Idee per il Weekend: i consigli di dooid

 

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Il fine settimana si avvicina e tu non sai ancora che cosa fare in questi giorni? Ecco per te una lista completa degli eventi in programma in tra venerdì, sabato e domenica in Italia! Ecco i consigli di dooid e tante idee per il weekend! 

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Festival delle Tradizioni Popolari. Anche a Petralia, il Folk come stile di vita!

È proprio così, il Folk non è solamente tradizione ma è uno stile di vita! È come una droga, se entri nel tunnel non riesci più ad uscirne. Non ci provi nemmeno a smettere e se, per una qualche ragione, sei costretto ad allontanartene ne senti la mancanza. Dopo un po’ ti abitui anche a farne a meno ma, non appena in lontananza, da chissà dove, senti il suono acuto e inconfondibile di un organetto che allegramente intona uno scottish oppure ancora il suono più melodioso e suadente di una mazurka francese accompagnato da una chitarra classica che rende il tutto più armonico e coinvolgente, già ti rendi conto che i tuoi piedi non rispondono più al tuo corpo ma alla musica. 

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Petralia Sottana, vista dal Convento dei padri riformati

Il Festival delle Tradizioni Popolari – Ballo Pantomima della Cordella a Petralia Sottana ne è un esempio. Si tratta del XXXV Raduno Mediterraneo del Folklore Internazionale che si tiene ogni anno nel periodo di Agosto in questa splendida località posta all’interno del Parco delle Madonie. Durante la tipica festa del ballo della Cordella si rievocano le antiche tradizioni contadine celebrate come auspicio per un fecondo raccolto e vita matrimoniale agli sposi. La festa si sviluppa in quattro intense giornate che racchiudono eventi e laboratori dalla mattina fino a tarda sera. 
Nella mattina e nel primo pomeriggio si concentrano incontri e workshop, mentre la sera è dedicata ai concerti.
Si passa dalla tradizione popolare siciliana con concerto dei friscalettari e il divertente ballo della contradanza, alla tradizione popolare campana, nello specifico dell’area Sommese, con laboratori di tamburo a cornice e di ballo sul tamburo che rientra nel genere della meglio conosciuta tammurriata, fino ad arrivare alle tradizioni popolari francesi, anche qui con workshop di danze e laboratori di canto e ballo per bambini.

Folklore-petralia-sottana-eventiL’ultimo giorno è quello dove si svolge la festa vera e propria che consiste nella rievocazione del matrimonio tradizionale siciliano, con la cerimonia in chiesa, il corteo nuziale che dal paese sfila fino alla pineta che sormonta tutta Petralia Sottana, per concludersi con la festa con il tipico ballo della Cordella in un tripudio di nastri colorati  intrecciati da dodici coppie di ballerini al ritmo dell’allegro suono dei tamburini.
Durante queste giornate la città cambia aspetto, si anima, trovi persone di tutte le età che riempiono le strade, vedi le facce dei bambini soddisfatti e fieri del vestito tradizionale che indossano, ragazzi che con orgoglio ed entusiasmo partecipano da protagonisti agli eventi del proprio paese. Ci sono sfilate di gruppi folkloristici locali e ospiti internazionali, cucine dal mondo, presentazione di libri ed in fine i concerti. Ma non è la fine! Non basta mai. Si prende una cassa, si collega ad un telefono, si trova una piazza libera, qualche ballerino e si riparte. Forse si inizia in pochi, 6, 8 persone, ma man mano che la musica va avanti, qualche passante si ferma a guardare, sorride nel vedere la dolcezza di una mazurka, si diverte ad osservare l’energia e l’entusiasmo zompettante di una polska o una burrée, si lascia travolgere dalla vivacità e spensieratezza di uno scottish ed è lì che inizia il climax inesorabilmente crescente del ballo popolare.

petralia-folk-festival-2018Ti cattura e ti travolge nel suo vortice.
È uno scambio indispensabile di energie! Ne perdi tante, ti rendi conto di essere stanchissima ma, quelle energie che perdi nel corpo ti vengono tutte restituite nello spirito dal tuo compagno di ballo, dalla gente che ti balla attorno, dalla musica, dalla giovialità del momento, dalla voglia di ballare fino allo sfinimento, di fare amicizia e di volare..vedrai che il corpo non sentirà più la stanchezza.

I nuovi arrivati possono inizialmente essere scettici, imbarazzati perché non conoscono i passi o le persone con cui si balla, è normale, è sempre così, per questo il circolo circassiano allenta la tensione, scioglie il corpo, ti confonde, ti diverte. Sei inesorabilmente coinvolto. Quando la musica parte i ballerini corrono freneticamente in cerca del partner con cui iniziare la danza. Manca un uomo (le donne sono sempre più degli uomini). Cerca tra la folla che guarda un volontario. Non lo trovi. Ne trascini uno contro la sua volontà. Oppone resistenza. Lo rassicuri frettolosamente che i passi sono facili e che li imparerà nel giro di pochi giri, ad ogni cambio partner. Si inizia, è teso ed imbarazzato, tentenna, i passi sono incerti, sbaglia, capisce, si riprende, sorride perché ha capito il passo, lo ripete, ne sbaglia un altro, impreca ma ci riprova, ci riesce, si entusiasma, si diverte, si appassiona. A fine ballo, quando lo ritrovi, scopri un’altra persona, sudata, stanca ma sorridente con la voglia di farne un altro e di imparare nuovi passi

Non c’è età. Tutti ballano con tutti. È pura magia.

Leggi gli altri articoli sulla zona di PalermoHimeraPorticello

foto copyright: www.radunodelfolklorepetralia.it

MANIFESTAZIONE ARTIGIANATO VIVO A CISON DI VALMARINO

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Cison di Valmarino

Dal 5 al 15 agosto  a Cison di Valmarino in provincia di Treviso, tra Follina e Vittorio Veneto, si tiene una manifestazione di artigianato – ARTIGIANATO VIVO – che dalla sua nascita nel 1980 attrae migliaia di turisti non solo veneti e italiani ma anche stranieri. Si parla di un’affluenza di 400.000 persone nella scorsa edizione.

Il paese di Cison – inserito da 3 anni nel club dei BORGHI PIU’ BELLI D’ITALIA – diventa per 11 giorni un centro d’eccellenza dell’artigianato.                                                           

200 espositori  con i loro stand occupano i vicoli, i giardini, i portici e le piazze, presentano i loro prodotti, fatti rigorosamente a mano secondo la tradizione italiana e mantengono viva l’arte del “saper fare” con le mani, che in quest’epoca di trasformazione tecnologica si va via via perdendo.

In concomitanza con la manifestazione, la Proloco organizza una serie di eventi collaterali quali concerti, spettacoli di animazione, mostre e incontri letterari.

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Castello Brandolini

PARLIAMO DI CISON DI VALMARINO

Come dicevo, l’affluenza turistica è altissima anche perché tutto il territorio merita una vacanza di almeno qualche giorno e la Manifestazione Artigianato Vivo diventa un ‘occasione per esplorare questa zona bellissima.  

Cison di Valmarino si trova nella Valmareno, una vallata dominata dalle fortificazioni del Castello Brandolini, – XII secolo – diventato da anni un hotel di lusso.

I Conti Brandolini, da uomini d’armi che erano in epoca feudale, diventarono successivamente signorotti dediti all’ economia, lasciando un’impronta indelebile in tutto il  borgo.

Il cuore del centro storico è Piazza Roma, dominata da Palazzo Marcello – antica villa veneta dei dogi veneziani Marcello, famosi vincitori della battaglia di Lepanto – e dalla Loggia.

Noterete, camminando per Cison che, quasi tutte le case d’epoca, hanno le imposte rosse o marron: un rosso che qui si chiama “Rosso Brandolini”.

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Antiche Cantine Brandolini

Un altro esempio di restauro di edifici feudali, è costituito dalle “Antiche Cantine Brandolini”. Il fabbricato appare già, nelle sue linee fondamentali, nelle carte del XV secolo. E’ sempre stato un luogo particolarmente importante per la vita del paese: eretto dalla famiglia Brandolini venne destinato inizialmente a scuderia e poi riadattato alla produzione vinicola e alla conservazione dei prodotti agricoli. Ciò dimostra che lo sviluppo della viticoltura nell’area collinare–pedemontana avvenne in epoca lontana grazie alla forte domanda proveniente da Venezia e da tutto il territorio veneto.

Già nel 1440 la Valmareno si specializzò nella coltivazione della vite…e ancora oggi tutta l’economia della zona è basata sulla produzione di vino, in special modo il Prosecco. 

Nemmeno a dirlo, questa è una zona in cui le degustazioni enogastronomiche sono tra gli interessi preferiti dei turisti. Tra le specialità: lo spiedo

Cison-artigianato-vivo-2018Rolle di Cison di Valmarino

Non si  può andare a visitare Cison di Valmarino, senza passare anche per Rolle, piccolissimo centro circondato dai vigneti di Prosecco. lI poeta Andrea Zanzotto l’ha definito “una cartolina inviata dagli dei”. Il periodo più affascinante per fare un’escursione a Rolle è senz’altro l’autunno quando le colline si infiammano di rosso.

Ma dell’escursione nelle terre del prosecco e di un altro itinerario da non perdere vi parlerò in un successivo articolo.

Copyright foto Borgo più bello d’Italia + Antiche Case Brandolini + Rolle: Carla La Rocca

Copyright foto Palazzo Marcello: villevenetecastelli.com 

Copyright foto Castelbrando dall’alto: hotelcastelbrando.com

Alla scoperta dei girasoli nelle Marche

La campagna marchigiana è nota per i suoi dolci terreni agricoli punteggiati da paesini collinari che, per alcune settimane a luglio, si accendono di gialli campi di girasoli.

Molti dei borghi di questa splendida regione sono stati insigniti del titolo de “I Borghi Piu Belli d’Italia”, 23 appunto. Uno di questi è Cingoli, conosciuto come “Il balcone delle Marche”. Nelle giornate limpide, la maggior parte dei borghi offre panorami mozzafiato, con la costa adriatica a est e gli Appennini a ovest.

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Il modo migliore per vedere le Marche e i suoi girasoli è in auto. Oppure noleggia una bicicletta e scegli una pista ciclabile che percorre le strade di campagna. Questo sito Web è ottimo per trovare piste ciclabili in tutto il mondo.

Qualunque sia il tuo mezzo di trasporto, noterai le colline coltivate d’ulivi e viti, che donano un olio eccellente e dei vini superbi. Ma nessuno di questi è paragonabile alla straordinaria esposizione della stagione dei girasoli.

I girasoli sono al loro apice solo per poche settimane, che è ciò che lo rende un tale piacere. In generale, la stagione va da metà giugno fino all’inizio di agosto. Tuttavia, se stai cercando i petali gialli perfetti, dovrai arrivare nel mezzo di questo arco temporale. L’inizio e la metà di luglio è probabilmente la soluzione migliore per i girasoli nelle Marche e nelle regioni limitrofe: la Toscana e l’Umbria. Ma tieni presente che i fiori sbocceranno prima più a sud ti trovi.

È un raccolto in rapida crescita che prospera al sole, da cui viene dato il nome in inglese sunflower che ha lo stesso significato che in italiano, cioè girare verso il sole. La stagione dei girasoli segna il passaggio dai rigogliosi prati primaverili alla calda estate, durante la quale il panorama è caratterizzato da sfumature di giallo e marrone.

Passando per la campagna, vedrai la gente del posto che si prende cura dei loro raccolti, dall’agricoltura su larga scala ai piccoli orti per la tavola della propria famiglia. Tutti i marchigiani sembrano avere il pollice verde.

Per coloro che non hanno lo spazio sufficiente per coltivare un orto, molti paesini hanno un mercato contadino disponibile in piazza. Se stai visitando la zona, questi mercati sono un modo meraviglioso per iniziare la giornata. All’inizio della stagione, magari un cesto di fragole profumatissime per fare merenda oppure in piena estate, una bella fetta di anguria. Per sapere quando e dove si svolgono i mercati locali, vale la pena chiedere al tuo hotel o B&B in quanto le informazioni non sono facili da trovare online.

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Il modo perfetto per vedere le Marche è scegliere alcuni bellissimi borghi collinari da visitare e fare sosta di una notte oppure semplicemente fermarti per qualche ora per un gelato o un caffè in piazza. Quindi, mentre guidi lungo le strade di campagna, puoi goderti il panorama della campagna e, se scegli il momento giusto, dei girasoli.

Articolo e foto di: Ella Beeson

Il segreto della rinascita del vino lucchese

Lucca ha recentemente scalato le classifiche del percorso turistico toscano poiché sempre più persone sentono parlare delle sue mura intatte, della sua curiosa torre alberata e delle sue specialità epicuree dai tordelli lucchesi al buccellato. Ma la città, e le dolci colline che la circondano, stanno guadagnando fama per un altro motivo, tutto a che fare con il suo vino.

I vini di Lucca stanno rapidamente diventando famosi

Mentre la Toscana è stata a lungo conosciuta come una regione vinicola chiave in Italia, i vini della provincia di Lucca sono stati in gran parte oscurati da nomi familiari come il Chianti e i Supertuscan di Bolgheri. Un gruppo di produttori sta lavorando per riscattarlo: utilizzando tecniche biodinamiche, producono vini di altissima qualità che stanno già rapidamente sulla bocca di tutti gli importatori di vino e dei ristoranti in luoghi come Londra, Copenaghen e New York.

L’agricoltura biodinamica

Nel 2013, tredici produttori di vino lucchesi hanno dato vita ad un’associazione informale che nel 2016 prenderà ufficialmente forma come Lucca Biodinamica. Convinti che l’agricoltura biodinamica fosse il modo migliore per garantire la fertilità del loro suolo e, soprattutto, la qualità del loro vino, si sono riuniti per condividere esperienze, promuovere l’approccio biodinamico e spargere la voce sui vini di alta qualità che emergono dalla colline lucchesi.

La nuova generazione di produttori

Sette degli attuali 16 produttori sono gestiti da persone sotto i 40 anni, suggerendo che questa non è una moda passeggera, ma un cambiamento fondamentale che probabilmente sarà adottato sempre più dalla prossima generazione di viticoltori. E, fedele all’importanza che l’agricoltura biodinamica attribuisce alla biodiversità, l’organizzazione comprende non solo i produttori di vino, ma anche quelli che si occupano di olio d’oliva, ortaggi e miele.

Anche una chiacchierata casuale con questi produttori rivela rapidamente cosa c’è di diverso in questo gruppo: non si tratta di grandi aziende che sfornano decine di tipologie di vino, ognuna difficilmente distinguibile dall’altra, ma di produttori individuali, appassionati, desiderosi di creare un vino che rispecchi la terra su cui lavorano quotidianamente.

Tenuta Valgiano

Laura Collobiano della Tenuta Valgiano dipinge un quadro suggestivo dei suoi vini, alcuni tra i più ricercati della regione: alla domanda su come esprimono il terroir ha detto: “Le colline lucchesi sono lisce, dolci, setose. I nostri vini abbracciano queste caratteristiche; ogni angolo {della terra} avrebbe attratto Van Gogh”. Come il morbido scenario della regione, questi vini scendono facilmente, ha suggerito, sottolineando la loro “enorme bevibilità”.

Poderi Concori

Alla domanda su quale aspetto del suo lavoro gli desse maggiore soddisfazione, Gabriele Del Prato di Podere Concori, socio fondatore della Lucca Biodinamica, ha detto: “… vedere il pubblico bere le tue terre”. È chiaro che, indipendentemente dall’uva di cui sono fatti (e il gruppo presenta una vasta gamma, da uve internazionali come Sauvignon Blanc e Syrah a varietà locali come Vermentino e Sangiovese), questi non sono i vini da supermercato standard: invece, questi vini ti chiedono di sederti e prenderne atto.

Per gli amanti del vino, il lancio di Lucca Biodinamica ha rappresentato una nuova opportunità per esplorare un’ampia varietà di stili, uve e storie dietro ciò che sta riempiendo il tuo bicchiere, pur essendo certi che ciò che stai bevendo rispetta l’ambiente e le persone che lo lavorano. Il fatto che questo tipo di agricoltura crei vigneti pieni di vita, fa sì che i soci di Lucca Biodinamica si trovino anche in alcune delle zone più belle da visitare della regione.

Fabbrica San Martino

Come ha condiviso Giuseppe Ferrua di Fabbrica San Martino, “Sono orgoglioso di tutti i miei vini: raccontano il mio lavoro e la loro origine. Sono i libri nella mia biblioteca”. A giudicare dai vini che lui e i suoi colleghi di Lucca Biodinamica stanno producendo, è una libreria che molti di noi trascorrerebbero felicemente molte ore a sfogliare.

Cos’è l’agricoltura biodinamica?

L’agricoltura biodinamica riguarda il rispetto della terra e la garanzia che l’agricoltura sia svolta in modo ambientalmente sostenibile. I produttori di vino biodinamici non utilizzano sostanze chimiche artificiali, ma lavorano utilizzando metodi naturali per creare ecosistemi sani in cui piante, animali e persone lavorano insieme. I risultati finali sono vini che riflettono la terra su cui vengono coltivati ​​- il suo suolo, il suo clima – e le piante stesse.

Leggere di più su altri luoghi da vedere in provincia di Lucca come Montecarlo e Barga.

Copyright photo 1: italiaatavola.net

Copyright photo 2: theflorentine.net (Ph. courtesy of Tenuta di Valgiano)

Copyright photo 3: theflorentine.net (Ph. courtesy of Agricola Calafata)

Sant’Anna di Stazzema nelle Alpi Apuane della Toscana

Sei mai stato in un luogo in cui si sono verificate così tanta tristezza e tragedia che ti senti quasi come se non dovessi scattare nessuna fotografia? E se ne scatti qualcuna, dovresti assolutamente astenerti dal sorridere per rispetto verso coloro che sono venuti prima di te? Sant’Anna di Stazzema nelle Alpi Apuane toscane è un posto così: un luogo con una storia tragica; un luogo di estrema riverenza; un luogo che non dovrebbe mai essere dimenticato.

L’arrivo

Consapevoli della sua famigerata storia, in una splendida giornata di metà maggio, siamo partiti per una gita di un giorno nello storico borgo montano di Sant’Anna. Di strade, c’è ne solo una e ti garantisco, non è per i deboli di cuore.

Da Camaiore (provincia di Lucca) sono previsti 10 km di tornanti che abbracciano la montagna rocciosa da un lato e il bosco dall’altro. In molti tratti, ti chiederai come la strada possa essere a doppio senso ed abbastanza larga da consentire il passaggio di due auto, eppure ci passano addirittura i pulman. A volte, a seconda dell’auto che incontri ed il punto in cui ti trovi, una delle due sarà costretta a fare marcia in dietro. La maggior parte della strada ha un guard rail, ma non tutta. Se conosci la storia in anticipo, ti chiederai com’è possibile che le truppe tedesche riuscirono a scoprire questa zona talmente remota. 

Una volta parcheggiato, e dopo aver asciugato le gocce del sudore sulla fronte e sulle mani dall’ansia, e certamente, dopo aver fatto l’applauso al tuo coraggioso pilota, troverai subito una piccola cappella dedicata ad Anna Pardini, la più giovane vittima della strage che aveva appena 20 giorni.

Il 12 agosto del 1944, il giorno infame

Questo è un luogo solenne. A parte il parcheggio asfaltato e la segnaletica che racconta la sua storia ai visitatori, non è cambiato molto a Sant’Anna da quel giorno orribile del 12 agosto 1944. Proprio quel giorno la 16a Divisione SS Panzergrenadier uccise brutalmente, senza pietà, disumanamente 560 innocenti del borgo compresi madri, donne incinte, neonati, bambini e anziani. Il prete implorò le truppe di risparmiare le vite innocenti dei suoi paesani, ma fu inutile e uccisero anche lui. Quando non c’era più vita, bruciarono i loro corpi, il loro bestiame e le loro case finché non rimase assolutamente nulla di Sant’Anna.

Cosa aspettarsi quando visiti 

La piccola chiesa risale al XVI secolo e all’interno troverai l’altare drappeggiato con bandiere arcobaleno e preghiere per la pace per la guerra in Ucraina, quasi 80 anni dopo.

sant'anna-stazzema-chiesaC’è un piccolo bar adiacente al prato della chiesa che serve un discreto caffè, bibite e panini. Puoi mangiare all’aperto nell’incantevole patio e riflettere sugli eventi accaduti qui. Personalmente, non potevo fare a meno di chiedermi cosa avrebbero pensato oggi quegli abitanti di Sant’Anna se avessero  potuto vedermi semplicemente seduta lì a bere un caffè o vedere tutte quelle persone provenienti da tutto il mondo a rendere loro omaggio; nessuno lo avrebbe mai immaginato.

Un museo di recente costruzione è aperto tutti i giorni tranne il lunedì ed è gratuito. Si prega di lasciare una donazione! È estremamente ben fatto con testimonianze, fotografie e una fantastica curatrice del museo; la sua passione di raccontare la storia ai visitatori è indiscutibile. Il giorno in cui abbiamo visitato, c’era un mega gruppo di ragazzi in gita e si è scusata profusamente per l’inconveniente. Le ho detto che vedere i giovani era bello invece e che serviva per non fare mai dimenticare l’orribile storia di Sant’Anna.

Via Crucis verso l’ossario

Consiglio vivamente di percorrere la Via Crucis fino al monumento ossario. Il tratto è in salita con il sentiero fatto di pietre irregolari, quindi non è per tutti. Quando raggiungi la cima, avrai una vista spettacolare sul Mar Tirreno sottostante e sulla costa toscana della Versilia, dove si trovano alcune delle località balneari più lussuose d’Italia.

C’è una scultura in marmo squisitamente scolpita di una donna che tiene in braccio un bambino dove i visitatori depongono ancora fiori fino ad oggi. Mi è venuta la pelle d’oca quando una coppia tedesca in visita ha aperto il sacco della spesa, tirando fuori un vaso di fiori che avevano acquistato appositamente per questo momento. Il loro piccolo gesto di posarlo solennemente sui gradini davanti alla statua aveva un significato molto più profondo.

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Un’enorme lastra di marmo riporta i nomi e l’età di ogni vittima del massacro, compresi gli otto bambini Tucci e la loro madre. Il padre non fu ucciso quel giorno, ma visse altri undici anni in un presunto inferno fino a quando non si tolse la vita nel 1953.

Ho faticato a capire come in un luogo di tale bellezza – con una vista proprio delle cave da cui Michelangelo ottenne la lastra di marmo per il suo “David” e gli ombrelloni colorati della Versiglia- fosse trapelata una tale impensabile tristezza. Non c’è davvero una risposta semplice, né una giustificazione.

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Visitare Sant’Anna di Stazzema è tra l’obbligo ed il dovere; un luogo che dobbiamo visitare sia per onorare le sue vittime cadute, sia per imparare dagli errori della storia e per non ripeterli mai più.

Leggi di più sulle Alpi Apuane e la Garfagnana e la Versilia

 

A casa in Val Vestino nel Parco dell’Alto Garda Bresciano

Magasa-itinerari-valvestinoA partire dagli anni ’50 i contadini delle valli bresciane hanno lasciato le loro case, si sono lasciati alle spalle una vita di duro lavoro nei campi e nelle malghe e si sono riversati nel centro di Brescia o nelle cittadine dell’Alto Garda. Solo pochi filantropi della vita montana hanno mantenuto in vita alcuni piccoli paeselli, come nel caso della Val Vestino.

Leggenda narra che sette fratelli che non andavano molto d’accordo si sistemarono con le rispettive famiglie in sette diverse dimore, in modo che il fumo che usciva dal camino dell’una non andasse mai a disturbare l’altra. Sorgono così sei villaggi appartenenti al comune di Valvestino e il piccolo comune di Magasa, sette borghi quasi interamente abbandonati, ma mantenuti come preziosi diamanti dai pochi abitanti rimasti. Qui si può sempre trovare ristoro e sono presenti alcuni basici servizi, come Mini Market, bar e ristoranti.

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Oggi questa valle viene tutelata dalla Comunità Montana e fa parte del Parco Alto Garda bresciano. A conoscerla non sono soltanto i cacciatori e la gente del luogo, ma sempre più escursionisti, astrofili in visita all’osservatorio astronomico, gli amanti del parapendio e i sempre più numerosi sci alpinisti, il sentiero storico n°2 è ben segnalato e viene percorso ogni anno anche da giovanissimi scout. 

Per chi avrà la fortuna di farsi invitare per un caffè da qualcuno del paese, poi, si potrà far raccontare i mille segreti che si celano tra gli alpeggi, percorsi che solo i malghesi conoscevano, vie di fuga tra le vecchie trincee e, per i più spirituali, anche qualche avventurosa storia d’amore. 

Copyright foto: camoscibianchi.wordpress.com; valledeilaghi.it

Rosolina Mare – Spiagge natura e sport

Mare azzurro, spiagge soleggiate, un insolito giardino botanico, birdwatching, bike e molto altro ancora. Conosciamo tutti le bellezze estive di Rosolina Mare. Spiagge infinite di sabbia finissima a ridosso dell’azzurro mare Adriatico.

Bagni organizzati per qualsiasi tipo di turista, compresi i “dog friendly”. Un buon numero di alberghi atti a soddisfare ogni esigenza oltre a verdi e lussureggiante campeggi. E ancora appartamenti in affitto, residence, ville con piscina, bed and breakfast, pensioni, etc. 

Rosolina-mare-fenicotteriRosolina Mare è tra le spiagge più piccole di tutta la costa adriatica. Nel corso degli anni, la non frenesia a costruire palazzi ed alberghi, le ha permesso di mantenere un aspetto naturalistico che, la distingue da tutte le cittadine affacciate al mare. Ciò significa che non troverete mai confusione e caos nemmeno nei mesi principale estivi.

Una rigogliosa pineta si sviluppa lungo l’asse principale della località abbracciandola e purificandone l’aria. Per arrivarci, si percorre una lunga strada costruita tra la foce del fiume Adige e le lagune interne. Ed è proprio in queste lagune, parzialmente utilizzate per allevare pesci e per coltivare le squisite vongole, che si inizia ad osservare lo splendido aspetto “green” e naturalistico di Rosolina Mare. Ci si imbatte in migliaia di uccelli, dagli aironi ai cormorani, e ancora, beccacce di mare, svassi, gabbiani, falchi di palude e sovente nei meravigliosi assembramenti di fenicotteri rosa.

Una volta terminata la lunga via di accesso, Rosolina accoglie ai suoi turisti con la classica rotonda di benvenuto in puro stile turistico. Da qui si possono prendere ben tre direzioni.

Quella più “estrema” a sinistra, che porta verso la località chiamata “Casoni” proprio a ridosso della foce dove il fiume Adige incontra il mare. Spiagge libere, piccole lagune e una maestosa torre di avvistamento in acciaio alta 20 metri in un panorama unico da osservare tutto l’anno.

La via centrale, che porta direttamente nel cuore di Rosolina mare col suo viale alberato, gli alberghi, i ristoranti, i locali e tutte le altre attività e che finisce in una grande piazza ove, diametralmente, si sviluppano le stupende spiagge.

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La terza via, a destra, che si insinua dentro la pineta  dove lungo il suo percorso troverete il famoso “Giardino Botanico Litoraneo di Rosolina Mare”. Visitarlo è d’obbligo. Con soli 3,50 euro si ha la possibilità di vivere un’emozione unica immersi nella natura.

Istituito negli anni ’90 ospita un’infinità di flora e fauna locale. Si sviluppa in 4 km ed il percorso è caratterizzato da stradine all’interno della pineta e da passerelle sospese sull’acqua. Vi innamorerete di questa meraviglia della natura sospesa tra la lagune il verde e il mare.

Ma anche gli amanti dello sport e in particolar modo delle biciclette troveranno il loro paradiso a Rosolina. Lungo le valli è possibile percorrere km e km su strade asfaltate ove non passano mai le automobili. Sono le famose vie della valli, che si diramano da Rosolina Mare fino a raggiungere lisola di Albarella, e da qui, si può proseguire sempre in bicicletta, per il Delta del Po. I panorami mozzafiato sono all’ordine del giorno.

Rosolina mare brilla dalla primavera al primo autunno e sa regalare ai suoi visitatori rilassanti e piacevoli emozioni.

Copyright foto: www.aqua.it; www.pepemare.it; www.magicoveneto.it

Il Parco Fluviale Novella: Canyoning nel Trentino

Il Trentino-Alto Adige è una delle mete più ambite non solo durante la stagione sciistica ma anche in tarda primavera ed estate. Per i viaggiatori amanti della vita all’aria aperta, il Trentino offre letteralmente infinite possibilità per tutte le età. Il Parco Fluviale Novella è solo uno dei tanti luoghi spettacolari da visitare durante il tuo soggiorno.

La Val di Non

Il parco si trova nella bellissima Val di Non a circa 45 minuti a nord di Trento e a circa un’ora a sud ovest di Bolzano. Questa zona è ideale come punto di partenza poiché il numero di attività nei dintorni è davvero infinito. I visitatori possono sperimentare di tutto, dai tour enogastronomici all’escursionismo, al ciclismo, ai maneggi di animali per i più piccoli, alle fattorie di mele, all’equitazione, agli sport lacustri, al canyoning e al rafting – e questo non è nemmeno un elenco completo!

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Il Parco Fluviale Novella

Il Parco Fluviale Novella è aperto tra i mesi di aprile e novembre, ma il periodo migliore per visitarlo per sfruttare appieno il parco è tra giugno e agosto. Gli incredibili e profondi canyon e gole che vediamo oggi si sono formati a causa di due principi chiave: acqua e tempo.

Attività nel Parco

Sono tante le avventure che ti aspettano al Parco Fluviale Novella. Uno dei più popolari è il kayak. Una guida esperta ti accompagnerà lungo il fiume e il biglietto d’ingresso include anche tutta l’attrezzatura necessaria come giubbotto di salvataggio e casco. Diverse opzioni sono dettagliate sul sito ufficiale del parco e vanno da un’escursione dal vicino Lago di Santa Giustina ai canyon. In generale, l’esperienza è adatta a bambini dai 5 anni in su.

Novella dispone di una passerella sopraelevata che permette di percorrere in tutta sicurezza il percorso del fiume e le gole. C’è un’audioguida per accompagnarti lungo il percorso in modo da non perdere nessun dettaglio importante su ciò che stai vedendo.

novella-parco fluviale-trentino

Per i veri sportivi tra di voi, le escursioni di canyoning sono la strada da percorrere! I bambini a partire da 8 anni possono partecipare all’escursione guidata di circa 3 ore al canyon di Castelfondo. Ovviamente durante le escursioni e il divertimento ti inzupperai completamente, quindi vieni preparato.

Infine, e soprattutto divertente per i bambini, il sentiero “AlMeleto” che porta alla scoperta dei meleti del parco fluviale, una delle tante specialità della regione. Puoi andare da solo o con una guida.

Che si tratti di ammirare il naturale processo di erosione di Madre Natura o le mele del parco, qualunque sia il modo in cui lo si voglia “consumare”, il Parco Fluviale Novella deve essere sicuramente una priorità quando si visita la Val di Non trentina.

Per tutti i dettagli degli orari di apertura e per i biglietti, visitare il sito ufficiale del Parco Fluviale Novella.

Che cosa aspetti?
Prenota subito all‘Agritur Pisani a Brez a soli 15 minuti dal Parco Fluviale Novella

Dall’agriturismo puoi visitare…

a 5km 

Il Canyon Rio Sass 
a 15km  Lago di Santa Giustina 
a 30km  Castello Thun
a 50km  Trento
a 44km  Merano
a 75km  Rovereto
a 30 km Il Lago di Tovel

 

 

 

 

 

 

Il Lago di Tovel nel Trentino conosciuto come il “Lago Rosso”

Il Lago di Tovel si trova nella splendida regione del Trentino, nel nord Italia, dove il cielo è azzurro e l’acqua è più azzurra. Ogni stagione offre un’esperienza diversa e un’incredibile gamma di colori dalla tavolozza di Madre Natura. Tovel si trova a circa 1.100 metri sul livello del mare nel Parco Naturale Adamello Brenta a circa 50 km a nord della città principale di Trento.

Perché si chiama il “Lago Rosso”?

Se fai una ricerca su Internet su Tovel, vedrai molti risultati su un “lago rosso”. È vero che in una storia abbastanza recente, l’intero lago è diventato cremisi a causa di una crescita eccessiva di alghe chiamate tovellia sanguinea.

Tuttavia, non sarai in grado di intravedere lo straordinario fenomeno naturale a breve. Il motivo è dovuto al fatto che gli animali non pascolano più sulle rive. L’ultima volta che le alghe sono “fiorite” è stata nell’estate del 1964 e da allora sempre meno animali hanno lasciato i loro escrementi ricchi di fosforo e azoto lungo la riva del lago.

Come in ogni strano evento naturale, le leggende nascono per spiegarle. La leggenda di Tovel racconta di una principessa di nome Tresenga che era famosa per aver rifiutato tutti i suoi corteggiatori. Il più tenace fu Lavinto, re di Tuenno, che dopo essere stato più volte respinto, decise di inviare il suo esercito ad attaccare l’esercito del padre di Tresenga. Una sanguinosa battaglia avrebbe avuto luogo sulle rive di Tovel, tingendo l’acqua del lago di rosso rubino e, purtroppo, la principessa fu uccisa proprio dalla spada di Lavinto.

I “Caraibi del Trentino”

Ma non preoccuparti perché anche se ti perderai l’occasione di vedere un lago rosso fuoco, sul lago di Tovel i colori non mancano. A seconda della posizione del sole e del periodo dell’anno, l’acqua varia dal blu turchese al verde smeraldo. La straordinaria combinazione di acque trasparenti e spiagge di sabbia bianca le ha dato il nome di “Caraibi del Trentino”.

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Trekking e stare nella natura

Circondato dalle cime delle Dolomiti di Brenta e da una fitta pineta, è il luogo ideale per essere un tutt’uno con la natura. In estate, i visitatori di tutte le età possono fare passeggiate lungo i numerosi sentieri, andare in bicicletta, fare picnic e, per i più coraggiosi, fare il bagno (l’acqua è fredda tutto l’anno a causa dell’altitudine). C’è un facile sentiero a piedi che circonda l’intero lago e richiede meno di 2 ore per essere completato ed è largo abbastanza anche per i passeggini.

Non andartene prima di aver visitato la Casa del Parco Lago Rosso lungo la riva che ha un’interessante esposizione di foto e spiegazioni sulla biodiversità e le alghe rosse.

La Cascata Rislà

Da non perdere il sentiero abbastanza facile che si stacca dal lago e porta alla cascata di Rislà. A seconda della stagione, ovviamente, la quantità d’acqua varia e molti avventurieri fanno il trekking anche in pieno inverno, quando le cascate sono solide e sospese nell’aria.

Qualche consiglio per la visita

Tieni presente che la strada che porta al lago è generalmente chiusa tra i mesi di novembre e marzo. Per una serie di motivi, l’estate è sicuramente il periodo migliore per visitare. C’è una comoda navetta per il lago che parte dai parcheggi pubblici di Tuenno e Cles. Per ulteriori informazioni sui parcheggi e sul servizio navetta, visita questo utile sito web.

Il sito del Parco Naturale Adamello Brenta fornisce tante informazioni e un link per scaricare l’app ufficiale del parco.

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Dall’agriturismo puoi visitare…

a 5km 

Il Canyon Rio Sass 
a 15km  Lago di Santa Giustina 
a 30km  Castello Thun
a 50km  Trento
a 44km  Merano
a 75km  Rovereto
   

 

 

 

 

 

Sapri, la città della Spigolatrice

“Eran trecento, eran giovani e forti, e sono morti.
Me ne andava al mattino a spigolare
quando ho visto una barca in mezzo al mare:
era una barca che andava a vapore,
e alzava una bandiera tricolore.
All’isola di Ponza si è fermata,
è stata un poco e poi si è ritornata;
s’è ritornata ed è venuta a terra;
sceser con l’armi, e a noi non fecer guerra”

Sapri e la spedizione di Pisacane

I meno giovani sicuramente ricorderanno questa bellissima poesia “risorgimentale” di Luigi Mercantini, “la Spigolatrice di Sapri”, che narra della sfortunata spedizione di Carlo Pisacane il quale, a bordo del piroscafo “Cagliari”, unitamente a 300 e più uomini che lo seguirono nell’impresa, arrivò il 28 giugno del 1857 nel Golfo di Policastro, sbarcando nella notte nei pressi di Sapri.

La sua missione era quella di sollevare le masse popolari incontrate durante il suo cammino nell’entroterra, al fine di rovesciare il Governo Borbonico di Ferdinando II. Purtroppo non ebbe nessun appoggio da parte delle popolazioni locali, se non da parte di pochissimi liberali. Arrivati a Sanza, già decimati sia dalle Guardie Urbane che dai militari inviati celermente dal Governo di Ferdinando II, i pochi patrioti rimasti furono quasi tutti barbaramente uccisi. Pisacane fu uno dei primi a cadere sotto i colpi di fucile dei locali.
Pisacane scelse di approdare sulla spiaggia tra Villammare e Sapri in quanto, trovandosi al confine tra Campania e Lucania, era un punto strategico per attendere i rinforzi, ma anche perchè quella zona di mare era piena di nascondigli grazie alle insenature e agli estesi canneti presenti; oltretutto poca profonda e di facile approdo.

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Sapri, la città della Spigolatrice

Anche al viaggiatore moderno, che giunge da Nord percorrendo la Strada Statale 18, Sapri appare così come fu vista dal valoroso ma sfortunato Capitano, immersa in una natura rigogliosa, cinta a semicerchio da colline sempreverdi, ammantate di estesi boschi di ulivo, carrubi, querce e sughere, ed affacciata sulla omonima Baia, quasi a specchiarsi in un mare dalle acque cristalline.
I primi edifici che appaiono al visitatore sono il complesso di Santa Croce sulla sinistra, la Specola, una torre costruita per osservazioni astronomiche, sulla destra e, tra i due edifici citati, i resti di una Villa Marittima Romana abitata assiduamente già dal I secolo a.c., che si propendono fino alla spiaggia sottostante.
Il complesso di Santa Croce fu costruito alla fine dell’800 per volere di Giuseppe Cesarino, saprese emigrato in Brasile il quale, non avendo avuto figli ai quali lasciare i propri averi, decise che alla sua morte le sue ricchezze venissero utilizzate per scopi umanitari. L’edificio divenne così nel 1905, con la gestione affidata ai Padri Bigie della Carità, il più importante istituto educativo dell’intero Golfo di Policastro. Al suo fianco si erge la Chiesa, in stile neogotico, ristrutturata negli anni 20′.
La Specola, una torre adibita ad osservatorio astronomico, si innalza di fronte al complesso di Santa Croce. Di pari periodo e con la stessa struttura neogotica, costituisce una piacevole cornice urbana sulla costa.

I resti della Villa Patrizia

Il Golfo di Policastro e la stessa Sapri, grazie al favorevole clima, sono stati da sempre territori amati dalla “Gens Romana”, nonostante la notevole distanza da Roma. Lo stesso Cicerone definì Sapri “parva gemma maris inferi” ovvero “piccola gemma del mare del Sud”. I resti dell’imponente Villa Patrizia sono la conferma dell’interesse che i Romani avessero nei riguardi della zona.

Si tratta di una Villa Marittima appartenuta con molta probabilità, tra il I ed il II secolo d.c., alla famiglia dei Sempronii; essa si estendeva per oltre 6,000 mq con terrazze sul fianco della collina, fino al mare dove vi era un approdo, come testimoniato dai reperti presenti sia sulla spiaggia sia nelle acque antistanti la stessa. Purtroppo, molti arredi sono andati perduti. Alla Villa erano annessi un impianto termale ed un teatro. Il complesso era dotato inoltre di un sistema di canalizzazione delle acque piovane e termali di notevole fattura, tutt’ora efficiente. Addirittura, sono ancora visibili alcuni tratti delle tubazioni in piombo del sistema idrico.

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Sapri e la riva premiata Bandiera Blu

Lasciato alle spalle il complesso di Santa Croce, della Specola e della Villa Marittima Romana, dopo poche centinaia di metri ecco apparire alla destra l’esteso ed ombreggiato lungomare, che regala refrigerio ai numerosi villeggianti nei caldi ed afosi mesi estivi.

Come molte altre località del Golfo di Policastro, Sapri da tempo viene insignita della ambita Bandiera Blu, rilasciata dalla Foundation for Enviromental Education (FEE), grazie sia alle limpide e cristalline acque della sua baia sia per i numerosi ed eccellenti servizi offerti ai turisti che la scelgono come meta delle loro vacanze. Le attività ricettive, le spiagge attrezzate per i disabili e le manifestazioni organizzate offrono un gradevole ristoro e tanto divertimento. Numerose sono le discese alla lunghissima spiaggia che, partendo dalla Villa Romana, arriva fino al Ponte Brizzi, costruito per superare la sottostante fiumara.

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Il grazioso centro storico

Dal lungomare, si diramano verso l’interno numerose viuzze che portano al cuore della cittadina. Alcune di queste conducono direttamente al centro storico di Sapri, verso la Chiesa dell’Immacolata, costruita intorno all’anno 1720, dove sono custodite le reliquie di San Biagio e di San Vito. In onore di quest’ultimo, Santo Patrono, il 15 giugno l’intera città si ferma e viene chiusa al traffico per i festeggiamenti che attirano numerosissimi fedeli.

Nel mese di dicembre, i giorni precedenti e successivi la festività dell’Immacolata, in tutta Piazza Plebiscito antistante la Chiesa e per le strade limitrofe, si tiene in onore della Vergine Maria, una fiera mercatale, molto sentita dai cittadini sapresi, che affonda le radici in un passato, ormai remoto, di cultura contadina. L’evento richiama persone da tutti i paesi confinanti.

Posto in un angolo di Piazza Plebiscito, assolutamente da visitare è il cippo funerario di epoca romana risalente al I secolo d.c., eretto in onore di Lucio Sempronio Prisco, appartenente alla “Gens Sempronia” imparentata con i Gracchi, da parte dei genitori i quali avrebbero voluto precederlo nella tomba, come recita la toccante iscrizione in latino. Il cippo fu rinvenuto nei dintorni della Villa Marittima Romana, zona di Santa Croce e quindi trasportato nella piazza dove si trova tutt’ora verso la fine del 1700, quando Sapri, divenuto comune autonomo, si staccò da Torraca, paese sovrastante, di cui era stata praticamente la sua marina fino ad allora.
Non distante dalla Chiesa, un edificio di inizio 900′ in stile neogotico è la “Casa del Buon Pastore” che si affaccia in Piazza Municipio. Qui il turista non può non soffermarsi per una breve visita. Voluta dal già citato Giuseppe Cesarino che volle costruirla come propria dimora, fu successivamente donata alle Suore Bigie Elisabettiane e da queste utilizzata come ospizio per le persone anziane, che allora venivano abbandonate, attività tutt’ora svolta.

Proseguendo nel percorso, in pochi minuti eccoci arrivati alla Stazione Ferroviaria, antistante la quale c’è Piazza Vittorio Veneto con il monumento eretto in onore dei caduti durante la II Guerra Mondiale. Nel corso dell’ultimo conflitto mondiale, la Stazione Ferroviaria, per la sua posizione strategica essendo un importante snodo ferroviario, fu costantemente bombardata per molti giorni ad opera dell’aviazione angloamericana. Ancora vivo è il ricordo nei Sapresi del 15 agosto 1943 quando, a causa dei bombardamenti, numerose furono le vittime e tantissimi gli edifici danneggiati o distrutti completamente. Tra questi, purtroppo, anche alcuni di importanza storica.

L’ambiente naturale di Sapri

La natura che la circonda è il vero tesoro di Sapri. Accerchiato dal Parco Nazionale del Cilento e del Vallo di Diano ed incastonato tra la sua baia e le montagne che lo cingono come fossero una corona, il suo territorio offre tantissimi spunti per emozionanti percorsi naturalistici, adatti sia ai principianti che ad esperti trekker ed effettuabili in qualsiasi periodo dell’anno. Associazioni locali effettuano escursioni di trekking, mountain bike, ciaspolate sui rilievi più alti, alcuni dei quali superano quota 1500 mt s.l.d.m.
Le più belle escursioni naturalistiche che meritano senz’altro di essere effettuate, sono quelle del “Sentiero Apprezzami l’Asino“, “L’Anello del Monte Ceraso” e “L’Ascesa al Monte Coccovello“.

Conclusioni

Chiunque sia alla ricerca di una piacevole località dove storia, cultura e natura s’intrecciano tra di loro, non potrà fare a meno di visitare Sapri e la sua Baia, quella stessa insenatura che, scelta come approdo del piroscafo “Cagliari”, vide Pisacane ed i suoi 300 sbarcare con grande rispetto ed umiltà di questi luoghi ameni

” Sceser con l’armi e a noi non fecer guerra,
ma s’inchinaron per baciar la terra. “

Leggere ancora sul territorio del Cilento

Gita in barca per la Riserva dello Zingaro

La Sicilia non è solo mare, ma mare, mare, mare! Per chi ha poco tempo, ma soprattutto per chi non ha voglia di lunghe passeggiate sotto il sole per godere delle meravigliose calette site all’interno del Parco Naturale della Riserva dello Zingaro (ahimè ormai devastato dai numerosi incendi appiccati da ignobili soggetti), l’alternativa di un tour in motonave è quello che fa per voi!

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Si parte da Castellammare del Golfo

Sono tante le agenzie che offrono questo tipo di servizio in motonave o catamarano, quindi avete solo l’imbarazzo della scelta in base alle vostre esigenze di tempo e gusti. Si parte da Castellammare del Golfo con imbarco la mattina non troppo presto, si prende posto e si parte. Per chi ama il sole e la piacevole brezza marina che ti scompiglia i capelli e qualche spruzzo d’acqua che ti rinfresca dalla calura estiva, il posto migliore è a prua. Se invece preferite evitare le scottature e lasciare la brezza a qualcun’altro, per voi c’è il posto in coperta con panche e tavolini.

Riserva-dello-zingaro-escursioni-in-barcaA seconda dell’agenzia scelta variano, ovviamente, le soste alle varie calette e il cibo offerto durante la navigazione. Si, perché per i siciliani oltre al mare conta anche il cibo. C’è chi offre frutta di stagione, pasta con pesto alla trapanese e pani cunsatu, ovvero pane con dentro olio d’oliva, pomodoro a fette e sarde salate. Una merenda deliziosa!

Il territorio del Parco naturale conta circa 1700 ettari di vegetazione e la sua costa si estende per 7 km dall’ingresso sud di Scopello fino all’ingresso nord di San Vito Lo Capo. L’unico modo per poter visitare questa meravigliosa riserva è a piedi lungo un percorso sterrato della durata di circa 2 ore (dall’ingresso sud al nord) oppure in motonave, molto più comodo e rilassante, come stiamo facendo noi.

Con la motonave si attraversa tutta la costa e si possono ammirare le otto splendide calette della riserva dalle acque limpidissime con mille sfumature di colori che vanno dal trasparente fino ad arrivare ad un blu che più blu non si può!
Davvero una meraviglia! Intanto, mentre vi riempite gli occhi di questa bellezza naturale e reprimete l’istinto di buttarvi in corsa dalla motonave per godere della freschezza delle sue acque, una voce dall’altoparlante racconta la storia della Riserva e vi mostra le varie calette che si vanno incontrando.

Godersi le acque della Sicilia assaporando prodotti tipici

Tranquilli, la sosta bagno è prevista in un paio di cale e a San Vito Lo Capo, dove la sosta dura circa 4 ore. Avrete quindi il tempo di sguazzare in acqua e rilassarvi un po’ in spiaggia per una sana tintarella e di fare un giro per il paese (che non è grandissimo) e rinfrescarvi con un bella granita ghiacciata.

Il ritorno prevede solitamente un’ultima sosta bagno e la merenda, per rientrare in porto a Castellammare intorno alle 18.
Ma non pensate di ritornare a casa senza prima assaggiare le fantastiche cassatelle con la ricotta tipiche di Castellammare! Poco prima di uscire dal paese c’è un bar pasticceria specializzato in questo tipo di dolci. Mangiatene una al volo e portatene qualcuna a casa, tornerete stanchi ma rilassati, abbronzati, sazi e soddisfatti!

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copyright foto barca e torre: Giulia Moscato

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Casa Ruffino B&B a Balestrate in provincia di Palermo

Partendo dalla struttura potrai visitare…

a 50km 

Palermo
a 26km  Segesta
a 14km  Castellammare del Golfo
 a 50 km  Erice
 a 56 km  Trapani
 a 68 km  Selinunte
 a 59 km  San Vito lo Capo

 

 

 

 

 

Palermo da un’altra prospettiva..visita ai tetti della cattedrale!

La cattedrale di Palermo, vista da fuori, affascina ogni volta non soltanto il turista, ma anche lo stesso palermitano che a Palermo ci abita. E’ uno spettacolo di giorno, quando riesci a coglierne meglio i dettagli dei vari stili romanico normanno, gotico, barocco, neoclassico, ed è un incanto la sera illuminata da qualche luce gialla che la rende più imponente e seducente. 

Palermo-visita-tetti-cattedraleDopo aver raccolto un certo numero di persone all’interno della chiesa, il gruppo è invitato a salire. Ci si sente un poco come all’interno di un romanzo di Dan Brown perché, nascosto dietro una cappella, vi è il passaggio che porta alle scale di accesso ai tetti e ricorda un poco i passaggi segreti descritti dal famoso autore.  

Tante scale e pareti molto strette rendono sconsigliabile la visita a cardiopatici e claustrofobici ma, per chi può, il gioco ne vale la candela. Nelle prime terrazze, una guida inizierà con una spiegazione introduttiva sulla storia della chiesa e sugli stili architettonici utilizzando un puntatore laser molto utile per riuscire a seguire la spiegazione. Se si fa parte di un gruppo numeroso, è consigliabile rimanere vicino alla guida e di stare in silenzio per evitare di far sgolare il povero cicerone di turno e di perdersi qualche pezzo interessante della storia. La seconda parte della visita, è una vera e propria passeggiata in autonomia sui tetti, durante la quale è possibile girare attorno alla cupola e ammirare dall’alto Palermo by night che è davvero uno spettacolo.

E’ divertente ed intrigante il sali e scendi per le strette scale della torre della cattedrale dalla quale, tramite alcune feritoie, è possibile ammirare dei meravigliosi scorci della chiesa e della città.
La visita si conclude all’interno della chiesa, nella zona dedicata alle tombe reali dove delle interessanti bacheche raccontano la storia della cattedrale e della Sicilia, dai Normanni a Federico II.

Un piacevole modo per impiegare produttivamente un’ora della propria serata, per conoscere qualcosa in più sulla storia di Palermo e farsi sedurre dal fascino incantatore di Panormos, la città “tutto-porto“!

Per tutte le info, visitare il sito ufficiale della Cattedrale di Palermo.

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