incredibile!

 

 

copyright foto: placesfromabove.altervista.org, artwave.it, scacchierando.it, rete.comuni.italiani.it

 

Ortigia: arte, storia e azzurro del mare

L’isola di Ortigia costituisce il nucleo più antico di Siracusa. Collegata a quest’ultima tramite il Ponte Umbertino, Ortigia ci accoglie immersa nell’azzurro delle acque che la circondano, solcate da barche a vela, pescherecci e varie imbarcazioni. L’odore di salsedine e il sole che riflette tra i flutti marini inducono ad abbracciare l’isola con lo sguardo da una visuale particolare, usufruendo di uno dei tour in motoscafo fino a giungere nei pressi di alcune grotte naturali, tra le quali quella a forma di cuore, meta privilegiata dei più romantici.

La storia è padrona a Ortigia dove, immediatamente prima di entrare nel cuore pulsante dell’isola, le rovine del tempio di Apollo – risalente al VI secolo a.C. – si ergono maestose con le colonne in pietra calcarea. È il passato greco di Siracusa che emerge dalle polveri del tempo, lasciando anche su quest’isola la sua testimonianza. Non si dimentichi, infatti, che nell’entroterra, dirigendosi quindi verso la città vera e propria, il teatro greco di Siracusa accoglie ancora oggi gli spettatori delle numerose rappresentazioni ispirate alle antiche commedie e tragedie.

Chiesa-ortigia-luoghi-interesseIn piazza Archimede, la magnifica fontana di Artemide, che risplende la sera di luce soffusa, immette nella via della Maestranza, ricca di negozi e adatta agli appassionati di shopping dove i vestiti contemporanei si affiancano a botteghe di artigianato locale, fino a inoltrarsi nei vicoli della Giudecca, l’antico quartiere ebraico.

E’ a questo punto che appare doveroso dirigersi verso la chiesa di San Giovanni Battista, costruita in tipica pietra calcarea, per accorgersi che le sue caratteristiche architettoniche rimandano forse a qualcosa di più antico, di precedente. Questa struttura, priva del tetto, impostata su arconi, con un portale quattrocentesco sormontato da un rosone, sorse su una basilica di IV secolo d.C. Attraversarla contemplando i riflessi gialli e rosa della luce sulla pietra, con il cielo azzurro che veglia dall’alto, è un’esperienza da non perdere. Probabilmente, proprio accanto ad essa, sorgeva un’antica sinagoga.

Proseguendo e perdendosi quindi tra i vicoletti dagli angoli colorati dalla buganvillea fucsia e rossa, è possibile effettuare una breve visita sotterranea nel passato ebraico di Ortigia. Sotto il residence-albergo “La Giudecca” è infatti conservato il più antico bagno rituale ebraico d’Europa. Si tratta del mikveh di Casa bianca, raggiungibile scendendo una lunga scala intagliata nella roccia. La breve visita guidata ha lo scopo di introdurre l’affascinante storia del sito, per scoprire particolari tasselli dell’antica cultura ebraica.

La Sicilia però è famosa anche per i coloratissimi “pupi“, marionette spesso abbigliate come cavalieri dalla brillante armatura. Proprio sull’isola di Ortigia è possibile visitare il piccolo, ma ricchissimo Museo ad essi dedicato, scoprendo una delle tradizioni meridionali portate avanti localmente dalla famiglia Vaccaro. All’interno del museo è infatti visibile lo studiolo, in cui ritagli di cartapesta si mescolano a tubetti colorati e pennelli sotto l’occhio vigile di maghi, streghe e creature fantastiche.

Duomo-luoghi-interesse-ortigiaSvoltando ancora lungo i vicoli che trasudano dettagli di antiche storie, si arriva alla piazza di Santa Lucia. Non si è mai preparati ad accogliere lo spettacolo del Duomo che si erge maestoso in tutto il suo splendore con la sua magnifica facciata barocca. Ma c’è di più, perché l’occhio attento del visitatore non potrà fare a meno di cogliere alcuni particolari soprattutto inoltrandosi all’interno del monumento: colonne gigantesche si impiantano a sostenere il tetto, mentre ricchi arredi barocchi decorano le cappelle. Il Duomo di Santa Lucia, infatti, ha una storia molto antica alle sue spalle che affonda le sue radici, ancora una volta, nel passato greco dell’isola: le colonne sono appartenenti al tempio dedicato alla dea Atena nel V secolo a.C. I cristiani inserirono al suo interno il santuario di Santa Lucia, creando così un caso di stratificazione storica, archeologica e devozionale.

Gli appassionati d’arte troveranno nella stessa piazza anche la piccola chiesa di Santa Lucia alla Badia, il cui interno conserva la magnifica tela di Caravaggio “Il Seppellimento di Santa Lucia“, visibile durante gli orari d’apertura.

Come Sirene, le acque azzurre del mare siracusano richiedono attenzione ed è bene ascoltare il loro richiamo, riprendendo la breve discesa in gustosa compagnia di uno dei cannoli da passeggio oppure assaggiando uno dei fantastici arancini. Tra i locali che iniziano a popolare le stradine, si scorgono i riflessi di uno specchio d’acqua racchiuso in una foresta di papiri. È opportuno avvicinarsi e soffermarsi cautamente al cospetto della Fonte Aretusa, il cui nome deriva dall’omonima ninfa rifugiatasi, secondo la leggenda, a Siracusa. Aretusa chiese di poter essere trasformata in fonte, ma Alfeo, innamorato perdutamente di lei, la inseguì, finché Zeus mosso a compassione, fece sì che il fiume di cui era padrone deviasse il suo corso fino a Siracusa, incontrando nuovamente le acque di Aretusa.

Proprio sul mare affaccia inoltre il Castello Maniace, capolavoro di architettura militare voluto dallo Stupor Mundi, l’imperatore Federico II di Svevia, tra il 1232 e il 1240, in cui le alte guglie delle sale si incontrano con i possenti muri difensivi. Infine, tornando a percorrere le stradine, la Galleria Regionale di Palazzo Bellomo conserva sculture e opere d’arte provenienti da alcuni conventi distrutti di Siracusa e non solo. È un museo raccolto, suddiviso in sale disposte al pianterreno e al primo piano da cui è possibile affacciarsi su uno dei due cortili, quello delle Palme, i cui muri sono costellati di massicci stemmi marmorei.

Ortigia non termina qui: i suoi vicoletti contengono dettagli e storie di un passato lontano, odori e colori, uniti alle tradizioni e ai sorrisi degli abitanti che rimarranno impressi nel cuore del visitatore.

Copyright foto articolo: Cristina Cumbo

Costa degli Etruschi: San Vincenzo, Baratti e Populonia

Quando si pensa alla Toscana, la prima cosa che probabilmente viene in mente sono le dolci colline verdi punteggiate da ulivi e vigneti, che producono alcuni dei migliori vini al mondo. Probabilmente non hai considerato una vacanza sulla costa toscana. La verità è che l’intera penisola italiana è benedetta da coste incontaminate che competono, se non superano, la bellezza dei Caraibi. La Costa degli Etruschi è un tratto di paradiso da Livorno a Piombino. Solo a circa due ore di traghetto per le isole dell’arcipelago toscano tra cui l’Elba e Capraia. Le città di San Vincenzo, Baratti e Populonia sono probabilmente le più caratteristiche.

San Vincenzo

San Vincenzo è una graziosa città costiera con tutto ciò di cui il visitatore ha bisogno per una vacanza fantastica. La sua passeggiata lungomare ha centinaia di negozi che variano da boutique di lusso a souvenir. Vanta di ottimi ristoranti e bar dove si può gustare il meglio dei classici piatti di pesce di Livorno, come il cacciucco.

I suoi 11 km di spiagge sono stati costantemente premiati con la “bandiera blu” e la “bandiera verde” (adatta ai bambini). Non troverai solo il posto perfetto con acque poco profonde per i bambini piccoli, ma anche acqua adatta per praticare sport di tutti i tipi. Infatti, le immersioni subacquee sono molto popolari nella zona a grazie alle acque cristalline e delle specie uniche che incontrerai durante l’esplorazione. Come ad esempio la tartaruga marina caretta, che deposita regolarmente le sue uova nel Parco del Rimigliano. I bagnanti potranno godere di numerose opzioni disponibili: dalle spiagge “libere” agli stabilimenti balneari completamente attrezzati. Se viaggi con “Fido”, le spiagge di San Vincenzo mettono a disposizione delle zone apposite per gli amici a quattro zampe, situate lungo le rive del Parco Naturale di Rimigliano.

La Torre di San Vincenzo risale al 1300 ed è stata costruita per difendere la costa dai frequenti attacchi dei pirati. Giorgio Vasari raffigurò la famosa battaglia di San Vincenzo del 1505 tra i pisani e i fiorentini che ora è ospitata in Palazzo Vecchio a Firenze.

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Al servizio del turista

Passare le vacanze a San Vincenzo è il sogno di un visitatore, perché la città ha fatto di tutto per rendere il vostro soggiorno il più comodo possibile. L’intera area è ciclabile e se non sei riuscito a portare la tua bici, non temere! Ci sono più posti in cui noleggiare le tue ruote! C’è anche una navetta chiamata “trenino” che attraversa tutta la città durante le serate, da fine giugno a metà settembre. È anche una città con Wi-Fi gratuita, che ti consente di connetterti per diverse ore al giorno in tutta l’area. Durante i mesi estivi, puoi anche goderti un sacco di intrattenimento gratuito, dalla musica ai programmi per bambini.

Baratti

Situato a sud del Parco Rimigliano di San Vincenzo, l’area di Baratti è il cuore dell’antico insediamento etrusco risalente al IX secolo a.C. Questa popolazione industriosa prosperò sfruttando l’area come centro costiero e importando ematite dalla vicina isola d’Elba ed essere utilizzata per lavori di ferro. Hanno anche estratto argento, rame e piombo. Le prove della loro incredibile civiltà possono essere viste nel parco archeologico di Baratti e Populonia. Ci sono visite guidate e vari itinerari a seconda di quanto tempo hai intenzione di dedicare loro. Le spiagge di Baratti sono uniche grazie alla sabbia leggermente rossastra, proveniente dai ricchi giacimenti di ferro. Se sei disposto ad esplorare, ci sono ancora punti nei mesi di bassa stagione in cui puoi goderti il ​​silenzio quasi completo e, naturalmente, le acque cristalline.

Populonia

Situata sulla cima di una collina, la città di Populonia era una delle dodici città-stato dell’antica Etruria. Successivamente fu popolato dai Romani a partire dal II secolo a.C. . Troverete un parcheggio in cima alla collina con l’entrata attraverso la vecchia porta. Puoi fare un picnic sulla zona erbosa poco prima dell’ingresso. La sua caratteristica più sorprendente è il castello che risale al 14 ° e 15 ° secolo. Il panorama dall’alto è assolutamente sbalorditivo! La valle della Cornia, il Golfo di Baratti e l’arcipelago toscano ti toglieranno il fiato!

La Costa degli Etruschi è un paradiso per i turisti che offre tutto il necessario per una vacanza perfetta, dalla vita costiera, alla storia e alla cultura, fino alle splendide spiagge.

Che cosa aspetti?
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Punto strategico nella bellissima Valdera per raggiungere in breve tempo sia il mare che le città d’arte. L’Agriturismo in perfetto stile toscano si trova in mezzo al verde e vicino a Casciana Terme e Chianni.

Partendo dalla nostra struttura potrai visitare…

a 15km 

Casciana Terme
a 29km  Volterra
a 41km  San Gimignano
 a 53km  Pisa
 a 55km  Costa degli Etruschi
 a 85km  Firenze
 a 81km  Siena

 

 

 

 

 

Il Borgo Medioevale di Casertavecchia

Nell’immaginario collettivo Caserta è la “Versailles italiana”, la città della Reggia Vanvitelliana, costruita fra il XVIII ed il XIX secolo. In realtà Caserta ha origini molto più antiche. Il nome deriva dal latino “Casa Hirta”, toponimo che fa riferimento all’ubicazione dell’antico centro urbano – l’attuale Casertavecchia – che sorgeva già nel 861 d.C. in posizione elevata rispetto alla pianura circostante.

tower-casertavecchia-borgoA seguito delle incursioni saracene e delle devastazioni delle città di pianura, gli abitanti ed il clero delle zone circostanti, in particolare quelli della scomparsa città di Calatia, trovarono in Casertavecchia un rifugio sicuro. La popolazione di Casa Hirta aumentò notevolmente nel XII secolo, con la costruzione dell’attuale cattedrale consacrata al culto di San Michele Arcangelo. Oggi il Duomo, il campanile, il castello e l’antico borgo medioevale sono meta di interesse turistico. Molte sono le manifestazioni folkloristiche che si svolgono a Casertavecchia e nei borghi limitrofi di Casola, Pozzovetere e Sommana.

Partendo dalla mia abitazione a Pozzovetere, impiego 15 minuti per raggiungere Casertavecchia. Giunta ad un incrocio, posso ammirare la Cappella di San Rocco alla mia sinistra. La struttura – risalente al XVII secolo – presenta un solo portico laterale ed un campanile di 8 metri. È una costruzione molto semplice, quasi spartana. È aperta al pubblico ed ai fedeli il 16 agosto, giorno di S. Rocco. Alla mia destra c’è un immenso prato adibito al pascolo dei pony.

Per addentrarmi nel Borgo medioevale devo prima percorrere una ripida stradina all’interno di una pineta, fino a raggiungere la fortezza – costruita nel 879 – che assunse l’aspetto di un castello sotto il dominio dei Normanni e degli Svevi. Questi ultimi commissionarono la ristrutturazione del complesso e l’edificazione del grandioso mastio circolare. Forse ad ordinarlo fu Riccardo, figlio di Tommaso di Lauro, educato alla corte dell’imperatore Federico II di Svevia, di cui sposò la figlia nel 1246. La torre fu costruita con blocchi di tufo squadrato poggianti su uno zoccolo in calcare. Essa è tra le più grandi in Europa, seconda per diametro alla torre della cinta urbana di Aigues Mortes, in Provenza. È alta circa 30 metri per 19 metri di diametro. Superato il mastio, mi affaccio dalla terrazza panoramica ed osservo il paesaggio. Da qui si può ammirare la Reggia, il Vesuvio, il mare e, quando le condizioni atmosferiche lo consentono, persino Ischia. Il panorama mozzafiato, fruibile da molti punti del borgo, non è l’unica attrattiva di Casertavecchia.

casertavecchia-borgoMente percorro le stradine, fotografando ogni angolo fiorito, percepisco un inconfondibile profumo di brace. Do un’occhiata ad un menù che propone molte ricette a base di cinghiale. Nell’angolo a destra c’è un negozio di souvenir, e subito dopo un bar che espone in vetrina buonissimi dolci tradizionali. Finalmente scorgo il campanile del Duomo! Mi affretto per raggiungere la cattedrale e ad entrare. Ogni volta che mi trovo in questa chiesa, ricordo chiaramente il giorno in cui il professore di Storia dell’Arte ci spiegò la peculiarità delle “colonne di spoglio”. Si tratta di colonne in marmo cipollino i cui capitelli, per lo più corinzi, sono tutti diversi l’uno dall’altro e provengono da antichi edifici di età romana. La leggenda narra che furono le fate a trasportare le pesantissime colonne lungo la collina. L’edificio è costruito in tufo grigio campano. La facciata, posta ad occidente, è a salienti e riflette l’interno a tre navate. Sculture zoomorfe fuoriescono a mensola dalla muratura. Il campanile fu terminato nel 1234, al tempo di Federico II, dal vescovo Andrea. Con i suoi 32 metri, è simile al campanile della cattedrale di Aversa. L’arco ogivale che permette il sottopasso di una strada diretta verso il castello è di chiaro influsso gotico. Il primo ed il secondo piano presentano delle bifore. La cella campanaria è ottagonale.

Di fronte alla cattedrale sorge il vecchio Convento dei Minimi. Le due sale, ricavate dall’antico refettorio dei monaci e dal fienile del convento, possono ospitare fino a 240 coperti.
borgo-casertavecchia-streetsLasciando alla mia destra Piazza Vescovado, mi incammino verso l’abitazione più famosa di Casertavecchia, la “Casa delle Bifore”. Questa dimora gentilizia del XI secolo fu acquistata da Ursula Panniz, una turista tedesca che s’innamorò del Borgo e vi stabilì il proprio laboratorio di artigianato. Ad Ursula si deve l’invenzione dei famosi “spiritelli”. Si tratta di vasi con il coperchio di legno, a cui venivano date espressioni buffe. La tradizione vuole che, scrivendo il proprio desiderio su un biglietto ed inserendolo all’interno del coccio, lo spiritello o folletto lo esaudisca. Secondo un’altra tradizione, invece, il desiderio va espresso inserendo una moneta in una fessura posta al piano terra, di fronte alla finestra a bifora, che si illuminerà o meno indicando buono o cattivo auspicio. Ursula è scomparsa nel 2014 ma ha voluto che gli spiritelli diventassero il simbolo di Casertavecchia e che tutti gli altri artigiani li producessero. La storia della sua fuga dalla Germania post bellica è diventata un libro.

Conclusa la mia visita al Borgo, mi incammino verso la pineta e, leggendo un cartellone, scopro un aspetto nuovo di questa località; essa è una tappa della Via Micaelica del Tifata. Il Club Alpino Italiano – sezione di Caserta – ha ideato il Tifatinvita: un’annuale escursione di due giorni da Maddaloni a Sant’Angelo in Formis passando per Casertavecchia. Un itinerario suggestivo che, tra storia e natura, è intriso del culto Micaelico. San Michele è infatti il Santo Patrono di Maddaloni e la collina che la sovrasta, denominata Monte San Michele, ospita un santuario dedicato al santo. Anche il duomo di Casertavecchia è dedicato a san Michele, così come l’abbazia benedettina di Sant’Angelo in Formis.

Tifatinvita è qualificato come attività di Trenotrekking. L’itinerario prevede la partenza da Maddaloni, ma può essere percorso al contrario. Si parte da Maddaloni e si effettua una visita guidata della città, del Santuario di San Michele (427 m) e del castello dei Carafa, dal quale si può ammirare la pianura campana e Napoli. Giunti a Casertavecchia (496 m) si effettua una visita guidata dell’antico borgo con successiva cena e pernottamento.

Il giorno seguente si parte dalla Cappella di San Rocco (Casertavecchia) fino a raggiungere Monte Virgo, il punto più alto del percorso (620 m). Proseguendo verso San Leucio (200 m) con vista sull’omonimo Real Sito, si giunge in località Vaccheria (191 m). Tappa successiva è il Monte Tifata (630) dal quale è possibile ammirare la valle del Volturno. Si raggiungono poi Sant’Angelo in Formis – con visita guidata alla Basilica Benedettina – e infine la stazione dell’ex Alifana dove termina l’escursione. In alternativa, in circa un’ora, è possibile raggiungere Santa Maria Capua Vetere. L’escursione da Maddaloni a Casertavecchia è lunga 10 Km. Quella da Casertavecchia a Sant’Angelo in Formis circa 16 Km.

Fra le numerose manifestazioni che si svolgono presso le frazioni di Casola, Sommana e Pozzovetere ricordiamo: il Campionato Regionale dell’ASD WILD WEST e la sagra dell’asparago selvatico che si svolge la prima settimana di maggio.

 

Articolo e foto di: Anna Visconti