Idee per il Weekend: i consigli di dooid

 

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Il fine settimana si avvicina e tu non sai ancora che cosa fare in questi giorni? Ecco per te una lista completa degli eventi in programma in tra venerdì, sabato e domenica in Italia! Ecco i consigli di dooid e tante idee per il weekend! 

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Festival delle Tradizioni Popolari. Anche a Petralia, il Folk come stile di vita!

È proprio così, il Folk non è solamente tradizione ma è uno stile di vita! È come una droga, se entri nel tunnel non riesci più ad uscirne. Non ci provi nemmeno a smettere e se, per una qualche ragione, sei costretto ad allontanartene ne senti la mancanza. Dopo un po’ ti abitui anche a farne a meno ma, non appena in lontananza, da chissà dove, senti il suono acuto e inconfondibile di un organetto che allegramente intona uno scottish oppure ancora il suono più melodioso e suadente di una mazurka francese accompagnato da una chitarra classica che rende il tutto più armonico e coinvolgente, già ti rendi conto che i tuoi piedi non rispondono più al tuo corpo ma alla musica. 

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Petralia Sottana, vista dal Convento dei padri riformati

Il Festival delle Tradizioni Popolari – Ballo Pantomima della Cordella a Petralia Sottana ne è un esempio. Si tratta del XXXV Raduno Mediterraneo del Folklore Internazionale che si tiene ogni anno nel periodo di Agosto in questa splendida località posta all’interno del Parco delle Madonie. Durante la tipica festa del ballo della Cordella si rievocano le antiche tradizioni contadine celebrate come auspicio per un fecondo raccolto e vita matrimoniale agli sposi. La festa si sviluppa in quattro intense giornate che racchiudono eventi e laboratori dalla mattina fino a tarda sera. 
Nella mattina e nel primo pomeriggio si concentrano incontri e workshop, mentre la sera è dedicata ai concerti.
Si passa dalla tradizione popolare siciliana con concerto dei friscalettari e il divertente ballo della contradanza, alla tradizione popolare campana, nello specifico dell’area Sommese, con laboratori di tamburo a cornice e di ballo sul tamburo che rientra nel genere della meglio conosciuta tammurriata, fino ad arrivare alle tradizioni popolari francesi, anche qui con workshop di danze e laboratori di canto e ballo per bambini.

Folklore-petralia-sottana-eventiL’ultimo giorno è quello dove si svolge la festa vera e propria che consiste nella rievocazione del matrimonio tradizionale siciliano, con la cerimonia in chiesa, il corteo nuziale che dal paese sfila fino alla pineta che sormonta tutta Petralia Sottana, per concludersi con la festa con il tipico ballo della Cordella in un tripudio di nastri colorati  intrecciati da dodici coppie di ballerini al ritmo dell’allegro suono dei tamburini.
Durante queste giornate la città cambia aspetto, si anima, trovi persone di tutte le età che riempiono le strade, vedi le facce dei bambini soddisfatti e fieri del vestito tradizionale che indossano, ragazzi che con orgoglio ed entusiasmo partecipano da protagonisti agli eventi del proprio paese. Ci sono sfilate di gruppi folkloristici locali e ospiti internazionali, cucine dal mondo, presentazione di libri ed in fine i concerti. Ma non è la fine! Non basta mai. Si prende una cassa, si collega ad un telefono, si trova una piazza libera, qualche ballerino e si riparte. Forse si inizia in pochi, 6, 8 persone, ma man mano che la musica va avanti, qualche passante si ferma a guardare, sorride nel vedere la dolcezza di una mazurka, si diverte ad osservare l’energia e l’entusiasmo zompettante di una polska o una burrée, si lascia travolgere dalla vivacità e spensieratezza di uno scottish ed è lì che inizia il climax inesorabilmente crescente del ballo popolare.

petralia-folk-festival-2018Ti cattura e ti travolge nel suo vortice.
È uno scambio indispensabile di energie! Ne perdi tante, ti rendi conto di essere stanchissima ma, quelle energie che perdi nel corpo ti vengono tutte restituite nello spirito dal tuo compagno di ballo, dalla gente che ti balla attorno, dalla musica, dalla giovialità del momento, dalla voglia di ballare fino allo sfinimento, di fare amicizia e di volare..vedrai che il corpo non sentirà più la stanchezza.

I nuovi arrivati possono inizialmente essere scettici, imbarazzati perché non conoscono i passi o le persone con cui si balla, è normale, è sempre così, per questo il circolo circassiano allenta la tensione, scioglie il corpo, ti confonde, ti diverte. Sei inesorabilmente coinvolto. Quando la musica parte i ballerini corrono freneticamente in cerca del partner con cui iniziare la danza. Manca un uomo (le donne sono sempre più degli uomini). Cerca tra la folla che guarda un volontario. Non lo trovi. Ne trascini uno contro la sua volontà. Oppone resistenza. Lo rassicuri frettolosamente che i passi sono facili e che li imparerà nel giro di pochi giri, ad ogni cambio partner. Si inizia, è teso ed imbarazzato, tentenna, i passi sono incerti, sbaglia, capisce, si riprende, sorride perché ha capito il passo, lo ripete, ne sbaglia un altro, impreca ma ci riprova, ci riesce, si entusiasma, si diverte, si appassiona. A fine ballo, quando lo ritrovi, scopri un’altra persona, sudata, stanca ma sorridente con la voglia di farne un altro e di imparare nuovi passi

Non c’è età. Tutti ballano con tutti. È pura magia.

Leggi gli altri articoli sulla zona di PalermoHimeraPorticello

foto copyright: www.radunodelfolklorepetralia.it

MANIFESTAZIONE ARTIGIANATO VIVO A CISON DI VALMARINO

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Cison di Valmarino

Dal 5 al 15 agosto  a Cison di Valmarino in provincia di Treviso, tra Follina e Vittorio Veneto, si tiene una manifestazione di artigianato – ARTIGIANATO VIVO – che dalla sua nascita nel 1980 attrae migliaia di turisti non solo veneti e italiani ma anche stranieri. Si parla di un’affluenza di 400.000 persone nella scorsa edizione.

Il paese di Cison – inserito da 3 anni nel club dei BORGHI PIU’ BELLI D’ITALIA – diventa per 11 giorni un centro d’eccellenza dell’artigianato.                                                           

200 espositori  con i loro stand occupano i vicoli, i giardini, i portici e le piazze, presentano i loro prodotti, fatti rigorosamente a mano secondo la tradizione italiana e mantengono viva l’arte del “saper fare” con le mani, che in quest’epoca di trasformazione tecnologica si va via via perdendo.

In concomitanza con la manifestazione, la Proloco organizza una serie di eventi collaterali quali concerti, spettacoli di animazione, mostre e incontri letterari.

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Castello Brandolini

PARLIAMO DI CISON DI VALMARINO

Come dicevo, l’affluenza turistica è altissima anche perché tutto il territorio merita una vacanza di almeno qualche giorno e la Manifestazione Artigianato Vivo diventa un ‘occasione per esplorare questa zona bellissima.  

Cison di Valmarino si trova nella Valmareno, una vallata dominata dalle fortificazioni del Castello Brandolini, – XII secolo – diventato da anni un hotel di lusso.

I Conti Brandolini, da uomini d’armi che erano in epoca feudale, diventarono successivamente signorotti dediti all’ economia, lasciando un’impronta indelebile in tutto il  borgo.

Il cuore del centro storico è Piazza Roma, dominata da Palazzo Marcello – antica villa veneta dei dogi veneziani Marcello, famosi vincitori della battaglia di Lepanto – e dalla Loggia.

Noterete, camminando per Cison che, quasi tutte le case d’epoca, hanno le imposte rosse o marron: un rosso che qui si chiama “Rosso Brandolini”.

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Antiche Cantine Brandolini

Un altro esempio di restauro di edifici feudali, è costituito dalle “Antiche Cantine Brandolini”. Il fabbricato appare già, nelle sue linee fondamentali, nelle carte del XV secolo. E’ sempre stato un luogo particolarmente importante per la vita del paese: eretto dalla famiglia Brandolini venne destinato inizialmente a scuderia e poi riadattato alla produzione vinicola e alla conservazione dei prodotti agricoli. Ciò dimostra che lo sviluppo della viticoltura nell’area collinare–pedemontana avvenne in epoca lontana grazie alla forte domanda proveniente da Venezia e da tutto il territorio veneto.

Già nel 1440 la Valmareno si specializzò nella coltivazione della vite…e ancora oggi tutta l’economia della zona è basata sulla produzione di vino, in special modo il Prosecco. 

Nemmeno a dirlo, questa è una zona in cui le degustazioni enogastronomiche sono tra gli interessi preferiti dei turisti. Tra le specialità: lo spiedo

Cison-artigianato-vivo-2018Rolle di Cison di Valmarino

Non si  può andare a visitare Cison di Valmarino, senza passare anche per Rolle, piccolissimo centro circondato dai vigneti di Prosecco. lI poeta Andrea Zanzotto l’ha definito “una cartolina inviata dagli dei”. Il periodo più affascinante per fare un’escursione a Rolle è senz’altro l’autunno quando le colline si infiammano di rosso.

Ma dell’escursione nelle terre del prosecco e di un altro itinerario da non perdere vi parlerò in un successivo articolo.

Copyright foto Borgo più bello d’Italia + Antiche Case Brandolini + Rolle: Carla La Rocca

Copyright foto Palazzo Marcello: villevenetecastelli.com 

Copyright foto Castelbrando dall’alto: hotelcastelbrando.com

Acireale: il Carnevale più Bello di Sicilia

Come forse tutti i carnevali italiani, anche quello di Acireale (Catania), in Sicilia, deriva dagli antichi Giochi Saturnali dei Romani ma non si sa esattamente quando sia stato istituito. Vediamo i motivi per cui il Carnevale di Acireale è conosciuto come “il più bel Carnevale di Sicilia”.

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@catania.liveuniversity.it

La sua storia

I primi documenti scritti della sua esistenza sono comunque molto antichi, con data 1594. Un tempo ci si vestiva in maschera e si scendeva in strada facendo la classica battaglia delle arance, ma a causa dei troppi feriti l’usanza fu bandita a metà del XVII secolo. Dopo il devastante terremoto del 1693, il carnevale fu sospeso per moltissimo tempo e riprese solo 40 anni più tardi.

Ma fu nel XIX secolo che prese l’identità particolare che lo caratterizza oggigiorno: i carri di cartapesta, lavorazione artigianale che ad Acireale è antica di secoli, divennero l’attrattiva principale nel 1880 e dal 1930 vennero introdotte anche le “macchine infiorate” ovvero carrozze (e anche automobili) decorate con composizioni floreali.

Il terzo Carnevale d’Italia

Nel corso degli anni seguenti, il Carnevale di Acireale è cresciuto e si è abbellito talmente da attirare sempre più folle di visitatori non solo dalla Sicilia (per cui fu denominato “Il Più Bel Carnevale di Sicilia”) ma anche dall’Italia e dall’Europa. Tra la fine degli anni Settanta e gli anni Novanta del secolo scorso era, per importanza, il terzo carnevale italiano dopo Venezia e Viareggio. Col tempo ha perso questo privilegio, a causa del fiorire di molti altri carnevali (ad esempio Ivrea, Cento, Putignano e, in Sicilia, quelli di Sciacca e di Misterbianco). 

Negli anni Duemila il carnevale acese si è arricchito di tecnologia: illuminazioni al LED, movimenti computerizzati delle maschere allegoriche, affinazione della lavorazione della cartapesta con metodi modernissimi hanno reso i carri davvero spettacolari. E le stesse “macchine infiorate” sono diventate enormi carri infiorati, ciascuno formato da oltre 13.000 fiori veri (gerani, principalmente) anche questi con notevoli movimenti computerizzati.

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@facebook.com/CarnevalediAcireale/

Il Carnevale di Acireale oggi

I carri vengono preparati durante tutto l’anno da associazioni culturali specializzate, quasi tutte a gestione familiare presso il centro apposito chiamato Cittadella del Carnevale

L’edizione del 2023 si svolgerà dal 4 al 21 febbraio. Oltre i famosi carri allegorici e grotteschi in concorso, ci saranno i carri in miniature e le maschere isolate, tanti concerti, bancarelle di carnevale.

Dal 2019, c’è la possibilità di visitare il Museo del Carnevale di Acireale, dove incontrare la storia della manifestazione dietro una splendida vetrina che include la lavorazione, metalliche e in gesso, i carri in miniatura, bozzetti, e tanti pezzi storici.
Il museo è situato all’interno del Palazzo del Turismo, via Ruggero Settimo 5 e dal 4 al 21 febbraio, sarà aperto tutti i sabato e domeniche dalle 9 fino alle 21 con orario continuato. 

Per tutto il programma e info biglietti si consiglia sempre di consultare il sito ufficiale.

Carnevale di Larino: uno dei 27 carnevali storici in Italia

Un’altro magnifico evento in occasione del Carnevale! Oggi ci trasferiamo in Molise nella provincia di Campobasso, per scoprire i festeggiamenti e le tradizioni legati al Carnevale di Larino

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Carnevale di Larino

Riconosciuto come uno dei 27 Carnevali Storici d’Italia dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali, il Carnevale di Larino ritorna alla grande nella sua 48° edizione. Il 18-19 e 25-26 febbraio Larino festeggerà con la bellissima sfilata di carri allegorici realizzati da molti professionisti che da anni costruiscono, con la cartapesta, personaggi famosi nella regione e a livello nazionale. Per la loro altezza, arrivano a toccare i 6 m, vengono chiamati i “giganti di cartapesta”. Ad accompagnare i carri allegorici, ballerini vestiti con colori sgargianti e molti bambini in maschera.

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I carri allegorici del Carnevale di Larino

La manifestazione è frutto dell’impegno di tanti giovani larinesi che, insieme all’associazione Larinella, curano i preparativi molti mesi prima dell’evento ed utilizzano due tecniche per realizzare i personaggi. La prima tecnica vede l’utilizzo di strutture in ferro, sulle quali i ragazzi modellano le forme con rete metallica che poi viene rivestita da fogli di giornale, quotidiani, per realizzare le bombature che danno vita ai personaggi. Queste verranno a loro volta rivestite con strati di giornali e colla; subito dopo si passa all’applicazione dell’ultimo strato, chiamato carta marrone, sul quale verrà passato uno strato di vernice bianca che farà da base per la pittura.

Il secondo metodo, invece, prevede la realizzazione di alcune parti dei carri con gli stampi. Viene realizzata prima l’opera in argilla dalla quale si ricaverà lo stampo che serve per creare copie in cartapesta sempre con la sovrapposizione di giornali e colla.

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Altre info

Saranno delle giornate all’insegna del divertimento. Grandi e piccini potranno ammirare la bravura di giocolieri e ballerini, oltre che degustare le chiacchiere, dolce tipico di Carnevale. I vincitori dell’edizione saranno quelli con il carro più meritevole e la coreografia che piacerà di più.

La festa inizierà sabato 18 febbraio con l’inaugurazione e la sfilata dei carri alle 17 per le vie del centro. Ci si potrà iscrivere, inoltre, al concorso in maschera rivolto alle persone singole o ai gruppi. 

Per tutte le informazioni, segui la pagina facebook ufficiale.

Come arrivare

In auto: percorrere la A14 in direzione Pescara fino all’uscita Termoli, poi proseguire in direzione Campobasso/Larino, imboccare la SS87 seguendo la destinazione.

In autobus: autolinee SATI (Campobasso/Termoli e poi prendere da Termoli per Larino). Per gli orari, consultare il sito ufficiale

copyright foto:  www.facebook.com/carnevaledilarino/

Un viaggio carico di storia alla scoperta di luoghi abbandonati nell’affascinante mare a quadretti del Vercellese

Ed eccoci qua per un secondo appuntamento, dopo la nostra prima tappa alla Villa del Barone a Strevi e avervi solleticato una certa curiosità per questo hobby chiamato “urbex” a molti di Voi sconosciuto, ho pensato di rendervi miei compagni per un nuovo comodo viaggio virtuale.
Con l’esplorazione urbana di luoghi abbandonati ho modo di vedere tanta bellezza nella loro imperfezione e spesso esprimono una propria sensualità femminile.

…edifici nei quali la natura è tornata ad esserne la proprietaria…

Per quanto mi riguarda fu amore a prima vista, un colpo di fulmine. Non ne ho avuti tanti, una passione che cresce di volta in volta, un’esperienza dopo l’altra. Scoprii una parte della mia personalità romantica e passionale, che mi era oscura. Mi capita di spingermi in posti dove purtroppo restano solo polvere e macerie, edifici nei quali la natura è tornata ad esserne la proprietaria e di cui non ho neppure la certezza che il pavimento improvvisamente non mi ceda sotto i piedi o che il soffitto si sbricioli sulla mia testa… ecco perchè vi invito a non improvvisarvi come nuovi pionieri di questa pratica.

Le regole non scritte degli urbexer

L’Urbex ha i suoi aspetti positivi e negativi, vi ho già accennato i rischi a cui si può andare incontro, per la propria sicurezza fisica ed eventuali noie legali, in realtà c’è anche dell’altro.
Tra gli urbexer esiste una sorta di “regole non scritte”, nel rispetto di questi luoghi, per proteggerli e preservarli da atti di sciacallaggio, come lasciare tutto come si è trovato durante il proprio passaggio senza alterare, spostare o arrivare a distruggere, non portare via nulla, per permettere agli altri (chi arriverà dopo) di fotografare lo stesso scenario.
Accade purtroppo che ci siano persone che si sentano titolate ad andare oltre i limiti, che pur di assicurarsi “l’esclusiva” guastano la scena dopo lo scatto, per renderlo unico.
Ho esplorato molti posti, percorrendo chilometri per strade ed autostrade, da una parte all’altra dell’Italia, passando da Toscana, Emilia, Marche, Veneto, Lombardia e Piemonte, riscontrando purtroppo scene devastate e spogliate di molti oggetti, quasi come “souvenir” a ricordo di un viaggio… ci tengo a precisare, questo non è Urbex, questi non sono Urbexer!

Tre luoghi nel Vercellese

Bene, siamo pronti!
Oggi rimaniamo in Piemonte, faremo più di una tappa, vi accompagno nello spettacolare mare a quadretti. Persi tra le risaie in una delle sette grange del territorio di Trino Vercellese, vicina alla ex Centrale termoelettrica Galileo Ferraris (non più attiva).

L’ex residenza di Camillo Benso di Cavour

Ci troviamo nel borgo di Leri, nella residenza estiva del politico e personaggio storico più importante di Italia, Camillo Benso, Conte di Cavour. urban exploration-leri-piemonteQui transitarono molti personaggi illustri, Napoleone Bonaparte, Re Vittorio Emanuele, Giuseppe Verdi, Massimo d’Azeglio, Costantino Nigra, Sir James Hudson. Purtroppo l’edificio si presenta oggi in uno stato di avanzato degrado, violato e saccheggiato, anche la piccola chiesa del borgo non è stata risparmiata, pile di libri sono stati dati alle fiamme vicino all’altare. Ho avuto la fortuna di accedervi autorizzata dal Presidente Roberto Amadè e Vice Presidente Marianna Fusilli dell’Associazione L.e.r.i. Cavour, volontari che stanno cercando in ogni modo e col massimo impegno di tutelarla e proteggerla dai vandali. Si parla di dargli un futuro, come contenitore museale, per ospitare storie del vercellese e mostre itineranti, utilizzando il multimediale, l’interattivo, proiezioni e ologrammi per i più piccoli. Ma anche come punto di riferimento nel vercellese per incentivare il turismo con servizi di ricezione, ristorazione e centro benessere. Presto partiranno i primi lavori di riqualificazione, legati all’installazione di pannelli fotovoltaici nelle immediate adiacenze. Accompagnata all’interno della proprietà, una stanza dopo l’altra, come in una sorta di viaggio nel passato carico di storia.

Il Santuario della Madonna delle Vigne

Ma lasciamo Leri. A circa 10 km di distanza dal borgo, mi spingo ad arrivare fino all’antico Santuario della Madonna delle Vigne, luogo legato alla storia dello Spartito del Diavolo (leggenda di un brano magico che se fosse suonato al contrario, da destra a sinistra e dal basso verso l’alto, libererebbe un demone imprigionato in una cripta della vicina abbazia del principato di Lucedio). Negli anni fu luogo in cui venivano celebrate messe nere, costruito nel XVII secolo, esempio di barocco piemontese, a pianta ottagonale orizzontale a simboleggiare l’infinito. urbex-santuario madonna delle vigne-piemonteRimasto attivo fino a circa il 1920, cadde poi nell’oblio fino a circa gli anni 2000. Nonostante il degrado più assoluto, vandalizzato, ormai senza più un pavimento (magari qualcuno in cerca di chissà cosa di occulto) gli interni non più arredati, ancora conserva pregevoli affreschi e stucchi. Lo spartito magico, dipinto in un affresco raffigurante un organo a canne, si trova sopra la porta di ingresso.
Un luogo completamente abbandonato nel silenzio ed in pessime condizioni, ora solo meta di vandali e qualche esploratore (che ne fotografa quanto resta).

Il Castello di Vettignè

Risaliamo in macchina e cambiamo del tutto scenario. Immerso tra le risaie della Bassa Vercellese, arriviamo all’antico borgo disabitato di Vettignè. All’interno delle mura sorge oramai disastrato il Castello dalla Torre cilindrica risalente al XIV secolo, che domina tutto il paesaggio circostante. Oramai l’intera area è in condizioni strutturali pericolanti, abbandonato da oltre 50 anni con l’inizio dello sviluppo industriale e la “fuga” per le città. Polvere, rovine, un’area immensa, poche stanze si sono salvate e si riescono a visitare, colorate e affrescate da ornamenti floreali, gigli, immagini sbiaditi dal tempo e mattoni a vista, cornici di camini sgretolati nel tempo, scenari che possono ancora servire come suggestivi set fotografici, nei quali riusciamo a dare sfogo alla nostra più fervida immaginazione. Per motivi di sicurezza non è più accessibile l’ascesa in cima alla torre, frammenti di intonaco caduti dai muri, che imbiancano e rendono oramai irriconoscibili i gradini consumati dal tempo.

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Solo la porzione della vecchia locanda si è salvata, oggi infatti è attivo un grazioso Bed and Breakfast “il Passatempo di Enrica”, con 3 camere e 8 posti letto, in un’atmosfera di altri tempi, immersi nella quiete, con arredi tradizionali, inseriti in camere che furono quelle della antica osteria e locanda del castello. La gentilissima host Enrica mi ha concesso la possibilità di accedervi, scattare all’interno foto e raccogliere informazioni sulla storia di questo luogo. Mi ha parlato di ambiziosi progetti per Vettignè, un imponente piano di riqualificazione, in attesa di approvazione, che lega circa 42 Comuni limitrofi dislocati tra le province di Biella e Vercelli, con rilevanti risorse richieste da impiegare.

Bene la nostra giornata di esplorazione è volta al termine, ma non mi dispiacerebbe ritrovarvi per accompagnarvi in nuove avventure, un ritorno al passato, come se riuscissimo a spostare indietro nel tempo le lancette di un antico orologio. A presto!

Articolo e foto di Pamela Nanetti

Vi invito a curiosare nel mio profilo instagram @fighter_urbex o portfolio fotografico, ecco il link fighter urbex portfolio.

Il Carnevale di Viareggio 2023: Celebrando i suoi 150 anni

Celebrare 150 anni di edizioni non è da tutti e non è da poco! Il Carnevale di Viareggio con la sua edizione del 2023, appunto, festeggia ben 150 edizioni di uno dei Carnevali più famosi del mondo. Le date quest’anno sono dal 4 al 25 febbraio

I grandi corsi mascherati si svolgeranno nelle seguenti date: il 4, 12, 16, 19, 21 e 25 febbraio.

Ogni anno i carri allegorici continuano a stupirci sempre di più. Come sempre le categorie sono: prima e seconda categoria, mascherata di gruppo, maschere isolate.

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Il tema di questa edizione è “Sogni, speranze, desideri di un mondo migliore” per ovvi motivi con carri che riflettono la situazione attuale del mondo e il desiderio di pace. Allo stesso tempo tanti hanno scelto di omaggiare i 150 anni di Carnevale di Viareggio con riflessioni di un mondo raccontato in cartapesta. 

Il Carnevale di Viareggio apre ufficialmente alle 15 il 4 febbraio con la cerimonia tradizionale inaugurale seguita dal primo corso mascherato alle 16 e con uno spettacolo pirotecnico a finire.

Invece i corsi di chiusura si svolgono il 25 febbraio alle 17 e il tradizionale spettacolo notturno pirotecnico per concludere in gran stile! 

Per tutti i dettagli e per acquistare i biglietti, visita il sito ufficiale del Carnevale di Viareggio!

L’agriturismo il Terrazzo sul Sinni in provincia di Matera

Se deciso di regalarti una vacanza unica per esplorare i territori meno conosciuti… che ne dici della Basilicata? Ormai tutti hanno sentito parlare dell’affascinante città di Matera, la cosiddetta “città dei sassi”. In realtà, l’intera regione offre di tutto: dalla storia antica alle splendide spiagge ai borghi montani rimasti come secoli fa. Se stai cercando la location perfetta per la tua avventura, l’agriturismo “Terrazzo sul Sinni” a Rotondella, a solo un’ora da Matera, fa per te.

Il Terrazzo sul Sinni in piena campagna

Questo agriturismo si trova in aperta campagna appena fuori dall’incantevole borgo di Rotondella. In questo contesto, gli ospiti avranno la possibilità di vivere l’autentica vita rurale lucana. L’azienda stessa raccoglie frutta biologica tra cui albicocche, kiwi, prugne, agrumi, olive, ciliegie e cereali vari. Ci sono anche animali da fattoria e sentieri all’interno della proprietà che possono essere esplorati a piedi o in bicicletta (noleggio bici disponibile in loco). Durante tutto l’anno, i proprietari organizzano anche diversi laboratori ed esperienze: dalla produzione di marmellate fatte in casa, raccolte direttamente in azienda, alla conoscenza di vari tipi di grano.

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C’è anche un parco giochi per i bambini e percorsi pensati appositamente per loro. E per le calde giornate estive, c’è una piscina accessibile a tutti gli ospiti.

Gli appartamenti

Il Terrazzo sul Sinni offre cinque appartamenti, tutti con angolo cottura completamente attrezzato e con una varietà di servizi standard tra cui aria condizionata e riscaldamento. Sono completamente arredati e possono ospitare una coppia o una famiglia numerosa, a seconda delle esigenze.

Il ristorante

La colazione è inclusa nel soggiorno e gli ospiti hanno anche la possibilità di pranzare e/o cenare presso il ristorante in loco. Questa è una meravigliosa opportunità per gustare piatti classici e regionali realizzati con ingredienti di provenienza locale e di alta qualità (molti dei quali provengono dalla stessa azienda agricola “Terrazzo sul Sinni”).

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Nei dintorni

Come già accennato, il grazioso borgo collinare di Rotondella è a pochi chilometri di distanza, perfetto per trascorrere un piacevole pomeriggio passeggiando per le sue stradine e godendo di viste spettacolari che si estendono fino al Mar Ionio e al Golfo di Taranto. Non per niente si chiama il “Balcone sullo Ionio”!

A proposito di mare, da “Terrazzo sul Sinni” sarai a circa 20 minuti da alcune delle spiagge più belle del sud Italia. Policoro sul Golfo di Taranto è famosa per la sua popolazione di tartarughe marine grazie agli sforzi del WWF e della riserva naturale. Nova Siri è un altro luogo magico, sempre sul Golfo di Taranto, e confina con la vicina regione Calabria.

Dirigendosi verso nord lungo la costa, in soli 30 minuti di auto, si può arrivare alle famose spiagge sabbiose di Marina di Pisticci. Leggermente più a nord, non puoi perderti il ​​Lido di Metaponto che ha qualcosa per tutti: dalle spiagge molto attrezzate ai tanti ristoranti e locali.

Mentre ti trovi nella zona di Metaponto devi visitare due dei siti archeologici più famosi del sud Italia. Questa zona era un tempo una delle città più importanti della Magna Grecia. Uno dei siti è noto come Tavole Palatine, o il Tempio dorico di Hera, che risale al VI secolo a.C. A pochi chilometri si trova il Parco Archeologico dell’Area Urbana di Metaponto con i resti di diversi antichi templi greci.

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Nessun viaggio in Basilicata può dirsi completo senza una visita alla “Città dei Sassi”, l’unica, Matera. Dopo l’uscita del film La passione di Cristo di Mel Gibson nel 2004, questa città fu scoperta dal mondo intero. Poi, è stata premiata come Capitale europea della cultura nel 2019 e ora, dopo il Covid, sta godendo di turisti da tutto il mondo che vogliono esplorare questa misteriosa e antica città.

Queste sono solo alcune emozionanti mete che saranno a portata di mano soggiornando all’agriturismo “Terrazzo sul Sinni”.

Soprattutto, soggiornando in un luogo rurale come questo e a conduzione familiare, vivrai l’autenticità di un lontana Italia che in tanti posti come questo esiste ancora.

Che cosa aspetti?
Prenota subito all’Agriturismo Il Terrazzo sul Sinni a Rotondella (Matera) 

a 8 km Il borgo di Rotondella 
a 15 km Le spiagge di Policoro e Nova Siri 
a 32, 41 km Marina di Pisticci e il Lido di Metaponto
a 40 km Il borgo “fantasma” di Craco 
a 42 km Il Parco archeologico di Metaponto e le Tavole Palatine 
a 65 km Il Parco Nazionale del Pollino 
a 83 km Matera 
a 90 km Il Parco Regionale Gallipoli Cognato 

 

San Sisto in Cortevecchia: la chiesa più antica di Pisa

Quindi finalmente hai programmato una visita alla magnifica città d’arte di Pisa! È stato il tuo sogno di una vita, nella tua lista dei desideri, o forse, ci sei già stato e ci vuoi ritornare. Voglio svelarti un piccolo segreto che ho appena scoperto io stessa. Di recente, durante una visita quasi “di routine” a Pisa, ho colto l’occasione per visitare una chiesa che potrebbe essere considerata la “brutta anatroccola” rispetto alle sue vicine. “Brutta” non è proprio la parola giusta per la chiesa di San Sisto in Cortevecchia, ma la verità è che trovandosi a pochi passi dalla Torre Pendente, dal magnifico Duomo e dal Battistero, la concorrenza in questo concorso di bellezza è agguerrita.

Ma, sono qui per dirtelo, entrarci ne vale veramente la pena se gli dai una possibilità.

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La facciata senza pretese

Sarò passata davanti a questa chiesa, questo diamante grezzo se vuoi, troppe volte per contarle. Forse, man mano che si invecchia, iniziamo a renderci conto che non tutte le cose sono come appaiono dall’esterno. San Sisto è appicciccata ad altri edifici dall’aspetto mediocre e, di solito, nascosta dietro una fila di auto e Vespe. La sua esterna è fatta di pietra o, a un occhio inesperto, si potrebbe persino pensare che sia di mattoni.

In questo particolare giorno, forse era perché eravamo in gita con parenti del nord Italia, o forse era solo il destino, ma ho deciso di entrare per la prima volta in assoluto. Sono rimasta immediatamente sbalordita; non nello stesso modo in cui ti colpisce il Duomo di Pisa o quello di Firenze, ma in maniera più dolce, più curiosa. Come se San Sisto in Cortevecchia avesse una storia fantastica da raccontare.

Dedicata a Papa Sisto II

Presi un opuscolo che era posato su un tavolino all’ingresso e lo usai come guida mentre percorrevo lentamente il perimetro interno della chiesa. Ho scoperto che è stata costruita quasi mille anni fa, nell’anno 1087, rendendola la chiesa più antica di Pisa.

Fu dedicata a Papa Sisto II il cui giorno patrono del 6 agosto si rivelò estremamente fortunato per Pisa in numerose battaglie tra cui una spedizione in Tunisia. Ho anche scoperto che la facciata in pietra è fatta di pietra verrucana estratta dal Monte Verruca nei Monti Pisani. Se guardi da vicino, noterai anche alcune ciotole di ceramica colorata, di natura islamica, sopra la bifora. Si tratta in realtà di repliche degli originali che sono conservati nel Museo di San Matteo sempre a Pisa.

Se questo fosse tutto quello che avevo imparato, sarebbe stato sufficiente, ma c’era dell’altro.

san sisto cortevecchia-facciata-pisa

Influenza islamica

Le tre navate sono divise da splendide colonne con antichi capitelli romani, portati da altre località. L’influenza islamica è palesemente evidente e non così insolita nell’architettura medievale. Le flotte navali di Pisa, Genova, Amalfi e molte altre furono frequenti visitatori della costa settentrionale dell’Africa dove era stato stabilito il commercio. All’interno della chiesa si trova anche un’epigrafe lapidea, monumento funerario inscritto in cufico per l’emiro Al Murtadà e sottratto come bottino dalle Isole Baleari nel 1115.

Altre cose interessanti da non perdere all’interno sono un timone da una nave pisana databile tra il XIV e il XV secolo, ed anche un albero di nave (data sconosciuta). Sono sicura che la statua della Vergine Maria attirerà la tua attenzione. La Madonna di Loreto è raffigurata nera. Vicino al confessionale, il Crocifisso ligneo risale al 1370 e fu realizzato a somiglianza del Volto Santo di Lucca.

Quindi, ti chiedo una cortesia, che sia il tuo primo viaggio a Pisa o il tuo centesimo, se sei riuscito a scattare quella posa perfetta “reggendo” la Torre Pendente, o magari se hai comprato una calamita di essa, per favore dai alla Chiesa di San Sisto a Cortevecchia una possibilità. Non te ne pentirai.

Articolo di Marie Contino

 

copyright foto facciata chiesa: Giuseppe Capitano – Opera propria, CC BY-SA 4.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=73749146

 

Sant’Agata a Catania: la festa più bella

I catanesi –un po’ esagerando– la definiscono la “seconda festa religiosa al mondo”. Forse non siamo a questi livelli planetari, ma sicuramente la festa di Sant’Agata, martire cristiana che davvero visse in questa città ai piedi dell’Etna nel III secolo, è uno spettacolo che va avanti per quasi tre giorni di fila. E se una processione può fermare un piccolo paese o una cittadina, non succede da nessun’altra parte d’Europa che una celebrazione religiosa fermi invece una grande città (quasi 500.000 abitanti) per 72 ore!

sant-agata-cataniaLe festività

Anche se la vera festa è dal 3 fino al mattino del 6, la città di Catania ha pensato a tantissimi appuntamenti partendo dal 4 gennaio al 12 febbraio. Giovedì il 2 febbraio la serata della benedizione delle candele. Poi il 3 febbraio “Inni e musiche classiche in onore di Sant’Agata” alle ore 20:00 presso piazza Duomo. Saranno eseguiti dalla Corale “G. Tovini” e a seguire il tradizionale spettacolo pirotecnico “I fuochi della Sira o’ Tri”.

Una festa lunga tre giorni

Tutta Catania sembra affollare piazza del Duomo il 3 febbraio sera, quando la festa inizia con I fochi d’a sira o tri (i fuochi d’artificio della sera del tre) che esprimono nel cielo colori e giochi esplosivi di rara bellezza. Il 4 febbraio pomeriggio esce la prima processione: il pesante carro argentato che trasporta il busto reliquiario di Sant’Agata viene portato in processione lungo il “giro esterno” del centro storico catanese, toccando cioè le vie che circondano le tre principali. Il giro termina a volte a notte fonda ma si ha appena il tempo di riposare perché il 5 pomeriggio comincia la vera festa, col giro interno lungo la Via Etnea, via A. Di Sangiuliano e via Crociferi per poi riscendere verso il Duomo, anche a volte la mattina del giorno seguente! La processione cammina molto lentamente, tra ali di folla fittissima, e giunge prima in piazza Cavour per i fuochi del Borgo, quindi affronta la salita di Via Di Sangiuliano (che un tempo avveniva a ora di cena, ma negli anni si è sempre più spostata nella notte) e si ferma ad ascoltare il Canto delle Monache di Via Crociferi che un tempo avveniva alle prime luci dell’alba.

sant-agata-cataniaDove Alloggiare

Ormai il rientro di Sant’Agata in chiesa avviene quasi sempre nella piena mattina del giorno 6 febbraio, addirittura in certi casi sforando fino a dopo il pranzo. Seguirla tutta a piedi è impossibile, per cui vi suggeriamo di prendere alloggio in uno dei tanti hotel o B&B che sorgono lungo il percorso centrale (il giro interno) e dunque in Via Etnea, Via Di Sangiuliano, Piazza Duomo o Via Vittorio Emanuele. Ricordate che la Via Etnea è lunghissima (3 km) e che la processione copre soltanto il primo pezzo, quindi assicuratevi che il vostro B&B sia compreso nel tratto Piazza Duomo-Piazza Cavour. Lo stesso discorso vale per Via Di Sangiuliano (fate in modo che l’alloggio sia prima o sulla Via Crociferi) e per Via Vittorio Emanuele (meglio alloggiare nei pressi della Piazza Duomo).  

Per tutti i dettagli e il programma completo, si consiglia di visitare il sito ufficiale del Comune di Catania.

Continua a leggere su Catania e l’Etna!

copyright foto: Grazia Musumeci

 

Carnevale di Venezia: Volo dell’Angelo e altri famosi spettacoli

Come nei tempi antichi anche al giorno d’oggi gli eventi legati al Carnevale si rivolgeranno a un pubblico diverso. I turisti arrivati da tutto il mondo e i veneziani affolleranno le calli, i campielli e Piazza San Marco per godersi le manifestazioni tradizionali. Mentre un pubblico più selezionato parteciperà ai sontuosi balli in maschera- rivivendo i fasti del ‘700- nei più rinomati hotels di Venezia e nei palazzi storici come Palazzo Contarini e Palazzo Pisani Moretta, che ospiterà lo spettacolo più glamour del Carnevale di Venezia: il ballo del Doge.

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Il Carnevale di Venezia

Per entrare nell’atmosfera settecentesca vi consiglio di degustare di pomeriggio una cioccolata calda, vestiti in maschera, al caffè Florian e nei caffè storici di Piazza San Marco.

Tutta Venezia diventerà un enorme palcoscenico a cielo aperto pronto ad accogliere chi sfilerà, chi scatterà foto per immortalare le maschere più belle e chi semplicemente vorrà sentirsi protagonista dipingendosi il viso.

A questo scopo, ci saranno anche centinaia di truccatori di strada pronti ad aiutarvi!

Fare una passeggiata a Venezia, specialmente nei due weekend, il martedì e il giovedì grasso, non sarà impresa semplice….

In previsione della moltitudine di persone che invaderà la città soprattutto durante gli eventi principali, il Comune potrà decidere di istituire il numero chiuso per entrare il Piazza San Marco e il senso unico per regolare il flusso di gente. Il Carnevale è anche questo, perciò informatevi all’arrivo a Venezia.

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Il programma del Carnevale 2023

Il Carnevale di Venezia 2023 inizierà ufficialmente nel Canale di Cannaregio sabato 4 febbraio con la Festa Veneziana sull’acqua, domenica 5 febbraio con il corteo acqueo delle Associazioni Remiere Voga alla Veneta, una grande tradizione veneziana.

Il 4, 5, 11, 12, e dal 16 al 21 febbraio, il CARNEVALE DI VENEZIA celebrerà, a Mestre, e varie piazze e strade del centro storico di Venezia, l’arte e lo spettacolo per le vie della città, animando piazze, strade e portici con spettacoli di Musica e Arte di Strada

 Il Volo dell’Angelo

Uno spettacolo di grande tradizione mancherà quest’anno. La tradizione di questo volo nacque verso la metà del ‘500, quando un giovane acrobata turco camminò su una corda, aiutandosi solo con un bilanciere, partendo da una barca ancorata in Piazzetta fino alla Torre Campanaria del Campanile di San Marco. Durante la sua discesa poi, porse gli omaggi al Doge che assisteva allo spettacolo affacciato alla balconata di Palazzo Ducale.

L’impresa ebbe un enorme successo e fu chiamata lo “svolo del turco”. Negli anni subì variazioni finché un uomo dotato di ali si calò a gran velocità appeso con degli anelli ad una corda. Da allora divenne il “Volo dell’Angelo”.

Il volo si trasformò in tragedia nel 1759 quando l’acrobata si schiantò al suolo in mezzo alla folla urlante! Da quel momento l’uomo fu sostituito da una colomba di legno e diventò il “Volo della Colombina”.

Dal 2001 “L’Angelo” ritornò ad essere umano e fu interpretato da varie donne dello spettacolo che, assicurate ad un cavo metallico, scendevano dal Campanile di San Marco verso la Piazza e il Museo Correr.

Dal 2011 si è deciso che a librarsi in volo doveva essere la giovane ragazza veneziana vincitrice l’anno precedente del titolo di “Maria del Carnevale”.

Festa delle Marie

Dopo esser stata abbandonata e in seguito ripresa, la Festa delle Marie è una delle più antiche della tradizione del carnevale. Nel giorno della purificazione di Maria, ovvero l’11 febbraio, dodici ragazze del popolo vengono scelte insieme ai propri promessi sposi per rappresentare il popolo e ricevere la benedizione nuziale. 

Per sapere tutto su questa tradizione e per conoscere il programma visita il sito ufficiale.

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Si consiglia sempre di consultare il sito ufficiale del Carnevale di Venezia e festeggiate con galani e frittelle, rigorosamente veneziane! 

Continua a leggere su Venezia!

copyright foto: www.evenice.it, www.donnafanpage.it, www.nuovavenezia.geolocal.it, carnevale.venezia.it

 

Visitare il borgo di Tiggiano nel Salento: una mini-guida

Se per caso hai sentito parlare del piccolo borgo di Tiggiano nel basso Salento, probabilmente è solo grazie a Helen Mirren. Alcuni anni fa, l’acclamata attrice britannica ha acquistato una masseria proprio a Tiggiano e da allora è diventata una sostenitrice dell’arte e della cultura della regione. In questo articolo, ti mostreremo che anche se era la Mirren che ha messo Tiggiano sulla mappa, la verità è che Tiggiano c’è sempre stata indipendemente dalla sua fama recente. Ecco una mini-guida su tutto quello che devi sapere su questo meraviglioso borgo compreso:

  • Una breve introduzione alla sua storia
  • La sua arte e architettura
  • L’enogastronomia e la cultura
  • Le attività all’aria aperta
  • Consigli da insider

tiggiano-palazzo baronale giardino

La storia di Tiggiano

È un dato di fatto che questa parte della Puglia meridionale fosse occupata già nel Neolitico, come testimoniano molte delle grotte marine scavate lungo le coste adriatiche e ioniche. Fu poi popolata dai Messapi, dai Greci e dai Romani. Curiosamente, nessuna di queste culture ha lasciato tracce fisiche a Tiggiano, se non alcune tradizioni e il dialetto.

È solo nel XIII secolo con l’arrivo dei Normanni e degli Angioini che Tiggiano compare ufficialmente negli atti storici. La maggior parte dei suoi edifici può essere attribuita ai secoli XVI, XVII e XVIII in un’interessante combinazione di architettura rinascimentale e barocca.

L’Arte e l’architettura

La Cattedrale di Tiggiano è dedicata al suo santo patrono, Ippazio di Gangra martire turco del IV secolo. L’edificio risale alla fine del 1500 ma è stato più volte rifatto nel corso dei secoli. L’altare ha un’iscrizione che risale al 1601 che spiega le virtù di Ippazio. Questo santo è unico per un paio di motivi: primo, Tiggiano è l’unico posto in tutta Italia a lui dedicato; e due, è il protettore della virilità maschile e delle ernie inguinali.

Nel centro storico sono presenti altre tre piccole chiese tra cui la Cappella della Madonna Assunta (XVIII secolo), l’Oratorio di San Michele Arcangelo (XVI secolo) e l’ottocentesca Cappella dell’Immacolata.

Il Palazzo Baronale, attualmente sede del Municipio di Tiggiano, si affaccia su Piazza Castello e risale alla metà del 1600. Apparteneva alle famiglie regnanti Serafani-Sauri ed è stato più volte ristrutturato nel corso dei secoli. Si possono visitare numerose sale signorili appartenute a nobili, splendidi cortili e persino i frutteti e il bosco del palazzo.

Lungo la costa si trova ciò che rimane della Torre Nasparo. Questa torre difensiva fu costruita durante il dominio spagnolo nel 1565.

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La Cucina e cultura

Il Salento è noto per i suoi piatti semplici e genuini, profondamente radicati nelle sue tradizioni agricole. Le orecchiette fatte in casa e i minchiareddi (maccheroni) sono ancora laboriosamente preparati dalle donne usando solo farina d’orzo e acqua. In genere, i primi piatti saranno semplicemente conditi con la pomarola fatta in casa dal raccolto estivo. Anche le cime di rapa, altre verdure selvatiche e i legumi, soprattutto le fave, sono ampiamente utilizzati. Da provare anche il pane cotto con le olive noto come la puccia e anche le friselle (pane secco che ottiene una seconda vita immergendolo nell’acqua). E non puoi assolutamente lasciare la zona senza aver mangiato la pasticceria d’autore, il pasticciotto.

Qualcosa di unico a Tiggiano e legato anche alla sua festa di Sant’Ippazio il 19 gennaio è una carota viola conosciuta come la pestanaca o la pastanaca. Ricordi che le virtù del santo sono la virilità e la cura delle ernie inguinali? Bene, diciamo solo che in questo giorno di festa la pestanaca viene solitamente presentata con due frutti, giuggiole, e detto questo lasceremo il simbolismo alla tua immaginazione.

Attività all’aria aperta

Nessun articolo sul Salento sarebbe completo senza dedicare almeno un intero paragrafo al suo mare. Come già accennato, Tiggiano è a pochi minuti da alcune delle località balneari più ambite di tutta Italia. La sua spiaggia più vicina è Marina Serra, una fantastica piscina naturale e grotta. La punta estrema del tacco e dove si incontrano i mari Ionio e Adriatico è l’iconica Santa Maria di Leuca, a soli 20 minuti di auto.

Risalendo la costa adriatica verso Otranto, troverai Castro, la Grotta di Zinzulusa, Santa Cesarea Terme e tante altre destinazioni top del Salento. Andando nella direzione opposta, sul versante ionico, si può raggiungere la famosissima spiaggia di Pescoluse (chiamata le “Maldive del Salento” per le sue acque turchesi e le spiagge di sabbia bianca) in soli 30 minuti di auto.

marina serra-piscina naturale-tiggiano

Oltre a godere dell’ampio parco e dell’area boschiva annessa al Palazzo Baronale, Tiggiano è molto vicina a una delle querce più antiche d’Europa, la Quercia Vallonea di Tricase nominata “Albero italiano dell’anno” nel 2019. Questa quercia di 700 anni è davvero uno spettacolo da vedere!

Consigli

Ormai sappiamo tutti che il Salento non è più un segreto ben custodito. Ha goduto del turismo di massa negli ultimi anni da parte di visitatori internazionali. Il periodo migliore per godersi tutto ciò che Tiggiano e il Salento hanno da offrire, dal punto di vista sia per evitare la folla che per il tempo, sono i mesi di giugno, settembre e inizio ottobre.

L’aeroporto più vicino a Tiggiano è Brindisi a circa un’ora di distanza. Purtroppo i collegamenti ferroviari sono molto limitati e la maggior parte delle persone preferisce viaggiare in auto. Il capoluogo di Lecce dista 45 minuti.

Come puoi vedere, Tiggiano è il luogo perfetto per godere di tutto ciò che il Salento ha da offrire: da un lato, l’autenticità del piccolo borgo ancora preservato; e dall’altro, un punto di partenza ideale per visitare l’intera zona!

Suggeriamo di soggiornare presso il Bed & Breakfast Casa di Giò situato in posizione strategica nel centro storico di Tiggiano!

Foto copyright: seconda dall’alto, Palazzo Baronale © Melissa Clelia Calo’; terza dall’alto, Festa Sant’Ippazio © Daniele Met Photography

Faenza nella romagna: la guida essenziale per visitare la città d’arte e della ceramica

La regione dell’ Emilia-Romagna è ricca di affascinanti città d’arte, borghi collinari e bellissime spiagge lungo l’Adriatico. Mentre Bologna, Ravenna, Parma, Modena, Rimini e altre ricevono la maggior parte dell’attenzione, l’incantevole città di Faenza non dovrebbe essere trascurata! Ti portiamo in un viaggio vorticoso a Faenza per darti un’introduzione alla sua storia, alla sua arte, cultura e cucina, natura e anche ad alcuni consigli da insider. Quindi… andiamo a Faenza!

In questo articolo troverai l’informazione su:

  • La storia riassunta di Faenza
  • L’arte
  • La Cultura e la cucina 
  • Le attività all’aria aperta
  • Consigli

La storia

Non sorprende che la storia di Faenza risalga probabilmente alla civiltà etrusca. Era una città romana di grande importanza nota per la sua agricoltura e la ceramica. Infatti, il nome latino della città era Faventia, che in molte lingue è sinonimo di ceramica maiolica. Ma ne parleremo più avanti.

Questa città di 60.000 persone ha visto grandi battaglie e molti potenti governanti nel corso dei secoli, dai Romani agli Ostrogoti ai Manfredi. Il periodo di gloria di Faenza iniziò nel XIV secolo sotto Carlo II Manfredi. A questo periodo si può attribuire la maggior parte dell’architettura e dei monumenti del centro storico, ma vi sono anche influenze romane, barocche e liberty.

L’Arte

Ogni tour decente di qualsiasi città italiana dovrebbe iniziare con la sua cattedrale e Faenza non fa eccezione alla regola. Il Duomo di San Pietro Apostolo è un magnifico edificio in stile rinascimentale toscano costruito tra la fine del XV e l’inizio del XVI secolo. La sua facciata è in mattoni piuttosto che in marmo come molte delle sue controparti ed è stata paragonata alla chiesa di San Lorenzo di Firenze progettata da Brunelleschi.

Insieme al Duomo, Piazza della Libertà vanta anche la fontana monumentale del 1621 e la torre civica ricostruita dopo la seconda guerra mondiale. Anche la caratteristica loggia nota come la Loggia degli Orefici è considerata barocca.

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Piazza del Popolo è “separata” da Piazza della Libertà dai corsi Saffi e Mazzini ma i faentini raramente si riferiscono alle piazze per nome e tendono a riferirsi ad entrambe semplicemente come “la piazza”. Detto questo, in Piazza del Popolo si trovano il Palazzo del Podestà e il Municipio, entrambi simboli della città.

Come menzionato prima, Faenza ha una lunga e ricca storia con la creazione di ceramica. Infatti, il Museo Internazionale delle Ceramiche, il MIC, è il più grande del suo genere nel mondo e vanta di fantastiche collezioni provenienti da tutto il mondo da 4,000 anni avanti Cristo ad oggi. 

Non perderti una visita a Palazzo Milzetti, la superba ex residenza neoclassica di Nicola Milzetti. Dalla sua sontuosa sala da ballo alle sue pareti adornate di seta, l’intero tour è uno scorcio raro di quest’epoca in Romagna.

La Cultura e la cucina

Come Siena e tante altre, l’evento più celebro di Faenza è il suo palio, il Niballo di FaenzaDal 1959 la quarta domenica di giugno è dedicata a questa rievocazione storica e corsa di cavalli. Gli sbandieratori faentini hanno rappresentato il loro straordinario talento ai Mondiali FIFA 2022.

Se sei un amante del teatro, allora uno spettacolo nel fantastico teatro neoclassico Masini inaugurato nel 1788 fa per te. Ha subito anche un’importante ristrutturazione negli anni ’90 ed è stato riportato al suo stato originale.

Non è un segreto che l’intera regione sia ampiamente considerata come la migliore cucina di tutta Italia (e questa è una forte complimento, visto che la concorrenza non manca!). I piatti assolutamente da provare mentre sei a Faenza includono la classica piadina romagnola; come primo, i cappelletti o passatelli; e per i più golosi i tortelli di San Lazzaro e la zuppa inglese. E perchè non una bottiglia (o due) del vino pregiato della zona, tra cui l’Albana di Romagna Dolce DOCG e il Sangiovese di Romagna DOC.

Attività all’aria aperta

Appena fuori dal centro si trova il Parco Bucci con i suoi otto ettari di verde, laghi, ruscelli e fauna. Quindi portati dietro una deliziosa piadina e goditi un picnic nel parco in una giornata di sole.

faenza-torre oriolo

Se vuoi allontanarti dal centro per vedere cosa c’è nei dintorni, dirigiti verso il piccolissimo borgo di Oriolo dei Fichi a soli 10 km dal centro storico. Oltre a visitare la sua maestosa Torre di Oriolo risalente al XV secolo, è possibile percorrere sentieri e persino pranzare in uno degli agriturismi. Nota bene che secondo l’informazione riportata sul sito ufficiale, la Torre è aperta il sabato e la domenica solo di pomeriggio ed è chiusa nei mesi di dicembre, gennaio, e febbraio. 

Consigli

Se vuoi arrivare in stile, c’è la possibilità di viaggiare sul cosiddetto Treno di Dante, un treno storico che va da Firenze fino a Ravenna. Il giro ti porta su un percorso panoramico attraverso l’Appennino tosco-emiliano e la valle del fiume Lamone. Oltre a Faenza fa tappa anche nel grazioso borgo di Brisighella e in tanti altri.

Come puoi chiaramente vedere, Faenza ha praticamente tutto ciò che ti aspetti da una città d’arte italiana. Sicuramente questo articolo ti avrà convinto ad includere Faenza nel tuo prossimo viaggio in Romagna!

 

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