Idee per il Weekend: i consigli di dooid

 

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Il fine settimana si avvicina e tu non sai ancora che cosa fare in questi giorni? Ecco per te una lista completa degli eventi in programma in tra venerdì, sabato e domenica in Italia! Ecco i consigli di dooid e tante idee per il weekend! 

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Festival delle Tradizioni Popolari. Anche a Petralia, il Folk come stile di vita!

È proprio così, il Folk non è solamente tradizione ma è uno stile di vita! È come una droga, se entri nel tunnel non riesci più ad uscirne. Non ci provi nemmeno a smettere e se, per una qualche ragione, sei costretto ad allontanartene ne senti la mancanza. Dopo un po’ ti abitui anche a farne a meno ma, non appena in lontananza, da chissà dove, senti il suono acuto e inconfondibile di un organetto che allegramente intona uno scottish oppure ancora il suono più melodioso e suadente di una mazurka francese accompagnato da una chitarra classica che rende il tutto più armonico e coinvolgente, già ti rendi conto che i tuoi piedi non rispondono più al tuo corpo ma alla musica. 

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Petralia Sottana, vista dal Convento dei padri riformati

Il Festival delle Tradizioni Popolari – Ballo Pantomima della Cordella a Petralia Sottana ne è un esempio. Si tratta del XXXV Raduno Mediterraneo del Folklore Internazionale che si tiene ogni anno nel periodo di Agosto in questa splendida località posta all’interno del Parco delle Madonie. Durante la tipica festa del ballo della Cordella si rievocano le antiche tradizioni contadine celebrate come auspicio per un fecondo raccolto e vita matrimoniale agli sposi. La festa si sviluppa in quattro intense giornate che racchiudono eventi e laboratori dalla mattina fino a tarda sera. 
Nella mattina e nel primo pomeriggio si concentrano incontri e workshop, mentre la sera è dedicata ai concerti.
Si passa dalla tradizione popolare siciliana con concerto dei friscalettari e il divertente ballo della contradanza, alla tradizione popolare campana, nello specifico dell’area Sommese, con laboratori di tamburo a cornice e di ballo sul tamburo che rientra nel genere della meglio conosciuta tammurriata, fino ad arrivare alle tradizioni popolari francesi, anche qui con workshop di danze e laboratori di canto e ballo per bambini.

Folklore-petralia-sottana-eventiL’ultimo giorno è quello dove si svolge la festa vera e propria che consiste nella rievocazione del matrimonio tradizionale siciliano, con la cerimonia in chiesa, il corteo nuziale che dal paese sfila fino alla pineta che sormonta tutta Petralia Sottana, per concludersi con la festa con il tipico ballo della Cordella in un tripudio di nastri colorati  intrecciati da dodici coppie di ballerini al ritmo dell’allegro suono dei tamburini.
Durante queste giornate la città cambia aspetto, si anima, trovi persone di tutte le età che riempiono le strade, vedi le facce dei bambini soddisfatti e fieri del vestito tradizionale che indossano, ragazzi che con orgoglio ed entusiasmo partecipano da protagonisti agli eventi del proprio paese. Ci sono sfilate di gruppi folkloristici locali e ospiti internazionali, cucine dal mondo, presentazione di libri ed in fine i concerti. Ma non è la fine! Non basta mai. Si prende una cassa, si collega ad un telefono, si trova una piazza libera, qualche ballerino e si riparte. Forse si inizia in pochi, 6, 8 persone, ma man mano che la musica va avanti, qualche passante si ferma a guardare, sorride nel vedere la dolcezza di una mazurka, si diverte ad osservare l’energia e l’entusiasmo zompettante di una polska o una burrée, si lascia travolgere dalla vivacità e spensieratezza di uno scottish ed è lì che inizia il climax inesorabilmente crescente del ballo popolare.

petralia-folk-festival-2018Ti cattura e ti travolge nel suo vortice.
È uno scambio indispensabile di energie! Ne perdi tante, ti rendi conto di essere stanchissima ma, quelle energie che perdi nel corpo ti vengono tutte restituite nello spirito dal tuo compagno di ballo, dalla gente che ti balla attorno, dalla musica, dalla giovialità del momento, dalla voglia di ballare fino allo sfinimento, di fare amicizia e di volare..vedrai che il corpo non sentirà più la stanchezza.

I nuovi arrivati possono inizialmente essere scettici, imbarazzati perché non conoscono i passi o le persone con cui si balla, è normale, è sempre così, per questo il circolo circassiano allenta la tensione, scioglie il corpo, ti confonde, ti diverte. Sei inesorabilmente coinvolto. Quando la musica parte i ballerini corrono freneticamente in cerca del partner con cui iniziare la danza. Manca un uomo (le donne sono sempre più degli uomini). Cerca tra la folla che guarda un volontario. Non lo trovi. Ne trascini uno contro la sua volontà. Oppone resistenza. Lo rassicuri frettolosamente che i passi sono facili e che li imparerà nel giro di pochi giri, ad ogni cambio partner. Si inizia, è teso ed imbarazzato, tentenna, i passi sono incerti, sbaglia, capisce, si riprende, sorride perché ha capito il passo, lo ripete, ne sbaglia un altro, impreca ma ci riprova, ci riesce, si entusiasma, si diverte, si appassiona. A fine ballo, quando lo ritrovi, scopri un’altra persona, sudata, stanca ma sorridente con la voglia di farne un altro e di imparare nuovi passi

Non c’è età. Tutti ballano con tutti. È pura magia.

Leggi gli altri articoli sulla zona di PalermoHimeraPorticello

foto copyright: www.radunodelfolklorepetralia.it

MANIFESTAZIONE ARTIGIANATO VIVO A CISON DI VALMARINO

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Cison di Valmarino

Dal 5 al 15 agosto  a Cison di Valmarino in provincia di Treviso, tra Follina e Vittorio Veneto, si tiene una manifestazione di artigianato – ARTIGIANATO VIVO – che dalla sua nascita nel 1980 attrae migliaia di turisti non solo veneti e italiani ma anche stranieri. Si parla di un’affluenza di 400.000 persone nella scorsa edizione.

Il paese di Cison – inserito da 3 anni nel club dei BORGHI PIU’ BELLI D’ITALIA – diventa per 11 giorni un centro d’eccellenza dell’artigianato.                                                           

200 espositori  con i loro stand occupano i vicoli, i giardini, i portici e le piazze, presentano i loro prodotti, fatti rigorosamente a mano secondo la tradizione italiana e mantengono viva l’arte del “saper fare” con le mani, che in quest’epoca di trasformazione tecnologica si va via via perdendo.

In concomitanza con la manifestazione, la Proloco organizza una serie di eventi collaterali quali concerti, spettacoli di animazione, mostre e incontri letterari.

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Castello Brandolini

PARLIAMO DI CISON DI VALMARINO

Come dicevo, l’affluenza turistica è altissima anche perché tutto il territorio merita una vacanza di almeno qualche giorno e la Manifestazione Artigianato Vivo diventa un ‘occasione per esplorare questa zona bellissima.  

Cison di Valmarino si trova nella Valmareno, una vallata dominata dalle fortificazioni del Castello Brandolini, – XII secolo – diventato da anni un hotel di lusso.

I Conti Brandolini, da uomini d’armi che erano in epoca feudale, diventarono successivamente signorotti dediti all’ economia, lasciando un’impronta indelebile in tutto il  borgo.

Il cuore del centro storico è Piazza Roma, dominata da Palazzo Marcello – antica villa veneta dei dogi veneziani Marcello, famosi vincitori della battaglia di Lepanto – e dalla Loggia.

Noterete, camminando per Cison che, quasi tutte le case d’epoca, hanno le imposte rosse o marron: un rosso che qui si chiama “Rosso Brandolini”.

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Antiche Cantine Brandolini

Un altro esempio di restauro di edifici feudali, è costituito dalle “Antiche Cantine Brandolini”. Il fabbricato appare già, nelle sue linee fondamentali, nelle carte del XV secolo. E’ sempre stato un luogo particolarmente importante per la vita del paese: eretto dalla famiglia Brandolini venne destinato inizialmente a scuderia e poi riadattato alla produzione vinicola e alla conservazione dei prodotti agricoli. Ciò dimostra che lo sviluppo della viticoltura nell’area collinare–pedemontana avvenne in epoca lontana grazie alla forte domanda proveniente da Venezia e da tutto il territorio veneto.

Già nel 1440 la Valmareno si specializzò nella coltivazione della vite…e ancora oggi tutta l’economia della zona è basata sulla produzione di vino, in special modo il Prosecco. 

Nemmeno a dirlo, questa è una zona in cui le degustazioni enogastronomiche sono tra gli interessi preferiti dei turisti. Tra le specialità: lo spiedo

Cison-artigianato-vivo-2018Rolle di Cison di Valmarino

Non si  può andare a visitare Cison di Valmarino, senza passare anche per Rolle, piccolissimo centro circondato dai vigneti di Prosecco. lI poeta Andrea Zanzotto l’ha definito “una cartolina inviata dagli dei”. Il periodo più affascinante per fare un’escursione a Rolle è senz’altro l’autunno quando le colline si infiammano di rosso.

Ma dell’escursione nelle terre del prosecco e di un altro itinerario da non perdere vi parlerò in un successivo articolo.

Copyright foto Borgo più bello d’Italia + Antiche Case Brandolini + Rolle: Carla La Rocca

Copyright foto Palazzo Marcello: villevenetecastelli.com 

Copyright foto Castelbrando dall’alto: hotelcastelbrando.com

Al lupo, al lupo! I lupi in Garfagnana e nelle Apuane

Al lupo! Al lupo!!” – Fino allo scorso secolo questo grido poteva significare solo una cosa: “Allerta, c’è un pericolo!!!” – Senza parlare dei mostri citati nei racconti o raffigurati nei libri: l’uomo lupo o il licantropo. Basti pensare al detto “in bocca al lupo!” la risposta più comune è “crepi!!!”. Purtroppo, il lupo non ha mai avuto una buona nomea.

Affascinante Creatura

Si tratta di una delle creature più antiche e affascinanti che esistano al mondo. Non solo, tralasciando le leggende popolari che lo descrivono come un mostro, il lupo ha una complessa e forte struttura sociale. Vivono in branco e in branco cacciano, allevano la prole e difendono il territorio, in maniera integrata e coordinata.

lupo-in-garfagnana-e-apuane

Nelle battute di caccia, dopo essersi strofinati i musi a vicenda (una sorta di rito atto a riscaldare lo “spirito del corpo”) i lupi partono in fila indiana. Individuata la preda, si alternano nell’inseguimento della preda (caprioli, cervi, alci) sino a ridurla allo stremo e poi attaccarla in massa. Stiamo quindi parlando di un animale molto intelligente e astuto.

Problemi creati dall’uomo non dal lupo

Ma mentre la caccia del lupo e per fini di sopravvivenza per l’uomo è divenuto col tempo un hobby! A causa della caccia grossa da parte dell’uomo la fauna selvatica si è vista diminuire drasticamente nelle foreste e nei boschi. Questo è accaduto in tutto il mondo, non solo in Italia ed è uno dei motivi principali che ha portato il lupo a cercare cibo altrove, ad esempio, puntando il bestiame: capre, pecore, agnelli. Visti come abbondanti e facili prede il lupo è stato quasi costretto a questa scelta. Una scelta conveniente, ma essenziale!

Quindi, per un problema causato dall’uomo, il lupo ha iniziato sempre di più a cacciare il bestiame provocando non pochi problemi. Allora l’uomo, per rincarare la dose, ha trovato il giusto pretesto per combatterlo portato il lupo quasi all’estinzione sterminandolo senza pietà. Ma forse in pochi sanno che la presenza del lupo, in natura, è fondamentale!

I lupi di Yellowstone

Poco tempo fa lessi su National Geographic che nel 1995, quattordici lupi furono inseriti nel parco di Yellowstone per il ripopolamento e fu allora che accadde una sorta di miracolo. Tutto iniziò quando i lupi iniziarono a dare la caccia ai cervi. La loro presenza ha fatto sì che i cervi evitassero alcune parti del parco, così facendo le zone erbose iniziarono a rigenerarsi. Le foreste di pioppi e di salici rifiorirono. Gli alberi e i cespugli portarono più bacche e insetti, di conseguenza, diverse specie animali si sono spostate nel parco.

Infatti il rigoglio degli alberi attirò altre specie, quali: il castoro, precedentemente estinto nella regione, che costruirono diverse dighe che fornirono un habitat perfetto per le lontre, topi muschiati e simili. Aumentarono anche il numero dei conigli, dato che i lupi in breve scacciarono anche i coyote, questo portò anche ad una maggioranza di falchi, volpi rosse e tassi. I lupi crearono un maggiore equilibrio tra preda e predatore, riuscendo a far aumentare di numero alcune specie, e mutando negli anni l’intero ecosistema di Yellowstone. Hanno letteralmente cambiato la geografia fisica del parco.

I lupi nelle Apuane

Tornando nel nostro bel paese, in Toscana, precisamente a Seravezza (LU) pochi anni fa, verso la fine del 2014, il lupo è tornato a popolare le Apuane; dopo cento anni dalla scomparsa dell’animale dalle nostre Alpi. Oggi, il Parco delle Apuane comunica che la presenza del predatore sta aumentando e diventa sempre più stabile.

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La coesistenza

Prendiamo questo messaggio come un occasione per coesistere con queste meravigliose creature e non come l’ennesimo pretesto per puntargli contro il dito gridando: “Al lupo! Al lupo!!” e imbracciare i fucili. Pensiamo a come il lupo sia fondamentale in natura, come tante altre specie che, come lui, godono purtroppo di una brutta reputazione. Forse sarebbe il caso di riconoscere i nostri errori e fare qualche passo indietro.

Infine, la prossima volta che qualcuno vi dirà “In bocca al lupo!” voi rispondete semplicemente con un “Grazie!”.

Leggi di più sui luoghi delle Apuane toscane

 

Articolo di M. Gaddini

 

Copyright foto articolo: depositiphoto.com (foto 1); petleyrieri.it (foto 2)

Vacanza Green: L’Orto Botanico di Padova tra antichità e scienza

“L’Orto Botanico di Padova è all’origine di tutti gli orti botanici del mondo e rappresenta la culla della scienza, degli scambi scientifici e della comprensione delle relazioni tra natura e cultura. Ha largamente contribuito al progresso di numerose discipline scientifiche moderne, in particolare la botanica, la medicina, la chimica, l’ecologia e la farmacia.”

Con queste motivazioni il Comitato del Patrimonio dell’umanità (World Heritage Committee) ha inserito l’Orto Botanico di Padova nel Patrimonio mondiale UNESCO come bene culturale.

L’Orto Antico

Come scritto, l’Orto è il più antico al mondo e l’unico che ha mantenuto la stessa ubicazione e architettura dalla sua nascita, avvenuta nel 1545.
La sua funzione era la coltivazione di piante medicinali che in quell’epoca costituivano la grande maggioranza dei “semplici” ossia di quei medicamenti che provenivano direttamente dalla natura. Per questo motivo i primi orti botanici vennero denominati “giardini dei semplici”.

All’epoca della fondazione dell’orto, la cura delle malattie era molto “empirica “. Ci si affidava al medico, identificato spesso dal popolo come un mago stregone che prescriveva salassi e l’assunzione di bevande a base di erbe medicinali.
Era facile sbagliare l’identificazione delle piante usate in terapia dai celebri medici dell’antichità che erano i punti di riferimento di questa disciplina: primo fra tutti Galeno, medico dell’ antica Grecia che tra il II e III secolo dopo Cristo, compose rimedi medicamentosi “personalizzati” miscelando vari estratti di erbe e sostanze in concentrazioni opportune.
Fu il precursore del farmacista il cui lavoro preminente fino al 1930 fu quello della preparazione in farmacia o nel suo laboratorio nel retro del negozio di prodotti medicinali su indicazione del medico.
Avete presente le antiche farmacie con quei meravigliosi vasi contenenti varie specie di erbe?

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Il primo “custode” dell’Orto Botanico – ad oggi si chiama PREFETTO – istituì un horto medicinale facendo coltivare circa 1800 specie di piante, proprio per permettere agli studenti di farmacia di imparare “sul campo” a riconoscere le piante medicinali.
All’entrata del giardino veniva consegnato loro un foglio con una piantina divisa in 4 settori con il posizionamento delle varie piante prive del loro nome.
I futuri farmacisti, per dimostrare la loro competenza, dovevano scrivere i nomi scientifici corrispondenti alle singole specie. Non facile.
L’orto era arricchito da piante provenienti da diverse parti del mondo, che per la loro rarità e il costo delle medicine che da esse si ricavavano, era oggetto di continui furti.
Per questo motivo, attorno al quadrato che componeva l’orto antico suddiviso a sua volta in 4 quadrati piu’ piccoli e inscritto in una corona circolare, venne eretto un muro di protezione.
Le specie vegetali provenivano per lo più dai paesi dove la Serenissima Repubblica di Venezia aveva i suoi possedimenti, ossia fino a Costantinopoli.

Anche per questa ragione Padova ha avuto un ruolo privilegiato nell’introduzione e studio della botanica. Bisogna dire che al momento della creazione dell’Orto Botanico, Padova era già famosa nel mondo per il suo Ateneo dove si studiava l’applicazione medica e farmacologica delle piante.

Proprio in questi giorni l’Universita’ di Padova – il Bo – festeggia i suoi 800 anni di vita. Fondato nel 1222 è da sempre considerato tra i più antichi e prestigiosi atenei del mondo.
Includetelo nella vostra visita.
Per chi fosse interessato, ecco 2 siti di riferimento:

www.800anniunipd.it
Il Bo Live

Alberi- Collezioni- Ambienti

L’Orto Antico ospita una grande varietà di piante suddivise per categorie e specie: 3500 specie diverse rappresentano una parte significativa del mondo vegetale.
Sono presenti “alberi storici” il più antico dei quali è la Palma di San Pietro messa a dimora nel 1585, un ginkgo del 1750 e una magnolia del 1786.

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Le piante sono divise anche per collezioni tematiche in base a caratteristiche comuni pur non appartenendo alla stessa specie: le piante insettivore, le piante medicinali e velenose, le piante dei Colli Euganei e rare e le piante introdotte.
Molto interessante anche la ricostruzione degli ambienti naturali dove crescono le piante:
macchia mediterranea, roccera alpina, ambiente d’acqua dolce, piante succulente, serra tropicale detta anche serra delle orchidee.

Il Giardino della Biodiversità

Una parte particolarmente spettacolare dell’Orto Botanico di Padova è il Giardino della Biodiversità, costruzione moderna, minimalista che presenta dentro alcune serre, ambienti terrestri che simulano le condizioni climatiche delle diverse aree del pianeta: all’interno di ogni area vedrete le piante che caratterizzano quel particolare bioma.
Vi renderete conto immediatamente della ricchezza o della povertà presenti in ognuna di queste fasce climatiche.
1300 specie sono presenti nella Zona tropicale, zone sub aride, nelle zone temperate e in quelle aride.
Un viaggio ideale attraverso la vegetazione della Terra: dall’America all’Africa, al Madagascar all’Asia, all’Europa Temperata all’Oceania.

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All’esterno del giardino delle biodiversità, i laghetti delle piante acquatiche, molto spettacolari!

Per prepararvi alla visita dell’Orto e per conoscere meglio le piante che incontrerete nel percorso, comunque ricco di pannelli illustrativi e interattivi, vi consiglio il sito:

www.ortobotanicopd.it

 

Articolo di: C. La Rocca

Venzone: Un borgo fortificato del ‘300 in Friuli

Se non hai mai sentito parlare del borgo di Venzone non sei il solo. Questo borgo collinare nel Friuli-Venezia Giulia non è nel radar della maggior parte dei turisti, ma in questo articolo spero di dimostrare che dovrebbe esserlo. Recentemente inserito nella prestigiosa lista dei “Borghi più belli d’Italia”, Venzone ha tutto ciò di cui potresti aver bisogno per un weekend perfetto.

Un po’ di storia

Sebbene Venzone possa essere nuovo per te, di certo non è un novizio nella storia europea. Grazie alla sua posizione strategica, era una tappa obbligatasi sulla strada a nord, dai Celti nel 500 aC ai Romani che ne fecero un importante pit stop. Era infatti sulla via Julia Augusta che collegava Aquilea all’attuale Austria. Solo nell’anno 923 dC risalgono le  prove concrete che Venzone sia un centro urbano. Nel 1258 Venzone aveva una doppia cinta muraria fortificata, un fossato e ben cinque castelli. Si tratta dell’unica città fortificata del XIII secolo rimasta in tutto il Friuli ed è stata riconosciuta tale nel 1965.

Appena undici anni dopo, nel 1976, l’intero centro storico di Venzone venne completamente demolito da un devastante terremoto. Misurava 6,4 della scala Richter e il monte San Simeone, a pochi chilometri da Venzone, ne era l’epicentro.

Maggior punti d’interesse

Casa Marcurele: Entrando da Porta di sotto, sarà alla vostra destra. E’ l’edificio più antico di Venzone, risalente all’XI secolo.

Palazzo degli Scaligeri and Palazzo Zinutti: Edifici del XIII e XIV secolo con balconi decorati.

Il Duomo: Una cattedrale romanico-gotica edificata nel 1338. Questo magnifico edificio sopra ogni altro è una vera testimonianza della volitiva gente friulana e del lavoro di ricostruzione avvenuto dopo il terremoto del 1976. Nel caso particolare della cattedrale, oltre 9.500 pietre furono numerate e accuratamente riposte nella loro esatta posizione originaria. Ci sono voluti quasi vent’anni per completare il progetto di ricostruzione. Era un puzzle di proporzioni epiche!

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Fai particolare attenzione al bellissimo organo che fu restaurato nel 1996 ma era originale del maestro organaro Callido e risale al 1792.

La Cappella di San Michele davanti alla chiesa risale all’anno 1200 ed è oggi sede di un museo delle mummie. Una quarantina di mummie datate dal XIV al XIX secolo furono portate alla luce durante un progetto di costruzione della Cattedrale. La loro mummificazione naturale era dovuta ad uno specifico tipo di muffa che disidratava e preservava i corpi. Oggi ci sono un totale di cinque mummie in mostra.

Piazza Municipio: L’edificio del Palazzo Comunale risale al XIV e XV secolo e conserva i numerosi stemmi delle famiglie regnanti di Venzone.

Palazzo Orgnani Martina: Questo palazzo nobiliare del ‘700 è considerato il più bell’esempio dell’epoca a Venzone. All’interno troverai anche il museo del terremoto, Tiere Motus, che racconta la storia della distruzione del terremoto del 1976 e dello sforzo di ricostruzione.

Chiesa di San Giovanni Battista: Questa è una chiesa del XIV secolo che non è stata ricostruita dopo il terremoto.

Porta San Genesio: L’unica porta completamente ricostruita risalente al XIV secolo.

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La natura

Appena fuori le mura della città, puoi goderti numerosi sentieri attraverso il Parco Naturale delle Prealpi Giulie compresa l’antica Via Celtica. Collega una serie di chiese e conventi datati dal X al XVIII secolo con viste mozzafiato sulle montagne e sul fiume Tagliamento.

Eventi e cultura

Due dei più grandi eventi di Venzone sono una settimana di festa in onore di Santa Lucia (13 dicembre) e la Festa della zucca in ottobre. Questa è un’ottima occasione per assaggiare alcune delle ricette tradizionali di Venzone tra cui la trippa e il pane e i dolci a base di farina di miglio.

Quando visitare

Qualsiasi periodo dell’anno è il momento giusto per visitare Venzone, ma l’autunno e l’inverno sono particolarmente belli e ti mettono in una posizione strategica per praticare tutti i tipi di sport invernali sulle Alpi Carniche e Giulie. Leggi di più nel nostro articolo su Tarvisio.

Fuga romantica nella perla della Sicilia: Ortigia

Fare un weekend in Sicilia non solo è possibile, ma è più bello di quanto ci si può aspettare. Almeno per me, umbra doc, la Sicilia è stata una scoperta e la prima volta che l’ho visitata ne sono rimasta incantata, per questo ho deciso di tornarci per una fuga romantica in un soleggiato weekend di Settembre. Come meta ho scelto l’isola di Ortigia.

Siracusa è una città antichissima, patria di artisti e filosofi e la sua parte vecchia, Ortigia appunto, è un concentrato di bellezza e trasuda storia da ogni mattone.

Dai due ponti che la collegano a Siracusa, si arriva subito al Tempio di Apollo, il più importante monumento dell’isola e uno dei più antichi di tutta la Sicilia, le cui rovine, circondate da un giardino curatissimo, costituiscono l’ingresso della città e sono solo l’inizio del viaggio nel tempo che Ortigia è in grado di offrire ai suoi visitatori. Nella piazzetta antistante vengono spesso organizzati incontri e concerti e noi stessi abbiamo avuto la fortuna di poter ascoltare musica dal vivo la sera del nostro arrivo, mentre di fronte al Tempio c’è forse il bar migliore di Ortigia, dove è possibile godersi gli squisiti (e immensi) cannoli o fare la colazione tipica con brioche e granita, un toccasana per lo spirito e una gioia per il corpo nelle torride giornate estive.

Proseguendo verso il centro dell’isola si hanno due scelte: percorrere la via principale, grande e piena di negozi griffati, fino alla fontana di Diana, o inoltrarsi per la più caotica Via Cavour che, se percorsa tutta, si apre sulla famosa Piazza del Duomo. Personalmente consiglio quest’ultima, perché piena di negozietti, bancarelle, ma soprattutto di ristoranti e bar che permettono di respirare la vera atmosfera di Ortigia. Non c’è niente di più bello, infatti, che perdersi tra i vicoli e i ronchi e lasciarsi trasportare dai profumi delle prelibatezze siciliane che provengono da ogni angolo.

La piazza principale di Ortigia, Piazza del Duomo, è un bellissimo spanciamento lastricato che si apre improvviso in mezzo alla ragnatela di viuzze che la circondano. Non è difficile ritrovarsi a passeggiare lungo di essa sulle note di qualche melodia proposta da uno dei tanti artisti di strada, mentre si osserva la maestosità del Duomo, che è uno spettacolo architettonico tra i più belli d’Italia. Se la facciata è barocca, come tutta la Sicilia sud-orientale, al suo interno è ancora possibile vedere i resti dell’antico tempio greco sul quale è stato costruito.

Passare davanti a questa meraviglia ogni sera e rimanerne sempre incantata mi ha fatto capire che la bellezza, quella vera, è immortale. Da qui si attraversa quella che ho ribattezzato “via degli artisti” a causa delle tante bancarelle di prodotti artigianali presenti e si arriva alla terza bellezza storica: la Fonte Aretusa. Si tratta di un laghetto semicircolare formato da una sorgente di acqua dolce, una delle tante presenti a Siracusa, la cui particolarità, oltre alla sua vicinanza con il mare dal quale si trova solo a qualche metro di distanza, è la presenza di una folta vegetazione di papiri che, si dice, siano gli unici nati spontaneamente in Europa. Forse a causa della leggenda che aleggia in questo luogo, quella di Aretusa e Arfeo, o dell’improvviso esplodere dei papiri nel crocevia di strade, si rimane incantati nell’osservarla.

Ora si può scegliere di proseguire per il lungomare verso la punta estrema dell’isola e visitare il Castello Maniace, di epoca medievale, o tornare indietro e camminare lungo il nuovissimo porto, magari sotto il fitto viale alberato che lo costeggia. In quest’ultimo caso, ci si trova a passare in un piccolo parco sovrastato da giganteschi ficus che offrono un piacevole riparo dalla calura estiva. Il mio consiglio è quello di sedersi e ascoltare il fragore dei tanti uccelli che nelle limpide giornate di sole popolano le fronde di questi imponenti alberi, concedendosi una pausa dal mondo.

Come si intuisce, le bellezze di Ortigia sono a cielo aperto, basta semplicemente girovagare per la città e a ogni angolo si troveranno scorci e paesaggi unici; se poi si guarda, il mare ci si rende davvero conto dell’angolo di paradiso nel quale ci si trova. L’ingegno ortigiano è arrivato anche qui, poiché sebbene le coste siano rocciose e inaccessibili, tranne una piccola spiaggetta, sono stati costruiti dei solarium che permettono l’ingresso in acqua.

Un discorso a parte va fatto per il cibo: mangiare male a Ortigia è pressoché impossibile. Non si contano i locali nei quali si può gustare la vera cucina siciliana e apprezzarne l’eccelsa qualità.

Alla fine del nostro mini viaggio siamo ripartiti con la pancia e il cuore pieno, già consapevoli che il nostro era solo un arrivederci e non un addio!

Continua a scoprire Ortigia, attraverso gli affascinanti racconti di chi l’ha visitata!

Articolo e foto di: G. Sdei

La fuga perfetta: Murano, piccolo e incantevole

Se sei già stato a Venezia, magari più di una volta, allora potrebbe essere il momento di scoprire qualcosa di nuovo in laguna! Ti proponiamo il bellissimo isolotto di Murano. Famoso soprattutto per il suo vetro soffiato a mano, Murano è pieno di fascino ed è la fuga perfetta.

Il fascino di Murano

Murano ha una lunga storia ricca come quella di Venezia. Si guadagnò la reputazione di lavorazione artigianale del vetro quando la Serenissima Repubblica ordinò a tutti i vetrai di trasferire le loro botteghe nella isola di Murano nell’anno 1291. Si resero conto che mantenere le fornaci a Venezia rappresentava un pericolo di incendio troppo grande. Venezia è nota per la sua eccezionale lavorazione del vetro soffiato fin dai tempi dei romani.

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Le case colorate

A questo punto ti stai chiedendo cosa hanno a che fare le case dai colori vivaci con il vetro. La teoria più plausibile per spiegarlo deriva probabilmente dalle loro antiche tradizioni di pesca, non dalla produzione del vetro. Si ritiene che per distinguere la propria casa i pescatori le dipingevano di colori vibranti e subito riconoscibili, anche visibili nella fitta nebbia della laguna. Oggi, le sfumature di blu, rosa, giallo, arancione, viola e verde sono una parte importante del charme del borgo.

Cosa vedere a Murano

A parte i colori, la prima cosa che ti sembrerà interessante è che Murano è posizionata come una Venezia in miniatura, ha persino il suo Canal Grande. C’è un bel po’ da vedere qui per un’isola così piccola.

Chiesa di San Pietro Martire

Uno dei suoi punti salienti è sicuramente la Chiesa di San Pietro Martire dove troverai numerosi pezzi d’arte preziosi che furono qui nascosti per essere custoditi durante le incursioni di Napoleone. Qui hanno lasciato il segno grandi artisti veneziani come Giovanni Bellini, Bartolomeo Vivarini, Paolo Veronese, Jacopo e Domenico Tintoretto. La costruzione originale risale alla metà del 1300 ma un devastante incendio la rase completamente al suolo nel 1474. La chiesa come appare oggi è il risultato della sua ricostruzione nel 1511.

Basilica dei Santi Maria e Donato

La Basilica dei Santi Maria e Donato è un capolavoro veneto-bizantino di travolgenti proporzioni. Se pensi che l’esterno sia impressionante, aspetta di vedere i mosaici all’interno. Sia i pavimenti che l’abside centrale contengono pregevoli mosaici realizzati da maestri artisti veneziani formatisi in stile bizantino a partire dal XII secolo.

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Il Museo del vetro

Ora il motivo per cui la maggior parte delle persone visita Murano: il suo caratteristico vetro artigianale. Il Museo del vetro racconta la grande storia artigiana di Venezia dal XIII secolo ad oggi con centinaia di esemplari unici. Aperto tutti i giorni dalle 10 alle 18. Visitare il sito ufficiale del museo per ulteriori dettagli. 

La Cattedrale del vetro

Santa Chiara, la Cattedrale del vetro è una fornace e vetreria ubicata nell’ex Cattedrale di Santa Chiara. È uno degli edifici più antichi di Murano e ha visto personaggi del calibro di Casanova e molti dei Dogi di Venezia. Oggi puoi visitare questo magnifico spazio e assistere a una dimostrazione dal vivo della soffiatura del vetro. Santa Chiara ospita anche numerosi eventi privati ​​tra cui matrimoni e balli in maschera durante il periodo di Carnevale. Visitare il sito ufficiale per dettagli.

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Come arrivare

Murano è molto facile da raggiungere da Venezia con i mezzi pubblici di Venezia, ACTV. È possibile acquistare i biglietti in anticipo online sul sito ACTV

 

Visitare il borgo e il lago di Piediluco nell’Umbria

Al confine tra Umbria e Lazio si trova il borgo di Piediluco con il suo splendido lago. Questa affascinante zona dell’Umbria è fuori dai sentieri battuti e il turismo di massa e aspetta solo di essere esplorata. Fa parte di un viaggio incantevole: quando si visita il vicino Parco Fluviale del Nera e una delle cascate più famose d’Italia, la Cascata delle Marmore. Piediluco si trova lungo il percorso di pellegrinaggio che segue il cammino di San Francesco d’Assisi: la Via di San Francesco.

Il lago di Piediluco 

Piediluco è il secondo lago naturale più grande dell’Umbria, dopo il Trasimeno. Anche se si trova solo a circa 370 metri sopra il livello del mare, è spesso paragonato ai laghi alpini del nord Italia. Durante tutto l’anno, il colore di Piediluco cambia dallo smeraldo ad un blu trasparente riflettendo il paesaggio circostante.

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Le gite in battello sono disponibili tutto l’anno e, a seconda della stagione, si può anche prenotare un tour che da Piediluco vi porterà lungo il fiume Velino fino alla Cascata delle Marmore. Vela, windsurf, kayak e pesca sono tutti ampiamente praticati qui. È inoltre possibile noleggiare pedalò e ombrelloni su una delle tre spiaggette sabbiose: Miralago, Velino e Ara Marina. Sicuramente noterete la presenza dei rematori perché Piediluco è la sede del Centro Nazionale per la Preparazione Olimpica di Canottaggio.

Trekking

Se le temperature sono troppo fredde per stare in acqua, c’è la possibilità di esplorare l’incantevole area boscosa intorno al lago e i numerosi percorsi naturalistici. Dopo una breve escursione di un chilometro tra i lecci, si raggiunge un’altitudine di 600 metri dove potete ammirare la statua della Vergine Maria qui collocata nel 1903.

Il borgo di Piediluco

Traducendo letteralmente in “ai piedi del monte Luco”, il borgo di Piediluco è del tutto affascinante. Vale assolutamente la pena visitare questo piccolo borgo di poco più di 500 abitanti.

Uno dei punti salienti è la Chiesa gotica di San Francesco eretta in onore del santo all’inizio del XIII secolo. È un fatto storico che Francesco trascorse molto tempo in questa zona dell’Umbria. Infatti, il biografo di San Francesco, Thomas da Celano, lo cita che attraversa in numerose occasioni il lago di Piediluco e racconta due specifici resoconti di benedizioni sugli animali del lago. Dal 1999 la chiesa custodisce alcune reliquie del santo.

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La Rocca

Il castello, o la Rocca di Albornoz, è una massiccia fortezza risalente agli inizi del XIV secolo. È arroccato sulla sommità del monte Luco e circondato da quella che un tempo si credeva fosse un bosco sacro. Nonostante il suo attuale stato di abbandono, vale comunque la pena fare un giro in auto o a piedi per vederne l’esterno e godersi la vista panoramica sul lago.

Curiosità sul lago

Galileo Galilei navigò in questo lago nel 1624 dove condusse vari esperimenti nel campo della fisica. In un’altra epoca, nell’estate del 1961, Brigitte Bardot indossando il suo iconico bikini fu catturata mentre prendeva il sole e si rilassava sulle rive di Piediluco.

Continuare a leggere sulla città di Terni.

 

Vernante: il paese di Pinocchio

Al confine tra Italia e Francia, nel Parco delle Alpi Marittime, immerso tra alberi, torrenti e laghi, sorge Vernante, un piccolo comune in provincia di Cuneo, famoso in tutto il mondo come “il paese di Pinocchio”.
No, non sto parlando del “paese dei balocchi”, ma del luogo che ospita oltre 150 murales raffiguranti le avventure del celebre burattino.

Mussino: lo “zio di Pinocchio”

Attilio Mussino, conosciuto anche come “lo zio di Pinocchio”, illustrò la prima edizione dell’opera di Collodi. Egli si trasferì a Vernante in seguito alla perdita del figlio e della moglie, e qui restò fino alla fine. Nel 1954, Bruno Carlet e Meo Cavallera decisero di omaggiare l’opera di Mussino, riproponendo alcune delle sue illustrazioni sui muri delle abitazioni del centro storico.

I murales

Anno dopo anno, i murales si sono moltiplicati, superando i 150, creando così uno scenario suggestivo unico al mondo. Passeggiando tra le vie del centro, infatti, è possibile incontrare tutti i personaggi della fiaba di Collodi: Geppetto, il Gatto e la Volpe, il terribile Pescecane, la Fatina Turchina, Mangiafuoco e così via, e insieme si ripercorrono così le avventure di Pinocchio.

Il Museo Attilio Mussino

Ad Attilio Mussino è stato anche dedicato un intero museo, in cui sono esposte: la prima edizione illustrata di Pinocchio del 1911, il libro con le pagine animate del 1942 e 33 tavole illustrate dell’ultima edizione apparsa su Il Giornalino del 1952.

Il Castello

Se oltre alla passeggiata nel borgo, amate anche fare delle vere e proprie camminate, il mio consiglio è quello di visitare la Tourusela, il castello medievale di Vernante, eretto tra il 1275 e il 1280, facilmente raggiungibile attraverso una strada panoramica e dal quale si gode una meravigliosa vista del paese e delle montagne circostanti.
Inoltre, potreste decidere di passare qui qualche giorno per esplorare il Parco delle Alpi Marittime.

Insomma, se per voi la fiaba di Pinocchio racchiude una magia speciale, non potete di certo perdervi una gita in questo magnifico paesino.

Info utili:
Vernante è comodamente raggiungibile in auto. All’entrata del paese, sono disponibili ampi parcheggi e aree di sosta per i camper.
È possibile arrivare a Vernante anche tramite ferrovia internazionale Torino – Cuneo – Ventimiglia – Nizza.

 

Articolo di: E. Mencarelli

 

La Via Francigena in Italia: “il viaggio della vita”

Uno dei viaggi più conosciuti e spirituali al mondo è lungo la Via Francigena. Girando l’Italia, molto probabilmente avrai notato i cartelli marroni con il piccolo pellegrino disegnato che indicano la famosa via. Ma ti sei mai chiesto di cosa si tratta veramente e perché è diventata così popolare negli ultimi decenni?

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Cos’è la Via Francigena?

2.000 chilometri attraverso alcuni dei terreni più belli di tutta Europa, la Via Francigena è stata definita il “viaggio della vita”. La parola Francigena significa letteralmente “dalla Francia” perché era la strada che dalla Francia portava a Roma da dove i pellegrini avrebbero proseguito il loro viaggio lungo la Via Appia o Via Latina e poi la Via Traiana fino ai porti di Otranto, Bari e Brindisi e poi verso la Terra Santa. In realtà inizia nella città inglese di Canterbury, passando per la Francia, la Svizzera e l’Italia. Il percorso si differenzia dalle strade romane in quanto non collegava città ma bensì abbazie.

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Il percorso oggi è spesso imitato da Sigerico il Serio che fu arcivescovo di Canterbury dal 990 al 994 d.C. Fece il viaggio di 1.700 km in 79 tappe e documentò il tutto durante il viaggio di ritorno. I pellegrini possono ovviamente scegliere di completare l’intero percorso o alcune tappe a piedi, in bicicletta o anche a cavallo.

I pellegrini devono avere sempre con sé il “Passaporto del Pellegrino” o una credenziale che è un documento ufficiale che consente loro di accedere a numerosi sconti, inclusi i biglietti del treno lungo il percorso. Esiste anche un’app ufficiale che ogni viaggiatore dovrebbe scaricare  e che contiene mappe interattive e indica la disponibilità presso le strutture ricettive.

Il percorso in Italia

In Italia, la Via Francigena attraversa le regioni della Valle d’Aosta, Piemonte, Lombardia, Emilia-Romagna, Toscana e, infine, Lazio. Lungo il percorso, in alcune località, i pellegrini possono scegliere di soggiornare in spedali che sono strutture ricettive in stile ostello o, talvolta, in monasteri o hotel low cost. Dal 2009 l’Italia lavora costantemente per aumentare il numero di strutture disponibili lungo il percorso per attirare più pellegrini.

Dalla Svizzera, la Francigena scende in Valle d’Aosta attraverso il famoso Passo del San Bernardo. A causa della sua altitudine, questa parte del percorso è aperta solo da giugno a settembre. Questa fase include bellissimi borghi come Hone, Bard e Donnas.

La parte piemontese del percorso ha in realtà varie opzioni: un totale di 4, con una che si collega al famoso Camino di Santiago. La porzione della Lombardia comprende 120 km attraverso una splendida campagna e la città principale di Pavia. Attraversa l’Emilia-Romagna passando per Piacenza, Fidenza, per poi entrare in Toscana dal Passo della Cisa.

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La parte preferita di molti pellegrini è la tappa della Toscana poiché attraversa alcune delle campagne più spettacolari sulla terra da San Miniato vicino a Pisa attraverso la Val d’Orcia di Siena.

La tappa laziale del viaggio ti porta attraverso Viterbo e il Lago di Bolsena con la “città che muore” di Civita di Bagnoregio in lontananza.

Per finire

E infine, dove altro se non Piazza San Pietro a Roma dove dopo un lungo e faticoso viaggio, i pellegrini riceveranno il loro Testimonium.

Il Testimonium è il documento ufficiale che attesta che hai percorso almeno 100 km a piedi o 200 km in bicicletta. I pellegrini devono dimostrare i kilometri percorsi con i timbri ricevuti lungo la Via Francigena.

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Solo nel 2019 circa 50.000 pellegrini hanno percorso l’intera Via Francigena. La maggior parte dice che è un’esperienza che cambia la vita e, come disse Confucio, “un viaggio di mille miglia inizia con un solo passo”.

Il sito ufficiale della Via Francigena

Morciano di Leuca: Uno dei borghi più autentici d’Italia

In questo articolo, andremo il più a sud possibile fino al borgo di Morciano di Leuca. Siamo nel Salento, la parte della Puglia diventata molto conosciuta e amata dai turisti di tutto il mondo. Scopriamo di più su questo fantastico borgo.

Dove si trova Morciano di Leuca?

Tecnicamente Morciano di Leuca fa parte della provincia di Lecce ma è più vicino a Gallipoli sul versante ionico. La maggior parte delle persone finisce per visitare questa cittadina leggermente nell’entroterra durante le vacanze al mare a Torre Vado, Pescoluse o Santa Maria di Leuca.

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Un po’ di storia

Come quasi tutto nel Salento, le origini di Morciano risalgono al Paleolitico. Il primo insediamento databile della storia “recente” risale al IX secolo d.C. quando il vicino insediamento di Vereto fu distrutto da un’invasione araba e gli abitanti fuggirono e si stabilirono a Morciano di Leuca. Alcuni credono che il nome Morciano deriva probabilmente dalla parola merce poiché era probabilmente un importante porto e centro commerciale.

Sebbene si trovi a soli quattro chilometri nell’entroterra del Mar Ionio, Morciano si trova in realtà su un’area leggermente sopraelevata conosciuta come Serra Falitte a circa 130 metri sul livello del mare.

La Costa ionica e le sorgenti di acqua dolce

La zona è conosciuta per i suoi sorgenti, di acqua dolce che scorrono tra le rocce lungo un tratto di costa di Torre Vado. Prima degli anni ’80 e prima che la zona conoscesse il boom del turismo e dei visitatori “esterni”, i locali utilizzavano le piscine termali per un bagno rinfrescante dopo una lunga e faticosa giornata di lavoro nei campi o per lavare la biancheria preziosa.

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Un altro fenomeno interessante della zona è noto come le Vore di Barbarano del Capo, profondi abissi della terra che raggiungono una profondità di 35 metri e che sono legati a molte leggende e superstizioni tra i locali.

Il centro storico di Morciano di Leuca

Ci sono diversi edifici e chiese che vorrai visitare nel centro storico. Una è la cappella dedicata alla Vergine Maria di Costantinopoli che risale al XVI secolo. Una pietra monolitica unica nota come menhir è affrescata con l’immagine della Vergine e del bambino.

Un’altra è la Chiesa Madre di San Giovanni Elemosiniere. La chiesa fu eretta nel XVI secolo e progettata inizialmente in stile romanico con aggiunte successive di architettura barocca. San Giovanni l’Elemosiniere è anche il patrono di Morciano di Leuca e le sue reliquie sarebbero state un tempo conservate all’interno della chiesa.

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Frantoi ipogei  

Noterai anche una massiccia ruota in pietra nella piazza della chiesa che è una testimonianza dell’antica storia della produzione dell’olio della zona. I frantoi sotterranei sono presenti in molte zone del Salento e della Calabria. È possibile organizzare una visita tramite guide turistiche locali e associazioni pro loco.

Dimore antiche

Non puoi perdere le interessanti dimore storiche che sono disposte con cortili aperti. Questi spazi comuni erano i luoghi in cui i contadini si riunivano per lavare i panni nella cisterna e anche per lavorare il grano sui grossi blocchi di pietra. La sera, quando le temperature calavano, i paesani si riunivano per cantare e raccontare storie o continuare il loro lavoro in compagnia. Questa è un’usanza molto praticata anche oggi.

Castello Valentini

Il Castello Valentini è un’imponente fortezza che risale all’anno 1335. Fu costruito per Gualtieri VI e originariamente aveva quattro torri difensive. Il castello è ancora di proprietà privata della famiglia Valentini.

Di sicuro non penterai di aver visitato Morciano di Leuca, uno dei borghi più autentici d’Italia.

copyright ultima foto: Di Lupiae – Opera propria, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=9620157

 

Cefalù: uno dei borghi più affascinanti della Sicilia

Cefalù è un borgo intrigante sulla costa settentrionale della Sicilia. Sia le Madonie che il Mar Tirreno fanno da sfondo. Per l’amante del viaggio, il cosìdetto wanderlust prestato dall’inglese, Cefalù offre di tutto, dalla storia e cultura al cibo straordinario, e una splendida costa. Fa parte dell’esclusivo club dei “Borghi più belli d’Italia” e in questo articolo scoprirai il perché.

La storia di Cefalù in versione breve

“Cefalù”, anche il nome stesso ha il suo fascino. Furono gli antichi greci a chiamarlo per primi, Kephaloídion, poi i romani con Cephaloedium e Gafludi in arabo. Seguirono i Normanni, così come gli Svevi, gli Aragonesi e gli Spagnoli, e questo non è nemmeno un elenco completo dei suoi invasori. In effetti, la Sicilia è probabilmente il paese più conquistato al mondo, in particolare la città di Palermo. Non c’è da meravigliarsi che ancora oggi si facciano sentire le influenze delle diverse culture del suo passato nell’architettura, nel cibo e nelle tradizioni.

Ora che abbiamo fatto una breve lezione di storia (piuttosto necessaria se hai intenzione di apprezzare appieno Cefalù) possiamo tuffarci in ciò che devi assolutamente vedere e fare durante il tuo soggiorno.

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La Rocca

La sua prima caratteristica eccezionale è impossibile da perdere! La Rocca è una rupe calcarea che svetta a 270 metri sopra la città creando uno scenario drammatico. Consigliamo vivamente di salire fino alla cima, un percorso che richiede circa due ore. Lungo il percorso, si passa accanto a ciò che resta del Tempio di Diana (IX secolo aC) e al Castello normanno di Cefalù del XII secolo (stimato).

Chi fa visita a Cefalù concorda che la vista dall’alto da Palermo a Capo d’Orlando è uno dei momenti salienti del viaggio. Il percorso inizia nel centro da Corso Ruggero poi proseguendo fino alla Salita dei Saraceni dove si trova la biglietteria del Castello.

La Cattedrale

Il Duomo è stato dichiarato Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO nel 2015 ed è in assoluto il monumento più simbolico di Cefalù. Fu commissionato dal primo re di Sicilia, Ruggero II, nell’anno 1131 e fu consecrato nel 1267. Le due torri prominenti sono la sua caratteristica distintiva così tipica dell’architettura romanico-normanna. Il suo interno è ancora più sbalorditivo con la caratteristica culminante dell’abside centrale e la raffigurazione del Cristo Pantocratore in preziosi mosaici bizantini risalenti alla metà del XII secolo. Visitare il sito ufficiale della Cattedrale per info su biglietti e tour guidati.

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Il museo Mandralisca 

Intitolato a Enrico Pirajno di Mandralisca, barone vissuto a Cefalù a metà del XIX secolo, il Museo Mandralisca è una tappa obbligata per tutti gli intenditori d’arte. La maggior parte dei contenuti del museo proviene dalla collezione personale del Barone, compresi i reperti archeologici del periodo della Magna Grecia di Cefalù da lui personalmente scavati (leggi sul vicino Parco Archeologico di Himera). Una vasta collezione di arte, monete, esemplari di zoologia e quella che oggi è la biblioteca pubblica sono tutti inclusi nella tua visita. Aperto tutti i giorni dell’anno.

Piazza Marina

Piazza Marina si trova tra il centro storico e il mare azzurro intenso. Da qui sono ancora visibili le antiche mura cittadine (V sec.). Puoi seguire l’antica cinta muraria lungo il perimetro del paese per una passeggiata mozzafiato lungo il mare. Qui si trovano anche una piccola spiaggia sabbiosa affollata di bagnanti e il molo di Cefalù.

Le mura cittadine “megalitiche”

Definiti “megalitici” per le loro proporzioni, i muri in pietra di Cefalù sono spessi tre metri e alti cinque metri. Fino al XVI secolo fungevano da protezione dagli invasori e dai forti venti. In origine vi erano quattro porte che consentivano l’accesso alla città, ma ad oggi l’unica in piedi è la già citata Porta Marina. Potresti riconoscere Porta Marina dal capolavoro cinematografico del 1988, Nuovo Cinema Paradiso, che ha vinto sia un Golden Globe che un Oscar per il miglior film straniero nel 1990.

Palazzo Osterio Magno

Il Palazzo Osterio Magno è stato riaperto nell’aprile del 2022 dopo essere stato chiuso al pubblico per oltre 20 anni. Il palazzo fu l’antica residenza del re normanno Ruggero II e della storica famiglia dei Ventimiglia. È uno scorcio raro della vasta storia di Cefalù in un unico edificio. Osterio Magno è oggi gestito dalla Diocesi di Cefalù ed è inserito in alcune delle visite guidate insieme al Duomo. Visita il sito ufficiale della Cattedrale per i dettagli completi.

Le spiagge di Cefalù

È un po’ ovvio sottolineare che Cefalù ha delle spiagge meravigliose perché, in fondo, stiamo parlando della Sicilia! Già i lidi che si affacciano al centro storico riescono a soddisfare anche il bagnante più esigente. La Spiaggia del Porto Vecchio e la Spiaggia di Cefalù offrono arenili e tanti lidi tra cui scegliere oppure spiaggia libera.

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Se hai i mezzi per scoprire altri luoghi fantastici, ti suggeriamo di arrivare almeno fino a Sant’Ambrogio (a est) con la sua sabbia di ciottoli e pochi turisti e verso ovest, a Settefrati e Salinella. Quest’ultima è un ottimo posto per cimentarsi nel windsurf.

Cosa assaggiare

Quando si parla della Sicilia ci sono davvero due garanzie: la prima, il suddetto mare turchese, e la seconda il mangiare. Si potrebbero scrivere interi articoli su ogni singolo piatto dell’isola e sulla loro diversità. Nell’interesse del tempo, restringiamo a pochi piatti che devi assolutamente provare mentre sei a Cefalù.

Lo Sfincione è un incrocio tra focaccia e pizza ed è una specialità della provincia di Palermo, Cefalù compresa. È anche un “cibo di strada” e molto facile da trovare. La ricetta classica è condita con pomodoro, acciughe, cipolle, origano e caciocavallo. Divino!

Anche i frutti di mare e il pescato fresco del giorno dovrebbero essere nel tuo menu ogni giorno che passi qui. Alcuni piatti includono cozze gratinate e involtini di pesce spada.

Per i golosi, è davvero difficile sbagliare. Uns brioche o un cannolo con la crema di ricotta, o pasta di mandorle, servita con una granita; un gelato pomeridiano in un classico gusto siciliano, diventeranno un’abitudine quotidiana!

Pensieri finali

Il periodo migliore dell’anno per godersi tutto ciò che Cefalù ha da offrire è, beh, in qualsiasi momento! In tutta serietà, anche se è verissimo che la Sicilia gode di inverni molto miti probabilmente non sarà il periodo migliore per fare un bagno. La soluzione ottimale per risparmiare ed evitare la folla sono i mesi di aprile e maggio e da metà settembre ai primi di novembre. Però, cerca di venire prima che esca il nuovo film di Harrison Ford, Indiana Jones 5. Almeno potrai dire, “Ehi! Ci sono stato!” durante le scene girate a Cefalù.