Idee per il Weekend: i consigli di dooid

 

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Il fine settimana si avvicina e tu non sai ancora che cosa fare in questi giorni? Ecco per te una lista completa degli eventi in programma in tra venerdì, sabato e domenica in Italia! Ecco i consigli di dooid e tante idee per il weekend! 

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Festival delle Tradizioni Popolari. Anche a Petralia, il Folk come stile di vita!

È proprio così, il Folk non è solamente tradizione ma è uno stile di vita! È come una droga, se entri nel tunnel non riesci più ad uscirne. Non ci provi nemmeno a smettere e se, per una qualche ragione, sei costretto ad allontanartene ne senti la mancanza. Dopo un po’ ti abitui anche a farne a meno ma, non appena in lontananza, da chissà dove, senti il suono acuto e inconfondibile di un organetto che allegramente intona uno scottish oppure ancora il suono più melodioso e suadente di una mazurka francese accompagnato da una chitarra classica che rende il tutto più armonico e coinvolgente, già ti rendi conto che i tuoi piedi non rispondono più al tuo corpo ma alla musica. 

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Petralia Sottana, vista dal Convento dei padri riformati

Il Festival delle Tradizioni Popolari – Ballo Pantomima della Cordella a Petralia Sottana ne è un esempio. Si tratta del XXXV Raduno Mediterraneo del Folklore Internazionale che si tiene ogni anno nel periodo di Agosto in questa splendida località posta all’interno del Parco delle Madonie. Durante la tipica festa del ballo della Cordella si rievocano le antiche tradizioni contadine celebrate come auspicio per un fecondo raccolto e vita matrimoniale agli sposi. La festa si sviluppa in quattro intense giornate che racchiudono eventi e laboratori dalla mattina fino a tarda sera. 
Nella mattina e nel primo pomeriggio si concentrano incontri e workshop, mentre la sera è dedicata ai concerti.
Si passa dalla tradizione popolare siciliana con concerto dei friscalettari e il divertente ballo della contradanza, alla tradizione popolare campana, nello specifico dell’area Sommese, con laboratori di tamburo a cornice e di ballo sul tamburo che rientra nel genere della meglio conosciuta tammurriata, fino ad arrivare alle tradizioni popolari francesi, anche qui con workshop di danze e laboratori di canto e ballo per bambini.

Folklore-petralia-sottana-eventiL’ultimo giorno è quello dove si svolge la festa vera e propria che consiste nella rievocazione del matrimonio tradizionale siciliano, con la cerimonia in chiesa, il corteo nuziale che dal paese sfila fino alla pineta che sormonta tutta Petralia Sottana, per concludersi con la festa con il tipico ballo della Cordella in un tripudio di nastri colorati  intrecciati da dodici coppie di ballerini al ritmo dell’allegro suono dei tamburini.
Durante queste giornate la città cambia aspetto, si anima, trovi persone di tutte le età che riempiono le strade, vedi le facce dei bambini soddisfatti e fieri del vestito tradizionale che indossano, ragazzi che con orgoglio ed entusiasmo partecipano da protagonisti agli eventi del proprio paese. Ci sono sfilate di gruppi folkloristici locali e ospiti internazionali, cucine dal mondo, presentazione di libri ed in fine i concerti. Ma non è la fine! Non basta mai. Si prende una cassa, si collega ad un telefono, si trova una piazza libera, qualche ballerino e si riparte. Forse si inizia in pochi, 6, 8 persone, ma man mano che la musica va avanti, qualche passante si ferma a guardare, sorride nel vedere la dolcezza di una mazurka, si diverte ad osservare l’energia e l’entusiasmo zompettante di una polska o una burrée, si lascia travolgere dalla vivacità e spensieratezza di uno scottish ed è lì che inizia il climax inesorabilmente crescente del ballo popolare.

petralia-folk-festival-2018Ti cattura e ti travolge nel suo vortice.
È uno scambio indispensabile di energie! Ne perdi tante, ti rendi conto di essere stanchissima ma, quelle energie che perdi nel corpo ti vengono tutte restituite nello spirito dal tuo compagno di ballo, dalla gente che ti balla attorno, dalla musica, dalla giovialità del momento, dalla voglia di ballare fino allo sfinimento, di fare amicizia e di volare..vedrai che il corpo non sentirà più la stanchezza.

I nuovi arrivati possono inizialmente essere scettici, imbarazzati perché non conoscono i passi o le persone con cui si balla, è normale, è sempre così, per questo il circolo circassiano allenta la tensione, scioglie il corpo, ti confonde, ti diverte. Sei inesorabilmente coinvolto. Quando la musica parte i ballerini corrono freneticamente in cerca del partner con cui iniziare la danza. Manca un uomo (le donne sono sempre più degli uomini). Cerca tra la folla che guarda un volontario. Non lo trovi. Ne trascini uno contro la sua volontà. Oppone resistenza. Lo rassicuri frettolosamente che i passi sono facili e che li imparerà nel giro di pochi giri, ad ogni cambio partner. Si inizia, è teso ed imbarazzato, tentenna, i passi sono incerti, sbaglia, capisce, si riprende, sorride perché ha capito il passo, lo ripete, ne sbaglia un altro, impreca ma ci riprova, ci riesce, si entusiasma, si diverte, si appassiona. A fine ballo, quando lo ritrovi, scopri un’altra persona, sudata, stanca ma sorridente con la voglia di farne un altro e di imparare nuovi passi

Non c’è età. Tutti ballano con tutti. È pura magia.

Leggi gli altri articoli sulla zona di PalermoHimeraPorticello

foto copyright: www.radunodelfolklorepetralia.it

MANIFESTAZIONE ARTIGIANATO VIVO A CISON DI VALMARINO

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Cison di Valmarino

Dal 5 al 15 agosto  a Cison di Valmarino in provincia di Treviso, tra Follina e Vittorio Veneto, si tiene una manifestazione di artigianato – ARTIGIANATO VIVO – che dalla sua nascita nel 1980 attrae migliaia di turisti non solo veneti e italiani ma anche stranieri. Si parla di un’affluenza di 400.000 persone nella scorsa edizione.

Il paese di Cison – inserito da 3 anni nel club dei BORGHI PIU’ BELLI D’ITALIA – diventa per 11 giorni un centro d’eccellenza dell’artigianato.                                                           

200 espositori  con i loro stand occupano i vicoli, i giardini, i portici e le piazze, presentano i loro prodotti, fatti rigorosamente a mano secondo la tradizione italiana e mantengono viva l’arte del “saper fare” con le mani, che in quest’epoca di trasformazione tecnologica si va via via perdendo.

In concomitanza con la manifestazione, la Proloco organizza una serie di eventi collaterali quali concerti, spettacoli di animazione, mostre e incontri letterari.

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Castello Brandolini

PARLIAMO DI CISON DI VALMARINO

Come dicevo, l’affluenza turistica è altissima anche perché tutto il territorio merita una vacanza di almeno qualche giorno e la Manifestazione Artigianato Vivo diventa un ‘occasione per esplorare questa zona bellissima.  

Cison di Valmarino si trova nella Valmareno, una vallata dominata dalle fortificazioni del Castello Brandolini, – XII secolo – diventato da anni un hotel di lusso.

I Conti Brandolini, da uomini d’armi che erano in epoca feudale, diventarono successivamente signorotti dediti all’ economia, lasciando un’impronta indelebile in tutto il  borgo.

Il cuore del centro storico è Piazza Roma, dominata da Palazzo Marcello – antica villa veneta dei dogi veneziani Marcello, famosi vincitori della battaglia di Lepanto – e dalla Loggia.

Noterete, camminando per Cison che, quasi tutte le case d’epoca, hanno le imposte rosse o marron: un rosso che qui si chiama “Rosso Brandolini”.

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Antiche Cantine Brandolini

Un altro esempio di restauro di edifici feudali, è costituito dalle “Antiche Cantine Brandolini”. Il fabbricato appare già, nelle sue linee fondamentali, nelle carte del XV secolo. E’ sempre stato un luogo particolarmente importante per la vita del paese: eretto dalla famiglia Brandolini venne destinato inizialmente a scuderia e poi riadattato alla produzione vinicola e alla conservazione dei prodotti agricoli. Ciò dimostra che lo sviluppo della viticoltura nell’area collinare–pedemontana avvenne in epoca lontana grazie alla forte domanda proveniente da Venezia e da tutto il territorio veneto.

Già nel 1440 la Valmareno si specializzò nella coltivazione della vite…e ancora oggi tutta l’economia della zona è basata sulla produzione di vino, in special modo il Prosecco. 

Nemmeno a dirlo, questa è una zona in cui le degustazioni enogastronomiche sono tra gli interessi preferiti dei turisti. Tra le specialità: lo spiedo

Cison-artigianato-vivo-2018Rolle di Cison di Valmarino

Non si  può andare a visitare Cison di Valmarino, senza passare anche per Rolle, piccolissimo centro circondato dai vigneti di Prosecco. lI poeta Andrea Zanzotto l’ha definito “una cartolina inviata dagli dei”. Il periodo più affascinante per fare un’escursione a Rolle è senz’altro l’autunno quando le colline si infiammano di rosso.

Ma dell’escursione nelle terre del prosecco e di un altro itinerario da non perdere vi parlerò in un successivo articolo.

Copyright foto Borgo più bello d’Italia + Antiche Case Brandolini + Rolle: Carla La Rocca

Copyright foto Palazzo Marcello: villevenetecastelli.com 

Copyright foto Castelbrando dall’alto: hotelcastelbrando.com

Marina di Pescoluse: le Maldive del Salento

Anno dopo anno, il Salento è apprezzato per le sue splendide spiagge. Una di queste è Pescoluse, conosciuto da queste parti come le “Maldive del Salento”. Non appena lo vedrai, capirai perché. Come tante cose belle, le immagini non possono davvero rendergli giustizia.

Perché Marina di Pescoluse è così speciale

È una combinazione dell’aria di mare, della sabbia fine tra le dita dei piedi, dell’acqua insolitamente calda, degli aromi del pescato del giorno che si diffonde sulla spiaggia, del suono distinto delle persone che parlano il dialetto locale: il Salento va vissuto.

Pescoluse si trova sul Mar Ionio tra Torre Pali e Torre Vado. Santa Maria di Leuca (la punta estrema dell’intera penisola) si trova a pochi chilometri a sud. Lecce invece è a circa un’ora di distanza.

Perfetto per le famiglie

Marina di Pescoluse è un tratto di circa 4 km di sabbia bianchissima e finissima con un fondale molto basso perfetto per i bambini piccoli e per il relax. Ci sono numerosi stabilimenti balneari dove i bagnanti possono facilmente affittare un ombrellone, delle sdraie o una cabina per tutto il giorno, o talvolta persino per mezza giornata, ma non mancano anche i tratti di spiaggia libera,

La sezione conosciuta come “le Maldive” è straordinariamente bella ma spesso estremamente affollata. Un po’ più a nord si trovano “le Seychelles” che normalmente sono meno affollate.

Gli sport acquatici di ogni genere sono all’ordine del giorno e lo snorkeling è d’obbligo anche per i più piccoli visto che l’acqua è molto bassa.

Info Utile

Tieni presente che la zona è stata scoperta non solo dagli italiani, ma è diventata anche una delle mete preferite dagli europei e persino dai turisti internazionali. L’alta stagione va da giugno ad agosto con il picco in luglio e agosto. Se possibile, l’ideale è visitare a settembre o anche a fine maggio. Le temperature sono ancora molto calde ed eviti le frotte di persone che spesso possono rovinare una vacanza rilassante.

Gli aeroporti più vicini sono Brindisi e Bari con Brindisi preferibile in quanto è molto più facile navigare uscendo dall’aeroporto e lasciando la città con la tua auto a noleggio. A proposito, un’auto a noleggio è un must! Il trasporto pubblico è piuttosto limitato rispetto ad altre parti d’Italia e l”auto ti darà la libertà di non trascorrere l’intera vacanza in un solo posto.

Per altre destinazioni in Puglia e nel Salento, clicca qui.

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E quando visiti il Salento…
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Dalla struttura puoi visitare…

a 10km 

Presicce
a 12km  Santa Maria di Leuca
a 40km  Gallipoli
a 55km  Otranto
a 70km  Lecce
   
   

 

 

 

 

 

 

L’incantevole tour in bicicletta del Monte Baldo

Come noto il Monte Baldo è la montagna più alta intorno al Lago di Garda e con la sua estensione domina quasi tutta la riviera orientale. Il massiccio offre moltissime opportunità agli amanti della natura e dello sport in generale.

Tra questi spiccano certamente gli appassionati di ciclismo su strada che si posso cimentare nel meraviglioso “Tour del Monte Baldo” attraverso il quale è possibile godere di una varietà di paesaggi ricchissima, attraversando le province di Trento e Verona.

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Preme evidenziare che sarebbe meglio dedicarsi a questo tour in giorni feriali (la strada è molto frequentata da motociclisti), evitando il mese di agosto in quanto il ritorno dalla Gardesana orientale (SS 249) potrebbe essere poco agevole a causa del traffico. Inoltre è necessario munirsi di apposite luci di segnalazione sia anteriori che posteriori nonché delle bretelle riflettenti al fine di percorrere le gallerie tra Malcesine e Torbole in totale sicurezza.

Si parte dalla deliziosa piazzetta di Torbole (62 m.s.l.m.) e da qui si imbocca la c.d. “vecchia Nago” che in soli 2 km porta all’omonimo paesino: importante non sottovalutare questa prima salita che, seppur breve, presenta delle pendenze di tutto rispetto.

Si procede quindi percorrendo la pista ciclabile fino al passo San Giovanni (287 m.s.l.m) passando per Loppio fino all’abitato di Mori (204 m.s.l.m.).

A Mori, usciti dalla pista ciclabile, dopo circa 500 m si raggiunge la rotatoria dalla quale ha inizio l’ascesa vera e propria al monte Baldo: circa 24 km con un dislivello complessivo di quasi 1500 metri.           

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La strada inizia infatti a salire subito con una pendenza piuttosto significativa e con ampi tornanti si arrampica prima fino a Besagno (383 m.s.l.m.) poi fino all’abitato di Brentonico (692 m.s.l.m.), circondata dal bel panorama sulla Val Lagarina.

Giunti a Brentonico, finalmente si può tirare il fiato in quanto la strada spiana leggermente per poi scendere per circa 500 metri: ma è solo un’illusione in quanto il tracciato si impenna improvvisamente arrivando a toccare una pendenza del 16%: proprio per veri grimpeur!

Superata la rampa l’impegno non accenna a diminuire in quanto la strada prosegue (con qualche tornante in più per fortuna) fino alla frazione di San Giacomo (1196 m.s.l.m.).

E anche qui, dopo una breve discesa, si è costretti a “tirare su qualche dente” per affrontare un altro tratto, molto duro ma sempre panoramico, che porta in località San Valentino (1314 m.s.l.m) dove è posto l’omonimo passo.

Qui è possibile ristorarsi alla provvidenziale fontanella appena costruita prima di affrontare gli ultimi 6 km che conducono al rifugio Graziani (1617 m.s.l.m.) dove pare d’essere proprio in alta montagna, tra pascoli e piccole baite.

La strada tocca appena il rifugio per poi iniziare a scendere fino al rifugio Bocca di Navene (1403 m.s.l.m.) dal quale è possibile godere di una vista meravigliosa su gran parte del Garda.

Ma le fatiche non sono finite: la strada prosegue ancora per circa 10 km con fastidiosi “mangia e bevi” fino ad arrivare in località Novezza: qui inizia la discesa vera e propria che si presenta inizialmente stretta e ripida per poi diventare larga, in picchiata fino al paese di Caprino veronese. Il panorama cambia completamente: dai prati e fiori tipici dell’alta montagna fino al lago di Garda con la sua vegetazione mediterranea.

A Caprino è posto il giro di boa: qui, seguendo le indicazioni per Garda, dopo aver percorso circa 4 km su una strada dritta (c.d. “linea”) e un veloce strappo, si giunge finalmente al lago di Garda, precisamente al paese di Garda dove consiglio un gelato sul lungo lago, per ricaricare le pile. Mancano ancora 35 km da percorrere lungo la Gardesana Orientale fino a Torbole.

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Solitamente il rientro, se fatto dopo il mezzogiorno, risulta particolarmente piacevole grazie all’Ora del Garda, il vento tipico di questo bacino lacustre che, giungendo dalla pianura padana, parte all’inizio meno intenso e si rafforza progressivamente fino al tramonto. Una piccola curiosità: Il termine Ora deriva dal latino parola latina “aura” ovvero “alito”. Al mattino l’Ora è preceduta dal Pèler, vento che soffia da nord a sud e termina intorno a mezzogiorno.

Potrete essere soddisfatti: nelle gambe 155 km e quasi 2.500 metri di dislivello: un gran bel giro!!!

 

Ostuni: la magica “Città Bianca” della Puglia

Ostuni,  è conosciuta in italiano come la Città Bianca per i suoi edifici in pietra bianca accecante, le case imbiancate con la calce e i vicoli di ciottoli. È ritenuta una delle mete più affascinanti di tutta la Puglia e per finire, dista a solo pochi chilometri dal magnifico mare Adriatico. Che sia una gita in giornata o la tua meta principale, scopriamo cosa vedere quando visiti Ostuni!

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Il Centro Storico di Ostuni

Il vecchio centro storico di Ostuni, che è la principale attrazione turistica, è conosciuto come Terra dai locali anche se in realtà si trova a circa 200 metri sul livello del mare. È una città murata con porzioni della cinta muraria originale risalenti ai Messapi che fondarono la città nella preantichità, ovvero già nel 1000 a.C. Gli altri abitanti di Ostuni, tra cui Ostrogoti, Longobardi, Mori e Spagnoli, continuarono nel corso dei secoli a ricostruire e rinforzare le sue mura.

Questa zona è considerata parte del vasto altopiano noto come la Murgia, una terra non particolarmente fertile. Dai numerosi punti panoramici nel centro del paese, avrai una vista su vasti uliveti, case a trulli, querce secolari e, naturalmente, il mare.

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È quasi impossibile non innamorarsi di Ostuni, per il suo fascino infinito, il suo senso di purificazione, la sua semplicità. Le strade strette si arrampicano a zig-zag e si incrociano e apparentemente non portano da nessuna parte. Sono tutti vicoli ciechi. È vero, è proprio così. Tuttavia, non ti sentirai perso; in realtà, potresti sentire esattamente il contrario. Qui troverai un senso di “casa”.

Il Duomo

Il Duomo, o la Cattedrale di Santa Maria Assunta, è una meraviglia. La chiesa originaria fu in realtà costruita intorno all’anno 1000 d.C. ma fu completamente ricostruita dopo il terremoto del 1456 che colpì Brindisi. Fu ricostruita in stile gotico alla fine del 1400 e fu aggiunto il suo caratteristico rosone, uno dei più grandi d’ Europa. 

Nella stessa piazzetta si trovano anche il Palazzo Vescovile risalente alla metà del Settecento e il Palazzo del Seminario del Settecento. I due edifici sono collegati da una loggia.

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Piazza della Libertà

Piazza della Libertà è considerata il cuore del centro storico e dove si trovano la maggior parte dei monumenti più importanti (ad eccezione del Duomo). Noterai subito l’obelisco dedicato a uno dei santi protettori di Ostuni, Sant’Oronzo. Alle sue spalle si trova la graziosa chiesa di Santo Spirito costruita nel 1600. Il portale in realtà risale al 1450 ed è stato spostato da un’altra chiesa.

Il Palazzo Comunale era in origine un convento francescano risalente agli inizi del 1200 fino a quando non fu completamente restaurato in stile neoclassico nell’Ottocento. Proprio accanto ad esso si trova la chiesa di San Francesco che naturalmente faceva parte del monastero originario e da allora è stata rimaneggiata più volte.

Musei

Ci sono tre musei principali ad Ostuni per coloro che desiderano “scavare più a fondo” in questa affascinante parte d’Italia. Il primo, come molte delle principali attrazioni in Italia, ha due nomi che possono creare confusione anche per i turisti italiani. Il Museo Civico o detto anche Museo delle Civiltà Preclassiche della Murgia Meridionale che sono praticamente la stessa cosa. Una volta superata la confusione del nome, vale la pena veramente di visitarlo. Comprende reperti e manufatti che vanno dal Paleolitico ai tempi moderni con pezzi affascinanti che sono stati recuperati dalle grotte naturali tra cui i resti di una donna di 20 anni di oltre 25.000 anni fa.

A circa 2 km fuori dalle mura della città si trova il sito archeologico di Agnano, dove sono stati recuperati molti dei manufatti e dei resti umani. In circostanze normali è visitabile la domenica solo su prenotazione.

Il Museo Diocesano si trova nella stessa piazzetta del Duomo e custodisce numerosi capolavori d’arte e manufatti risalenti alla civiltà messapica ed addirittura prima. Il Crocifisso Anatomico in Cera è considerato un capolavoro così come la Statua Vivente della Vergine Maria del Rosario.

Il Mare

Inutile dire che chiunque sia sano di mente che visiti Ostuni viene anche per le splendide spiagge per le quali l’intera regione è così famosa.

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Il litorale che compone Ostuni comprende circa 20 km di acque incontaminate e lidi che sono stati continuamente insigniti del Premio Bandiera Blu. Lido Morelli che fa parte dell’Area Protetta del Parco delle Dune Costiere si trova nel punto più settentrionale della costa. L’intera zona da Morelli a Lamaforca è costellata di stabilimenti balneari, bar, ristoranti, campeggi e praticamente tutto ciò che il cuore può desiderare per una perfetta vacanza estiva. Rimarrai colpito anche dal Castello e il porto di Villanova e altre due torri, San Leonardo e Pozzelle.

Suggerimenti

Ostuni è stata scoperta solo recentemente dai turisti e ora viene chiamato “Ostunishire”, un gioco di parole per il numero di espatriati britannici che hanno comprato case qui. Oltre alla popolazione locale, la città aumenta da 30.000 abitanti a oltre 100.000 durante l’alta stagione turistica di luglio e agosto. Se possibile, è meglio visitarla durante la bassa stagione, quando si può ancora godere di un clima meraviglioso come durante i mesi di maggio o ottobre.

L’aeroporto più vicino a Ostuni è Brindisi, ma Bari è meglio collegata e puoi prendere un treno o un’auto a noleggio da entrambi i luoghi. Nota che molti turisti preferiscono Brindisi perché è molto più piccola e meno caotica per il tuo arrivo e l’eventuale partenza dalla città con un’auto a noleggio. Se hai intenzione di vagare in zona, ti consigliamo vivamente di noleggiare un’auto poiché la Puglia non è molto ben servita con i mezzi pubblici o i treni.

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Porticello Sicilia

Nelle città senza Mare… chissà a chi si rivolge la gente per ritrovare il proprio equilibrio… forse alla Luna…
(Banana Yoshimoto)

Quando ho letto questa citazione mi sono resa conto di aver avuto un pensiero di questo tipo diverse volte nella mia vita. Vivendo sulla costa siciliana il mare dovrebbe essere una cosa scontata, è lì, lo sai. Quando però inizi a spostarti per studio o lavoro (e in Sicilia capita spesso), ti rendi conto di quanto, effettivamente, la sua presenza non sia poi così banale e di quali effetti positivi abbia sulla tua salute fisica ma soprattutto psicologica e sulla tua vita in generale!

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Porticello

Sicuramente, chi vive nelle città senza mare se ne sarà ormai fatta una ragione e vivrà benissimo anche senza. Si chiederanno probabilmente “che senso ha il mare quando non puoi andare a prenderti il sole o farti il bagno?”. La domanda è legittima e denota una chiara provenienza non costiera.

Il mare è bello sempre, in qualsiasi stagione, in qualsiasi condizione climatica. Vi è mai capitato di avere un appuntamento e di essere troppo in anticipo? Una capatina al mare ti aiuta a passare il tempo. Oppure quando devi scambiare due chiacchiere con qualcuno. Oppure quando sei da sola, il mare e un buon libro sono la compagnia migliore che si possa desiderare.

Il mare è mutevole, si trasforma di stagione in stagione, di giorno in giorno.
In inverno il mare ti sorprende sempre. Un giorno è così calmo da farti credere di essere finto, c’è una quiete e un silenzio quasi irreali. Un giorno invece il Maestrale soffia forte e il mare infuria così tanto da fare tremare di paura al solo pensiero di potersi ritrovare li in mezzo. Non so perché ma, sia nell’uno che nell’altro caso, il mare mi trasmette serenità. È ipnotico, come la fiamma del camino. È lui che fa tutto per te e sfoga le frustrazioni e le ansie. Credo sia per questo che in Sicilia, nonostante tutto, la gente sia molto socievole e “rilassata”

In Sicilia non è raro trovare delle belle giornate dal clima mite anche in inverno, ma tutto cambia con la primavera. La differenza è palpabile, le giornate si allungano e la gente esce di casa e qual è una delle mete principali? Il gelato e la passeggiata al Belvedere prima e poi sempre il mare. La temperatura ti permette di scendere un poco in spiaggia senza gelare, respirare l’odore inebriante della salsedine e rilassarti con lo sciabordio dell’acqua che stuzzica, come una donna lasciva, i ciottoli della battigia.

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Dal pescatore al consumatore

In alcune località dove la pesca è molto sviluppata, come ad esempio Porticello, puoi vedere sul lungomare tanti ristorantini* e trattorie di pesce con i tavolini fuori al sole e le persone che pranzano mentre iniziano a prendere un po’ di tintarella e togliere un poco del pallore invernale. Mentre pranzi, puoi vedere in mare le barche dei pescatori che rientrano con il pesce appena pescato e la gente che si accalca sul molo ad accoglierli per poter acquistare il pesce che più che fresco è ancora vivo!

Non tutti amano il mare, alcuni preferiscono la montagna, altri non sanno nuotare o odiano stare troppo tempo al sole ma lo apprezzano comunque. Il mare è per tutti ed è di tutti. Il mare ha tante proprietà, è fonte di energia, rinvigorisce il corpo, rende nostalgici gli isolani quando sono via, guardarlo, anche se da lontano, fa bene allo spirito.
Se si pensa che in Canada l’acqua di mare si prescrive e si vende con il nome di “Ocean Plasma” perché scientificamente provato che aiuti a curare o alleviare i sintomi di determinate patologie, pensate cosa possano fare alcuni weekend all’anno al mare in Sicilia.

*controllare sempre che siano aperti in base al Decreto.

foto copyright: rete.comuni-italiani.it, trovaweb.net, baseitalia.com

Agriturismo Santa Serena a Cerreto di Spoleto nell’Umbria

L’Umbria è una delle destinazioni più ambite in Italia ed è conosciuta come il “cuore verde” del paese per le lussureggianti colline e lo splendido paesaggio. Numerose sono anche le città d’arte da non perdere! Quindi, se vi state chiedendo dove alloggiare durante la vostra visita, non cercate oltre l’Agriturismo Santa Serena a Cerreto di Spoleto in provincia di Perugia.

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L’Agriturismo Santa Serena 

L’Agriturismo Santa Serena è un casale ristrutturato immerso nella favolosa Val Nerina. 7 appartamenti e 3 camere tutti finemente arredati in stile rustico ed autentico completano la proprietà. C’è una soluzione per ogni tipo di ospite.

Una graziosa piscina con vista sulla vallata e sulle montagne circostanti completa la proprietà ed è perfetta per godersi le calde giornate estive.

Gli ospiti potranno gustare una deliziosa colazione a base di dolci fatti in casa realizzati con ingredienti di provenienza locale. Salumi e formaggi, ovviamente della zona, oltre a pane, daranno la carica necessaria per poter iniziare la giornata.

Cerreto di Spoleto si trova a poco più di un’ora a sud del capoluogo umbro Perugia. Le possibilità nelle immediate vicinanze sono davvero infinite sia che si tratti di una breve gita di mezza giornata nelle città d’arte o di una spedizione escursionistica nel vicino Parco Nazionale dei Monti Sibillini. Dipende tutto da te!

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Le Città d’Arte

Santa Serena è davvero in una posizione ideale per fare gite di mezza giornata e di un giorno alle principali città d’arte e borghi collinari della zona.

Spoleto è un ottimo primo viaggio da fare dall’agriturismo a soli 30 minuti di distanza. Tracce del suo passato romano sono ovunque e il Duomo di Spoleto è uno dei più belli dell’intera regione con mosaici risalenti all’inizio del 1200.

Assisi è a solo un’ora di distanza ed è assolutamente da vedere mentre si è nella zona. Milioni di persone vengono attirate qui ogni anno nella città di San Francesco sia per la sua spiritualità che per la sua arte e monumenti.

Gubbio è a solo un’ora e mezza di distanza e per chi apprezza l’arte, è un’altra tappa obbligata. Il suo centro storico è uno dei più belli di tutta l’Umbria se non di tutta Italia.

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Ancora più vicino a Santa Serena si trova Norcia* che, purtroppo, è stato gravemente devastato durante i terremoti del 2016 e del 2017.

A soli 30 minuti si trova il paese di Cascia*, altra meta di rilevanza religiosa nelle immediate vicinanze. La chiesa costruita in onore di Santa Rita da Cascia si trova qui e richiama ogni anno migliaia di pellegrini. La casa natale del santo, Roccaporena, si trova a pochi chilometri da Cascia.

Natura e Sport

Il Parco Nazionale dei Monti Sibillini si trova nelle vicinanze e comprende il gruppo montuoso più alto dell’Appennino umbro-marchigiano e la sua vetta più alta, il Monte Vettore. Qui si possono praticare tutti i tipi di sport all’aria aperta, dal trekking all’alpinismo e molto altro ancora. Se hai intenzione di visitare in inverno o all’inizio della primavera, lo sci è un’altra possibilità.

Il fiume Nera scorre attraverso questa valle offrendo avventure di rafting e sentieri escursionistici o a cavallo. Uno dei posti preferiti è la Cascata delle Marmore a soli 45 minuti dall’agriturismo ed è anche molto vicino alla città di Terni *.

Un’altra esperienza unica che vi consigliamo è di visitare il borghettino montano di Rasiglia, noto come la “piccola Venezia”. Veramente una favola!

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Sapori locali

Questa parte dell’Umbria è famosa per la sua carne alla brace, nonché per il suo salame e prosciutto noto come salumi di Norcia. Anche le lenticchie sono molto utilizzate e le famose fioriture di Castelluccio di Norcia sono un vero spettacolo nella tarda primavera. Un altro prezioso dono culinario di Madre Natura è lo zafferano che viene coltivato e raccolto a Cascia.

Come puoi vedere, l’Agriturismo Santa Serena ha davvero qualcosa per tutti, dal relax e il godimento della natura alla visita delle città d’arte circostanti.

*articoli in arrivo!

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Dalla struttura puoi visitare…

a 30 km

Spoleto
a 68 km  Assisi
a 120 km  Gubbio
a 20 km  Parco Nazionale dei Monti Sibillini
a 85 km  Perugia
a 25 km  Cascia
   

 

 

 

 

 

Il Parco Nazionale dei Monti Sibillini tra l’Umbria e le Marche

Il Parco Nazionale dei Monti Sibillini si estende su 70.000 ettari distribuiti tra due regioni: l’Umbria e le Marche. Come la maggior parte dei parchi nazionali italiani, i Monti Sibillini offrono ai suoi visitatori una serie di attrazioni che comprendono paesaggi mozzafiato, borghi collinari e persino esperienze spirituali. Scopriamo insieme le principali attrazioni da non perdere all’interno del parco.

castelluccio-norcia-sibillini-parco

Il Paesaggio e lo Sport 

Probabilmente il motivo principale per cui si visitano i Monti Sibillini è per i paesaggi mozzafiato e le infinite possibilità di godersi la vita all’aria aperta. I percorsi escursionistici sono praticamente illimitati e vanno da una passeggiata informale adatta a chiunque all’intenso percorso di 124 km noto come il Grande Anello dei Sibillini che si snoda attorno all’intera catena montuosa. Un altro dei preferiti è il Sentiero dello zafferano che è fantastico quando i fiori del croco sbocciano all’inizio di ottobre. Occorrono oltre 150 fiori per produrre 1 grammo di zafferano!

Qui Madre Natura non si limita a “sbocciare” ma piuttosto ospita dei veri eventi, due dei quali sono tra i più noti in tutta Italia per la loro rara bellezza. A Castelluccio di Norcia, all’incirca tra i mesi di maggio e luglio, le valli si ricoprono di una trapunta ad arcobaleno contenente le sue più famose lenticchie. Altre fioriture includono ceci, lavanda e papaveri.

La zona di Piani di Ragnolo (provincia di Macerata) è uno spettacolo raro perché ospita oltre 35 specie autoctone di orchidee e altri fiori selvatici che sono nel loro apice da maggio a giugno. Ricorda, tutti i fiori sono specie protette e non possono essere raccolti durante la visita!

Anche l’arrampicata, la mountain bike, il rafting e persino il parapendio e il deltaplano sono estremamente popolari all’interno del parco. Una delle zone migliori per vivere il “volo come un’aquila” è a Sarnano tra il Lago di Borgiano e il Monte Vettore.

Il Monte Vettore a 2.479 metri è la vetta più alta del Parco e la più alta di tutto l’Appennino Umbro-Marchigiano

I Borghi

Ci sono troppi borghi da citare in un solo articolo ma secondo noi alcuni di quelli imperdibili includono Visso (dove si trova la sede del parco), Norcia, Castelluccio e Montefortino.

Visso fu fondata presumibilmente 900 anni prima di Roma ed è uno dei Borghi più belli d’Italia. Questa città medievale fortificata ha un affascinante centro storico e una piazza centrale con bellissimi portici e chiese e palazzi in pietra bianca.

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Norcia, città natale del Santo Patrono d’Europa, San Benedetto era uno dei centri storici più fantastici di tutto il centro Italia. Purtroppo, è stato l’epicentro dei terremoti che hanno colpito nel 2016 e nel 2017 e ha subito gravi danni in gran parte nel suo prezioso centro storico. L’area è ancora visitabile ma con alcune limitazioni dovute alla presenza di edifici ancora da ricostruire ed ancora instabili.

Esperienze Spirituali

Numerosi sono i sentieri escursionistici e le escursioni guidate che porteranno i visitatori lungo un viaggio spirituale di alcune delle più spettacolari abbazie e chiese all’interno del parco. Potete visitarli anche indipendentemente in auto e se dovessimo scegliere, l’Abbazia di Sant’Eutizio a Preci e il Santuario di Macereto a Visso sarebbero probabilmente le nostre prime tappe.

Incredibilmente, l’Abbazia fu fondata nel V secolo dai monaci siriani, Santo Spes ed Eutizio, che vissero da eremiti nelle grotte. Si dice che lo stesso San Benedetto sia venuto qui per pregare con loro prima di fondare il proprio monastero. Purtroppo, l’abbazia è stata quasi completamente distrutta nel terremoto del 2017 ed é stato iniziato un progetto di restauro di recente nel 2020.

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Il Santuario di Macereto è un Santuario mariano costruito tra il XV e il XVI secolo. L’interno non è più visitabile a causa dei danni del terremoto, ma vale comunque la pena visitare i giardini e l’esterno.

Per Ulteriori Info

Visitare il sito ufficiale del Parco e il sito di Umbria turismo per ulteriori dettagli.

Cosa aspetti?
Prenota il tuo soggiorno a Santa Serena a Cerreto di Spoleto a soli 25 minuti dal Parco!

Dalla struttura puoi visitare…

a 30 km

Spoleto
a 68 km  Assisi
a 120 km  Gubbio
a 20 km  Parco Nazionale dei Monti Sibillini
a 85 km  Perugia
a 25 km  Cascia
   

 

 

 

 

 

Dove dormire a Palazzuolo sul Senio: Torre del Vicario e Ca’ di Scheta

La Torre del Vicario e Ca’ di Scheta, due suggestive e affascinanti strutture ricettive dalle diverse caratteristiche collegate dalla “Viae Florentinae” una ultracentenaria via commerciale che fin dal primo medioevo univa la Romagna alla Toscana, insieme per offrire ai loro ospiti un’esperienza di soggiorno indimenticabile.

          

Il percorso che unisce Torre del Vicario e Ca’ di Scheta
a Palazzuolo sul Senio

dove-dormire-a-apalazzuolo-sul-senio-torre-del-vicario-ca-di-scheta-dooidQui sotto un tratto del percorso ricavato dalla mappa di Baccio del Bianco del 1641, la più antica esistente del paese con l’inizio del cammino nei pressi della casatorre a guardia della strada del valico trasformata ora in casa vacanze con il nome de “Torre del Vicario” al cui interno gli ospiti potranno assaporare il fascino medievale dell’edificio godendo allo stesso tempo di una rilassante vista monti con giardino privato.

Luoghi di interesse lungo il percorso

Il sentiero di crinale, numerato nr. 20 (Cai 685)  è uno dei più panoramici dell’Appennino.

Sul percorso s’incontrano vecchie edicole votive e casolari in pietra.

ruderi-del-castellaccio-palazzuoloSalendo lungo il sentiero che porta al monte delle Tre Croci, si toccano i ruderi dell’antica roccaforte fortificata degli Ubaldini il castello di Val d’Agnello (ribattezzato dai locali il Castellaccio) m.641.

Proseguendo lungo il crinale, tra boschi e scorci panoramici della vallata, si giunge al monte Prevaligo che fa da spartiacque tra la valle del Senio e quella del Lamone e che rammenta Dante nel XXVII canto dell’Inferno della Divina Commedia citando il grande condottiero Maghinardo Pagani…”le città di Lamone e di Santerno conduce il lioncel dal nido bianco che muta parte da la state al verno”.

Chiesa-Lozzole-percorso-trekking-palazzuoloDiscendendo il crinale si giunge all’antica località di Lozzole (796 m), un tempo abitata da circa trenta famiglie, con la chiesa dedicata a San Bartolomeo, ricostruita nel 1782 su una struttura risalente al XIII secolo e ora mirabilmente restaurata.

Proseguendo verso valle, si attraversa l’affascinante borgo abbandonato di Campergozzole (l’intero complesso è pericolante quindi si consiglia di non entrare) e successivamente al primo bivio a destra, sopra la strada “Cà Scheta”, una tipica casa del luogo, ben recuperata a B&B, dove il viandante può soffermarsi per un piccolo ristoro con vista sulla valle, prima di proseguire il cammino in direzione del paese.

Giunti al bivio con la statale 477 a 200 mt, si trova il Pozzo della Presia, con la sua bella cascata, è il luogo ideale per un tuffo nelle acque chiare del fiume Serio.

Al ritorno è vivamente consigliata una visita al Santuario della Madonna delle Nevi in località Acquadalto che dal 1630 mostra ai fedeli e ai pellegrini l’immagine sacra della Vergine opera di un allievo del Botticelli.

Dalla metà del 700 l’imponente edificio sacro è affidato alla cura di una comunità di suore francescane che nei secoli hanno contribuito alla conservazione della chiesa e  alla costruzione di un convento.

Vi suggeriamo di seguire il percorso tramite Gps scaricando l’apposita applicazione Wikiloc (itinerario nr. 20) e consultando il sito web palazzuolooutdoor.

Gli ospiti alloggiati nelle due strutture, previa prenotazione, potranno effettuare escursioni gratuite usufruendo a pagamento di merende a sacco, pranzi e cene a tema con i prodotti tipici del territorio oltre a visite guidate del borgo antico.

E’ questo percorso è uno dei tanti motivi per visitare Palazzuolo sul Senio, uno dei Borghi più belli d’Italia.

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Riserva di Vendicari

State progettando le vostre vacanze per quest’anno? Qualsiasi periodo sceglierete, primavera, estate o autunno, non potrete perdervi questo meraviglioso angolo di paradiso terrestre.

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La Riserva Naturale Orientata Oasi faunistica di Vendicari, sita tra Noto e Marzamemi, è un fantastico connubio tra mare e natura: da un lato offre tra le più belle spiagge della costa sud-orientale della Sicilia, caratterizzate da un mare cristallino e incontaminato premiato con le 4 vele blu della Legambiente; dall’altro offre la possibilità di visitare siti archeologici in un contesto molto affascinante e di osservare flora e fauna senza paragoni per gli amanti della natura.

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San Lorenzo

Andiamo per ordine…cominciamo dalle spiagge e dal mare, meta ambita, soprattutto in Sicilia, da chi vuole rilassarsi, godersi il sole, la pace e la tranquillità, lontano dai rumori cittadini e dalla routine quotidiana. Con oltre 13 km di costa sabbiosa e rocciosa e vari percorsi fra vegetazione e scogliere, partendo da Nord, le spiagge della riserva sono: Eloro, caratterizzata da un’acqua cristallina e sabbia finissima; Marianelli, una spiaggia isolata, selvaggia e incontaminata; Calamosche, una bellissima caletta sabbiosa con un mare sempre calmo; Vendicari, la parte centrale della riserva, il cui litorale è dominato dalla Tonnara e dalla Torre Sveva; Cittadella dei Maccari (San Lorenzo), con il suo mare turchese e la sua sabbia chiara, quasi bianca.

Ogni spiaggia ha il suo ingresso diretto dedicato, per chi vuole raggiungerle una ad una. Per chi, invece, è amante dell’escursionismo e di lunghe passeggiate immerse nella natura, tra costa e scogliere, verrà accontentato! La riserva si può visitare anche partendo da una spiaggia e finendo in un’altra, costeggiando il litorale e seguendo uno dei tre itinerari, suddivisi in colori: blu, arancio o verde.

Se siete in cerca di un po’ di refrigerio nelle calde giornate estive o, semplicemente, avete voglia di ammirare un paesaggio suggestivo, specialmente al tramonto, nelle tiepide giornate primaverili ed autunnali, o se volete abbandonare il vostro corpo in meravigliose acque limpide, Vendicari fa al caso vostro!

tonnara-di-vendicari-riservaContemporaneamente al mare, al sole e al relax, qui troverete anche vari siti archeologi, partendo dagli scavi dell’antica città greca ad Eloro, continuando con la Tonnara, la Torre Sveva e le saline di Vendicari, e finendo con la Cittadella di San Lorenzo, con il suo villaggio bizantino, i resti di alcune catacombe bizantine, di cui una sotterranea, e la Trigona, una cuba bizantina a pianta quadra, con tre absidi.

Sicuramente, però, una delle attrattive principali di Vendicari è il birdwatching, praticato specialmente nei mesi primaverili e autunnali. La sua posizione geografica e la presenza dei pantani (il pantano piccolo e il pantano grande), la rendono il luogo di sosta ideale per la migrazione degli uccelli. Vendicari rappresenta, quindi, un vero gioiello naturalistico, un paradiso per uccelli che trovano un primo approdo dopo la migrazione primaverile lungo il mediterraneo e, al contrario, l’ultimo punto di ristoro prima dello svernamento autunnale. In base alle stagioni e alle temperature, la presenza ornitologica varia di mese in mese.

La specie sicuramente più attesa è quella dei Fenicotteri, che si possono ammirare sia in primavera che in autunno, che dalla Francia del Nord fanno sosta a Vendicari prima di raggiungere le zone di riproduzione in Africa. Oltre ai fenicotteri, si possono avvistare Aironi cenerini, Cicogne Nere e Bianche, o Anatre in estate; Trampolieri e Gabbiani in autunno; Gabbiano Zafferano o Pettegola in inverno; Cavalieri d’Italia, Falchi di palude e pescatori, o Aironi rossi in primavera. Queste sono solo alcune delle meravigliose specie ornitologiche che si possono apprezzare nella Riserva grazie ai numerosi capanni di osservazione presenti, che ospitano ogni anno appassionati da tutta Europa.

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Oltre agli uccelli, l’Oasi faunistica di Vendicari, accoglie anche anfibi, rettili e mammiferi. Numerose, infatti, sono, ad esempio, le tartarughe Caretta Caretta, che depongono le loro uova qui, a testimonianza del fatto che questo territorio è protetto dall’azione selvaggia dell’uomo.

Ad ogni modo, esperti o no della materia, non si può non restare affascinati dalla straordinaria varietà di colori e forme che la natura ha donato a questa riserva. Se avete voglia di apprezzare quanto la natura ha da offrire e contemporaneamente godere di un mare limpido e cristallino, non mancate di segnare la Riserva di Vendicari tra le vostre tappe fondamentali. Non ve ne pentirete!

 

Copyright foto:  viaggi.corriere.it, travelersinsicily.com, riserva-vendicari.it

Articolo di: Salvatore Spada

Via Crucis a Matera e la stazione scomparsa

2019 era l’anno in cui la città di Matera è stata dichiarata “Capitale Europea della Cultura” e quindi sede di numerose iniziative che l’hanno vista protagonista in ambito culturale.

Ciò a cui mi riferisco nel titolo sono le stazioni della Via Crucis.

matera-via-crucis

Quando vado in una città per prima cosa mi reco all’ufficio turistico e mi procuro una cartina e poi mi perdo…

Sì… mi perdo…ossia inizio la mia visita senza una meta precisa ma facendomi guidare dal caso e con la certezza (datami dalla cartina) di sapere dove sono.

Matera, conosciuta come la “Città dei Sassi” ha un fascino particolare e per la sua configurazione è stata scelta anche come set cinematografico per molti film di cui molti di carattere religioso.

La religione cristiana è ben rappresentata in questa città da numerose chiese, sia in muratura che ricavate nelle pareti dei “sassi”. Inoltre vi si trova una Via Crucis che si snoda fra le vie cittadine.

Durante la mia visita mi sono imbattuta per caso nella V stazione e mi è venuta l’idea di scoprire una parte della città attraverso le stazioni che la componevano

Allora ho cercato la IV e la III ma la II e la I non le ho trovate….

via-crucis-matera-stazioni

La IV Stazione

Senza perdermi d’animo sono partita dalla III e ho iniziato la mia caccia… Eh sì perché proprio di una caccia si tratta in quanto non tutte sono ben visibili, anche se vi sono delle segnalazioni che indicano il tragitto per raggiungerle, in quanto alcune sono inserite in cortiletti, vicino abitazioni e talora coperte da vasi con fiori. Il percorso è molto affascinante e si inerpica per le caratteristiche stradine portandoti ai fianchi della città dove si può godere il panorama della Murgia…immagini che rimarranno ben impresse nella mia mente!

La Via Crucis termina nella chiesa Madonna de Idris situata al centro del Sasso Caveoso. Tornando presso il mio alloggio ho provato a cercare le prime due stazioni mancanti ma non ci sono riuscita e, come sempre quando manca qualcosa, mi è rimasto un vuoto, un piccolo dispiacere….

Alla sera sono tornata nella chiesa di San Pietro Caveoso dove ero già stata alla mattina e mi ero goduta il suo interno, la piazza al suo esterno e il magnifico panorama attraverso un arco posto alla sua sinistra…e, ben illuminata nel buio della notte, ho trovato la I stazione! Non sapete che gioia ho provato!

matera-via-crucis-santa-maria-idris

Naturalmente ho iniziato a cercare la II stazione, non avrebbe dovuto essere distante…ma niente da fare…non l’ho trovata.

Il giorno dopo son dovuta ripartire e non ho potuto rimettermi alla ricerca. Pertanto, cari lettori, se avete occasione di andare a Matera, affido a voi il compito di cercarmi la II stazione! Aspetto con ansia la soluzione a questa caccia al tesoro. Grazie! 

 

 

 

 

Copyright foto: Flora Panico; commons.wikimedia.org

Intinerari tra i luoghi di Dante nella Romagna Toscana

 « Le città di Lamone e di Santerno

 conduce il lïoncel dal nido bianco, che muta

 parte da la state al verno. »

 Inferno, Canto XXVII, vv. 49-51

 

 « Come quel fiume c’ha proprio cammino

 prima dal Monte Viso ‘nver’ levante,

 da la sinistra costa d’Apennino,

 che si chiama Acquacheta suso, avante

 che si divalli giù nel basso letto,

 e a Forlì di quel nome è vacante,

 rimbomba là sovra San Benedetto

 de l’Alpe per cadere ad una scesa

 ove dovea per mille esser recetto;

 così, giù d’una ripa discoscesa,

 trovammo risonar quell’acqua tinta,

 sì che ‘n poc’ora avria l’orecchia offesa. »

 Inferno, Canto XVI, vv. 94-102

acquacheta-cascate-dante-itinerari-romagna-toscana

Cascata dell’Acquacheta

Nella bella valle del Fiume Montone, nella Romagna Toscana, scorre il fosso dell’Acqua Cheta che dà origine a questa bella cascata e che ispirò il Sommo Poeta Dante Alighieri. L’Acquacheta è un corso d’acqua tosco – romagnolo, affluente del fiume Montone, che nasce sull’Appennino toscano nei pressi del Monte Lavane nel Comune di San Godenzo in Provincia di Firenze. Poco prima di passare per San Benedetto in Alpe, unendosi al Troncalosso forma il Montone, precipita in modo spettacolare da un alto salto di arenaria, dividendosi in mille, rumorosi rivoli.

Oggi la cascata è inserita nel Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, Monte Falterona e Campigna di cui rappresenta uno degli elementi naturali più importanti.

Nella zona sono stati identificati due distinti Siti di Interesse Comunitario, a seconda della competenza territoriale regionale: Acquacheta (IT4020010) in Emilia-Romagna e Muraglione – Acquacheta (IT1342908) in Toscana.

La cascata dell’Acquacheta è situata in una valle che è il gioiello dell’appennino tosco-emiliano, nel Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, Monte Falterona e Campigna, vicino al paese di San Benedetto in Alpe, provincia di Forlì al confine con la Toscana.

Badia-di-susinana-itinerari-romagna-toscana-dante

Badia di Susinana

Il Monastero Benedettino Cassinese “Badia di Santa Maria di Rio Cesare a Susinana”, in Località Badia di Susinana, è teatro del Canto XXVII dell’Inferno dantesco.  Infatti nella terzina 49 – 51 che cita

“Le città di Lamone e di Santerno conduce il lïoncel dal 

nido bianco, che muta parte da la state al verno.”

(ovvero, le città bagnate dal Lamone (Faenza) e dal Santerno (Imola) sono governate dal piccolo leone in campo bianco, che cambia partito da una stagione all’altra), si parla di Maghinardo Pagani che, come riporta la targa all’esterno di una delle pareti dell’Abbazia: “Questa Badia, donde era sorto aveva scelto come estremo asilo Maghinardo De’ Pagani (1302) Signore di Terre e Città di Romagna”.

Il Casato dei Pagani possedeva fin dall’XI secolo numerosi castelli nella valle del Senio, tra Imola e Faenza; tra essi spiccava quello di Susinana. L’emblema della famiglia era un leone azzurro in campo argenteo. Ghibellini per tradizione, i primi personaggi di spicco della famiglia combatterono a fianco di Federico I di Svevia e Federico II.

Prendendo la macchina e dirigendosi nel Comune di Marradi, basta proseguire in direzione di San Benedetto in Alpe, per trovare un altro luogo citato da Dante nel Canto XVI dell’Inferno alle terzine 94 – 102:

“Come quel fiume c’ha proprio cammino prima dal Monte Viso ‘nver’

levante, da la sinistra costa d’Apennino, che si chiama Acquacheta suso, avante che si divalli giù

nel basso letto, e a Forlì di quel nome è vacante, rimbomba là sovra San Benedetto de l’Alpe

per cadere ad una scesa ove dovea per mille esser recetto; così, giù d’una ripa discoscesa,

trovammo risonar quell’acqua tinta, sì che ‘n poc’ora avria l’orecchia offesa.”

Ovvero: come quel fiume che per primo – per chi guarda – dal Monviso verso levante, ha – tra i fiumi che nascono – dal versante sinistro dell’Appennino, un corso interamente suo, il quale nella parte superiore si chiama Acquacheta, prima di scendere nel suo alveo in pianura, e a Forlì non ha più quel nome rimbomba sopra San Benedetto dell’Alpe per il fatto che precipita attraverso una sola cascata, ove dovrebbe essere ricevuto da mille (cascate), così trovammo che rimbombava quell’acqua oscura, riversandosi attraverso un pendio ripido, in modo tale che avrebbe in poco tempo danneggiato l’udito.

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Eremo di Gamogna

Arrivati di fronte alla Badia del Borgo, il percorso entra nella valle dell’Acerreta e scende al suggestivo Eremo di Gamogna. Si scende nel fondovalle e si risale fino a Trebbana. Raggiunta la cresta fra le valli dell’Acerreta e del Tramazzo si punta a sud toccando Monte del Cerro e si scende nella valle del Tramazzo, giungendo rapidamente alle rive del Lago di Ponte. Scesi al lago, si costeggia la sponda destra per Trebbana fino alla strada del Tramazzo a pochi metri dal valico. Si cavalca la lunga cresta detta “dei Susinelli” che si getta verso il fondovalle del Fosso dell’Acquacheta.

I primi nuclei abitati della valle risalgono al 1021, epoca in cui fu edificato un eremo detto dei “Toschi”, dipendente dall’abbazia benedettina di San Godendo: proprio sopra il balzo dove l’Acquacheta compie la sua caduta sono le rovine dei Romiti, antico nucleo di case in pietra edificato nel Mille insieme alla fondazione di un eremo di frati vallombrosani, eremo che ospitò fra gli altri anche Dante Alighieri.

Il paese di San Benedetto in Alpe è sorto attorno ad una primitiva chiesa risalente al IX° sec., edificata in un luogo che la tradizione popolare indica come la sepoltura del monaco San Gaudenzio, vissuto tre secoli prima; nel 1028 la chiesa fu trasformata in abbazia, i cui resti, insieme alle celle dei monaci, sono visibili ancora oggi. Infatti, ai giorni nostri, al posto dell’antico monastero benedettino si trova una chiesa costruita nel 1723.

Dante-inferno-itinerari-romagna-toscanaNel piazzale adiacente il ponte sul torrente Acquacheta, c’è una bella fontana sulla quale sono incisi i versi con cui il sommo poeta Dante Alighieri, che soggiornò in questi luoghi, citò la cascata nel canto XVI° versi 94/105 dell’Inferno nella Divina Commedia paragonandola alla caduta che compie il fiume Flagetonte quando precipita dal settimo cerchio (quello dei sodomiti) all’ottavo (quello dei fraudolenti).

Letti i versi del sommo poeta, ci incamminiamo lungo la strada sterrata, sempre ben tracciata e si continua poi in un sentiero ben segnato che sale tra strati di arenaria e piante costeggiando il torrente Acquacheta: il sentiero è cartellonato come “sentiero natura” e prevede dieci punti di sosta e di osservazione indicati con tabelle, per facilitare l’interpretazione degli aspetti naturali del territorio.

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Mulino dei Romiti

La prima sosta è al bosco di ontani, che occupa i resti di un vecchio meandro fluviale; la seconda la si effettua in un luogo che ci fa ben rilevare la diversità dei due versanti attraversati dal torrente, con quello di fronte a noi a “reggipoggio” (gli strati di roccia emergono dalla montagna) e quello da noi percorso detto “franapoggio” (meno inclinato e più utile alle attività dell’uomo); la terza tappa è in una zona rocciosa particolare formata da due tipi di roccia, marna ed arenaria; la quarta in un luogo ricco di arbusti: biancospino, prugnolo, rovo, rosa selvatica, ginepro; la quinta in una zona con vegetazione submontana: roverella, cerro, carpino nero e dove incontriamo l’antico “Capanno del Rospo”, un vecchio edificio adibito a ricovero di attrezzi agricoli; la sesta sosta la si effettua in un punto in cui il sentiero si avvicina al torrente, in questo tratto stretto e ripido, e dove, con un po’ di fortuna, si possono osservare il merlo acquaiolo e la trota. Nella settima tappa, dove prevale la vegetazione montana, soprattutto faggi, si trova l’antico mulino dei Romiti, in arenaria, recentemente restaurato dall’Ente Parco e ora usato come punto di sosta e di picnic.

L’ottava tappa è quella più importante perché, salendo dal mulino dei Romiti, con il rumore della caduta dell’acqua che udiamo sempre più forte, perveniamo a quota 678 alla veduta della cascata, imponente, alta 70 m. e larga 30 m. e la visione è davvero incomparabile, va vista perché non si può descrivere. La sua origine è probabilmente legata ad un lago formatosi in seguito ad un movimento franoso che imbrigliò il torrente Acquacheta, le cui acque poi tracimarono per precipitare nel fosso sottostante, torrente Acquacheta che nasce dall’unione di due ruscelli incontaminati che provengono dal monte Peschiera e dal monte Lavane che prima formano il torrente Troncalosso che poi diventa Acquacheta proprio perché scorre silenzioso con ampie anse.

La nona sosta è in corrispondenza di una piccola e suggestiva cascata del torrente Lavane, torrente che attraversiamo per risalire in pochi minuti al pianoro erboso dei Romiti, quota 720, decima e ultima tappa del sentiero natura: per arrivare fin qui da San Benedetto in Alpe abbiamo impiegato 1h30 superando un dislivello di 315 m.

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San Benedetto in Alpe

Il piano dei Romiti, un tempo coltivato, è un luogo incantato (qui nel 986 i monaci dell’abbazia di San Benedetto in Alpe fondarono un eremo, visitato anche da Dante) un’oasi erbosa in mezzo ai boschi e alle montagne, con il ruscello che scorre nel mezzo e i ruderi dell’eremo: da qui ci si può affacciare su un lastrone roccioso, detto “Letto di Dante”, ed ammirare tutta la valle dell’Acquacheta, oppure scendere leggermente verso la cascata per ammirarla dall’alto, con uno spettacolo superbo. Dopo aver sostato al Pian dei Romiti possiamo far ritorno a San Benedetto in Alpe impiegando 1h30 di cammino.

E quando sei in zona, consigliamo di soggiornare a Palazzuolo sul Senio presso la Torre del Vicario nel centro storico oppure al B&B Ca di Scheta immerso nella natura!

          

 

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P. Cavini