Idee per il Weekend: i consigli di dooid

 

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Il fine settimana si avvicina e tu non sai ancora che cosa fare in questi giorni? Ecco per te una lista completa degli eventi in programma in tra venerdì, sabato e domenica in Italia! Ecco i consigli di dooid e tante idee per il weekend! 

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Festival delle Tradizioni Popolari. Anche a Petralia, il Folk come stile di vita!

È proprio così, il Folk non è solamente tradizione ma è uno stile di vita! È come una droga, se entri nel tunnel non riesci più ad uscirne. Non ci provi nemmeno a smettere e se, per una qualche ragione, sei costretto ad allontanartene ne senti la mancanza. Dopo un po’ ti abitui anche a farne a meno ma, non appena in lontananza, da chissà dove, senti il suono acuto e inconfondibile di un organetto che allegramente intona uno scottish oppure ancora il suono più melodioso e suadente di una mazurka francese accompagnato da una chitarra classica che rende il tutto più armonico e coinvolgente, già ti rendi conto che i tuoi piedi non rispondono più al tuo corpo ma alla musica. 

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Petralia Sottana, vista dal Convento dei padri riformati

Il Festival delle Tradizioni Popolari – Ballo Pantomima della Cordella a Petralia Sottana ne è un esempio. Si tratta del XXXV Raduno Mediterraneo del Folklore Internazionale che si tiene ogni anno nel periodo di Agosto in questa splendida località posta all’interno del Parco delle Madonie. Durante la tipica festa del ballo della Cordella si rievocano le antiche tradizioni contadine celebrate come auspicio per un fecondo raccolto e vita matrimoniale agli sposi. La festa si sviluppa in quattro intense giornate che racchiudono eventi e laboratori dalla mattina fino a tarda sera. 
Nella mattina e nel primo pomeriggio si concentrano incontri e workshop, mentre la sera è dedicata ai concerti.
Si passa dalla tradizione popolare siciliana con concerto dei friscalettari e il divertente ballo della contradanza, alla tradizione popolare campana, nello specifico dell’area Sommese, con laboratori di tamburo a cornice e di ballo sul tamburo che rientra nel genere della meglio conosciuta tammurriata, fino ad arrivare alle tradizioni popolari francesi, anche qui con workshop di danze e laboratori di canto e ballo per bambini.

Folklore-petralia-sottana-eventiL’ultimo giorno è quello dove si svolge la festa vera e propria che consiste nella rievocazione del matrimonio tradizionale siciliano, con la cerimonia in chiesa, il corteo nuziale che dal paese sfila fino alla pineta che sormonta tutta Petralia Sottana, per concludersi con la festa con il tipico ballo della Cordella in un tripudio di nastri colorati  intrecciati da dodici coppie di ballerini al ritmo dell’allegro suono dei tamburini.
Durante queste giornate la città cambia aspetto, si anima, trovi persone di tutte le età che riempiono le strade, vedi le facce dei bambini soddisfatti e fieri del vestito tradizionale che indossano, ragazzi che con orgoglio ed entusiasmo partecipano da protagonisti agli eventi del proprio paese. Ci sono sfilate di gruppi folkloristici locali e ospiti internazionali, cucine dal mondo, presentazione di libri ed in fine i concerti. Ma non è la fine! Non basta mai. Si prende una cassa, si collega ad un telefono, si trova una piazza libera, qualche ballerino e si riparte. Forse si inizia in pochi, 6, 8 persone, ma man mano che la musica va avanti, qualche passante si ferma a guardare, sorride nel vedere la dolcezza di una mazurka, si diverte ad osservare l’energia e l’entusiasmo zompettante di una polska o una burrée, si lascia travolgere dalla vivacità e spensieratezza di uno scottish ed è lì che inizia il climax inesorabilmente crescente del ballo popolare.

petralia-folk-festival-2018Ti cattura e ti travolge nel suo vortice.
È uno scambio indispensabile di energie! Ne perdi tante, ti rendi conto di essere stanchissima ma, quelle energie che perdi nel corpo ti vengono tutte restituite nello spirito dal tuo compagno di ballo, dalla gente che ti balla attorno, dalla musica, dalla giovialità del momento, dalla voglia di ballare fino allo sfinimento, di fare amicizia e di volare..vedrai che il corpo non sentirà più la stanchezza.

I nuovi arrivati possono inizialmente essere scettici, imbarazzati perché non conoscono i passi o le persone con cui si balla, è normale, è sempre così, per questo il circolo circassiano allenta la tensione, scioglie il corpo, ti confonde, ti diverte. Sei inesorabilmente coinvolto. Quando la musica parte i ballerini corrono freneticamente in cerca del partner con cui iniziare la danza. Manca un uomo (le donne sono sempre più degli uomini). Cerca tra la folla che guarda un volontario. Non lo trovi. Ne trascini uno contro la sua volontà. Oppone resistenza. Lo rassicuri frettolosamente che i passi sono facili e che li imparerà nel giro di pochi giri, ad ogni cambio partner. Si inizia, è teso ed imbarazzato, tentenna, i passi sono incerti, sbaglia, capisce, si riprende, sorride perché ha capito il passo, lo ripete, ne sbaglia un altro, impreca ma ci riprova, ci riesce, si entusiasma, si diverte, si appassiona. A fine ballo, quando lo ritrovi, scopri un’altra persona, sudata, stanca ma sorridente con la voglia di farne un altro e di imparare nuovi passi

Non c’è età. Tutti ballano con tutti. È pura magia.

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foto copyright: www.radunodelfolklorepetralia.it

MANIFESTAZIONE ARTIGIANATO VIVO A CISON DI VALMARINO

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Cison di Valmarino

Dal 5 al 15 agosto  a Cison di Valmarino in provincia di Treviso, tra Follina e Vittorio Veneto, si tiene una manifestazione di artigianato – ARTIGIANATO VIVO – che dalla sua nascita nel 1980 attrae migliaia di turisti non solo veneti e italiani ma anche stranieri. Si parla di un’affluenza di 400.000 persone nella scorsa edizione.

Il paese di Cison – inserito da 3 anni nel club dei BORGHI PIU’ BELLI D’ITALIA – diventa per 11 giorni un centro d’eccellenza dell’artigianato.                                                           

200 espositori  con i loro stand occupano i vicoli, i giardini, i portici e le piazze, presentano i loro prodotti, fatti rigorosamente a mano secondo la tradizione italiana e mantengono viva l’arte del “saper fare” con le mani, che in quest’epoca di trasformazione tecnologica si va via via perdendo.

In concomitanza con la manifestazione, la Proloco organizza una serie di eventi collaterali quali concerti, spettacoli di animazione, mostre e incontri letterari.

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Castello Brandolini

PARLIAMO DI CISON DI VALMARINO

Come dicevo, l’affluenza turistica è altissima anche perché tutto il territorio merita una vacanza di almeno qualche giorno e la Manifestazione Artigianato Vivo diventa un ‘occasione per esplorare questa zona bellissima.  

Cison di Valmarino si trova nella Valmareno, una vallata dominata dalle fortificazioni del Castello Brandolini, – XII secolo – diventato da anni un hotel di lusso.

I Conti Brandolini, da uomini d’armi che erano in epoca feudale, diventarono successivamente signorotti dediti all’ economia, lasciando un’impronta indelebile in tutto il  borgo.

Il cuore del centro storico è Piazza Roma, dominata da Palazzo Marcello – antica villa veneta dei dogi veneziani Marcello, famosi vincitori della battaglia di Lepanto – e dalla Loggia.

Noterete, camminando per Cison che, quasi tutte le case d’epoca, hanno le imposte rosse o marron: un rosso che qui si chiama “Rosso Brandolini”.

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Antiche Cantine Brandolini

Un altro esempio di restauro di edifici feudali, è costituito dalle “Antiche Cantine Brandolini”. Il fabbricato appare già, nelle sue linee fondamentali, nelle carte del XV secolo. E’ sempre stato un luogo particolarmente importante per la vita del paese: eretto dalla famiglia Brandolini venne destinato inizialmente a scuderia e poi riadattato alla produzione vinicola e alla conservazione dei prodotti agricoli. Ciò dimostra che lo sviluppo della viticoltura nell’area collinare–pedemontana avvenne in epoca lontana grazie alla forte domanda proveniente da Venezia e da tutto il territorio veneto.

Già nel 1440 la Valmareno si specializzò nella coltivazione della vite…e ancora oggi tutta l’economia della zona è basata sulla produzione di vino, in special modo il Prosecco. 

Nemmeno a dirlo, questa è una zona in cui le degustazioni enogastronomiche sono tra gli interessi preferiti dei turisti. Tra le specialità: lo spiedo

Cison-artigianato-vivo-2018Rolle di Cison di Valmarino

Non si  può andare a visitare Cison di Valmarino, senza passare anche per Rolle, piccolissimo centro circondato dai vigneti di Prosecco. lI poeta Andrea Zanzotto l’ha definito “una cartolina inviata dagli dei”. Il periodo più affascinante per fare un’escursione a Rolle è senz’altro l’autunno quando le colline si infiammano di rosso.

Ma dell’escursione nelle terre del prosecco e di un altro itinerario da non perdere vi parlerò in un successivo articolo.

Copyright foto Borgo più bello d’Italia + Antiche Case Brandolini + Rolle: Carla La Rocca

Copyright foto Palazzo Marcello: villevenetecastelli.com 

Copyright foto Castelbrando dall’alto: hotelcastelbrando.com

Prato della Valle

Ci sono luoghi da cui è difficile separarsi, poiché il loro fascino senza tempo rimane scolpito nell’anima. Uno di questi è indubbiamente Prato della Valle a Padova, il cuore pulsante della mia città. Una piazza monumentale che racchiude in sé la storia millenaria dell’antica Patavium. Un luogo suggestivo e magico che offre scorci scenografici di rara bellezza, in cui la luce regala emozioni inaspettate. Nelle mattine fitte di nebbia può accadere di restare sopraffatti dal colore perlaceo che avvolge l’Isola Memmia in una visione talvolta surreale, sospesa ed onirica, quasi fosse un dipinto.

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Mentre con la bella stagione la piazza inondata di sole brulica di vita e trasmette gioia allo stato puro. La superficie della canaletta si accende in un arcobaleno di colori vividi e sgargianti, mentre le sagome degli alberi si stagliano contro l’azzurro del cielo. Più che un semplice luogo Prato della Valle (o come lo chiamiamo noi, il Prato) è uno stato d’animo dove ognuno può riscoprire la dimensione più autentica in piena libertà. Per coglierne la vera essenza basta solo lasciarsi andare.

Potreste fare una passeggiata panoramica contemplando con stupore e meraviglia l’immensità di questo spazio e la sontuosità dei palazzi storici, gustare un gelato sulle panche dell’Isola Memmia, noleggiare una bicicletta cambiando prospettiva, assaggiare il nostro famoso spritz nel plateatico dei numerosi caffè. O ancora ammirare l’armonia creata dal doppio anello di statue che adornano l’ellisse, cercando di saperne di più sui personaggi illustri raffigurati, per lo più padovani di nascita o di adozione che hanno contribuito al prestigio della nostra città. Credo sia questo il segreto del suo fascino. Un luogo carico di arte, storia e tradizioni.

Noto anche come “Il Prato senza erba” (secondo le cronache nel XIX secolo i cento platani piantati avevano cancellato per molto tempo l’erba) si trova a poche centinaia di metri dalla Basilica di Sant’Antonio. Con i suoi 88.620 metri quadrati è considerata la piazza più grande d’Europa. Deve il suo nome attuale, piuttosto insolito per la verità, all’epoca medievale. A quel tempo infatti il termine “Pratum” indicava un vasto spazio destinato a scopi commerciali che, in assenza di pavimentazione, spesso poteva ricoprirsi d’erba. Mentre il termine “Valle”, cioè ‘luogo paludoso’, si riferiva al territorio acquitrinoso dove l’acqua ristagnava formando una specie di conca o valle.

prato-della-valle-scaviTuttavia, quell’area esisteva già prima del Medioevo. Dove sorge l’odierna piazza, nell’epoca augustea dell’antica Patavium (una delle maggiori città dell’Impero Romano) si trovavano un circo per le corse dei cavalli ed un teatro romano chiamato Zairo che è rimasto visibile fino all’XI secolo ed in seguito fu utilizzato come cava. Infatti, alcune di quelle pietre furono impiegate per costruire il Ponte di Rialto a Venezia. Allora il suo nome era Campo Marzio, poiché vi si svolgevano riunioni militari.

Senza dubbio l’origine romana di Padova ha giocato un ruolo chiave anche nei secoli successivi. Infatti, il valore di questo retaggio è testimoniato da ciò che è accaduto nel luglio 2017. In occasione delle celebrazioni per il bimillenario della morte di Tito Livio, storico padovano illustre, il Comune in collaborazione con l’Università di Padova e la Soprintendenza ai Beni Culturali ha dato il via agli scavi dell’antico teatro romano, un progetto ambizioso volto al prosciugamento della canaletta dell’Isola Memmia che ha consentito di studiare e di analizzare i reperti rinvenuti grazie alla riemersione della cavea. Fino al dicembre 2017 i numerosi cultori del genere hanno potuto ammirare il sito archeologico attraverso visite guidate programmate che hanno suscitato grande entusiasmo.
Riprendendo il nostro excursus storico, bisogna ricordare che dopo i fasti dell’età romana quest’area attraversò fasi alterne. Durante le persecuzioni contro i cristiani il circo fu utilizzato per i combattimenti e vi vennero martirizzati anche due dei quattro patroni della città, Santa Giustina (a cui è intitolata l’omonima Basilica) e San Daniele. In seguito, fu denominata “Valle del Mercato” ed anche “Prato di Santa Giustina”. Nel Medioevo invece ospitò gare, giostre, feste pubbliche e fiere. Di particolare interesse le corse dei “sedioli”, una sorta di biga tipicamente padovana e il “castello d’amore”, in cui alcuni giovanotti dovevano conquistare le ragazze in cerca di marito rinchiuse in una torre.

Ma è solo nel Settecento che la piazza assunse l’aspetto attuale. L’idea si deve ad Andrea Memmo. Provveditore Straordinario della Serenissima, ma anche appassionato di architettura, arrivò a Padova nel 1775 e ordinò la bonifica di tutto il territorio fino a quel momento acquitrinoso e paludoso. La redazione professionale del progetto fu affidata a Domenico Cerato, abate e docente di architettura all’Università di Padova. I lavori iniziarono nell’estate del 1775, in previsione della fiera autunnale di Santa Giustina. La trasformazione del Prato fu caratterizzata dalla creazione di un’isola centrale circondata da un canale artificiale di forma ellittica (chiamata Isola Memmia in onore del suo ideatore) che sulle sue rive ospita un doppio anello di statue, in tutto 78 (il progetto originario ne prevedeva 88). Tra i personaggi più celebri raffigurati lo stesso Andrea Memmo, ma anche Antenore, leggendario fondatore della città nel 1132 a.C., Tito Livio, Petrarca, Tasso, Ariosto, Mantegna e Galileo.

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Ed è così che ancora oggi, dopo più di due secoli, possiamo ammirarlo in tutto il suo splendore. Infatti, è punto di ritrovo per pattinatori e amanti del jogging, ma la sua bellezza mozzafiato lo rende anche il luogo prediletto per i musicisti, gli innamorati che si accoccolano lungo la canaletta, le famiglie che portano i bimbi all’aria aperta e le centinaia di migliaia di turisti che da sempre ne rimangono incantati.

Ogni sabato vi si svolge il mercato cittadino che conta più di centosessanta bancarelle ed accoglie una miriade di visitatori da tutta la provincia. L’evento di maggiore richiamo è senza dubbio il 13 giugno, per la Fiera di S. Antonio che commemora la morte dell’omonimo santo avvenuta a Padova nel 1231. In quell’occasione migliaia di pellegrini arrivano in città per rendergli omaggio e partecipare alla processione in suo onore. Per non parlare delle numerose manifestazioni che solitamente, ogni anno lo animano, spaziando dalle specialità enogastronomiche italiane ed europee, alle gare sportive fino ad eventi e spettacoli musicali di risonanza nazionale. Infine, due volte all’anno, a Capodanno e a Ferragosto, in questa cornice suggestiva si dà appuntamento una folla festante per vivere un momento davvero imperdibile. I fuochi d’artificio che fanno risplendere la piazza in un turbinio di colori regalando emozioni indimenticabili…
Naturalmente il suo fascino ha ispirato anche artisti, viaggiatori e letterati. Tra loro Canaletto, Francesco Piranesi e Gabriele D’Annunzio che ne cantò la bellezza dedicandole un sonetto nella “Città del Silenzio” e compose alcuni versi incisi su una lapide che si trova sotto il portico della Loggia Amulea.
Insomma, il Prato è un tesoro tutto da scoprire. Ma per comprendere appieno quello che ho cercato di descrivere dovreste venire qui e lasciarvi coinvolgere dalla sua atmosfera…

 

Articolo di: Cristina Zuccato

Foto copyright: ilgazzettino.it, padovacultura.padovanet.it, pratodellavalle.it

Calcata nella Valle del Treja: il borgo più figo d’Italia

Se ami visitare luoghi unici che sembrano sospesi nel tempo e letteralmente nell’aria, allora il borgo di Calcata fa per te! Arroccato su una collina di tufo nella provincia di Viterbo, Calcata è davvero un’esperienza unica. Conosciuto come il “villaggio degli artisti” per i vari pittori, scultori, musicisti e persino attori che vivono qui, i piccoli vicoli sono pieni di studi e negozi.

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Non è il borgo tipico

Nella bellissima Valle del Treja a soli 45 km da Roma e circa 30 minuti dal Lago di Bracciano, Calcata è la destinazione perfetta da fare in giornata e sarà diversa da qualsiasi altra cosa che vedi in Italia! È stato definito come il borgo “più hip” d’Italia. Allora come ha fatto trasformarsi da un tipico borgo medievale ad un tale rifugio per una comunità artistica internazionale?

Tutto iniziò negli anni ’30, quando il borgo fu effettivamente abbandonato a causa delle preoccupazioni dello Stato che sarebbe letteralmente crollato e scivolato giù dalla sua collina di tufo. La maggior parte dei residenti si trasferì nella vicina Calcata Nuova a un paio di chilometri di distanza. Con l’ascesa della cultura hippie negli Stati Uniti negli anni ’60, gli squatteri iniziarono ad occupare gli edifici abbandonati nella vecchia Calcata dando vita presto a una vera comunità. Alla fine, il governo ha permesso ai nuovi residenti di acquistare le case e nuove attività commerciali e studi d’arte sono sorti in tutto il centro storico. Oggi è stato persino descritto dal New York Times come uno dei “villaggi più trendy d’Italia”.

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Cosa vedere e fare a Calcata

Oltre a prendere un bel souvenir e girovagare per le stradine con negozi e studi colorati, ristoranti insoliti e bar, magari vorresti sapere cos’altro c’è da fare a Calcata. Prima di tutto, in realtà ci sono più gatti che persone che vivono qui in modo permanente. Li vedrai ovunque! Ma non dimentichiamo che questo paesino esistesse molto prima degli hipster.

L’unico ingresso nel borgo conduce al Castello noto anche come il Palazzo Baronale. La sua torre merlata fa parte del famoso skyline e il palazzo stesso ha assistito a migliaia di matrimoni civili nel corso dei secoli. Ospita anche numerose mostre d’arte durante tutto l’anno.

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Una leggenda di 500 anni fa

La Chiesa del Santissimo Nome di Gesù ha una storia piuttosto antica ed è legata a una famosa leggenda. Costruita nel 1300 e successivamente restaurata alla fine del 1700, la vera importanza di questa chiesa risale all’anno 1527. Si ritiene che un mercenario tedesco sia stato arrestato e trattenuto qui dopo il saccheggio di Roma dove ebbe rubato il Santo Prepuzio. La reliquia si è tenuta in questa chiesa attirando migliaia di pellegrini nel corso degli anni fino al 1983 quando fu rubata, insieme alla sua custodia ingioiellata. Tradizionalmente, il 1 ° gennaio era la festa della circoncisione di Cristo e la reliquia faceva parte di una celebrazione a Calcata per secoli nel giorno di Capodanno.

Certo, Calcata non è l’unica chiesa ad aver rivendicato la proprietà del Santo Prepuzio, e la questione è stata studiata dagli storici per anni senza trarre veramente conclusioni definitive.

Nei dintorni

Tra Calcata e il Lago di Bracciano, fai un salto al Parco della Valle del Treja. C’è un sentiero di 7 km tra Calcata e le cascate di Monte Gelato che è stupendo durante la tarda primavera e nei mesi estivi. E se preferisci arrivare con la macchina, va bene uguale. In più c’è un museo all’aperto all’interno del bosco che comprende 40 pezzi diversi tutti realizzati con materiali naturali e mimetizzati nel paesaggio: il Museo dell’Opera Bosco.

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Il Castello di Roccascalegna e il suo Oscuro Inquilino

Il castello di Roccascalegna è indubbiamente uno dei luoghi più affascinanti e misteriosi d’Italia. Vale assolutamente la pena dedicare un po’ di tempo durante la visita in Abruzzo a questo fascinoso luogo. Scopriamo di più su questo luogo e i suoi particolari! 

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Il borgo e il castello di Roccascalegna

Roccascalegna è un piccolo borgo della provincia di Chieti in Abruzzo che da secoli custodisce “la Rocca”.Questo avamposto longobardo si trova in una posizione dominante sulle antiche case, come sospeso nel vuoto, accompagna il visitatore già all’ingresso del paese. Il nome stesso Roccascalegna ha a che fare con questo antico castello: Roccascalegna deriva infatti da “Rocca con scala di legno”, quella scala che dal paese porta direttamente alla torre del castello e oggi anche visibile nello stemma comunale.

Fondato dai longobardi nel XII secondo, precisamente nel 1160, il castello aveva una doppia funzione: quella di controllo della sottostante Valle del Rio Secco e quella di difesa come conseguenza dell’arrivo dei Bizantini sulle coste dell’Adriatico. Inizialmente la struttura era composta solamente da una torre di avvistamento e successivamente il complesso fu ingrandito fino a prendere le sembianze dell’odierno assetto.

La Rocca, così chiamata dai paesani, vide però l’alternarsi di fasi di oblio e abbandono. Il primo restauro, dopo un periodo di dimenticanza, ci fu nel 1525 per poi ricadere in un periodo di oscurità fino al 1705, quando venne aggiunta la rampa di accesso diretto alla struttura e vennero fatti alcuni lavori di restauro.
Ma la data che segna il ritorno allo splendore della rocca è il 1985, quando la famiglia Croce Nanni dona il castello al comune che compie una massiva risistemazione conclusasi nel 1996.

Oggi la struttura difensiva è visitabile ed accessibile dal centro del paese attraverso una gradinata dove è ancora possibile vedere i resti del vecchio ponte levatoio.

I locali della Rocca accessibili custodiscono una sala delle torture ma anche una sala delle armi dove è possibile vedere una riproduzione del lanciafiamme bizantino. Questa macchina costruita da legno, bronzo e cuoio era infatti in grado di lanciare il “fuoco greco”, l’arma segreta dell’esercito bizantino.
Questa particolare miscela infiammabile, ancora oggi di composizione sconosciuta, aveva un particolare: non era possibile spegnere questo fuoco con l’acqua (che aveva sulla miscela un effetto contrario) bensì solamente utilizzando aceto o urina, segreto che a quel tempo era tutt’altro che conosciuto.

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I misteri di Roccascalegna

Oltre al lanciafiamme e alle varie armi di tortura, la Rocca ospita anche un’antica presenza. Gli amanti delle leggende e dei fantasmi non devono perdersi questa storia… Corvo De Corvis, barone che abitava (e abita) le stanze del castello, fu ribattezzato così per la sua innata cattiveria e perfidia, arrivata al punto tale che impose ai suoi vassalli di venerare un corvo nero!

Era il 1646 quando il Barone De Corvis reintrodusse qui la prassi medioevale dello Jus Primae Noctis: ogni novella sposa doveva passare la prima notte di nozze con lui, invece che con il suo sposo. Ma una notte, giunto il momento di coricarsi, una sposa accoltellò De Corvis con uno stiletto, direttamente nel suo cuore. In quel momento Corvo, con la mano piena di sangue, cercò di aggrapparsi ad una roccia e lasciò li la sua impronta insanguinata. Nei giorni successivi molti cercarono di lavar via la sua mano dalla roccia ma nessuno ci riuscì, tanto che ancora oggi molti affermano di vederla ancora impressa lì.                 

Il barone, però, sembra non aver lasciato solamente la sua impronta al castello. Nelle notti di tempesta e di forte vento, molti sostengono di sentire uno stormo di corvi che pr eannuncia il ritorno di Corvo De Corvis nel suo castello in cerca della pace eterna.

Quindi, se non avete paura di incontrare il malvagio barone che abitò il castello, oltre alla visita del castello vale la pena anche fare un salto nel paese sottostante senza dimenticare le varie chiese presenti e godere della vista sulla Majella da una posizione privilegiata.

Copyright foto: Anna Falasca, (foto Majella) www.abruzzo-vivo.it

Articolo di: A. Falasca

Visitare la Riserva Naturale di Monte Rufeno a Viterbo

La Riserva Naturale di Monte Rufeno si trova nell’estrema punta nord-orientale della regione del  Lazio. Il parco confina con l’Umbria a est e con la Toscana a nord. Questa zona lussureggiante è ricca di una vasta varietà di specie animali e piante rare, ruscelli e sentieri di ogni tipo. Scopriamo come organizzare il tuo viaggio!

Diventata riserva nel 1983, l’area è di soli 3.000 ettari ed è interessante notare che, fino a circa 50 anni fa, era effettivamente abitata da piccoli agricoltori. Il grano, le olive, i vigneti e il bestiame facevano parte del paesaggio qui non molto tempo fa. Ora, la regione ha convertito molte delle fattorie in agriturismi e osterie. Mt. Rufeno con quasi 800 metri di altezza è la vetta più alta del Parco. La maggior parte della riserva  è  ricoperta da una fitta incantevole foresta.

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Sport

Numerosi sentieri si incrociano in tutto il parco con diversi gradi di difficoltà. Alcuni sono super facili e durano solo un’ora, mentre altri sono contrassegnati come impegnativi e richiedono fino a 5 ore. Anche la mountain bike, il ciclismo e l’equitazione sono attività da svolgere al suo interno.

Le specie di flora e fauna

Molti animali sono stati in grado di prosperare in questo ambiente unico che è stato praticamente isolato per così tanti anni. Mammiferi come il capriolo, il cinghiale, il tasso, l’istrice e persino i lupi possono essere avvistati sui vari sentieri del parco. È anche un paradiso per il birdwatching con oltre 70 specie di uccelli nidificanti. Le sorgenti di acqua dolce forniscono l’ambiente perfetto per granchi, gamberi e tartarughe palustri, nonché numerosi pesci.

Durante tutto l’anno, soprattutto in primavera, i visitatori possono assistere a oltre 1.000 specie di piante, alcune piuttosto rare. Le orchidee, i narcisi, il giglio rosso e l’erica sono tra i preferiti.

Bosco del Sassetto

Il Bosco del Sassetto fu acquistato e trasformato alla fine del 1800 da Edoardo Cahen. Costruì una serie di sentieri, labirinti e alla fine un mausoleo per i sui resti, questo tuttora li presenti ed ben conservato .

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Altre attrazioni nel Parco

Come accennato in precedenza, molte delle ex case coloniche sono state trasformate in locande, ristoranti e persino musei in vari punti del parco. Per esempio, il Museo dei fiori in Giardino; il Museo della Geologia a Cava del Bianchi; un osservatorio a Rufeno; il Museo delle tradizioni contadine al Felceto; il Laboratorio del pane al Mulino; il Laboratorio sulla biodiversità a Marzapalo.

Acquapendente

Appena fuori dal parco, si trova il paese di Acquapendente che è proprio di per se caratteristico. La storica Torre Giulia de Jacopo è il info point del parco. Storicamente, oltre ad essere etrusca, la città faceva parte dell’antica via Francigena da Roma alla Terra Santa.

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Crypt of Holy Sepulcher Basilica

Il suo monumento più famoso è probabilmente la Basilica del Santo Sepolcro che in origine era un monastero benedettino. La sua cripta è la vera meraviglia qui che risale alla metà del X secolo e che contiene una pietra macchiata di sangue presumibilmente proveniente dal Santo Sepolcro di Gerusalemme.

Alle porte del paese, incontrerai il fantastico Ponte Gregoriano sul fiume Paglia. Fu costruito nel XVI secolo in sostituzione di quello in legno esistente all’epoca.

Altri paesi vicini ed appena fuori dalla riserva sono Torre Alfina con il suo splendido castello e Trevinano.

Suggerimenti

Ci sono un totale di 6 ingressi al parco tra cui Monaldesca, Sambucheto, Felceto, Giardino, Monte Crocione e Tigna.

Il sito web ufficiale del parco è molto utile per pianificare la tua visita e c’è una comoda guida con la mappa del parco che puoi scaricare.

E da qui, non dimenticare che sei a solo un’ora di distanza dal Lago di Bolsena e dal favoloso borgo “morente” di Civita di Bagnoregio!

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Oplontis e la Villa Poppea a Torre Annunziata

Parte del Parco Archeologico di Pompei, Oplontis era una delle antiche città sepolte dalla cenere del Vesuvio nel 79 d.C. Situato nell’attuale Torre Annunziata sul Golfo di Napoli, Oplontis ospita alcune delle ville meglio conservate dell’antica Roma, tra cui la Villa Poppea. Scopriamo di più!

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Oplontis: Parte del Parco Archeologico di Pompei 

Molti non si rendono conto che a parte le famose Pompei ed Ercolano, c’è un totale di 9 siti che fanno tutti parte del parco archeologico e patrimonio mondiale dell’UNESCO. Oplontis è considerato una sorta di sobborgo di Pompei e si trova nell’attuale città di Torre Annunziata.

Villa Poppea

oplontis-villa-pompeiLe ville scavate sono denominate genericamente “Villa A” e “Villa B” anche se “Villa A” è conosciuta come la Villa Poppea.

Poppea probabilmente prende il nome dalla seconda moglie dell’imperatore Nerone, la principessa Poppea Sabina. Questa era una lussuosa residenza piena di opulenza nel I secolo a.C. e sarebbe stata la sua villa residenziale fuori Roma. Splendidi giardini, portici, bagni e camere tutte con vista sul Golfo di Napoli e pareti favolosamente decorate con colori ricchi riempivano la villa. Fu aggiunta una piscina durante un progetto di ampliamento.

Nel XVI secolo, durante la costruzione del Canale del Conte Sarno, Villa Poppea fu portata alla luce ma non fu veramente scavata fino al XVIII secolo. Come la maggior parte di Pompei, il sito è ancora in fase di scavo fino ad oggi.

Villa B

oplontis-pompei-porticoVilla B è anche chiamata “Lucius Crassius Tertius” ed era più piccola di Poppea ma comunque impressionante. Non è aperta al pubblico. Fu costruita nel II secolo a.C. e, a differenza di Poppea, Villa B era utilizzata per lo stoccaggio delle merci.

Gli scavi hanno rivelato centinaia di anfore utilizzate per la produzione locale di vino e olio d’oliva. Purtroppo, in uno dei magazzini, 54 persone furono sepolte vive nell’eruzione del 79 d.C. Molti sono stati trovati con monete d’oro e altri beni che tentavano chiaramente di fuggire dal loro imminente destino. Incredibilmente, Villa B non fu scoperta fino al 1974, durante la costruzione di una palestra!

Consulta sempre il sito ufficiale prima di programmare il viaggio. 

foto copyright: pompeiisites.org

 

 

Dove alloggiare in Trentino: l’Agriturismo Agritur Pisani a Brez

Il Trentino è famoso per tanti motivi: gli sport invernali, le terme, le sue deliziose mele, splendidi laghi e la sua città principale, Trento. C’è davvero qualcosa per tutti in qualsiasi momento dell’anno! Se ti stai chiedendo dove dormire, non cercare oltre l’Agritur Pisani, l’agriturismo a Brez nella splendida Val di Non.

Agritur Pisani 

L’Agritur Pisani si trova a Brez nella Val di Non. Questo delizioso agriturismo dispone di 5 camere tutte rinnovate nel classico stile montano. Il legno caldo e gli arredi semplicistici, oltre a una bella cucina e sala colazione, faranno sentire gli ospiti come se fossero a casa loro. I proprietari hanno prestato particolare attenzione alla ristrutturazione di due camere con bagni per gli ospiti con mobilità ridotta e disabilità. Ci sono camere che possono ospitare una famiglia fino a 6 persone e una sauna a disposizione degli ospiti.

La colazione comprende dolci fatti in casa con ingredienti come le mele, le ciliegie e le albicocche coltivate nell’azienda agricola di famiglia.

Offre passeggiata a cavallo nel cortile dell’agriturismo e la possibilità di noleggiare una bici elettrica.

Accorgimenti per i suoi ospiti

Quando soggiorni presso Agritur Pisani puoi stare tranquillo che lo staff aderisce alle misure anti-Covid con la massima serietà. Per quanto riguarda le normative anti contagio dispone dei dispenser per disinfettanti ad ogni ingresso con la quotidiana sanificazione con prodotti professionali e disinfettanti. Inoltre, le pulizie vengono fatte da personale famigliare quindi non esterno alla struttura, minimizzando il rischio ancora di più.

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Pacchetti e Offerte per la primavera/estate 2021

  • Pernottamento con prima colazione in camera quadrupla famigliare con visita gratuita al Canyon Parco Fluviale Novella o Castel Thun- € 126,00 A NOTTE
  • Pernottamento con prima colazione in camera quadrupla famigliare con cena tipica locale in trattoria convenzionata- € 138,00 A NOTTE
  • Pernottamento con prima colazione in camera matrimoniale con cena tipica locale in trattoria locale convenzionata più servizio sauna giornaliera-  € 99,00 A NOTTE
  • Pernottamento con prima colazione in camera matrimoniale con servizio sauna- € 80,00 A NOTTE

La Val di Non

Brez si trova nella parte meridionale della Val di Non a circa 1.000 metri sul livello del mare. Quando si pensa alle Dolomiti si pensa agli sport invernali ed i mercatini di Natale, ma in realtà qualsiasi periodo dell’anno è il momento giusto per visitare questo posto!

Solo nelle immediate vicinanze, le possibilità sono infinite. Il Canyon del Rio Sass è a pochi minuti dall’agriturismo ed è un’avventura per tutta la famiglia. Stalattiti e stalagmiti, cascate e ripide gole ti lasceranno a bocca aperta.

Questa zona è famosa per i suoi meleti che fioriscono in primavera e si raccolgono a settembre. I visitatori possono prendere parte alla raccolta in diverse località e l’intera famiglia può partecipare. La zona è ricca di fattorie didattiche e maneggi per i più piccoli.

Il Lago di Santa Giustina si trova a soli 15 minuti dall’Agritur Pisani ed è il luogo ideale per il kayak nel periodo estivo.

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Trekking, bicicletta, mountain bike, passeggiate a cavallo, sport lacustri e praticamente qualsiasi attività all’aria aperta che si possa pensare si può fare in Val di Non. Le giornate estive qui sono miti e temperate con notti fresche.

D’inverno sono molto praticate le ciaspole, lo sci, lo snowboard e il trekking. Questa zona è una delle più adatte alle famiglie con bambini piccoli perché ci sono molti sentieri molto facili. Il comprensorio sciistico più vicino è quello di Madonna di Campiglio, a circa 45 minuti che offre lezioni gratuite per i principianti ed è molto adatto agli  sciatori di tutti i livelli e di tutte le età.

Dopo una lunga giornata sulle piste, concedeti un trattamento termale presso uno dei numerosi centri benessere e spa della zona.

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Durante tutto l’anno ci sono tour enogastronomici specializzati nel dare ai visitatori un vero assaggio del Trentino talvolta anche abbinando il trekking o altre attività all’aperto insieme tour di degustazione.

Uno dei castelli più famosi dell’intera regione è quello di Thun anch’esso a soli 40 minuti dall’hotel. Altri castelli da visitare sono quelli di Valer, Nanno e Coredo, tutti a portata di mano soggiornando all’Agritur Pisani.

Un must assoluto è visitare la città di Trento che ha qualcosa per tutti. Vanta di uno dei migliori musei della scienza in Italia, il MUSE.

Altre città da non perdere sono Bolzano (a solo un’ora di distanza) con il suo famoso mercatino di Natale e Otzi, il Museo dell’uomo venuto dal ghiaccio, e Merano con i suoi incantevoli giardini e molto altro ancora.

Un ulteriore vantaggio è la Trentino Guest Card che è inclusa nel soggiorno e offre sconti di ogni tipo a musei, parchi naturali, castelli, tour, degustazioni, nonché l’uso gratuito dei mezzi pubblici!

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Che cosa aspetti?
Prenota subito all‘Agritur Pisani a Brez

Dall’agriturismo puoi visitare…

a 5km 

Il Canyon Rio Sass 
a 15km  Lago di Santa Giustina 
a 30km  Castello Thun
a 50km  Trento
a 44km  Merano
a 75km  Rovereto
   

 

 

 

 

 

Escursione in montagna: il Parco regionale dell’Adamello

Per molte persone, la montagna in inverno significa solo sci e neve. Molti rinunciano a recarsi in certi luoghi convinti da questa “superstizione”: ma non è così! Le attività da fare, se non si è degli sportivi, sono davvero tante e sopratutto, natura vi regalerà paesaggi, colori e profumi unici. Ce lo racconta un nostro scrittore che ha percorso i sentieri dell’Adamello, in Lombardia. 

Il Parco Regionale dell’Adamello 

Mappa-sentieri-adamello-laghiCon temperature meno miti, è un peccato rinunciare a qualche escursione montana. Tanto più che molte cime, durante le stagioni autunnali e invernali, assumono colori e scenari particolari, difficilmente visibili in primavera o in estate.

Armandosi di ottimi scarponi (o ciaspole) e pazienza si può riuscire a vedere nuovi paesaggi che ormai conosciamo a menadito, ma che potrebbero affascinarci ancora di più. Se, come in questo caso, vi è anche qualche lago che può ghiacciare, il gioco è fatto.

Visitare i laghi alpini della Lombardia

L’escursione in queste foto è una camminata molto bella posizionata poco prima del paese di Edolo, alla fine della Valcamonica, e (volendo) tocca ben quattro rifugi e tre laghi in circa sei ore di cammino, anche se si può tranquillamente scegliere di evitarne alcuni.

L’itinerario più classico parte da Malga Premassone per raggiungere poi il lago Baitone con l’omonimo rifugio, e più avanti il rifugio Tonolini che si affaccia sul piccolo lago Rotondo, in poco più di quattro ore e mezza totali. Il punto di partenza si trova a Ponte del Guat – un ponte per l’appunto – che si raggiunge piuttosto facilmente. Seguendo l’unica strada possibile per la Valcamonica, (che parte all’incirca all’altezza di Sulzano, toccando Pisogne, Darfo, Bienno…) bisogna raggiungere Malonno e la piccola indicazione sulla destra per Zazza e Sonico, da cui parte una carrozzabile tutta tornanti.

Superata un’intersezione con un’altra strada, si segue una bellissima via (sempre in auto) attraverso un bosco verdissimo e pieno di muschio, con curve molto strette e cieche, che in una ventina di minuti vi porterà a Ponte del Guat (circa 1540 mt.) dove poter parcheggiare; in alternativa si può risparmiare un tratto di cammino arrivando fino in macchina al parcheggio di Malga Premassone (a pagamento e per via leggermente sterrata).

Il rifugio è molto adatto per delle famiglie con bambini o per un weekend rilassante, trovandosi in un’ ampia radura attraversata da un torrente cristallino e con la vista del Baitone. Superata la Malga, vi è quasi immediatamente una deviazione. Proseguendo a destra si devono ‘affrontare’ le cosiddette scale Miller – un sentiero roccioso molto ripido – che portano in una stupenda vallata spesso innevata fino a fine maggio ed al Rifugio Gnutti, un grazioso chalet che si affaccia sul Lago Miller, anche quest’ultimo ghiacciato per buona parte dell’anno.

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Da qui si può tornare alla malga o seguire il Passo del Gatto, che conduce al Rifugio Baitone e offre una bellissima veduta sulla vallata sottostante, anche se non è molto adatto a chi soffre di vertigini visto il sentiero molto stretto ed esposto. Prendendo invece la deviazione alla vostra sinistra, seguirete la via più diretta per il Baitone e per il successivo Tonolini, ovvero un sentiero per metà attraverso il bosco e per metà all’aperto, con un’ampia vista sull’altopiano del rifugio Gnutti e sulle cime circostanti.

Per la verità la prima parte non è entusiasmante, risulta un po’ monotona, ed ha l’unico difetto di molte escursioni in zona Adamello: mentre la maggior parte delle camminate sulle Dolomiti ha molti saliscendi o falsipiani, salite impegnative ma intervallate da altipiani che ti fanno rimanere in quota per molto tempo, l’Adamello ha lunghissime salite e lunghissime discese, senza vie di mezzo. In ogni caso la fatica è decisamente ben ripagata: dopo circa un’ora e quaranta di cammino (lungo un sentiero agevole) si giunge all’imponente diga del rifugio Baitone. Durante l’inverno e con la neve che copre il sentiero, la salita è più lunga ed impegnativa, soprattutto senza ciaspole, ma non ha tratti pericolosi o esposti come il passo del Gatto.

Giunti alle pendici della diga, è possibile attraversarla fino alla parte opposta, potendo così godere di una magnifica e incantevole vista del lago, che – in estate – sfoggia un’acqua molto limpida e di un turchese quasi finto. Da qui si possono già vedere in lontananza anche il rifugio Tonolini e le sue vicine cascate, e molto spesso anche un fenomeno curioso, cioè i numerosissimi stambecchi che si arrampicano sulla diga a decine di metri di altezza per recuperare il sale dai mattoni e dalle loro fenditure; considerando la parete praticamente verticale, è impressionante. In inverno o comunque nei mesi più freddi dell’anno il lago è invece ghiacciato, con uno spesso strato che assume bellissime venature azzurre, bianche e blu. Nonostante il livello dell’acqua sia un po’ calato ultimamente, la vista del lago Baitone è sempre notevole e val la pena fermarsi per pranzare vicino alle sue alte sponde.

Da qui poi si possono scegliere due strade per raggiungere il rifugio Tonolini. La prima, vicina al rifugio Baitone (giallo con le imposte rosse) è circa mezzo chilometro più corta ma meno panoramica, mentre il secondo sentiero si trova alla sinistra della diga, che quindi bisogna attraversare nuovamente. Quest’ultima strada, anche se qualche minuto più lunga, è quella più interessante: costeggia tutta la parte occidentale del lago, permettendo di godere di una vista ampia e meravigliosa del retro della diga, del lago, della cima Plem e del corno del lago.

Lago rotondo e le cascate

Il percorso è breve e, dopo circa venti minuti in piano, si raggiunge l’ultima salita della giornata, dalla quale si possono ammirare tre cascate gemelle che scompaiono nel sottosuolo, andando presumibilmente ad alimentare il lago. Dopo altrettanti minuti di salita, finalmente si arriva al rifugio Tonolini (2450 mt.), in pietra e legno, ed al suo piccolo lago tondo chiamato appunto lago Rotondo. Nelle limpide giornate estive è molto suggestivo il riflesso delle cime circostanti in questo specchio d’acqua, che invece in inverno risulta ovviamente ghiacciato. Il rifugio è piccolo ma molto accogliente, ed è molto piacevole riposare anche ai bordi del lago, circondato da lastroni di pietra lisci dove è possibile sdraiarsi o mangiare qualcosa.

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Lago Baitone

Per chi volesse allungare (di molto) l’escursione, può seguire il sentiero n°50 in direzione dei laghi Gelati, chiamati così perché piccoli laghetti praticamente sempre ghiacciati sotto il gruppo del Baitone; la sola salita è circa un’ora e quarantacinque minuti, ma il paesaggio roccioso e i numerosi laghi valgono lo sforzo. Altrimenti, basta ridiscendere dal rifugio Tonolini in direzione rifugio Baitone e Ponte del Guat, scegliendo magari il sentiero opposto all’andata. Giunti al Baitone, una sola ora e venti vi separa dal punto di partenza, anche se tutta quella discesa alla lunga può dar fastidio alle gambe.

Tirando le somme, le combinazioni e le vie possibili per toccare i differenti rifugi e i laghi sotto il gruppo del Baitone sono numerose, di svariate distanze e adatte a chiunque sia appassionato di montagna, e soprattutto si riveleranno tutte molto molto suggestive.

 

 

Perché visitare Specchia nel Salento

Il borgo dell’entroterra di Specchia si trova nell’estremo sud della Puglia nel Salento. Anche se può sembrare isolato, dista solo pochi minuti da alcune delle spiagge più belle del mondo e possiede tutte le qualità per farlo entrare nella lista esclusiva di uno dei “Borghi più belli d’Italia”. Scopriamo di più sulla visita a Specchia!

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©Di Lupiae – Opera propria, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/

A soli 45 minuti a sud del capoluogo di Lecce, Specchia è un’opzione conveniente per le tue vacanze poiché è molto vicina alle principali destinazioni. L’altro vantaggio è che paesi come Specchia ti esporranno ad un esperienza  nel Salento che molti turisti non potranno necessariamente vivere o vedere. L’autenticità, la semplicità e la veridicità di questi borghi permette un’esperienza unica.

Un po’ di storia

Gran parte del Salento era popolato dai Messapi in epoca preromana e molto probabilmente Specchia faceva parte della loro vasta rete di città-stato. Il nome stesso deriva sicuramente da specchia, un megalite di antica tecnica costruttiva diffusa in tutta la Puglia e che si ritiene risalga ai Messapi o anche prima.

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Il centro storico di Specchia risale al XV al XVII secolo ed è tipico del Salento per il suo bellissimo mix di pietra leccese accecante e influenze barocche.

Il Castello

Il Castello di Risolo forse non ti assomiglierà agli altri castelli sparsi per l’Italia. È il risultato di numerose aggiunte e ricostruzioni datate dal XV al XVIII secolo. Noterai statue e uno stemma appartenenti ai Protonobilissimi marchesi nel XVII secolo.

Chiese e conventi

La chiesa madre di Specchia è la Chiesa della Presentazione della Beata Vergine Maria e risale al XV secolo con aggiunte fatte molto più tardi che riflettono lo stile architettonico barocco.

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Il Convento dei Francescani Neri risale agli inizi del 1500 ma fu successivamente ristrutturato in stile barocco. La Cappella di Santa Caterina scavata nella roccia risale al 1532 e contiene favolosi affreschi raffiguranti la vita della martire.

Risalente al IX secolo, la Chiesa di San Nicola e quella di Sant’Eufemia furono entrambe di rito greco successivamente convertite in rito latino. L’abside è orientato ad est secondo la tradizione bizantina simboleggiante il sorgere del sole e la divinità di Cristo.

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Da non perdere i frantoi ipogei molto comuni in questa zona del Salento e utilizzati per centinaia di anni fino a tempi recenti. Puoi fare una visita guidata con l’associazione pro loco di questa geniale e antica sorta di “fabbrica” ​.

Cultura e tradizioni

Le tradizioni antiche sono ancora molto vive e profondamente radicate nella storia agricola della zona e della produzione di olio d’oliva e molto altro ancora. Se hai la fortuna di visitare durante una sagra, avrai sicuramente la possibilità di vedere ballare la pizzica al fervido battito di un tamburello o goderti di un piatto di orecchiette fatte in casa o massa e ciceri. Sarà sicuramente un’esperienza unica in qualsiasi momento dell’anno!

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Nei dintorni

Da Specchia, sei a pochi minuti di auto in tutte le direzioni da alcune delle spiagge più belle del pianeta tra cui Otranto, Santa Maria di Leuca e Marina di Pescoluse (“le Maldive italiane”). Consigliamo di esplorare il vasto entroterra di altri borghi come Specchia come Presicce anche essa uno dei Borghi più belli d’Italia!

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E quando visiti il Salento…
Prenota presso Lu Cantoru B&B a Marina di Pescoluse a soli 15km da Specchia!

 

Dalla struttura puoi visitare…

a 10km 

Presicce
a 12km  Santa Maria di Leuca
a 40km  Gallipoli
a 55km  Otranto
a 70km  Lecce
   
   

 

 

 

 

 

 

Alla scoperta dell’Etna e dintorni: la Terra di Aci

In Sicilia esiste un luogo “magico” situato a metà strada tra Siracusa e Taormina, a pochi passi dal mare e a mezz’ora di macchina dall’Etna … un luogo di lave antiche e di falde acquifere e di limoneti … la Terra di Aci. In realtà con questo nome virtuale si indica l’esistenza reale di nove centri abitati chiamati tutti “Aci”, dal nome del pastorello del mito ovidiano (Aci e Galatea) oppure, come ci ricorda la storia, dall’abbondanza di acque (Aquis).

terra-di-acireale-etna-e-dintorni-cosa-vedereIn principio in effetti era un’unica Akis, che in seguito divenne Aquilia e Al Jag e Aquilia Nuova. Fu nel 1642, sotto il regno di Filippo IV di Spagna che il centro di Aquilia, che nel frattempo aveva assunto il nome di Aci, divenne “Reale”, ovvero possedimento speciale della corona come premio alla sua fedeltà al sovrano. I casali periferici invece si separarono da questo nucleo centrale e assunsero ognuno un nome diverso, a seconda della propria caratteristica territoriale o nobiliare: Aci Bonaccorsi, Aci Sant’Antonio, Aci Platani, Aci San Filippo, Aci Catena, Aci Santa Lucia, Aci Trezza, Aci Castello. Oggi le “Aci” sono meno di nove, perché alcune sono state inglobate nello stesso comune (ad esempio, la famosa Aci Trezza è frazione di Aci Castello e Aci San Filippo con Santa Lucia rientrano nel comune di Aci Catena) e fanno parte di un percorso turistico ben preciso che comprende anche Catania, Taormina e l’Etna. Per girare questi paesi bastano due giorni, ma ci si riempiono gli occhi di meraviglie! Acireale è città barocca affacciata su una costa da sogno … Aci Sant’Antonio è il paese del carretto siciliano … Aci Trezza è la terra dei “Malavoglia” verghiani … ad Aci Catena si produce il limone verdello doc e così via.

aci-castello-etna-e-dintorni-cosa-vederePerché scegliere le Aci come base, magari per una visita all’Etna o alla vicina Taormina? Perché sono ottimamente collegate con l’aeroporto di Catania da servizi bus e taxi, perché le strutture di accoglienza costano meno che a Catania o Taormina, perché si mangia bene, perché sono piccole perle da scoprire. Quanto al mangiare … se cercate ottimo pesce lo troverete senza problemi -ovunque- ad Aci Castello e Aci Trezza. Acireale invece è famosissima per i  suoi bar e i dolciumi, la granita in particolare!

Foto di Grazia Musumeci

L’Emilia-Romagna: dove andare in assoluto

L’Emilia-Romagna, o semplicemente la Romagna, è considerata la culla della vera cucina italiana. Per i buongustai, l’impressionante repertorio di prelibatezze sarebbe sufficiente per giustificare un viaggio, ma ti garantisco che c’è di più, molto di più. È qui che da decenni vengono prodotti i veicoli di lusso più raffinati del mondo, dove si trovano alcuni dei mosaici più intricati della terra, dove troverai la Repubblica di San Marino, le vette appenniniche innevate e lussuose località balneari. Con tutto quello che c’è da vedere, può essere difficile restringere un itinerario “da non perdere”. Ecco a voi un elenco che  copre le principali attrazioni!

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Le città: Bologna, Parma, Modena, e Ferrara

Il capoluogo della regione è la meravigliosa Bologna. Vanta dell’università più antica del mondo occidentale fondata nel 1088 ed è ancora ampiamente considerata una “città universitaria”. Ad un certo punto, il centro storico possedeva oltre 200 torri, 20 delle quali sono ancora in piedi oggi. Oggi, la più conosciuta è la Torre degli Asinelli e offre una vista mozzafiato da quasi 100 metri sopra il centro storico. Bologna è venerata dagli intenditori come la capitale della gastronomia italiana.

Parma è il luogo di nascita del famoso compositore Giuseppe Verdi ed è una città meravigliosa da includere in qualsiasi itinerario del nord Italia. Ricco di arte, musei e palazzi che risalgono agli ex governanti, i Farnesi. Per la maggior parte dei visitatori che non sono storici dell’arte, Parma è probabilmente più significativa per il suo contributo alla cucina moderna. Per citarne solo un paio, è la città natale del Prosciutto di Parma e del Parmigiano Reggiano, entrambi conosciuti ed apprezzati in tutto il mondo.

 

Capitale mondiale dei motori di lusso e città industriale, Modena è una tappa obbligata per gli appassionati di auto. Ferrari, Lamborghini, Maserati, Dallara, Pagani e le moto Ducati sono tutte prodotte qui. La vicina Maranello ospita il museo Ferrari e se ami le auto veloci, non puoi farne a meno. La sua Piazza Grande e il Duomo sono Patrimonio dell’Umanità dell’UNESCO ed è anche la città natale di Luciano Pavarotti!

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Infine, arriviamo a Ferrara con il suo imponente Castello Estense nel centro storico. Lo splendido Duomo è un sito UNESCO e risale al XII secolo. Il Palazzo dei Diamanti ospita favolose mostre d’arte permanenti e temporanee durante tutto l’anno ed è ricoperto da 8.000 blocchi di marmo a forma di diamante.

I mosaici di Ravenna

La città di Ravenna fu la capitale dell’Impero Romano d’Occidente dal 402 al 476 d.C. e fu successivamente conquistata dai Bizantini. Ha un totale di 8 monumenti che sono patrimonio mondiale dell’UNESCO ed è ampiamente considerato uno dei miglior luoghi nel mondo per vedere i mosaici. Il Battistero ortodosso e il Mausoleo di Galla Placidia risalgono all’inizio del V secolo!

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La Repubblica di San Marino

San Marino è in realtà un “paese nel paese”, o uno stato sovrano simile al Vaticano. Arroccata su uno sperone di roccia a 750 metri sul livello del mare, questa città interamente murata è assolutamente mozzafiato! Vanta tre fortezze ed è conosciuta in tutta Europa per i suoi negozi di lusso duty-free! Un altro borgo collinare la cui storia è strettamente legata a San Marino è la vicina San Leo che merita sicuramente una visita mentre ti trovi in ​​zona.

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Luoghi unici

Se ti piace vedere luoghi unici che non molti turisti riescono a vivere, allora il Castello di Rocchetta Mattei è per te! Questo capolavoro architettonico si trova sugli Appennini appena fuori Bologna e non assomiglia a nessun altro castello in tutta Italia. Costruito nel 1800, il castello è un eccentrico mix di vari stili architettonici.

La Natura

Come già accennato, la catena dell’Appennino emiliano attraversa la regione con le sue tre cime sopra i 2.000 metri situate all’interno del Parco Nazionale dell’Appennino Tosco-Emiliano condiviso con la Toscana. Lo sci e gli sport all’aria aperta, nonché la caccia ai funghi, al tartufo e alla selvaggina sono praticati tutto l’anno.

Un’altra caratteristica interessante della regione è che fa parte del bacino del fiume Po condiviso con la regione Veneto. Il Parco Interregionale del Delta del Po è ricco di specie animali e vegetali che non ti aspetteresti di vedere in Italia, inclusi fenicotteri e persino le miniere di sale (Cervia). Questa zona costiera si sviluppa in località lagunari come Comacchio che vengono paragonate a Venezia ma su scala molto più ridotta.

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Spostandosi più a sud lungo la costa adriatica, la Riviera Romagnola vanta famose città costiere come Cesenatico, Rimini e Riccione, tutte famose per le loro ampie spiagge sabbiose, la vita notturna e i festival estivi.

La cucina

Come già accennato, l’intera regione è davvero il paradiso dei buongustai! La lista sarebbe infinita ma basti pensare che oltre a Parmigiano Reggiano, Prosciutto di Parma, Grana Padano, Coppa di Parma e, naturalmente, l’aceto Balsalmico di Modena, qui nacquero piatti famosi in tutto il mondo come i tortellini, le lasagne, il Ragù alla Bolognese, la piadina. Il Lambrusco rosso frizzante, l’Albana DOCG bianco e il corposo Sangiovese di Romagna sono tutte ottime scelte da abbinare al vostro pasto.

Per una guida completa della Romagna, clicca qui!

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