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giovedì 29 luglio, 2021

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baia-infrechi-escursione“I Mari del Sud”: spesso con quest’espressione la mente vola verso luoghi lontani ed esotici. Eppure, a volte non serve fare il giro del pianeta per trovarli: ci sono angoli del Bel Paese che hanno lo stesso appeal, la stessa, grande bellezza … e sì, sono a Sud!

In Campania, precisamente nella parte più meridionale di questa regione splendida, c’è uno di questi angoli: il suo nome è Area Marina Protetta di Costa degli Infreschi e della Masseta.

Con questa denominazione si intende il tratto di costa che, dalla Punta dello Zancale a nord e Punta Spinosa a sud, in territorio di pertinenza dei comuni di Camerota e San Giovanni a Piro, in provincia di Salerno, comprende Punta degli Infreschi e Porto Infreschi, un’insenatura che si apre lungo le ripide pareti rocciose del litorale orientale di Marina di Camerota.

L’area è un tesoro nel tesoro, in quanto l’Area Marina Protetta rientra completamente nel  territorio del Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni, dichiarato dall’UNESCO Patrimonio dell’Umanità.

Tutta la costa è un susseguirsi di spiagge, insenature, rade, sorgenti d’acqua sottomarine, di grande interesse naturalistico e rara bellezza. Per questa ragione la spettacolare Area Marina Protetta è una delle più importanti di tutto il Mediterraneo, dove altissima è la biodiversità: la Costa degli Infreschi è infatti una delle zone meno urbanizzate dell’intera Italia meridionale. Proprio in virtù del grado di eterogeneità ambientale unico, è stata dichiarata Sito d’Importanza Comunitaria (SIC) sottoposto a Protezione Speciale.

Le sue acque limpidissime creano una tavolozza di colori che virano dal turchese al cobalto, al giada, al verde smeraldo, toni che variano anche in virtù delle sorgenti di acqua dolce, che dalle cavità ipogee sbucano in mare, dando all’acqua una diversa temperatura a seconda del punto di immersione. La qualità delle acque è garantita dalla massiccia presenza di Posidonia Oceanica, e i fondali pullulano perciò di specie rare, rarissime e altrove a rischio estinzione: i molluschi Dizoniopsis micalii, Granulina boucheti, i piccoli policheti Lumbrinereis nonatoi e Syllis truncata cryptica, la pinna nobilis, il bivalve più grande del Mediterraneo, che vive, appunto, laddove trova estesi posidoneti. E poi ancora la lampreda marina (Petromyzon marinus), alcune specie di cernie come la cernia bianca (Epinephelus aeneus), la cernia dorata (Epinephelus alexandrinus) e la cernia nera (Epinephelus caninus). Non è per niente difficile avvistare delfini, attratti dall’abbondanza di pesce. Da ricordare inoltre che questa zona si trova sulle rotte migratorie di numerose specie di uccelli, e qui alti si vedono volare il Cormorano, il Gabbiano reale, il Gabbiano corso, il Gabbiano roseo, il Mignattino, la Gavina, il Beccapesci e il Martin Pescatore.

cilento-national-park

Le tantissime grotte presenti lungo tutta la linea di costa rivelano fenomeni di carsismo erosivo, tanto più interessanti, da un punto di vista geologico, se si pensa che le rocce carbonatiche poggiano su strati più profondi, caratterizzati da vulcanismo residuo: l’area è infatti situata a circa 40 miglia dai vulcani sottomarini di Monte Palinuro e Monte Marsili, uno dei più grandi vulcani sottomarini attivi dell’intero Mediterraneo, sulla cosiddetta “linea dei vulcani”, che unisce il Vesuvio e la zona flegrea all’Etna, passando anche per le Isole Eolie. Tra le più belle, Grotta Azzurra, Grotta del Noglio, Grotta degli Infreschi e la più conosciuta Grotta dell’Alabastro, accessibile attraverso un percorso subacqueo che è un vero paradiso per gli appassionati di immersioni.

L’incantevole paesaggio così creato, dove continuamente spiagge ed anfratti cedono passo a cale e grotte, oltre all’indubbio valore naturalistico ha un altissimo valore storico – antropologico.

Queste grotte, infatti, raccontano una storia che comincia con la comparsa dell’uomo stesso su questo pianeta. Presenza che non si è mai interrotta, dalla Preistoria alla Storia ai nostri giorni.

Oltre mezzo milione di anni fa, erano rifugio dell’Homo Camerotaensis, coevo dell’Uomo di Neanderthal: alcuni resti vennero ritrovati nel 1954. D’altra parte, tutta la costa presenta importantissime tracce preistoriche: particolarmente degne di menzione, la Grotta della Cala o dell’Uomo preistorico e la Grotta delle Noglie, raggiungibile solo via mare. Vicino Capo Grosso, sempre intorno agli anni ’60, è stata scoperta una duna fossile, che ha restituito resti del periodo Paleolitico e Neolitico. A poca distanza, è emersa invece un’acropoli greca, databile al VII –VI sec.a.C.

In epoca romana, poi, il porto naturale di Infreschi era al centro delle rotte navali mediterranee, e l’ampia Grotta degli Infreschi, situata nell’angolo settentrionale dell’insenatura, con la sua fonte di acqua dolce e fredda era usata come una sorta di frigorifero ante litteram.

Il toponimo “Infreschi” deriva  dai vari “Linfreschi”, “Li freschi”, “Amforisca” usati a partire dal Medioevo: quest’ultimo, specialmente, fa riferimento all’Anfresca, luogo dove veniva lavorata l’argilla con la quale si realizzavano manufatti, prodotti ancora oggi.

Per visitare questi posti, il modo migliore è la barca: molti punti sono infatti  raggiungibili solo via mare, e ogni giorno partono escursioni verso Infreschi dai porti di Palinuro, Marina di Camerota e Scario. È possibile inoltre seguire un sentiero che porta alla Spiaggia del Marcellino e all’imponente bellezza del Vallone del Marcellino, con le sue guglie di pietra che si innalzano verso il cielo e il suo folto bosco di lecci.   

I viaggiatori che decideranno di lasciarsi sopraffare dalla rara bellezza di luoghi come Cala Bianca, Spiaggia del Pozzallo, Cala Santa Caterina, Piscina degli Iscolelli, Spiaggette della Masseta, orto botanico naturale del Marcellino, Baia Infreschi con la Cappella di San Lazzaro… andranno via con la sensazione di aver fatto tappa in un autentico paradiso terrestre.

 

G. Forte

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