Idee per il Weekend: i consigli di dooid

 

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Il fine settimana si avvicina e tu non sai ancora che cosa fare in questi giorni? Ecco per te una lista completa degli eventi in programma in tra venerdì, sabato e domenica in Italia! Ecco i consigli di dooid e tante idee per il weekend! 

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Festival delle Tradizioni Popolari. Anche a Petralia, il Folk come stile di vita!

È proprio così, il Folk non è solamente tradizione ma è uno stile di vita! È come una droga, se entri nel tunnel non riesci più ad uscirne. Non ci provi nemmeno a smettere e se, per una qualche ragione, sei costretto ad allontanartene ne senti la mancanza. Dopo un po’ ti abitui anche a farne a meno ma, non appena in lontananza, da chissà dove, senti il suono acuto e inconfondibile di un organetto che allegramente intona uno scottish oppure ancora il suono più melodioso e suadente di una mazurka francese accompagnato da una chitarra classica che rende il tutto più armonico e coinvolgente, già ti rendi conto che i tuoi piedi non rispondono più al tuo corpo ma alla musica. 

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Petralia Sottana, vista dal Convento dei padri riformati

Il Festival delle Tradizioni Popolari – Ballo Pantomima della Cordella a Petralia Sottana ne è un esempio. Si tratta del XXXV Raduno Mediterraneo del Folklore Internazionale che si tiene ogni anno nel periodo di Agosto in questa splendida località posta all’interno del Parco delle Madonie. Durante la tipica festa del ballo della Cordella si rievocano le antiche tradizioni contadine celebrate come auspicio per un fecondo raccolto e vita matrimoniale agli sposi. La festa si sviluppa in quattro intense giornate che racchiudono eventi e laboratori dalla mattina fino a tarda sera. 
Nella mattina e nel primo pomeriggio si concentrano incontri e workshop, mentre la sera è dedicata ai concerti.
Si passa dalla tradizione popolare siciliana con concerto dei friscalettari e il divertente ballo della contradanza, alla tradizione popolare campana, nello specifico dell’area Sommese, con laboratori di tamburo a cornice e di ballo sul tamburo che rientra nel genere della meglio conosciuta tammurriata, fino ad arrivare alle tradizioni popolari francesi, anche qui con workshop di danze e laboratori di canto e ballo per bambini.

Folklore-petralia-sottana-eventiL’ultimo giorno è quello dove si svolge la festa vera e propria che consiste nella rievocazione del matrimonio tradizionale siciliano, con la cerimonia in chiesa, il corteo nuziale che dal paese sfila fino alla pineta che sormonta tutta Petralia Sottana, per concludersi con la festa con il tipico ballo della Cordella in un tripudio di nastri colorati  intrecciati da dodici coppie di ballerini al ritmo dell’allegro suono dei tamburini.
Durante queste giornate la città cambia aspetto, si anima, trovi persone di tutte le età che riempiono le strade, vedi le facce dei bambini soddisfatti e fieri del vestito tradizionale che indossano, ragazzi che con orgoglio ed entusiasmo partecipano da protagonisti agli eventi del proprio paese. Ci sono sfilate di gruppi folkloristici locali e ospiti internazionali, cucine dal mondo, presentazione di libri ed in fine i concerti. Ma non è la fine! Non basta mai. Si prende una cassa, si collega ad un telefono, si trova una piazza libera, qualche ballerino e si riparte. Forse si inizia in pochi, 6, 8 persone, ma man mano che la musica va avanti, qualche passante si ferma a guardare, sorride nel vedere la dolcezza di una mazurka, si diverte ad osservare l’energia e l’entusiasmo zompettante di una polska o una burrée, si lascia travolgere dalla vivacità e spensieratezza di uno scottish ed è lì che inizia il climax inesorabilmente crescente del ballo popolare.

petralia-folk-festival-2018Ti cattura e ti travolge nel suo vortice.
È uno scambio indispensabile di energie! Ne perdi tante, ti rendi conto di essere stanchissima ma, quelle energie che perdi nel corpo ti vengono tutte restituite nello spirito dal tuo compagno di ballo, dalla gente che ti balla attorno, dalla musica, dalla giovialità del momento, dalla voglia di ballare fino allo sfinimento, di fare amicizia e di volare..vedrai che il corpo non sentirà più la stanchezza.

I nuovi arrivati possono inizialmente essere scettici, imbarazzati perché non conoscono i passi o le persone con cui si balla, è normale, è sempre così, per questo il circolo circassiano allenta la tensione, scioglie il corpo, ti confonde, ti diverte. Sei inesorabilmente coinvolto. Quando la musica parte i ballerini corrono freneticamente in cerca del partner con cui iniziare la danza. Manca un uomo (le donne sono sempre più degli uomini). Cerca tra la folla che guarda un volontario. Non lo trovi. Ne trascini uno contro la sua volontà. Oppone resistenza. Lo rassicuri frettolosamente che i passi sono facili e che li imparerà nel giro di pochi giri, ad ogni cambio partner. Si inizia, è teso ed imbarazzato, tentenna, i passi sono incerti, sbaglia, capisce, si riprende, sorride perché ha capito il passo, lo ripete, ne sbaglia un altro, impreca ma ci riprova, ci riesce, si entusiasma, si diverte, si appassiona. A fine ballo, quando lo ritrovi, scopri un’altra persona, sudata, stanca ma sorridente con la voglia di farne un altro e di imparare nuovi passi

Non c’è età. Tutti ballano con tutti. È pura magia.

Leggi gli altri articoli sulla zona di PalermoHimeraPorticello

foto copyright: www.radunodelfolklorepetralia.it

MANIFESTAZIONE ARTIGIANATO VIVO A CISON DI VALMARINO

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Cison di Valmarino

Dal 5 al 15 agosto  a Cison di Valmarino in provincia di Treviso, tra Follina e Vittorio Veneto, si tiene una manifestazione di artigianato – ARTIGIANATO VIVO – che dalla sua nascita nel 1980 attrae migliaia di turisti non solo veneti e italiani ma anche stranieri. Si parla di un’affluenza di 400.000 persone nella scorsa edizione.

Il paese di Cison – inserito da 3 anni nel club dei BORGHI PIU’ BELLI D’ITALIA – diventa per 11 giorni un centro d’eccellenza dell’artigianato.                                                           

200 espositori  con i loro stand occupano i vicoli, i giardini, i portici e le piazze, presentano i loro prodotti, fatti rigorosamente a mano secondo la tradizione italiana e mantengono viva l’arte del “saper fare” con le mani, che in quest’epoca di trasformazione tecnologica si va via via perdendo.

In concomitanza con la manifestazione, la Proloco organizza una serie di eventi collaterali quali concerti, spettacoli di animazione, mostre e incontri letterari.

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Castello Brandolini

PARLIAMO DI CISON DI VALMARINO

Come dicevo, l’affluenza turistica è altissima anche perché tutto il territorio merita una vacanza di almeno qualche giorno e la Manifestazione Artigianato Vivo diventa un ‘occasione per esplorare questa zona bellissima.  

Cison di Valmarino si trova nella Valmareno, una vallata dominata dalle fortificazioni del Castello Brandolini, – XII secolo – diventato da anni un hotel di lusso.

I Conti Brandolini, da uomini d’armi che erano in epoca feudale, diventarono successivamente signorotti dediti all’ economia, lasciando un’impronta indelebile in tutto il  borgo.

Il cuore del centro storico è Piazza Roma, dominata da Palazzo Marcello – antica villa veneta dei dogi veneziani Marcello, famosi vincitori della battaglia di Lepanto – e dalla Loggia.

Noterete, camminando per Cison che, quasi tutte le case d’epoca, hanno le imposte rosse o marron: un rosso che qui si chiama “Rosso Brandolini”.

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Antiche Cantine Brandolini

Un altro esempio di restauro di edifici feudali, è costituito dalle “Antiche Cantine Brandolini”. Il fabbricato appare già, nelle sue linee fondamentali, nelle carte del XV secolo. E’ sempre stato un luogo particolarmente importante per la vita del paese: eretto dalla famiglia Brandolini venne destinato inizialmente a scuderia e poi riadattato alla produzione vinicola e alla conservazione dei prodotti agricoli. Ciò dimostra che lo sviluppo della viticoltura nell’area collinare–pedemontana avvenne in epoca lontana grazie alla forte domanda proveniente da Venezia e da tutto il territorio veneto.

Già nel 1440 la Valmareno si specializzò nella coltivazione della vite…e ancora oggi tutta l’economia della zona è basata sulla produzione di vino, in special modo il Prosecco. 

Nemmeno a dirlo, questa è una zona in cui le degustazioni enogastronomiche sono tra gli interessi preferiti dei turisti. Tra le specialità: lo spiedo

Cison-artigianato-vivo-2018Rolle di Cison di Valmarino

Non si  può andare a visitare Cison di Valmarino, senza passare anche per Rolle, piccolissimo centro circondato dai vigneti di Prosecco. lI poeta Andrea Zanzotto l’ha definito “una cartolina inviata dagli dei”. Il periodo più affascinante per fare un’escursione a Rolle è senz’altro l’autunno quando le colline si infiammano di rosso.

Ma dell’escursione nelle terre del prosecco e di un altro itinerario da non perdere vi parlerò in un successivo articolo.

Copyright foto Borgo più bello d’Italia + Antiche Case Brandolini + Rolle: Carla La Rocca

Copyright foto Palazzo Marcello: villevenetecastelli.com 

Copyright foto Castelbrando dall’alto: hotelcastelbrando.com

Case Siciliane Antiche: le Ville di Messina

Un po’ nascoste e silenti nella loro maestosità sono le ville di Messina. Ignote ai più, sono la testimonianza di vite molto diverse tra loro, che sono state motivo di orgoglio per la città. Recentemente ne sono state aperte al pubblico alcune e ognuna di queste ha sorpreso per l’eleganza, la storia e l’immancabile affaccio sul mare.

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Vialetto nella proprietà Cianciafara

Una “dimora storica di una famiglia storica”, come riferisce il sito web ad essa dedicato, è villa Cianciafara a Zafferia, a sud del centro città. È un luogo che racconta aneddoti di vite gelosamente custoditi e affidati alla memoria dell’erede della nobile famiglia, il prof.re Giuseppe Mallandrino, figlio di Pasquale e Nicoletta Cianciafara, ospite squisito e disponibile ad aprire la sua casa ai visitatori.  La villa ha subìto dei danni nel disastroso terremoto del 28 dicembre 1908 che ha cancellato una parte della città.

Il professor Mallandrino racconta di come il terribile evento è stato vissuto dal nonno materno, Filippo, la madre del quale ha perso la vita a causa dei crolli. La commovente storia del suo ritrovamento, avvenuto solo il 4 gennaio, è narrata nel libro L’ultimo principe sotto il vulcano

I Cianciafara sono una famiglia legata anche ad altri nomi ben noti, ad esempio uno dei cugini di primo grado del conte Filippo è Tomasi di Lampedusa, suo testimone di nozze nonché autore del Gattopardo.

Un altro nome importante è quello dei Filangieri, famiglia legata al capostipite Angerio, valente soldato normanno arrivato in Italia al seguito del re normanno Roberto il Guiscardo. I suoi discendenti prima furono chiamati “Filii Angerii” e in seguito noti come Filangieri. La proprietà, oltre la casa padronale, comprendeva una piccola cappella privata, alcune case coloniche e un vecchio frantoio dove oggi si conservano le foto, le acqueforti e le incisioni realizzate dal conte Filippo insieme con oggetti di collezione appartenuti alla famiglia. 

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Salotto della casa padronale di villa Cianciafara

Visitando la casa padronale non può passare inosservato il valore di una seconda e più ampia collezione: vi sono vari ritratti di famiglia che ne testimoniano le origini sia storiche che nobiliari; sono presenti gli stemmi dei Filangeri, dei Tasca e dei Cianciafara; opere d’arte, come i ritratti di Ferdinando e Maria Carolina, sorella della più famosa regina di Francia Maria Antonietta d’Austria, alcune incisioni di Durer, una Madonna col Bambino di Antonello da Saliba, e un dipinto di Giovanni Tommaso Laureti, il cui bozzetto si trova, invece, esposto al Louvre. 

Il gusto dei meravigliosi arredi  è quello delle ville del ‘700 siciliano, con divani e poltrone in stile Luigi Filippo. Al piano di sopra si trovano il camino e i lampadari in stile floreale e, nella sala della musica, una stupenda stufa austriaca appartenuta alla nonna di origini bergamasche.

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Villa De Pasquale, esterno.

A pochi minuti di strada, in via Marco Polo, merita una visita anche  la villa De Pasquale in stile Liberty fatta costruire da Eugenio De Pasquale, che ha fondato la sua fortuna su 15 ettari di terreno coltivati a gelsomino e zagara, che si estendevano dalla villa fino al mare. Oggi resta ben poco di queste terre, ma si conservano ancora gli edifici.

Villa De Pasquale è un raffinatissimo esempio del gusto dei suoi abitanti che rispecchia quello dell’epoca. De Pasquale e la moglie sono stati fini collezionisti, motivo per il quale troviamo sia all’esterno che all’interno della casa, sculture marmoree.

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Sala di rappresentanza di villa De Pasquale

Oltre a queste però ci sono vari dipinti, come quelli nella sala di rappresentanza e della musica al piano inferiore, mentre al piano superiore vi sono i libri e un grande tavolo che custodiva la collezione numismatica, oggi in restauro alla soprintendenza dei beni culturali di Messina.

A far sognare, è l’ultimo piano che ospita un gran salone da ballo. Come potremmo non immaginare, sognanti, le grandi feste, la musica, le ampie gonne volteggianti al centro della sala, i convenevoli tra gli invitati, splendenti nei loro vestiti da cerimonia. La sala, danneggiata nel terremoto di inizio secolo, è stata ricostruita nel 1912, mantenendo l’originario soffitto decorato con tavole raffiguranti particolari di dipinti celebri di Tiziano come L’amor sacro e l’amor profano. 

Sporgendosi dalla grande vetrata della sala, si possono ammirare degli scorci che fanno intuire di quale vista sullo Stretto potessero godere la famiglia e i suoi ospiti. Da qui si possono vedere anche il piccolo edificio, chiamato pantheon, dove essiccavano i fiori di gelsomino e zagara per farli diventare delicate essenze.

sanderson-bosurgi-case-antiche-sicilianeVilla De Pasquale non era certo l’unica ad essere prospiciente il mare, perché anche gli inglesi Sanderson, alla fine dell’Ottocento, godevano di tale posizione. Posta sul litorale messinese, in via Consolare Pompea, la villa Sanderson-Bosurgi (dal nome dei proprietari successivi) offre un esteso giardino che si estende per l’intera proprietà lungo tutta la collina.

Risalendo la china, si possono ammirare gli altri edifici, fino ad arrivare in cima dove è stata conservata una parte di uno dei villini, accanto ai quali ce n’è uno restaurato e adibito ad alloggio per gli studenti Erasmus.

La vista da lì è incantevole. Ci si può perdere ammirando lo spettacolare panorama che si presenta innanzi. Pur trattandosi ancora dello Stretto di Messina, la posizione insolita fa guardare ad esso con occhi nuovi, svelando dettagli differenti. Da questa prospettiva, possiamo ammirare i colori cangianti dell’appennino calabrese che la luce del sole modella ad ogni ora del giorno sussurrando all’anima, sempre affamata di bellezza autentica, che ciò che sta cercando è lì, che lo stupore di cui ha bisogno è davanti agli occhi.

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Villa Sanderson-Bosurgi

La villa Sanderson-Bosurgi, come del resto la Cianciafara e la De Pasquale, regala queste sensazioni e quasi porta a guardare con invidia a coloro i quali, a cavallo tra ottocento e novecento, ha potuto godere non solo di un panorama mozzafiato, ma anche della magnificenza e della storia che invadono questi splendidi luoghi.

Copyright foto articolo: Fabiana La Rosa e Gabriele Santor

Per scoprire ulteriori ville storiche in Toscana, leggi Le Ville di Viareggio!

Halloween in Friuli e il Ponte di Ognissanti

Halloween in Friuli e il Ponte di Ognissanti: tra la “notte delle streghe” di Halloween (ormai diffusa anche in territorio nostrano) e il giorno di commemorazione dei defunti, è indubbiamente fonte di suggestioni legate alla vita, alla morte e all’immortalità. Ma nulla vieta, anche in altri periodi dell’anno, di lasciarsi intrigare da una gita fuori porta improntata sul mistero per immergersi in mistici mondi fatti di leggende e di luoghi incantati ma anche di momenti di relax che permettano di nutrire lo spirito (e il corpo) in località indiscutibilmente affascinanti e dai sapori indimenticabili.

Halloween in Friuli: la Casaforte “La Brunelde”

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©imagazine.it

A questo proposito una capatina in Friuli è proprio quello che ci vuole: pochi giorni da trascorrere tra vallate e colline partendo da Fagagna, nella provincia di Udine: borgo variegato e molto ospitale, ricco di cultura, di tradizione e… di inspiegabili eventi.

Qui vi è una Casaforte detta “La Brunelde”. La dimora del Duecento fu edificata su rovine di epoca preromana, in cui si dice appaia il fantasma di Marco D’Arcano-Moruzzo, nobiluomo appartenuto a un antico casato del Friuli, ucciso e decapitato dai soldati della Serenissima nel 1421.

Castello di Villalta

Sempre a Fagagna c’è anche il più importante maniero medievale friulano: il Castello di Villalta, teatro di un festival pianistico e di eventi vari, ma a quanto pare tuttora infestato dal fantasma della bellissima dama Ginevra di Strassoldo. Stando ad alcune fonti Ginevra fu uccisa per vendetta dal conte Federico di Cucagna, al quale era stata promessa in sposa sin da bambina, perché nel 1344 si era invece maritata con Odorico di Villalta. Secondo un’altra versione Ginevra, dopo essersi trasformata in statua per vanificare gli insistenti approcci del conte Federico (che, per lo scorno subito, poi impazzì dal dolore), rimase per sempre al Castello ad attendere l’amatissimo consorte Odorico (partito per la guerra e mai più ritornato) e si dice che ancora adesso, durante le notti di luna piena, si odano i suoi strazianti lamenti nelle sale del maniero.

Ponte del Diavolo

A circa 40 chilometri da Fagagna e seguendo la Strada Statale 54, si giunge al comune di Cividale che, solo per la sua bellezza, si aggiudica a buon merito quantomeno una prolungata sosta. Fondata, secondo la tradizione, da Giulio Cesare e storicamente ragguardevole per essere stata la capitale longobarda del Friuli, Cividale sorge sulle sponde del fiume Natisone e vanta innumerevoli monumenti e luoghi di interesse: dalle dimore nobiliari (tra cui palazzo Conti-Paciani e villa Di Lenardo) alle Chiese (tra cui spicca il Duomo di Santa Maria Assunta, attiguo al Museo Cristiano); dall’Ipogeo Celtico (costituito da sotterranei scavati nella roccia di cui non si conosce né la datazione precisa né la destinazione d’uso) all’imponente e famigerato Ponte del Diavolo.

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©itinerando.net

Ed è proprio il Ponte del Diavolo a regalare al visitatore – oltre che una panoramica mozzafiato sul fiume – una curiosa leggenda. Si racconta infatti che le antiche genti di Cividale, avendo la necessità di erigere un ponte per meglio attraversare la città, non vi riuscissero a causa delle asperità morfologiche del luogo.

Quindi, allo scopo di concretizzare il loro proposito, decisero di chiedere aiuto al diavolo, che accettò di costruire il ponte in cambio dell’anima di chi per primo lo avesse attraversato. Tuttavia, dopo aver ottenuto in una sola notte la realizzazione del ponte, gli scaltri cividalesi non si fecero sacrificare: mandarono un cane ad attraversarlo per primo e al diavolo non restò che accontentarsi dell’anima della bestiola. Lasciando però a perenne memoria dell’impresa il grosso masso che si può vedere tra le due arcate del ponte, a quanto pare fatto scivolare dal grembiule della sua diavolessa nonna che gli aveva dato una mano per edificarlo.

La Cucina friuliana

Tra Cividale e Fagagna, come constatato, la distanza è breve. Ma in questi luoghi e lungo il percorso il vantaggio di un ristoro pienamente soddisfacente e alla portata del palato di tutti i viaggiatori non manca mai. Tante trattorie, anche  a conduzione familiare,  pronte ad accoglierli con entusiasmo e ospitalità per un tripudio di sapori tutti da scoprire!

Amore per la tradizione e ricette semplici di derivazione contadina sono gli ingredienti principali di una gustosa cucina. Essa utilizza i prodotti della terra e le carni degli allevamenti locali pur sempre con un occhio di riguardo ai prestigiosi vini e alle rinomate grappe.

 

 

Articolo di: M. Puhar

Cosa vedere a Bologna: itinerario a piedi

Bologna è una città più antica della stessa Roma. In questa città troviamo molte tracce storiche che vanno dall’età di ferro ad oggi. Nonostante la sua immensa cultura e la sua inestimabile arte, Bologna spesso è un luogo sconosciuto sia per i turisti stranieri che per i turisti italiani. Andiamo perciò a scoprire insieme che cosa vedere a Bologna

Piazza Maggiore

La visita di questa città non può certamente non iniziare dal cuore pulsante del capoluogo emiliano. Piazza Maggiore (o Piazza Grande) è il punto di raccolta sia civile che religioso del posto. Al centro si trova la famosa Fontana del Nettuno: soprannominata Il Gigante, questa opera è nata dalla collaborazione tra Portigiani, Laureti e Giambologna per celebrare l’operato di papa Pio IV. 

Sulla piazza si affacciano anche altri importanti edifici. Il Palazzo Comunale, di origine trecentesca, si trova qui insieme al Palazzo dei Banchi, alla Basilica di San Petronio e al Palazzo del Podestà. Gli edifici sono testimoni dell’immensa storia della città.

Piazza Maggiore custodisce anche una leggenda: secondo la superstizione non bisogna mai attraversare la piazza nel centro, ma sempre lungo il perimetro altrimenti gli studenti non raggiungeranno il traguardo della laurea. 

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Torre degli Asinelli

Ciò che più contraddistingue Bologna sono senza ombra di dubbio le sue torri. Ad oggi ne sono arrivate a noi meno di venti esemplari, ma in passato erano molte molte di più. La costruzione di queste torri aveva una doppia valenza: permetteva il controllo dall’alto per eventuali attacchi nemici e dava enorme prestigio alla famiglia che le commissionava. 

La Torre degli Asinelli, commissionata dall’omonima famiglia, è una delle più conosciute della città. La torre è alta circa 98 m ed è possibile raggiungere la vetta e ammirare il panorama della città.  Nelle giornate buone si può addirittura arrivare a vedere il mare e le Prealpi Venete. 

Un’altra torre importante è quella Garisenda, che purtroppo non è visitabile.

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Il complesso delle Sette Chiese

Ci troviamo in Piazza Santo Stefano. La piazza di forma triangolare accoglie la Chiesa del Crocifisso, la Basilica del Sepolcro, la Chiesa di San Vitale e Sant’Agricola, il Cortile di Pilato, la Chiesa del Martyrium, il Chiostro Medievale e il Museo di Santo Stefano. Gli edifici elencati risalgono a diverse epoche storiche e rendono questo complesso storico uno dei più bei monumenti romanici di Bologna e uno dei meglio conservati. Purtroppo però i lavori di modifica e di restauro hanno permesso di far arrivare fino a noi oggi solo quattro delle sette chiese iniziali. 

Archiginnasio

Senza alcun dubbio, Archiginnasio è il più bel palazzo di tutta Bologna ed uno dei più belli di tutta Italia. Il palazzo è formato da un meraviglioso portico con trenta arcate decorate e due logge che si trovano al piano superiore. L’Archiginnasio fu commissionato dal cardinale Carlo Borromeo con lo scopo di dare alla prestigiosa Università di Bologna una magnifica ed unica sede. L’Università di Bologna è la più antica e prestigiosa del mondo. Inoltre ha regalato a questa città il soprannome La Dotta

Pinacoteca Nazionale 

Nella Pinacoteca Nazionale di Bologna è custodita una delle più importanti raccolte museali italiane. Qui troviamo opere di Raffaello, Carracci, Perugino, Parmigianino, Vasari e molti altri nomi illustri. La Pinacoteca svolge un’importante funzione di tutela, conservazione e studio di queste opere prestigiose. 

Cosa mangiare a Bologna 

I bolognesi cucinano con amore, passione e forse un po’ con troppo gusto. Il ragù bolognese, le lasagne, i tortellini, la mortadella, la torta di riso – sono piatti che hanno portato fama mondiale a Bologna. Spesso la chiamano capitale gastronomica dell’Italia e ancora più spesso ”la Grassa”, proprio per questi motivi. La cucina bolognese è senza dubbio una delle più varie e deliziose del Bel Paese e non solo!

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Che cosa aspetti?
Prenota subito all‘albergo la Torretta a Castiglione dei Pepoli

Punto strategico per raggiungere in breve tempo molte delle maggiori città d’arte toscane ed emiliane senza rinunciare al contatto con la natura. L’albergo è perfetto per le famiglie e dispone sia di ristorante che di bar, dove gli ospiti potranno assaporare piatti tipici della cucina locale!

Partendo dalla nostra struttura potrai visitare…

17km

Santuario di Boccadirio
a 18km  Laghi Brasimone e Suviana
a 25km Castello Rocchetta Mattei
a 30km Outlet Barberino
a 62km Firenze
a 57km  Bologna
a 51km Prato

 

 

 

 

 

Cosa vedere a Trento: ciò che non potete assolutamente perdere

Nel cuore delle Alpi, nel bel mezzo della Valle dell’Adige, troviamo un piccolo gioiello: Trento. Il capoluogo del Trentino Alto Adige è uno scrigno di arte, cultura e tradizioni che lascerà ogni turista che le fa visita letteralmente senza parole data la sua bellezza. Consigliamo questo piccolo itinerario su cosa vedere a Trento per non perdervi le maggiori attrazioni di questo luogo. 

Piazza del Duomo 

La visita di Trento non può che iniziare dalla Piazza del Duomo. Basilica di S. Vigilio si affaccia su questa piazza. Oltre ad essere degna di visita per l’inestimabile bellezza, questa chiesa rappresenta un vero e proprio pezzo di storia: qui è dove si tenne il Concilio di Trento (dal 1545 al 1563). La chiesa è stata costruita in onore del santo patrono della città, dove ne risiede anche la tomba. Nel corso della storia ha subito svariate modifiche e ricostruzioni. L’edificio si presenta in maniera complessa, dati aggiunta di elementi gotici e barocchi, ma, nonostante ciò, nell’insieme risulta essere equilibrato. L’interno del Duomo lascia davvero a bocca aperta: un grande rosone a vetri illumina la navata principale mentre ai partano due scalinate che portano ai campanili. 

Al centro della piazza troviamo la bellissima Fontana del Nettuno. La statua che era al centro della fontana è stata spostata nel cortile di palazzo Thun, per salvaguardarne l’integrità. Dal 1945 è stata sostituita da una copia in bronzo. Sotto il Nettuno, troviamo tritoni, cavallucci marini e altre sculture raffiguranti il mare. 

Oltre alla fontana e alla basilica, in questa piazza troviamo anche Palazzo Pretorio e la Torre Civica.

Palazzo Pretorio nasce come prigione, tribunale, sede del Comune e sede dei vescovi, ma oggi custodisce il tesoro delle Cattedrale e il Museo Diocesano Tridentino. Degno di essere visitata anche l’area archeologica sottostante al palazzo. 

Torre Civica sorge proprio affianco a Palazzo Pretorio. Si tratta di una grande torre con un grande orologio e la si può visitare raggiungendo la cima dalla quale si ha un panorama pazzesco su città e montagne. Però, la campana custodita all’interno della torre, aveva una difficile incombenza: annunciava le condanne che si tenevano proprio nella piazza su cui si affaccia. 

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Palazzo Roccabruna

A due passi da Piazza del Duomo troviamo Palazzo Roccabruna. Era una dimora nobiliare del ‘500 ed è stata completamene restaurata. Dal 2007 ospita l’enoteca provinciale del Trentino Alto Adige. Per coloro che hanno scelto Trento per il buon vino e il buon cibo, questa è una tappa obbligatoria durante la loro visita! Palazzo Roccabruna vanta una collezione di più di 60 etichette pregiate. Tra queste troviamo anche grappe e distillati. L’enoteca organizza spesso eventi come visite guidate o degustazioni; inoltre, è possibile fare dei corsi di cucina presso le antiche scuderie del palazzo.

Castello del Buonconsiglio

Il castello si trova un po’ più in alto rispetto alla città (come è logico che sia date le origini con funzioni difensive) ed è circondato da alte mura. Castello del Buonconsiglio, insieme a Castel Beseno e Castel Stenico, costituisce un complesso museale ricco di dipinti, manufatti, sculture e molte altre testimonianze artistiche.  

Se il vostro interesse non è quello di visitare musei o se semplicemente la vostra è una visita breve a Trento, si consiglia di fare una piccola visita guidata tra le vie di questo piccolo borgo. I punti di interesse degni di nota sono innumerevoli e facendo questa passeggiata sarà come tornare indietro nel tempo. 

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Cosa mangiare a Trento

Trento è una città che ha subito molte influenze anche da oltre confine in fatto culinario. La cucina tradizionale è quindi robusta, caratterizzata da sapori decisi e molto profumata. I salumi sono un must sulla tavola trentina: il più tipico e conosciuto è la carne salà (carne salata che può essere fatta con diversi tipi di carni). Anche i formaggi sono molto famosi in questa zona, come ad esempio il Puzzone di Moena dal sapore forte e deciso, che solitamente viene fuso sopra la polenta e mangiato prima del dolce. In assoluto il Trentino è famoso per i suoi vini: Marzemino, Merlot, Pinot Grigio, Müller Thürgau sono conosciuti ovunque.

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Continua la visita nel Trentino: scopri tutto su questa magnifica regione!
Scopri il Trentino Alto Adige!

Palermo: una città come nessun’altra

Palermo è stata definita la “città dai mille volti”. Pochissime città al mondo hanno assistito a un passato così vario come quello di Palermo. Oggi è un’entusiasmante destinazione costiera con molteplici siti che fanno parte del patrimonio mondiale dell’UNESCO e che offre qualcosa per ogni tipo di turista. Scopriamo insieme le cose assolutamente da vedere in questa meravigliosa città siciliana.

La storia in breve

Si ritiene che i primi a stabilirsi nella zona furono i Sicani che probabilmente provenivano dalla penisola iberica nell’8.000 a.C.. I disegni rupestri dell’Addaura sul monte Pellegrino a Palermo dimostrano questa teoria. Nell’antichità furono i Fenici che si stabilirono qui nel 734 a.C. chiamando la loro città Ziz. Questo periodo fu rapidamente seguito dai Greci e dai Romani e, successivamente, dagli Arabi, dai Normanni e dagli Spagnoli. Come vedrai, tutte queste culture hanno fortemente influenzato l’architettura, la cucina, la cultura e la lingua di Palermo.

La Cattedrale

Cominciamo con la Cattedrale. Questo è un edificio imponente che, non a caso, ha una storia da raccontare. Nell’anno 1185 dC, fu costruita su una chiesa cristiana già esistente (risalente al 600 dC), poi fu trasformata in moschea durante la dominazione araba, e successivamente riconvertita dai Normanni in chiesa cristiana nel 1072. La sua architettura è una miscela completa di stili e culture con influenze dal catalano-gotico, al barocco, arabo e normanno. Le spoglie di Federico II, Ruggero II e la santa patrona di Palermo (Santa Rosalia) sono tutte qui.

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Il Palazzo Reale

Il Palazzo Reale, noto anche come il Palazzo dei Normanni, insieme alla sua Cappella Palatina è una delle attrazioni più apprezzate della città. Questa è la residenza reale più antica di tutta Europa! Fu costruita nel IX secolo dal sovrano arabo dell’epoca ma furono i Normanni a trasformarla e ampliarla completamente aggiungendo la Cappella Palatina. Durante la dominazione spagnola furono fatte anche delle aggiunte e dal 1946 è sede dell’Assemblea Siciliana. La Cappella Palatina è la classica architettura bizantina ma custodisce alcuni dei più bei mosaici di tutta la Sicilia, se non di tutta l’Italia, risalenti al XII secolo.

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San Giovanni degli Eremiti 

Vicino al Palazzo dei Normanni, non potrai perderti il ​​massiccio complesso di San Giovanni degli Eremiti. Probabilmente fu costruito nel VI secolo, anche se la maggior parte di ciò che vediamo oggi risale all’era normanna del XII secolo. Fu affidata ai monaci benedettini ed è nota per le sue caratteristiche cupole rosse, di aspetto arabo.

La Chiesa di San Cataldo

Fu costruita nel 1154 in uno stile architettonico arabo-normanno unico alla Sicilia. L’altare così come i mosaici sono completamente originali. Si pensa che i mosaici siano più antichi di quelli della Cappella Palatina. È stata proclamata patrimonio UNESCO dell’umanità nel 2015.

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Le catacombe

Questa potrebbe non essere una destinazione per tutti, ma per coloro che sono avventurosi e un po’ morbosi, dovrebbe essere in cima alla lista. Le catacombe sono in realtà chiamate le Catacombe dei Cappuccini perché fu questo ordine di monaci che iniziò a mummificare i loro frati quando esaurirono lo spazio funerario nel XVI secolo. Inizialmente, lo spazio era destinato solo ai monaci, ma nel tempo essere mummificato qui diventò un po’ di moda per gli elite. Le ultime “sepolture” risalgono agli anni ’20. Ci sono oltre 8.000 cadaveri che rivestono le pareti qui.

I Musei

Come previsto, a Palermo ci sono quasi troppi musei favolosi e diverse residenze storiche da contare, infatti se per il tuo itinerario devi sceglierne al massimo due, sarebbero il Museo Archeologico Antonio Salinas e la Casa Museo Stanze al Genio.

Il museo archeologico è uno dei più belli di tutta l’Italia, e custodisce tesori di arte punica e greca. Le collezioni includono tesori sottomarini fin dal periodo fenicio e manufatti provenienti dai siti di Selinunte, Himera, Agrigento ed altri.

Se ami l’arte maiolica, allora Casa Museo fa per te! Inaugurato nel 2008, questo museo unico ospita la più grande collezione di maioliche napoletane e siciliane in tutta Europa.

La Fontana Pretoria

Tutto a Palermo sembra essere di proporzioni epiche e la famosa Fontana Pretoria non fa eccezione. Questo capolavoro si trova in Piazza Pretoria ed è circondato dal Palazzo Pretorio e le chiese di San Giuseppe dei Teatini e Santa Caterina. Risale al 1581 e si dice che proprio Giorgio Vasari l’abbia definita “stupendissima” e non potremmo essere più d’accordo.

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La Cucina Palermitana 

Nessun articolo sulla Sicilia sarebbe completo senza una sezione sulla cucina. Palermo è una delle capitali enogastronomiche (soprattutto dello street food) e del vino d’Italia con la sua cucina diversificata influenzata da centinaia, se non da migliaia di anni, di varie culture.

Alcuni piatti da provare che non troverete da nessun’altra parte in Italia sono l’arancina (una pallina di pasta fritta ripiena di ragù, piselli e riso); un panino con le panelle (una frittella di ceci su un panino al sesamo); pane con la milza; lo sfincione (quasi come una pizza con salsa di pomodoro, cipolla, caciocavallo, acciughe e olio d’oliva).

Per quanto riguarda i dolci, il numero uno, è il cannolo. Questi pasticcini fritti e ripieni di ricotta sono diventati famosi in tutto il mondo. Un’altra specialità è la cassata che è come assaporare la storia di Palermo racchiusa in un unico, delizioso boccone. Gli arabi portarono lo zucchero di canna, le mandorle e le arance e gli spagnoli portarono il cioccolato a cui i siciliani aggiunsero la ricotta. Perfezione.

Ti consigliamo…
Casa Ruffino B&B a Balestrate in provincia di Palermo

Partendo dalla struttura potrai visitare…

a 50km 

Palermo
a 26km  Segesta
a 14km  Castellammare del Golfo
 a 50 km  Erice
 a 56 km  Trapani
 a 68 km  Selinunte
 a 59 km  San Vito lo Capo

 

 

 

 

 

Scopriamo il Lago di Baratz in Sardegna

La bellissima isola della Sardegna è conosciuta in tutto il mondo per essere tra le mete più desiderate di mare. Spiagge bianchissime, acqua turchese, calette nascoste…e ci fermiamo qui perché questo articolo non ha lo scopo di raccontare il mare piuttosto l’unico lago naturale dell’isola – il Lago di Baratz. 

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Il Lago di Baratz: l’unico lago naturale dell’isola

Si trova in provincia di Sassari a solo 2 km dalla costa (Porto Ferro) e si arriva facilmente a piedi in solo 20 minuti di camminata. Infatti, sono proprio le dune della spiaggia che aiutarono a formare questa valletta e il lago stesso. 

Circondato da boschi di pini, Baratz si trova in un contesto naturale bellissimo. Vicino il lago si trova il Centro per l’Educazione Ambientale e la Sostenibilità (CEAS Baratz), dove puoi informarti sui sentieri intorno al lago i quali possono essere percorsi a piedi, mountain bike o a cavallo. 

Le specie del lago

Forse la specie più conosciuta del Baratz è la testuggine d’acqua dolce. E’ anche un paradiso per gli appassionati di birdwatching perché si possono avvistare le folaghe e i germani reali insieme a tante altre. 

Il lago di Baratz non è balneabile a causa dell’alto contenuto di minerali e il fondo melmoso, ma tanto se ti dovesse venire la voglia di fare un tuffo, il mare è vicinissimo! 

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Alla scoperta dei Monti Dauni della Puglia

Quando si pensa alla Puglia certamente la meta più desiderata è il mare, però anche se solo una piccolissima parte della grande regione, la zona montuosa è da vedere!

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Si tratta dei monti Dauni in provincia di Foggia con una massima altezza di 1.100 metri. Questa zona è ricoperta di boschi, di verde, e di borghi meravigliosi e inaspettati. Forse ti sorprenderà che esistono 30 comuni con il più piccolo con meno di 100 abitanti. Ogni borgo ha la sua storia da raccontare, il suo piatto tradizionale, la sua sagra antica, e spesso, anche il suo dialetto quasi unico. Dal 2018, il progetto Daunia Press Tour che sta portando l’enorme patrimonio di questi monti alla luce.

I Borghi dei Dauni

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I borghi sono tanti da vedere e questo è solo un elenco molto abbreviato con i punti di interesse più importanti:

  • Orsara di Puglia: Città Slow conosciuto soprattutto per il pane.  Da visitare in assoluto è l’Abbazia Sancti Angeli con la famosa Grotta dell’Angelo. Il Patrono è San Michele festeggiato l’8 maggio e il 29 settembre poi il 1 novembre per il Fucacoste e cocce priatorje o meglio, il falò e teste del purgatorio. 
  • Bovino: “La città degli 800 portali” per le tipiche porte di ingresso in pietra. Qui troverai un castello dove puoi soggiornare. Bovino è sia uno dei Borghi più belli d’Italia che premiato con la Bandiera arancione.
  • Troia: Bandiera Arancione, qui troverai la magnifica Cattedrale di Troia con il suo rosone particolare. 
  • Deliceto: Da visitare il Castello Normanno-Svevo e il panorama circostante.
  • Lucera: Magnifica città d’arte che era la preferita di Federico II di Svevia. Iniziare da Piazza Duomo con la Cattedrale e il Palazzo Vescovile. Tutto il centro storico è da vedere e poi c’è il Castello e l’Anfiteatro Augusteo.

Natura e trekking

Tantissimi percorsi esistono tra sentieri a piedi, a cavallo, o mountain bike per scoprire le colline e per arrivare in cima ai monti. Forse quello più gettonato è il parco avventura di Lago Pescara. Si trova all’interno del bosco di Biccari e alle pendici di Monte Cornacchia. Sono un totale di due ettari che comprende tre percorsi fatti specificamente per i bambini. Qui possono trovare una casa sull’albero. Invece per i grandi sono un totale di 7 percorsi uno di cui porta al rifugio di Monte Cornacchia a 1,151 mt.

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Il Magnifico Lago Blu del Monte Cervino

Il magnifico Monte Cervino è una delle vette più riconoscibili del pianeta ed è stata ulteriormente immortalata dallo stesso Walt Disney quando creò la leggendaria montagna russa a Disneyland. Magari a Los Angeles non tutti sanno che il vero Cervino raggiunge l’incredibile altezza di 4.470 metri nel cielo sul confine italo-svizzero. Non sorprende che l’intera zona sia costellata di pittoreschi laghi, ruscelli e prati, e il Lago Blu è uno dei preferiti in assoluto e sicuramente da non perdere.

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Il Lago Blu

Il Lago Blu noto anche come il Lago Layet si trova nella zona di Breuil-Cervinia in Valle d’Aosta appena a sud del Monte Cervino. Si trova a quasi 2.000 metri sul livello del mare, circondato da larici. Non è un lago grande, ma ciò che lo rende così speciale è il suo colore brillante. Si presume che il colore blu profondo  sia merito delle alghe e dei minerali contenuti nelle sue acque e la sua limpidezza sia dovuta al fatto che è costantemente alimentato da sorgenti di acqua dolce.

Forse la cosa più speciale del lago è che cattura alla perfezione il riflesso del Cervino sulla superficie. Che sia innevato o completamente ghiacciato, l’immagine speculare della fantastica vetta proiettata sul Lago Blu ti toglierà il fiato.

La leggenda narra che molto tempo fa dove ora si trova il Lago Blu, c’era una piccola casetta dove viveva una famiglia di pastori. Una notte un povero viaggiatore passò di là e bussò alla loro porta in cerca di cibo e riparo. La padrona di casa lo allontanò, ma suo figlio non sopportava il pensiero di questo atto egoistico. Così tentò di dare al vagabondo la sua ciotola di latte, ma i suoi genitori non glielo  permisero ed invece dettero all’uomo una ciotola di acqua sporca. I genitori punirono persino  il figlio per essere andato contro la loro volontà e quella notte lo mandarono nel bosco a raccogliere legna. Riuscì a raccogliere un sacco di legna senza essere attaccato da nessun animale selvatico e quando tornò a casa, fu inorridito nello scoprire che la sua casa non c’era più. Un lago l’aveva inghiottita e con essa tutta la famiglia.  il ragazzo diventò un adulto e si creò una famiglia e sia questa che tutti gli abitanti del suo villaggio, da quel momento in poi vennero conosciuti come persone gentili e ospitali che prestavano sempre accogleinza agli estranei.

Come arrivare

Da Breuil-Cervinia, il Lago Blu dista solo 30 minuti a piedi o 5 minuti in auto. In estate, puoi fare un tuffo nelle fresche e limpide acque e fare un picnic sul prato ricoperto di fiori.

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I fiumi del Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga

La regione dell’Abruzzo offre alcuni dei paesaggi più fantastici di tutta Italia, in particolare all’interno del Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga. In questa guida ci concentreremo sui cinque fiumi all’interno del parco:

  • L’Aterno
  • Il Vomano
  • Il Tirino
  • Il Tordino
  • Il Mavone
  • Il Tronto

Il Fiume Aterno

L’Aterno inizia nella catena montuosa dei Monti della Laga tra il confine tra il Lazio e l’Abruzzo. Scorre tutta la regione con la sua foce a Pescara sul mare Adriatico. Proprio lungo il confine esterno del parco si trova il paese di Capitignano dove l’Aterno è eccezionalmente paludoso con una rara specie di gambero di fiume.

Dalla città dell’Aquila inzia un famoso percorso di trekking dalla Fontana delle 99 cannelle, e che segue il fiume per un totale di 57 km. Lungo il percorso avrai la possibilità di visitare l’area archeologica di Amiternum antica città italica dei Sabini fondata nel III secolo aC. 

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Cascate Rio Arno vicino a Prati di Tivo

Il Fiume Vomano

Il Vomano scorre dal Gran Sasso per circa 80 km fino alla sua foce di Roseto degli Abruzzi sul mare. Da Pietracamela (Prati di Tivo), puoi raggiungere le cascate di Rio Arno che sfocia nel Vomano. Precipitandosi da 30 metri di altezza, queste cascate sono magnifiche.

Il Fiume Tirino

Dal greco “tre”, il Tirino, infatti, ha tre sorgenti: Capodacqua, Lago di Capestrano e Presciano. Questo fiume emette ben 6.000 litri d’acqua al secondo ogni mese dell’anno e rimane a una temperatura costante di soli 11 gradi centigradi! Considerato da molti il ​​fiume più puro d’Europa, il Tirino è perfetto per un giro in canoa o per la pesca della sua specie di trota. I suoi colori vanno dal turchese al verde intenso e al blu a seconda della luce del sole.

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Il Tirino

Un percorso suggerito parte da Camping San Martino lungo la strada statale 153 e Bussi sul Tirino. Nel giro di 2 ore, ti potrai godere di uno dei tratti più belli dell’intero percorso del fiume.  

Il Fiume Tordino

Il fiume Tordino scorre da un’altitudine di circa 2.400 metri sui monti della Laga fino a Pescara. All’interno del Parco Nazionale, lungo il suo corso si trovano due spettacolari cascate: Fiumata e Tordino.

Una possibilità che è piuttosto difficile al livello fisico è di seguire il percorso trekking numero 23 da Padula (vicino a Cortino in provincia di Teramo) fino al rifugio Fiumata. 

Il Fiume Mavone

Il Mavone è un tributario del Vomano già menzionato sopra. A Isola del Gran Sasso, dalla parte est del Parco, il Mavone è giunto dal fiume Ruzzo dove si trovano le famose cascate del Ruzzo. In più ci sono percorsi che seguono le tante abbazie ed eremi in zona come Casale San Nicola

Il Fiume Tronto

Il fiume Tronto attraversa le province di Accumoli e Amatrice nella parte laziale del parco. Questo lungo fiume scorre su rocce sedimentarie come arenaria e travertino creando sorgenti naturali come quelle di Acquasanta Terme

Si consiglia sempre di visitare il sito ufficiale del parco prima di visitare il parco per tutte le informazioni dettagliate sui percorsi ed eventuali chiusure. 

Il borgo di Montecarlo in provincia di Lucca: un gioiello medievale

A soli 25 km a est di Lucca si trova il pittoresco borgo collinare di Montecarlo. Potresti non averne sentito parlare fino ad ora, ma in realtà diventò abbastanza famoso nel 1333. La sua ricca storia, il famoso vino e il bellissimo paesaggio circostante la rendono una visita imperdibile se stai vagando per la Toscana alla ricerca di gioielli nascosti. Ma, parliamo sul serio…tra le colline toscane c’è l’imbarazzo della scelta.

Le origini di Montecarlo

montecarlo-lucca-toscana-fortezzaIn questa posizione strategica esisteva già un insediamento e una fortezza tra gli allora territori di Lucca, Pisa e Firenze nel 1200. Furono il re Giovanni di Boemia e suo figlio Carlo IV (che sarebbe poi diventato imperatore) ad aiutare i paesani della zona a combattere contro i fiorentini.

In onore di Carlo, la nuova città eretta fu denominata Mons Karoli, divenuta poi Montecarlo. La grande fortezza fu edificata con aggiunte apportate nel XVI secolo da Cosimo I dei Medici. Ora è di proprietà privata.

Cosa vedere a Montecarlo

Il centro storico murato è molto piccolo e concentrato, il che lo rende perfetto se hai solo un paio d’ore e vuoi allontanarti dalle zone più turistiche della Toscana. Sorseggiando un bicchiere di vino (Colline Lucchesi e Montecarlo DOC), assaggiando l’olio d’oliva Lucca DOP sul pan toscano o magari un cremoso gelato artigianale, stai sicuro che sentirai rilassato. Non scordarti di scegliere un souvenir in ceramica dipinto a mano.

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La fortezza, o la Rocca del Cerruglio, merita una visita, ma richiede un biglietto. Anche i suoi giardini sono incantevoli e ben tenuti.

Come in tutta l’Italia, le chiese abbondano e Montecarlo non fa eccezione. La sua chiesa principale della Chiesa Collegiata di Sant’Andrea risale al 1333. La patrona del paese, la Madonna del Soccorso, è raffigurata nell’affresco all’interno della cappella e fa riferimento alla leggenda che narra dell’apparizione della Madonna nella fortezza durante la battaglia contro Pisa.

È interessante notare che il campanile della chiesa è stato volutamente costruito per essere più basso in altezza in modo da non fornire una vista nella fortezza rivelando i loro segreti difensivi.

Piazza Carrara ospita il Monumento ai Caduti sia nella prima che nella seconda guerra mondiale. C’è anche una bella vista panoramica qui con una mappa in terracotta.

Da non perdere nella zona immediata

Stiamo per svelarti un segreto che molti toscani non conoscono nemmeno: un luogo assolutamente magico a solo un paio di chilometri dal centro storico di Montecarlo. Dovrai essere disposto a camminare o guidare lungo una strada non asfaltata, ma ne vale la pena.

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Circondato dalla debole protezione di nient’altro che una staccionata di legno si trova la magnifica Quercia delle Streghe. Questa non è una quercia qualsiasi, ma cresce in questo luogo da oltre 600 anni. I suoi rami si estendono per ben 40 metri e alcune sono state amorevolmente appoggiate per sostenersi nella sua vecchiaia. Il suo tronco massiccio ha un diametro di 4 metri e sebbene sia difficile da vedere, la sua chioma raggiunge circa 20 metri nel cielo toscano. Questo è il tipo di albero che vorresti potesse parlare e raccontarti tutti i segreti che ha visto mentre le sue foglie frusciavano al vento leggero negli ultimi sei secoli. (Se ami gli alberi giganti, dai un’occhiata anche a questo articolo).

Il punto successivo è la Pieve di San Piero in Campo, una chiesa romanica che originariamente risale al IX secolo, ma che è principalmente il risultato della ricostruzione dal XII secolo in poi. È aperta solo su appuntamento (abbiamo trovato questo link e le informazioni di contatto).

Avrai bisogno di un’auto per raggiungere Montecarlo e ci sono numerosi agriturismi nelle immediate vicinanze se scegli di pernottare.

Foto di: 1) montecarloditoscana.it; 2) Croosadabilia, CC BY-SA 4.0 <https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0>, via Wikimedia Commons; 3) Di SonOfMySorrow – Opera propria, CC BY-SA 4.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=91583322